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Media, potere e comunicazione

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M M

on 10 May 2016

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Transcript of Media, potere e comunicazione

POWER
MEDIA
SEXGATE
newsweek
Mike Isikoff, reporter di
Newsweek
entra in possesso di un nastro con le confidenze che
Monica Lewinsky
ha fatto alla sua amica Linda Tripp.

Nella sede del settimanale a Washington iniziano 24 ore di passione. La direzione ascolta il nastro e ne resta sconvolta. Mancano una dozzina di ore prima di
andare in macchina
con la copia del sabato. Isikoss si sente sicuro del proprio lavoro e preme per mandare lo
scoop
in stampa.

Ma la direzione non è convinta, soprattutto, non c'è ancora certezza sulla natura giuridica del fatto: non è chiaro se si tratti solo di una vicenda sessuale, e quindi in qualche modo legata alla
sfera dell'intimità
, oppure se vi sia stato da parte del presidente un tentativo di indurre Monica a
mentire
, cosa che Clinton potrebbe pagare con l'impeachment.
E' il gennaio del 1998, il presidente democratico
Bill Clinton
è travolto dallo scandalo Lewinsky.
Monica Lewinsky
, ex stagista della Casa Bianca, in una confessione telefonica registrata dall'ex collega
Linda Tripp
, confessa di avere avuto una relazione proprio con l'uomo più potente del mondo.

Dopo pochi giorni La Tripp consegna la registrazione al giudice indipendente
Kenneth Starr
che all'epoca stava indagando su altri presunti scandali della famiglia presidenziale, come la partecipazione dei Clinton alla fallita impresa immobiliare Whitewater. Nel giro di pochi giorni la notizia giunse ai media costringendo il presidente il 26 gennaio 1998 a tenere una conferenza stampa, in cui, assieme alla moglie Hillary negò di aver avuto una relazione con la stagista.
SCANDAL
"…Lo ripeto: non ho avuto nessun rapporto sessuale con questa donna, la signorina Lewinsky. Non ho chiesto a nessuno di mentire, in nessun caso, mai. Queste accuse sono false, ed ora devo tornare a lavorare per il popolo americano."
BILL CLINTON
''
Nei mesi seguenti lo scandalo non si placò, anzi travolse tutta la famiglia Clinton, in particolare la
first lady
, all'epoca senatrice dello stato di New York. Starr continuò con l'indagine, mentre l'opinione pubblica, non solo americana, si spaccò tra chi sosteneva il presidente e chi vedeva nello scandalo un segno di decadenza morale e tradimento dei valori tradizionali americani.

Il 28 luglio del '98, la Lewinsky, sebbene riluttante nella prima fase del processo, fu chiamata a
testimoniare
contro Clinton. Tra le prove della loro relazione, l'ex stagista portò alla corte
un vestito blu
(mai lavato) su cui c'erano macchie dello
sperma presidenziale
.

Il vestito divenne la prova inconfutabile (o come dicono gli inglesi,
smoking gun
) della relazione Lewinsky-Clinton: un esame del DNA avrebbe potuto rivelare l'entità del loro rapporto.

Il 17 agosto 1998, in una deposizione al Grand Jury, Clinton
ammise
di aver avuto una "relazione fisica sconveniente" ("improper physical relationship") con la Lewinsky.
SMOKING GUN
Il museo Las Vegas Erotic Heritage ha offerto alla famosa ex stagista della Casa Bianca ben un milione di dollari per l'abito blu del famoso incontro illecito.
Alla domanda della Corte: "Ha mai avuto rapporti sessuali con Monica Lewinsky?" (in riferimento alla dichiarazione del 26 gennaio), il presidente rispose:

A mio parere, la definizione di "rapporto sessuale" esclude il
sesso orale
, praticato dalla Lewinsky.

