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Arte Greca

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susanne lenz

on 13 August 2015

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Storia antica (ciciltà Minoica)
Una delle civiltà più antiche ad apparire nella zona del Mar Egeo fu quella minoica a Creta, che durò approssimativamente dal 2700 (Antico minoico) a.C. al 1450 a.C., mentre il periodo dell'Antico Elladico nella Grecia continentale durò dal 2800 a.C. al 2100 a.C.Si hanno poche informazioni riguardo ai minoici (anche il nome è una denominazione moderna, derivata da Minosse, il leggendario re di Creta). Essi sono stati descritti come un popolo pre-indo-europeo, apparentemente gli antenati linguistici dei parlanti l'eteocretese dell'Antichità Classica, e la loro lingua era codificata nei caratteri tuttora indecifrati della Lineare A. Essi furono principalmente un popolo mercantile impegnato nel commercio d'oltremare, che traeva vantaggio dalle ricche risorse naturali della propria terra. Il legname, a quel tempo, era un'abbondante risorsa naturale che veniva commercialmente sfruttata ed esportata nelle terre del Mediterraneo vicine come Cipro, la Siria, l'Egitto e le Isole egee. Nell'età del bronzo antica (fino al 2100 a.C.), la civiltà minoica visse un periodo di grande prosperità.
Sebbene le cause del suo crollo siano incerte, si pensa che la civiltà minoica possa avere subito l'invasione dei micenei, provenienti dalla Grecia continentale. Questa invasione ebbe luogo intorno al 1400 a.C., e in concomitanza con l'eruzione di Thera, che rappresenta un probabile quanto sconcertante scenario riguardo alla fine della civiltà minoica. Secondo questa teoria, la flotta minoica e i porti furono irrevocabilmente distrutti da un sisma colossale e dalle successive onde anomale. I mutamenti climatici colpirono poi i raccolti per molti anni; di conseguenza gli abitanti dell'isola furono colpiti da carestia e, probabilmente, un grande dissesto sociale. Gli invasori micenei scrissero il capitolo finale di una fiorente civiltà che era durata circa 1300 anni, e adottarono molti aspetti della cultura che trovarono a Creta.

Storia
(il medioevo ellenico)
l medioevo ellenico (1100 a.C.–800 a.C. ca.) si riferisce al periodo della storia greca che va dalla presunta invasione dorica e la conseguente fine della civiltà micenea (XI secolo a.C.) al sorgere delle prime città-stato greche (IX secolo a.C.). A ciò si unisce l'attestazione dei poemi omerici, i più antichi documenti scritti alfabetici in greco nell'VIII secolo a.C.
Il collasso della civiltà micenea coincide con la caduta di molti altri grandi imperi del vicino oriente, i più notevoli dei quali l'ittita e l'egiziano. la causa di ciò può essere attribuita a un'invasione dei cosiddetti popoli del mare, i quali maneggiavano armi di ferro. Quando i Dori dal nord scesero nella Grecia, anche essi erano equipaggiati con le superiori armi di ferro, disperdendo facilmente così i già indeboliti micenei. Il periodo che segue questi eventi è collettivamente noto come il "periodo buio greco" e più precisamente, facendo un parallelo con i secoli considerati "bui" del medioevo dell'era volgare, medioevo ellenico.
I re governarono per tutto questo periodo fino a che essi non furono sostituiti da una classe aristocratica, e dunque ancora più tardi, in alcune aree, da un'aristocrazia dentro l'aristocrazia — un élite dell'élite. La gestione dello stato di guerra si spostava da un nucleo basato sulla cavalleria a una forza di fanteria, che assumeva così una grande importanza. Per la sua convenienza ad essere prodotto e la disponibilità locale, il ferro rimpiazzò il bronzo, diventando il metallo prescelto nella manifattura di armi e utensili. Lentamente crebbe l'uguaglianza tra le differenti classi sociali, portando alla deposizione dei vari re e accrescendo l'importanza delle famiglia.
