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Goldoni e la riforma del teatro

Prezi costruito dagli studenti della IV I IPSSC Cavalieri a.s.2015-16
by

Giulia Amati

on 24 February 2016

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Transcript of Goldoni e la riforma del teatro

GOLDONI E LA RIFORMA DEL TEATRO
Venezia nel Settecento
La Commedia dell'arte
Italiano e dialetto in Goldoni
La Locandiera
Goldoni illuminista

Biografia dell'autore
Carlo Goldoni (1707 - 1793)
Carlo Goldoni nasce il 25 febbraio 1707 a Venezia e
Muore il 6 Febbraio 1793 a Parigi (85 anni).

-Madre: Margherita Salviani;
-Padre: Giulio Goldoni, che era un farmacista presentato al teatro dal nonno Carlo Alessandro Goldoni.
- Moglie: Nicoletta Conio incontrata nel 1736 a Genova con cui torna a Venezia e dove rimane fino al 1743

Gli spettacoli prima delle compagnie dell'arte erano di tutt'altro tipo.
Gli acrobati, ciarlatani, narratori si esibivano in fiere o mercati, o durante il carnevale, oppure si trattava di commedie o tragedie che persone, che non vivevano del mestiere di attore, mettevano in scena cercando di far rivivere il teatro greco e latino.
A volte gli artisti erano giullari o buffoni, che vivevano nelle diverse corti e coincidevano con il loro personaggio, non per la durata di uno spettacolo, ma per tutta la loro vita.

A metà del Cinquecento, persone di diversa provenienza sociale e con differenti specializzazioni cominciarono a riunirsi per dar vita a spettacoli più complessi, che potevano essere 'comprati', non solo dall'aristocrazia ma anche da un pubblico meno ricco, mediante la vendita di biglietti di ingresso. Fu una grande rivoluzione, sia tecnica sia sociale che garantì alla gente di teatro una vita dignitosa e costrinse a mettere a punto un modo nuovo di lavoro.
Il teatro dell'arte, era in primo luogo un 'commercio', e la necessità più importante diventò quella di creare spettacoli sempre diversi, improvvisando. Quindi ogni attore doveva raccogliere un insieme di battute, canzoni, brevi scenette comiche e monologhi, da usare in più occasioni, era un lavoro più facile se ogni attore si specializzava in un personaggio solo.
Erano costruiti in modo semplice: un costume, un dialetto, l'età e una condizione sociale precisa, a volte il mestiere. Non avevano la complessità dei personaggi inventati dagli scrittori, ma proprio per questo potevano riapparire in storie sempre diverse, cambiando leggermente carattere. Erano dettagli particolari che colpivano l'immaginazione del pubblico: costumi bizzarri (come quello di Arlecchino), lingue non conosciute (come lo spagnolo del Capitano), o l'uso delle maschere, che li ricollegava a periodi di libertà come il carnevale.
Uno spettacolo era composto in genere da una o due coppie di giovani innamorati; uno o due servi (per es. Arlecchino e Buffetto); una servetta (per es. Colombina); due vecchi (come Pantalone e il Dottore); il Capitano.

La Riforma Goldoniana
Dove nasce la riforma goldoniana?
Nel 1745 un capocomico offre a Goldoni un contratto fisso nel teatro Sant'Angelo di Venezia, per la messa in scena di circa quaranta commedie, tra cui "Il Momolo Cortesan". Nel 1751 grazie a Goldoni avviene una svolta nel campo teatrale: "la riforma goldoniana" .
Perchè Goldoni attua questa riforma?
Lavorando a stretto contatto con le persone e con il pubblico, Goldoni inizia a conoscere i suoi gusti e le sue idee e decide di rendere il teatro più semplice e più piacevole.
In cosa consiste la riforma goldoniana?
- Rappresentare la realtà sociale: Goldoni si basa sui fatti quotidiani riguardanti la borghesia e la nobiltà in decadenza, l'amore ed i pettegolezzi delle donne;
- dato che le maschere conferivano troppa fissità, gli attori ne terminano l'utilizzo, così da rappresentare personaggi più reali.
- gli usi e i costumi sono corretti in spirito educativo illuminista;
- per dare dignità letteraria alle opere elimina l'improvvisazione: i personaggi seguono un testo scritto imparato a memoria;
- è conferita maggiore importanza ai ruoli femminili;
- Goldoni vuole trasmettere dei messaggi educativi, per questo premia i valori umani e mette in buona luce le classi sociali, sia alte che basse. Lo scopo è far divertire il pubblico;
- Il linguaggio è molto più vicino alla lingua parlata. Molte opere e numerosi testi sono scritti in dialetto veneziano.
Quali opere sono travolte dalla riforma?
Alcuni esempi sono: La locandiera, La moglie saggia, La serva amorosa; ricordiamo però, che solo nel 1750 scrive sedici commedie.