Nonostante lo scandalo, solo apparentemente "frivolo" (motivo dell'impeachment fu proprio quello di aver mentito alla nazione), Clinton terminò il suo secondo mandato con una percentuale di preferenza altissima pari al 56% (era dai tempi Roosevelt che un presidente americano non lasciava il suo incarico con così tanta
popolarità
).
''
Nel corso della giornata i giornalisti di Newsweek scoprono anche che il procuratore
Kenneth Starr
si è recato al ministero della Giustizia per chiedere un allargamento dell'inchiesta che sta conducendo sul processo intentato da
Paula Jones
contro Clinton per molestie sessuali.

La redazione è
divisa
. Alcuni sostengono la necessità di ulteriori accertamenti e di non farsi guidare dal fattore tempo davanti ad un fatto così importante. Altri invece ritengono che siano smosse troppe acque e la pubblicazione della notizia non sia più rinviabile senza correre il rischio di essere bruciati dalla concorrenza.

La decisione finale spetta al grande capo
Rick Smith
che dalla sede di New York fa arrivare il suo niet.
Sono le 16:45 di sabato 17 gennaio 1998.
L'articolo di Isikoff non andrà in stampa.
Ci penserà
Matt Drudge
, creatore del sito web
Drudge Report
, neanche
cinque
ore più tardi, a mettere in moto la macchina dei media togliendo tutti dall'imbarazzo di una scelta dolorosa.

Il racconto di Drudge, è lacunoso, parziale e ambiguo, ma sufficiente a scatenare lo scandalo.

Una giovane donna di 23 anni ha avuto una relazione sessuale con il presidente degli Stati Uniti, l'amore della sua vita da quando aveva 21 anni e lavorava come stagista alla Casa Bianca. La stagista visitava spesso un piccolo studio appartato vicino all'ufficio ovale, dove sostiene di essersi prestata alla pratica sessuale preferita del presidente. Dopo che le voci della loro relazione si sono diffuse alla Casa Bianca, la ragazza è stata spostata al Pentagono, dove ha lavorato fino al mese scorso.


''
L'uscita sul Drudge Report costringe Newsweek a rivedere i propri piani. L'atteggiamento prudente e responsabile non paga. Si teme che i quotidiani possano bruciare la notizia vanificando il lavoro di mesi.

Per il settimanale c'è un solo modo per recupare il tempo perduto:
pubblicare il reportage di Isikoff in rete
.

Il problema è che Newsweek
non ha un proprio sito
, ma viene ospitato su America online, dove solo gli abbonati hanno accesso.

Pertanto viene deciso di utilizzare il sito del
Washington Post
, che fa capo alla medesima proprietà. L'articolo va in reta la sera di mercoledì 21 gennaio:
4000
parole con particolari e dettagli esclusivi che il Drudge non aveva nemmeno sfiorato o intuito.

Nella sola giornata di giovedì i giornalisti di Newseek Klaidman, Isikoff, McDaniel e Thomas partecipano a circa
quaranta
trasmissioni televisive e radiofoniche.
drudge report
Dopo il 17 gennaio 1998 niente sarebbe più stato come prima. Quella data segna lo spartiacque, il confine tra il giornalismo prima e dopo
internet
.

In quei giorni si colloca l'atto di nascita del
nuovo giornalismo
, figlio della contaminazione tra giornalismo tradizionale e giornalismo online.

Nella corsa frenetica allo scoop, alle notizie date in tempo reale,
saltano
alcune delle
regole
tradizionali del giornalismo.

Il motore della macchina s'inceppa ed esplode in maniera deflagrante a causa di Newsweek.

Ciò che appare su internet diventa di per sé notizia,
senza verifica
, senza che si senta il bisogno di attribuire le informazioni a una fonte.

Il sexgate ha gettato i media americani nello scandalo costringendoli a riflettere su cosa era cambiato, su come stava cambiando e sulle nuove regole di cui il giornalismo non avrebbe potuto più fare a meno se non voleva correre il rischio di perdere il suo bene più prezioso, la
credibilità
.
UNA STORIA AMERICANA
MEDIA
La politica dello scandalo ha un duplice effetto sul sistema politico. In primis può pregiudicare il processo elettorale e decisionale minando la credibilità di quanti si ritrovano al centro di uno scandalo.