Alla fine di questo periodo di stagnazione, la civiltà greca venne incanalata in un rinascimento che fece espandere il mondo greco dal Mar Nero fino alla Spagna. La scrittura fu ripresa dai fenici, con l'alfabeto riadattato alla lingua ellenica, e si espanse a nord in Italia e nelle Gallie.
Storia ( i Micenei )
La civiltà micenea, altrimenti nota come Grecia dell'età del bronzo, è la civiltà del Tardo Elladico riferita all'Antica Grecia. La sua durata è compresa nell'arco di tempo che va dal 1600 a.C. fino al collasso della loro civiltà intorno al 1100 a.C. La sua ambientazione storica viene riflessa nei poemi di Omero e molta altra mitologia greca. Il periodo miceneo prende il suo nome dal sito archeologico di Micene nel nord-est dell'Argolide (Peloponneso, Grecia meridionale). Atene, Pilo, Tebe, e Tirinto sono altrettanti siti importanti micenei.
Si ipotizza che i proto-greci siano arrivati nella penisola greca tra il terzo e il secondo millennio a.C. La migrazione degli ioni e degli eoli diede origine alla civiltà micenea attorno al 1600 a.C. La transizione dalla cultura pre-greca a quella greca sembra essere stata abbastanza graduale. Alcuni archeologi sostengono che ci sia stata una significativa continuità economica, architettonica e sociale tra i due periodi, e quindi che la transizione si sia avuta senza particolari sconvolgimenti nella società.
La civiltà micenea fu dominata da un'aristocrazia guerriera. Intorno al 1400 a.C. i micenei estesero il loro controllo a Creta, centro della civiltà minoica, e adottarono una forma di scrittura derivante da quella minoica per scrivere la loro arcaica forma di lingua greca. La scrittura dell'epoca micenea viene chiamata Lineare B.
I micenei seppellivano i loro nobili nelle cosiddette tombe ad alvere (tholoi), grandi camere si sepoltura circolari con una copertura a falsa volta e un passaggio d'entrata diritto rinforzato con pietre. Spesso insieme alla sepoltura del morto posavano pugnali o qualche altro tipo di equipaggiamento militare. La nobiltà era frequentemente seppellita con maschere d'oro, tiare, armature e armi ingemmate. I micenei venivano sepolti in posizione seduta, e qualche deceduto della classe nobile era sottoposto alla mummificazione.
Intorno al 1100 a.C. la civiltà micenea collassò. Numerose città furono saccheggiate e la regione entrò in ciò che gli storici vedono come un'età buia. Durante questo periodo la Grecia ebbe un declino di popolazione e di alfabetizzazione. I greci stessi hanno tradizionalmente dato colpa di questo declino a un'invasione di un'altra ondata di popolazioni di stirpe greca, i Dori, sebbene vi sia scarsa evidenza archeologica sotto questo punto di vista.
Arte Greca
L'esaurimento dello stile geometrico lasciò aperta la via a nuove influenze dal Vicino Oriente; nella ceramografia greca i modelli provenivano da arti maggiormente sviluppate presso quelle popolazioni come la lavorazione di metalli, avori e forse tessuti, le quali mischiavano tradizioni ittite, assire, egiziane ed erano diffuse nel nord della Siria. Il nuovo stile si sviluppò dal 725 a.C. con l’importazione di una nuova gamma di motivi animalistici come sfingi, grifoni, leoni, etc., o vegetali, come fiori di loto e rosette, con un più libero uso di elementi curvilinei e un più organico senso della forma.