Venezia non era più la signora dei mari del 300 e del 400 tuttavia restava la città italiana più brillante e la meno condizionata dalla Spagna e dalla Chiesa.
All'inizio del Settecento Venezia non si trovava più, al centro del complesso sistema di scambi che univa l'Oriente al cuore dell'Europa, tanto che si era ridotta a svolgere una piccola funzione di collegamento lungo le coste adriatiche e verso il vicino Oriente.
Nel XVIII secolo la Repubblica, persa la propria potenza, si adagiò nel seguire una politica di conservazione e neutralità.
A questo si accompagnava un sempre più ridotto dinamismo del ceto politico, sempre più legato agli interessi fondiari in terraferma del patriziato veneziano, in esso si inserirono nuove famiglie aristocratiche. Esse sostenevano l'economia dello Stato e cercavano di ricostruire i legami con i ceti dirigenti della terraferma.
Tuttavia in questo periodo la "Serenissima" brillava ancora dal punto di vista del profilo culturale, nella letteratura e nella pittura.
La Locandiera
è una commedia di carattere, scritta da Carlo Goldoni nel 1752. Per commedia di carattere, si intende il mutamento della commedia dell'arte. La commedia è divisa in tre atti ed è andata in scena per la prima volta nel 1753 al teatro di Venezia.
Primo atto
Secondo atto
Il secondo atto vede quindi Mirandolina mettere in atto i suoi propositi. Durante un pranzo Mirandolina, fa sfoggio del proprio carattere indipendente e sincero, come quando dichiara al Marchese che il vino da lui ritenuto di alta qualità, è in realtà pessimo o come quando spiega al Cavaliere che anche lei disprezza la superficialità del genere femminile. Le due finte dame provano anch’esse a sedurre il Cavaliere ma quest’ultimo, quando scopre che sono solo attricette teatrali, vorrebbe andarsene sdegnato. Mirandolina, finge di piangere e, ad un certo punto, sviene di fronte a lui. Il Cavaliere cade nel tranello della protagonista, innamorandosi di lei.

Terzo atto
Nel terzo atto acquista visibilità il cameriere Fabrizio, cui il padre di Mirandolina, in punto di morte, ha affidato la figlia. Il Cavaliere dona a Mirandolina una preziosa boccetta d’oro ma la donna rifiuta, ignorando pure la successiva dichiarazione d’amore dell’uomo. Il Marchese smaschera la passione del Cavaliere che, in un ultimo disperato assalto, provoca la reazione di gelosia di Fabrizio, che, innamorato di Mirandolina, la difende. Il Cavaliere, ormai preda di quella passione amorosa che aveva sempre sfuggito, è a tal punto furente da far scoppiare una lite col Marchese, che rischia di degenerare in un duello. Mirandolina, ormai soddisfatta per aver realizzato il suo piano, interviene annunciando che sposerà il cameriere Fabrizio: il Cavaliere non può che abbandonare la locanda su tutte le furie, mentre il Marchese e il Conte sono invitati a trovare un altro alloggio.Mirandolina, del resto, promette al futuro sposo di smetterla di sedurre gli uomini per divertimento. Nel monologo finale, Mirandolina mette in guardia il pubblico dalle abilità di una donna e dalle sue lusinghe.
Nel primo atto Mirandolina, una giovane ed affascinante locandiera viene corteggiata da due ospiti: il Marchese di Forlipopoli, un nobile decaduto, convinto che basti il prestigio del suo titolo per conquistare l’amore di Mirandolina, e il Conte di Albafiorita, un mercante arricchito che crede di poterla comprare per mezzo di regali e doni. Arriva però alla locanda un terzo ospite, il Cavaliere di Ripafratta, che afferma di stimare poco le donne e tanto meno la locandiera. Mirandolina, offesa e stimolata dal comportamento del Cavaliere decide di farlo innamorare di lei.. Entrano in scena Dejanira e Ortensia, due attrici di commedia che si fingono gran dame e che si contendono le attenzioni del Marchese di Forlipopoli e del Conte di Albafiorita. Mirandolina ribadisce il suo progetto di conquistare il cavaliere.
Caratteristiche