Si tratta, però, di un effetto a impatto variabile. Talvolta, la politica “sporca” raggiunge un livello tale di saturazione nell’opinione pubblica da innescare ora una reazione generale, ora totale
indifferenza
.

Talaltro, il pubblico diviene talmente cinico da relegare tutti i politici a un livello di apprezzamento infimo e, di conseguenza, da scegliere,
tra tutti gli immorali
, quello che trovano più
affine
o vicino ai propri interessi.

In alcuni casi, i cittadini considerano lo smascheramento di un comportamento disdicevole un fatto
divertente
, senza tuttavia trarne alcuna lezione politica.
GO BILL, GO!
QUARTO POTERE
Non c'è dubbio che in una società democratica i
giornali
svolgano un ruole centrale per la capacità d'informare, influenzare e indirizzare l'opinione pubblica.

Questo è cio che s'intende quando si parla della stampa come Quarto Potere, immagine coniata dallo statista inglese
Edmund Burke
che, alla Camera dei Comuni, si rivolse verso la tribuna che ospitava i giornalisti dicendo: "Voi siete il Quarto Potere".

La sua intenzione era di stigmatizzare comportamenti che suonavano come un'intrusione nel tradizionale
rapporto tra poteri
dello Stato.

Si può certamente riconoscere che l'
informazione politica
rappresenta probabilmente il punto più impegnativo e più significativo dell'attività giornalistica, che risponde direttamente alle ragioni per cui la libertà di stampa è compresa tra i diritti universali e assolve alla funzione dei giornali come strumenti della vita democratica
edmund burke
E' chiaro che l'
opinione pubblica
si forma sulla base di una molteplicità di fattori e di influenze. Innanzitutto bisogna avere presente che il consenso o il dissenso possono essere organizzati grazie alle
risorse
di cui dispone chi rappresenta il potere politico.

Walter Lippman
, giornalista statunitense e vincitore di due premi Pulitzer, si domandava se avesse senso parlare di possilità di partecipazione e di scelta dei cittadini, quando chi governa può impiegare mezzi e risorse per costruire il consenso.

L'opinione pubblica inoltre mostra di formarsi non soltanto sulla base delle
notizie politiche
. Le notizie di nera possono spesso avere un peso assai maggiore rispetto a quelle politiche per quanto riguarda la formazione di opinioni pubbliche in tema di sicurezza dei cittadini e di atteggiamenti verso gli stranieri.

Ne si possono dimenticare le influenze esercitate da diversi ambiti dell'informazione. Quando l'Italia vinse la
Coppa Davis
nel 1976 contro il Chile del dittatore Pinochet, la decisione se giocare o meno il match fu oggetto di un'estenuate trattativa tra il governo presieduto da Andreotti e il partito comunista di Berlinguer.

Nella costruzione del consenso si può considerare il caso del governo cinese implicato nella gestione della trattativa per l'acquisto del
Milan
.
public opinion
In questo panorama lo strumento più diffuso e il simbolo più facile del giornalismo politico nei quotidiani italiani, dagli anni
cinquanta
fino ai
settanta
è stato il pastone, un genere soltanto del nostro sistema e riflesso della nostra situazione politica. Il termine spiega perfettamente che si trattava di un
grande contenitore
in cui si impastavano notizie e commenti della giornata politica. Un lungo articolo, a volte anche due colonne, che contiene
tutte le informazioni politiche della giornata
, cucite insieme con i soliti accorgimenti linguistici: un vero e proprio minestrone di notizie, di
commenti
delle varie parti politiche e del giornalista che lo ha preparato.

Per la sua formula è stato il genere giornalistico più bersagliato dalle
critiche
: oscuro e deviante. La funzione era di offrire alla cronaca politica ampie possibilità di selezione e di
manipolazione
dei fatti che potevano costruire notizie, attraverso l'assemblaggio di materiali eterogenei, ma creando una falsa oggettività in due direzioni, nei confronti cioè sia della politica sia dei lettori, gli uni e gli altri si trovavano di fronte a testi in cui la valutazione politica, il commento, il giudizio non venivano esplicitati ma restavano occultati. Bisognava sape leggere tra le righe per comprendere i criteri con cui il pastone veniva organizzato.

