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Formazione Animatori

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by

Elisa Ferrero

on 21 January 2017

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Transcript of Formazione Animatori

Ordine del giorno
Il senso dell’educazione alla legalità nelle scuole.
Come e perché entriamo in classe e con quali obiettivi.
1° fase
Dividiamoci in due gruppi per raccontarci

La volta in cui ti sei sentito animatore/la volta in cui hai deciso di fare l’animatore
2° fase
Come ci presentiamo in classe?
Quali riferimenti?
Educare alla legalità
I temi di libera
Perchè facciamo tutto questo?
Domande e questioni
ci vediamo l'11 febbraio
Formazione Animatori
gennaio 2017
21 gennaio
1° fase:
Raccontiamoci...
2° fase:
Come ci presentiamo in classe?
Quali riferimenti pedagogici?
Quali temi portiamo?
Perché facciamo i laboratori?

Cosa siamo noi?
Educatori
Educazione può essere definita come il
processo
attraverso il quale vengono trasmessi gli
abiti culturali
di un gruppo più o meno ampio della società. L’opera educativa è svolta da tutti gli stimoli significativi che raggiungono l’individuo, ma, in modo deliberato e organizzato, da istituti sociali naturali (famiglie, tribù...), e da istituti appositamente creati (scuole, collegi, centri educativi ecc.).
Formatori
Il FORMATORE
organizza
e
gestisce
processi di formazione professionale, di formazione aziendale, di formazione continua, dalla progettazione alla valutazione, calibrandoli in funzione delle differenti tipologie di utenza. È in grado di sviluppare e realizzare percorsi sia in presenza sia a distanza.
Diversamente da un docente di scuola o Universitario, che lavora sulle conoscenze dell’individuo il formatore (sia in ambito tecnico sia in ambito personale, motivazionale) lavora sulle
competenze
dell’individuo sulle sue skill, come direbbero gli anglosassoni.
Animatori
“L’animazione socioculturale è un settore della vita sociale i cui agenti si pongono come obiettivo una certa
trasformazione

delle attitudini e dei rapporti interindividuali e collettivi
attraverso un’azione diretta sugli individui stessi. Questa azione si attua in genere mediante la mediazione di attività diverse e con l’aiuto di una pedagogia facente appello ai metodi non direttivi o attivi.”
M. Simonot, Les animateurs socioculturels ,étude d’une aspiration à une activité sociale, Rouen, PUF, 1974.

“L’animazione implica tre processi congiunti. Un processo di
rivelazione
: creare le condizioni perché ogni gruppo o ogni individuo si riveli a se stesso; un processo in cui i gruppi di persone vengono messi in
relazione fra loro
, o con delle opere e rispettivi autori o con i centri di decisione sia mediante un atteggiamento convergente, sia mediante un atteggiamento di conflittualità. Infine un processo di
creatività
: mediante ricerche di ambiente effettuate su individui e gruppi, attività di espressione, di assunzione di iniziative e di responsabilità.”
H. Thery, Emergence, nature et fonctions de l’animation, rapport de la Commission« Animation» du VI Plan, 1970

L'animazione socio-culturale è caratterizzata dal suo collegamento con il
volontariato
e dal fatto che colloca la sua azione come intervento nel
territorio
, al fine di favorire i processi di crescita della capacità delle persone e dei gruppi di
partecipare
e
gestire la realtà sociale e politica in cui vivono
. E' una educazione liberatrice che si avvale, oltre che dell'azione nel territorio, dell'uso della azione psico-sociale volta a promuovere la capacità espressiva delle persone. E' questo un movimento ormai consolidato, con alle spalle un consistente retroterra teorico e metodologico che costituisce uno dei maggiori punti di riferimento per chi voglia fare animazione in Italia.
M. Pollo, L’animazione culturale: teoria e metodo, LDC, Torino 1980, p. 33.

Paulo FREIRE
Non esiste una cosa denominata neutralità dell'educazione: non c'è dubbio che la dimensione educativa è, per sua natura, politica
Augusto BOAL
«Ma dove sono i poliziotti? Dove sono gli oppressori?» e infine si arrende alla realtà e afferma «anche qui in Europa ci sono oppressioni, ma sono più nascoste, più sottili; anche qui la gente sta male, al punto che si toglie la vita per questo; dobbiamo scoprire gli oppressori; essi sono nella testa».