Venezia dopo aver perso la sua potenza rinasce culturalmente con un nuovo movimento, il barocco. Con esso cambia il modo di vedere la società, più sfarzosa e più ricca grazie al lusso che la circondava.
I palazzi venivano abbelliti con pietre preziose, stucchi e marmi pregiati; i signori vestivano con abiti creati dai migliori sarti e con stoffe provenienti dalla Cina e dall'Oriente.


L'ordinamento repubblicano di Venezia era unico nel suo genere, si basava su un sistema di votazioni molto complesso tanto da regolare la vita all'interno della città.
Il potere era concentrato nelle mani di pochi, tra cui:
il Maggior Consiglio, organo politico della Repubblica Veneziana;
il Doge, supremo magistrato della Repubblica Veneziana;
il Consiglio dei dieci, organo più importante del governo veneziano.
Il Maggior Consiglio, era il massimo organo politico della Repubblica di Venezia e si riuniva in un'apposita sala del Palazzo Ducale, ad esso spettava la nomina del Doge (una procedura di elezione complicata che avveniva con votazioni e sorteggi) e di tutti gli altri consigli. Al Consiglio partecipavano le famiglie patrizie che erano iscritte nel Libro D'oro.
Il Doge "Supremo Magistrato" della Repubblica risiedeva nel Palazzo Ducale ed era eletto a vita. L'elezione avveniva con un complicato sistema; l'incoronazione avveniva davanti al popolo, con la pronuncia della Promissione Ducale.
Provvedeva a se stesso e alla propria famiglia e i suoi unici poteri consistevano nella nomina del Primicerio della Basilica di S. Marco (capo della Basilica privata del Doge).
Il Consiglio dei dieci, era uno dei massimi governi della Repubblica di Venezia eletto ogni anno dal Maggior Consiglio, si occupava della sicurezza dello Stato tramite la valutazione delle denuncie che il popolo inseriva nelle Bocche di Leone.
Vita quotidiana

La vita in questo secolo era abbastanza difficile, la popolazione si divideva in classi sociali tra cui ricordiamo i patrizi (nobili) e il popolo.
I patrizi vivevano una vita agevolata, nel lusso e nello sfarzo indossando parrucche stravaganti, profumi e gioielli di vario tipo per dimostrare il proprio potere, mentre il popolo viveva una vita basata sul proprio lavoro, pagando tasse e soccombendo al potere dei più potenti.
Venezia si adattava più facilmente di altre capitali alla feste, come il carnevale, in questa occasione gli incontri erano maggiori grazie all'utilizzo di maschere che permettevano di mescolare le varie classi sociali senza fare distinzioni infatti ancora oggi il carnevale è considerato la festa più importante di questa città.
Nel corso del 1750 Goldoni scrive "il Teatro Comico", un'opera
di metateatro
tramite cui rende l'idea del suo credo teatrale. "Il Teatro comico" è una sorta di prefazione alle sedici commedie nuove. Dopo il debutto a Milano, è messa in scena a Venezia dalla compagnia Medebach, in occasione dell'apertura dell'anno comico. Attraverso questa commedia Goldoni mostra chiaramente i tratti della sua riforma.
Il Teatro Comico
Carlo Goldoni e la famiglia