Il genere non è
sopravvissuto
alle battaglie dei giornalisti degli anni settanta e ai cambiamenti nelle redazioli anni ottanta, venendo progressivamente emarginato e abbandonato. Tuttavia rimane il
problema
: che rapporto deve istaurare il giornalismo tra fatti e commenti?
il pastone
LA NOTIZIA POLITICA
NON E' IL FATTO MA LA SUA
INTERPRETAZIONE
Il 14 maggio 2009
il quotidiano la Repubblica presenta dieci circostanziate domande a Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio.

Le pubblica a conclusione di un lungo articolo di
Giuseppe D’Avanzo
sui problematici rapporti del capo del governo con giovani donne, che avevano condotto a una crisi coniugale con
Veronica Lario
, consorte del premier.

Questi rapporti riguardano in particolare una ragazza napoletana,
Noemi Letizia
, la quale si rivolge a Berlusconi con l’affettuoso nomigliolo di
Papi
.

Le dieci domande dovrebbero fare luce sul significato, anche politico, di queste amicizie, se il capo del governo volesse rispondere (cosa che non fa).
DIECI
Comunque si giudichi l’iniziativa nel merito, essa rappresenta una svolta determinante nei rapporti fra stampa e potere nel nostro paese: a ragione o a torto, Repubblica assume apertamente e dichiaratamente il ruolo di
watchdog
- cane da guardia, vale a dire di controllore del potere e guardiano della democrazia – che la cultura giornalistica anglosassone attribuisce tradizionalmente alla stampa. Questa è una lampante novità per il giornalismo politico italiano che ha alle spalle una storia e una tradizione decisamente diverse.
1. Signor Presidente, come e quando ha conosciuto Benedetto Letizia il padre di Noemi Letizia?
2. Nel corso di questa amicizia quante volte vi siete incontrati e dove?
3. Come descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto Letizia?
4. Perché ha discusso delle candidature con Letizia che non è neppure iscritto al Pdl?
5. Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?
6. Quante volte ha avuto modo di incontrare Noemi Letizia e dove?
7. Lei si occupa di Noemi e del suo futuro e sostiene economicamente la famiglia?
8. E’ vero che lei ha promesso a Noemi di favorire la sua carriera nello spettacolo o in politica?
9. Veronica Lario ha detto che lei frequenta minorenni. Ce ne sono altre che incontra e alleva?
10. Sua moglie dice che non sta bene e andrebbe aiutato. Quali sono le sue condizioni di salute?

DOMANDE
TIMES
EL PAIS
GUARDIAN
THE INDEPENDENT
Le domande di Repubblica sul coinvolgimento del signor Berlusconi nella selezione di candidati (alle elezioni europee) e sul fatto che abbia promesso di favorire la signorina Letizia nella carriera politica o nel mondo dello spettacolo
non sono un’intrusione
nella vita privata. Sono collegate ai
ruoli pubblici
del signor Berlusconi come uomo politico e magnate dei media
''
Gli hanno mandato il questionario ed è accaduta l’unica cosa possibile, silenzio e ira. Anche
Clinton
tardò a raccontare la verità sul caso
Lewinsky
. In Italia non c’è l’impeachment. Però sarebbe molto salutare per la democrazia italiana che Mr Impunito prendesse carta e penna e spiegasse al mondo perché viene chiamato
Papi
''
I media non possono essere accusati di rimestare nel
fango
perché è stato lo stesso signor Berlusconi ad attirare l’attenzione su questa amicizia quando ha approfittato di un viaggio a
Napoli
per partecipare alla festa del diciottesimo compleanno di Noemi. Nell’occasione ha postato per i fotografi e ha regalato alla bella ragazza bionda un pendente in oro e diamanti dal valore di
6500
euro.
''
A dispetto del minaccioso baccano da parte di Silvio Berlusconi, il principale quotidiano italiano di centrosinistra si è rifiutato di smettere di chiedere risposte alle dieci domande poste al premier sulla sua relazione con una teenager napoletana, Noemi Letizia. Nessun altro leader
democratico
avrebbe cercato di
sottrarsi
al
confronto
, mostrando di ignorare le domande che riguardano questa amicizia, così come ha fatto il signor Berlusconi
''
La campagna di Repubblica rappresenta il top dell’adozione in Italia dei modelli giornalistici inglesi e americani per quanto riguarda l’informazione politica, basati sulla convinzione che l’opinione pubblica e gli stessi meccanismi della macchina democratica, affidano ai giornali il compito di
sorvegliare l’esercizio del potere
da parte dei governanti e più in generale degli uomini che siedono nelle istituzioni pubbliche.