John DEWEY
Io credo che la scuola è prima di tutto un’istituzione sociale.
Essendo l’educazione un processo sociale, la scuola
è semplicemente quella forma di vita di comunità
in cui sono concentrati tutti i mezzi che serviranno
più efficacemente a rendere il fanciullo partecipe
dei beni ereditati dalla specie e
a far uso dei suoi poteri per finalità sociali.
(J. Dewey, Il mio credo pedagogico, 1897)
Don Lorenzo MILANI
Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I care”. E’ il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa, mi sta a cuore”. E’ il contrario del motto fascista “Me ne frego”.
Ecco perché l'educazione alla legalità deve offrire concretamente qualcosa di diverso. Anche un nuovo vocabolario, perché la parola «legalità» - lo ripeto da molto tempo - è ormai inadeguata a veicolare quel vantaggio di azioni, percorsi, progetti necessari a ricostruire il tessuto di un territorio, il suo essere sia comunità sia società, luogo che
accomuna le persone valorizzando al tempo stesso le loro capacità e qualità individuali.

L’educazione alla legalità è, quindi, lo strumento per la crescita globale del paese e per combattere le cause profonde dell’ingiustizia.
CEI 1992
Nel testo, si dice che «educare alla legalità significa elaborare e diffondere una autentica cultura dei valori civili»: si fa riferimento, cioè, ad una cultura capace di intendere il diritto come espressione del patto sociale, di comprendere il senso profondo dei diritti di cittadinanza, di comprendere che valori come dignità, libertà e solidarietà vadano continuamente difesi e non dati per scontati.
Circolare Ministeriale 1993
il principio della legalità si intreccia con quello della
solidarietà
, e è pericolosa l’illusione di ritenere chiuso il capitolo solidaristico, per rimettere il futuro interamente alla capacità dei singoli individui. È, quindi, la solidarietà, soprattutto quella c
apace di mettere in relazione gruppi politicamente e culturalmente differenti,
che può permettere una attiva collaborazione e può costruire strutture sociali sempre più vicine alle esigenze di libertà, uguaglianza, giustizia. L’obiettivo dell’educazione alla legalità è la
promozione di una nuova cultura sociale fondata sulla ricerca del bene comune, attraverso l’assunzione di responsabilità da parte degli agenti deputati all’educazione
. In conclusione, si afferma quanto «Il senso della legalità
non
è un valore che
si improvvisa
. Esso esige un lungo e costante processo educativo.»
Un’ulteriore riflessione proposta, parte dal concetto secondo cui cultura della legalità non significa solo non commettere reati, ma
rifiutare anche l’idea dei diritti come merce di scambio
. Condizioni principali perché ciò si realizzi sono, da una parte, l’esigenza di mettere al centro del processo educativo la
dignità
e la centralità della persona, la responsabilità connessa al suo agire pubblico, anche nel
quotidiano
e nelle piccole cose. Dall’altra, occorre non usare solo le parole e le sollecitazioni, ma anche i fatti, gli atti, le
testimonianze
.

Convegno Scholé 1993
L’educazione alla legalità si deve basare su alcuni principi fondanti, quali quello di
responsabilità
, cioè di
coerenza
tra comportamenti e collocazioni professionali, politiche o istituzionali; il principio del rapporto tra diritti e
doveri
e tra pubblico e privato; infine, il principio del mantenimento dei
diritti
delle generazioni future.

Nel suo testo, la legalità viene considerata una forma di e
ducazione civile
, caratterizzata dallo spirito di obbedienza
critica
alla legge, dall’esercizio responsabile dei
diritti
e dall’adempimento altrettanto responsabile dei
doveri
. Inoltre, lo stesso concetto viene associato a quello di
comunità
, inteso come insieme di cittadini che si organizzano e convivono sulla base di una storia e memoria condivisa e sulla base della solidarietà della corresponsabilità: la scuola, per educare a questo complesso di concetti, deve perciò trasformarsi in una
comunità educativa,
in cui la democrazia diventa una prassi ed in cui la legalità è parte del suo essere.

Pia Blandano, 2000
1) Mafia che non è solo un problema criminale, ma anche e soprattutto culturale.

2) Nel nodo culturale ci teniamo a ragionare con gli studenti di atteggiamenti e modi di pensare
3) Alcune questioni chiave sono: l'indifferenza, l'omertà, la prepotenza, i più deboli che vengono vessati.

4) Questa linea di ragionamento ci permettere di discutere della nostra vita quotidiana
5) Parlare di mafia deve essere anche funzionale a riflettere sul nostro modo di essere cittadini, di intendere le relazioni, sul nostro approccio alla contrapposizione tra diritti e favori

6) Una società fatta da buoni cittadini è più refrattaria al dilagare di mafie corruzioni e viceversa.

7) Valore fondante dell'educazione e della scuola, per far crescere cittadini responsabili
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