http://carlogoldoni.visitmuve.it/it/il-museo/sede/la-sede-e-la-storia/
Proprietà della famiglia Rizzi, il palazzo fu affittato ai Zentani o Centani, da cui prese la futura denominazione, ospitando anche una fiorente Accademia artistico-letteraria. Verso la fine del ’600 vi si stabilì il nonno paterno di Carlo Goldoni, Carlo Alessandro, notaio di origine modenese. La famiglia Goldoni rimase in questa casa, in cui Carlo nacque il 25 febbraio 1707, fino al 1719.
Studio
- A 9 anni inizia gli studi pressi i Gesuiti sotto la cura del filosofo Caldini a Rimini
- nel 1721 si reca a Rimini per dedicarsi alla filosofia seguito dai Frati Domenicani
- nel 1723, grazie ad una borsa di studio offerta dal marchese Pietro Goldoni, passa nel Collegio Ghislieri di Pavia (per studiare giurisprudenza)
- Nel 1727 studia legge a Udine
- Riprende gli studi presso l'università di Modena
- Nel 1731, completa gli studi a Padova

Lavoro
Nel 1729, si trasferisce a Feltre per svolgere l'attività di coadiutore della Cancelleria criminale
Nel 1731, intraprende la carriera di avvocato a Padova
Segretario e consigliere
Nel 1734 comincia a scrivere per il teatro a Venezia
Nel 1738, scrisse la sua prima commedia nel teatro di San Samuele
Nel 1745 a Pisa riprende la sua professione di avvocato
Nel 1753 scrive per la compagnia Medebach
Nel 1753 scrive per il teatro San Luca
Nel 1761 Goldoni fu invitato a recarsi a Parigi per occuparsi della Comédie Italienne
Goldoni aderì subito alla politica francese
Mémoires
Eventi importanti
Quando suo padre lo obbliga a studiare filosofia, Carlo Goldoni fugge per interessarsi al teatro e fa amicizia con un gruppo di comici
Viene espulso dalla scuola di Pavia prima di concludere il terzo anno, per aver composto una satira contro le donne pavesi.
Nel 1745 è rappresentato dall’incontro del capo comico Girolamo Medebach il quale collabora nel 1748- 1753 e diventa autore stabile del teatro Sant’ Angelo a Venezia

presentazione a cura della IV I dell'IPSSC Cavalieri
a.s. 2015/16

"Nacque in una Repubblica che stava per morire, Venezia, e andò a morire in una Repubblica che stava per nascere, la Francia" Giorgio Strehler


La grande passione dei veneziani era il teatro, soprattutto nei mesi invernali, perchè nei mesi caldi i nobili preferivano recarsi nelle loro ville sul rive del Brenta.
A Venezia nel '700 vengono costruiti 20 teatri, tra cui alcuni di cui si è persa la loro esistenza come il celebre teatro "Della Testa" e il teatro "Sant'Angelo".
Tra tutti noi ricordiamo:
il teatro "La Fenice";
il teatro "S. Benedetto";
il teatro "Goldoni".

Il teatro "Goldoni" venne fondato dalla famiglia Grimani nella metà del '700 e vide i principali successi di Carlo Goldoni, il maggiore commediografo di Venezia. Per un lungo periodo rimase inattivo a causa della mancanza di fondi per riammodernarlo e nel 1979 riprese vita grazie ai successi delle "Stagioni di Prosa" nelle quali possiamo trovare anche le famose commedie di Goldoni.
Il teatro "S. Benedetto" (oggi chiamato Teatro Rossini) era un famoso teatro veneziano. Venne fondato nel 1755 dalla famiglia Grimani, nel 1774 venne distrutto da un incendio e venne ricostruito dall'architetto Checchia; rimase il teatro principale di Venezia fino a quando non venne sostituito nel 1792 dal teatro "La Fenice".
Il teatro "La Fenice" è uno dei più famosi e uno dei più prestigiosi di Venezia. Venne inaugurato nel 1792, porta il nome di una figura mitologica che è simbolo della sua rinascita dopo i devastanti incendi che lo avevano distrutto, nel 2003 venne riaperto ed ha ospitato numerose opere di Giuseppe Verdi tra cui "Attila", "Ernani" e "La Traviata".