Il punto chiave è il passaggio dal giornalismo di
testimonianza
a quello di
militanza
, dovuto ai caratteri spesso contraddittori del bipolarismo italiano e alla ingombrante presenza sulla scena politica di un personaggio come Silvio Berlusconi, al tempo stesso importante imprenditore in grado di controllare televisioni e giornali e deader politico di stampo populista coronato dal successo.

In concomitanza con l’affare delle cosiddette escort le diverse posizioni assunte dai quotidiani più diffusi mettono in gioco la figura e la collocazione del giornalista politico.
Si accende nell’autunno del 2009, un’aspra controversia tra
Ferruccio De Bortoli
, direttore del Corriere della Sera, e
Eugenio Scalfari
, storico fondatore di Repubblica. La ragione del contendere è se il giornalista possa o debba apparire schierato.

E’ la polemica dell’elmetto. La più dura e affilata che dal dopoguerra abbiamo diviso il giornalismo italiano. A parte i giudizi di carattere personale, vede contrapporsi i
due maggiori quotidiani italiani
in un contesto complicato, del quale fanno parte una varietà di fatti politici, e non solo, che riguardano direttamente o implicitamente il personaggio che viene comunemente chiamato il Cavaliere, il suo impero nei network di Mediaset, le sue vicende giudiziarie, la convinzione di essere un perseguitato, le denunce dell’opposizione circa i pericoli che avrebbe corso la libertà di stampa, e soprattutto una causa civile per centinaia di milioni di euro tra la Cir di De Benedetti e la Fininvest di Berlusconi.

LA POLEMICA DELL'ELMETTO
Un giornale non è un partito. L’informazione è corretta se fornisce al lettore tutti gli elementi necessari per formarsi, in piena libertà e senza condizionamenti, un’opinione. Le regole di base di questa professione sono saltate. Chi non si mette un elmetto e non si schiera è un traditore e un venduto, non un professionista al servizio del proprio pubblico.
''
DE BORTOLI
Questo è un modo volutamente rassegnato. Di praticare una professione che ha come primo principio deontologico quello di controllare il potere ad ogni passo e ad ogni istante. I giornali non sono partiti ma sentinelle a guardia del pubblico interesse, che dovrebbero rimandarsi l’un l’altro la parola d’ordine e la risposta: “all’erta sentinella”, “all’erta sto”.
SCALFARI
''
Ciò che conta, al di là della contrapposizione tra le testate, è l’opposta concezione del
ruolo
che in una
democrazia
spetta alla
professione giornalistica.

Questo dualismo attraversa l’intera storia del giornalismo e pone i giornalisti, non solo politici di fronte a scelte professionali e culturali che ne determinano la carriera.

Testimoniare o schierarsi
? Scegliere la parte dell’osservatore equidistante o lasciarsi coinvolgere nei fatti notiziabili?
Gli interrogativi che premono sul giornalista politico in realtà alludono al più largo significato della professione.

Il problema non è mettersi l’elmetto o far prevalere i dati di fatto, bensì
trovare la strada giusta per essere al servizio di un bisogno di informazione
per il quale i cittadini spesso non sono neppure disposti a procurarsi un giornale; bisogno che resta, nonostante ciò, come manifestazione del rapporto organico fra democrazia e giornalismo e come dimensione della cultura civile che il giornalismo esprime.
MARTIRI
DI INSTAGRAM
Comunicazione e informazione sono da sempre fondamentali fonti di
potere
e
contropotere
, di dominio e cambiamento sociale. Ciò in ragione del fatto che la principale battaglia che si gioca nella società è quella per le
menti
degli individui. Il modo di pensare di questi ultimi determina la sorte, le leggi e valori su cui le società si fondano.

Sebbene paura e coercizione siano risorse cruciali nell’imposizione della volontà del dominatore sui dominati, pochi sistemi istituzionali possono durare a lungo se basati quasi esclusivamente sulla semplice
repressione
.

Le
torture inflitte ai corpi
rappresentano una pratica infinitamente meno efficace dell’
influsso esercitato sulle menti.
La radicalizzazione di Al Qaeda in rete può essere fatta risalire al
2002
quando
Osama
scrive al
Mullah Omar
: “E’ chiaro che la guerra attraverso i
media
sarà uno dei metodi più efficaci in questo secolo e potrà eguagliare il successo delle azioni sul campo”.

La lettera è un documento fondamentale per gli analisti e verrà scoperta nel compound di Abbottabad in Pakistan, dove il leader di Al Qaeda viene ucciso.

A metà del 2000 la jihad prende piede sui
forum
e alla fine del 2000 si diffonde attraverso i blog,
Facebook
,
Twitter
e
YouTube
. Da subito insomma viene compresa dai jihadisti l’importanza della rete per diffondere i loro messaggi, reclutare e scambiarsi informazioni.

Negli anni la
social media jihad
affila le sue armi, i qaedisti imparano a montare i video e a usare Photoshop. I messaggi dei leader vengono diffusi via YouTube e non più consegnati alle televisioni.
Twitter
diventa una piattaforma perfetta per raggiungere un pubblico più vasto e per reclutare jihadisti all’estero.

SOCIAL MEDIA JIHAD
La jihad online dunque non fa uso solo dell’arabo e tanti sono gli account che vengono aperti in
lingua

inglese
: l’obiettivo è arrivare anche ai musulmani di seconda generazione che vivono in Gran Bretagna, negli Usa, in Germania e in Francia.

Anche per il
caso siriano
la guerra santa online è particolarmente importante da analizzare. Secondo gli analisti
una campagna lanciata su Facebook
sarebbe riuscita a reclutare un’intera brigata di
12 mila uomini
, con 2.500 euro di finanziamenti per ogni singolo combattente. I soldi arrivano attraverso travel-check, account Paypal o valigie zeppe di denaro.

Poi, importante è la parte di propaganda. Al Nusra ha un suo account Facebook, così come
Isis
posta lunghi filmati per osannare le azioni dei combattenti. Ma non solo. Twitter sarebbe diventato un’efficace mezzo per reclutare i giovani sauditi tanto che il re Abdullah ha dovuto emanare un decreto che punisce chi combatte all’estero con pene che vanno dai 3 ai 20 anni di carcere.

Interessante è anche l’analisi che il Financial Times fa degli account
Instagram
dei jihadisti stranieri. Il profilo del giovane inglese
Ifthekar Jaman
, considerato un moderno Che Guevara qaedista, anche dopo la sua morte sul campo di battaglia in Siria conta 3.000 follower ed è stato utilizzato talmente tante volte da far pensare che sia gestito in modo scientifico.

Le sue foto del
kalashnikov,
con il
gattino
e i suoi aforismi sono stati ritwittati migliaia di volte. I combattenti non si limitano a postare immagini dei combattimenti o dei compagni uccisi. C’è anche chi mette in rete la sua marca di cereali preferiti, chi un momento di relax al sole dopo la battaglia.


ifthekar jaman
La guerra in Siria ha rivoluzionato l’uso dei social media in Al Qaeda. Secondo i servizi segreti inglesi che vedono con preoccupazione la partenza per la jihad in Siria di centinaia di giovani cittadini britannici, gli altri social più usati per la guerra Santa sono
Kick
e
Ask
.fm, applicazioni che consento di scambiarsi messaggi in forma anonima. Per le comunicazioni vocali invece vengono preferiti
Skype
e
Viber
.