Goldoni scrisse l'ultima delle sue opere, i Memoires a Parigi in francese, alla fine del 1783, in 3 volumi cioè le 3 parti in cui la narrazione è divisa.
Questo libro di memorie, che percorre a ritroso il lungo tratto della vita del suo autore è la più viva testimonianza della civiltà teatrale del Settecento. Esso ci dà insieme un felice ritratto del Goldoni, il quale ebbe una serena e lieta visione della vita. La sua vita non fu sempre serena e facile: spesso infatti dovette affrontare vere e proprie battaglie e con gli attori e con gli impresari e con il pubblico; spesso dovette accettare contratti di lavoro pesanti e non sempre beni ricompensati. La sua autobiografia si svolge in funzione della missione teatrale cui il Goldoni sembra destinato fin dall'infanzia.

Goldoni passa continuamente dall'Italiano al dialetto veneziano e viceversa, dà spazio ai diversi usi sociali del linguaggio in base alle situazioni in cui si trovano i personaggi delle sue opere.
Inoltre nel 1762 si trasferisce a Parigi a dirigere la Comèdie italiane; divenne poi insegnante di italiano per figlie di Luigi XV.
Gli esempi di opere scritte
in italiano e in dialetto.
In italiano :
Il bugiardo
I due gemelli veneziani
La locandiera
La bottega del caffe


in dialetto :
La putta onorata
La bona mugier (la continuazione della putta onorata)
Sior Todero brontolon





Goldoni nelle sue opere utilizza il Plurilinguismo (ogni personaggio parla la sua lingua), abbiamo diverse sfumature del veneziano, in toscano e in italiano dialattizzato, spesso utilizza il dialetto. Nelle commedie di Goldoni troviamo la situazione liguistica dell’italia del ‘700.
Il dialetto veneziano
per Goldoni non è un semplice strumento di gioco , ma un linguaggio completo e autonomo , diversificato dagli strati sociali dei personaggi che lo utilizzano.
Il suo italiano
, è influenzato dal veneziano e caratterizzato da elementi settentrionali, quello del mondo borghese, lontano dalla purezza della tradizione classicista toscana.
SCELTE LINGUISTICHE
CANZONE IN DIALETTO VENEZIANO
Tipi fissi e improvvisazione
Il successo dei comici dell'arte in Europa
Dall’Italia alla Francia, alla Germania, alla Spagna, all’Inghilterra
i comici all’inizio usavano l’Italiano e poi adottarono la lingua dei nuovi paesi. Spesso le trame, furono criticate in maniera dura e a volte furono tollerate solo con la censura: questo perchè, pur facendo ridere, la commedia criticava gli usi e i costumi del tempo.
A volte fu giudicata come qualcosa di troppo popolare e poco elaborata. Recenti studi tuttavia la considerano al pari di un’opera d’arte barocca
oltre a essere una testimonianza della storia di quei tempi e della società

Un'opera "particolare":
Arlecchino servitor di due padroni
Ultime righe dei Mèmoires:

Non mi si accuserà di vanità o presunzione, se ho ardito sperare qualche barlume di grazia per le mie memorie, perché se avessi creduto di spiacere assolutamente, non mi sarei presa tanta briga; e se nel bene e nel male, che dico di me la bilancia pende dalla parte del bene, ne vado debitore piuttosto alla natura che alla volontà. Tutta l’applicazione che ho messo nella costruzione delle mie opere potrebbe avere come scopo la correzione e il perfezionamento della commedia; la critica delle mie memorie in favore della letteratura. Se tuttavia ci fosse qualche scrittore che volesse occuparsi di me soltanto per affliggermi, sciuperebbe il suo tempo. Sono nato pacifico; ho sempre mantenuto la mia calma, alla mia età leggo poco e non leggo che libri divertenti»


L'ordinamento
Il teatro
La società

Goldoni è un illuminista, in quanto utilizza la ragione per descrivere il mondo suddiviso in classi sociali (nobilità, borghesia e popolo).
All'interno delle sue opere l'autore critica la nobiltà e pone in risalto la borghesia, portatrice dei nuovi valori, descritta nella sua quotidianità.
Attraverso il teatro Goldoni vuole educare il popolo all'uso della ragione, all'analisi critica della società contemporanea.
I suoi testi sono scritti in un linguaggio più vicino alla lingua parlata e in questo modo si nota la sua vicinanza al popolo.
Inoltre elimina le maschere e introduce personaggi reali, allo scopo di evidenziare i rapporti fra le varie classi sociali, i loro limiti e i loro pregi.
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