Non bastavano però le riviste, gli info point, e il bombardamento di tweet e video su YouTube. Qualche mese fa la propaganda di Isis,ha fatto un ulteriore salto di qualità con un filmato dal titolo “
Flames of War
” (fiamme di guerra) che inneggia alle azioni di guerra degli uomini del Califfato.

In 44 secondi, realizzati in
perfetto stile hollywoodiano
, i terroristi danno sfoggio della capacità di saper coniugare modernità e know how tecnologico a metodi medioevali come gli sgozzamenti e le esecuzioni pubbliche. In chiusura un messaggio “coming soon” (in arrivo) come se la guerra e la morte potessero essere un trailer o un videogame. A produrlo la casa di produzione dello Stato Islamico, la stessa dei video con le esecuzioni dei giornalisti e dei cooperanti. Nel mezzo, un montaggio che si ispira anche a serie di successo come «Homeland» .

FLAMES OF WAR
«Flames of War» rappresenta solo l’ennesimo capitolo di una strategia comunicativa molto curata, che fa delle immagini un potente mezzo di reclutamento sui giovani e sui musulmani che vivono all’estero. Non a caso si usano immagini che ricordano quelle dei
videogame
o delle
pellicole americane.
L’obiettivo è fare venire questi ragazzi a combattere e vivere nel Califfato.

Tuttavia i grandi network dovrebbero quantomeno domandarsi
se
pubblicare o meno queste immagini. Ogni volta che un video dell’Isis ottiene un click e viene visualizzato, il gruppo ottiene ciò che vuole: l’
ossigeno della pubblicità.
I jihadisti si scontrano con l’Occidente corrotto e materialista – come lo definiscono – ma sfruttano ugualmente i progressi della tecnologia in materia di comunicazione.

Inoltre se da un lato la Casa Bianca ha chiesto ai colossi della Silicon Valley di
bloccare
la diffusione di questi messaggi - Twitter ha chiuso gli account collegati all'ISIS - , è pur vero che i terroristi dello Stato Islamico stanno spostando le comunicazioni su altre piattaforme, come
VKontakte
. Come dire, insomma, che se Twitter e YouTube bloccano la circolazione del filmato, si tratta di una goccia nel mare, perché altri ne permettono la diffusione.


SOCIAL PROPAGANDA
Si potrebbe obiettare che il problema dell'
interpretazione
è inerente a tutto il lavoro giornalistico, ma nel giornalismo politico l'interpretazione ha il compito di mettere a fuoco il
significato politico
, che è alla base del processo di formulazione della notizia. Un assassinio, un attentato, un fallimento di una banca, il crollo di un ponte sono fatti che modificano la realtà in cui viviamo, hanno una
visibilità sociale
proporzionale alla loro
dimensione
. Quando invece ci troviamo di fronte a una dichiarazione politica, la mozione di un partito, un dissidio interno, un conflitto di potere, la loro importanza dipende dal
significato
che noi gli
attribuiamo
.
3 STADI CANINI
Partendo dalla definizione del giornalismo anglosassone che attribuisce ai media una funzione di watch dog, cane da guardia nei confronti dei poteri, il politologo americano Larry J. Sabato ha individuato tre stadi "canini" che hanno caratterizzato il giornalismo Usa nel secolo scorso.

Cagnolino da
grembo
: è l'atteggiamento dei media dagli anni '40 alla metà degli anni '60. In questa fase i giornalisti scodinzolano dietro al potere, trasmettendo un'informazione propagandistica del governo.

Cane da
guardia
: va dalla contestazione della guerra in Vietnam, fino alle dimissioni di Nixon nel 1974. Emerge il giornalismo investifativo che tiene il fiato sul collo ai politici e ne esamina l'operato.

Cagnaccio da
letamaio
: inizia a metà degli anni settanta e dura fino ai giorni nostri. Secondo Sabato si fa strada un giornalismo aggressivo, pettegolo, pronto a vendere come notizie voci incontrollate. I giornalisti si comportano come cani colti da
feeding frenzy
, frenesia famelia.
DR MARIO MOSCA
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GUARDIAN
THE INDEPENDENT
EL PAIS
TIMES
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