Pittura a risparmio e incisione ravvivarono la silhouette geometrica, animali e scene narrative furono gli ambiti principali di applicazione. L'animal style è lo stile orientalizzante propriamente detto, lo stile del VII secolo a.C. Corinto fu la prima città greca ad adottare e sviluppare questa nuova tendenza, seguendo impulsi provenienti probabilmente dalla Siria; ad Atene, in alcune delle isole Cicladi e a Creta il cambiamento iniziò nel 700 a.C. Lo stile protocorinzio si basava su un elegante stile animalistico a figure nere con pochi ammirabili esempi di figure umane; nel terzo quarto del VII secolo a.C. invase i mercati greci e giunse sino al secondo quarto del VI secolo a.C
Lo stile geometrico
Rispetto ai secoli precedenti il repertorio delle tipologie vascolari aumenta e le forme dei vasi si fanno sempre più articolate e slanciate. anfore e crateri di grandi dimensioni vengono utilizzati come segnacoli per le tombe. Particolarmente ricchi sono i reperti provenienti dal cimitero ateniese del Dipylon. Si pensa che in origine le anfore fossero dedicate alle donne, poiché loro compito era raccogliere l'acqua, mentre i crateri agli uomini, che mescevano il vino.
Nella decorazione si sviluppano coerentemente le premesse elaborate nella ceramica protogeometrica attica. Il meandro riempito a tratteggio diventa il motivo decorativo più tipico, accompagnandosi a triangoli, rombi, motivi a zig zag, denti di lupo, scacchiere, reticoli. Nei riquadri si inseriscono svastiche e rosette geometriche a quattro foglie. Le fasce orizzontali decorate si fanno sempre più numerose e fitte, fino a ricoprire l'intera superficie del vaso, mentre vanno riducendosi fino a scomparire le superfici monocromatiche a vernice nera.
I motivi decorativi si arricchiscono di elementi figurati, in particolare figure umane[1] e cavalli. I soggetti figurati sono rappresentati da scene fuenrarie (il compianto con l'esposizione del corpo del defunto, o pròthesis, e il trasporto del defunto sul carro funebre, o ekphorà), ma anche scene di duelli o battaglie in mare e sulla terra ferma. Le figure umane, dipinte a silhouette nera, sono allineate, a volte in file sovrapposte, mentre tutti gli spazi vuoti sono riempiti con ornati geometrici. Il torso è raffigurato di prospetto, a forma di triangolo e con braccia filiformi variamente disposte nei gesti; le gambe sono rese invece di profilo e progressivamente assumono forme più realistiche e articolate; la testa è rappresentata da una macchia nera con sporgenze per il naso o il mento. Gli scudi (noti appunto come "scudi Dipylon") sono raffigurati con due mezzelune unite da un sottile tratto, riprendendo in forma astrattamente geometrica la forma del grande scudo miceneo bilobato, che in seguito scompare a favore dello scudo rotondo. Oltre ai cavalli compaiono uccelli o cervi e capri, tutti ridotti a forme essenziali e schematiche, disposti in lunghe file, come semplici ornati.
Stile Orientalizzante
Il tempio greco
La pianta del tempio
Il tempio dorico
Le caratteristiche peculiari del tempio dorico sono:
il basamento del tempio (crepidoma o stereobates) su cui poggiano direttamente le colonne; il piano su cui poggia la colonna viene chiamato stylobates;
la colonna (stylos):
che manca sempre della base, a differenza degli altri stili che ne possiedono una;
che è poco slanciata e si assottiglia lievemente ma in modo regolare (rastremazione) man mano che procede verso l'alto per raggiungere il capitello; presenta inoltre un lieve rigonfiamento a circa un terzo dell'altezza chiamata entasis;
che è composta generalmente da rocchi di forma grossomodo cilindrica sovrapposti l'uno all'altro, segnati sempre da larghe scanalature (che possono variare nel loro numero), eseguite solo dopo la sovrapposizione dei rocchi;
sulla cui cima si trova il capitello, quest'ultimo composto da un elemento circolare convesso o tronco-conico (echìno) (che nel corso del tempo si è andato evolvendo appunto da una forma a profilo tondo ad una più troncoconica) e da un blocco a forma di parallelepipedo a base quadrata (àbaco o dado) postovi sopra;
la trabeazione costituita da:
l’architrave formato da una fila di grandi blocchi lisci posti senza soluzione di continuità sopra le colonne;
il fregio, della stessa altezza e lunghezza dell'architrave, posto al di sopra di quest'ultimo e costituito ad intervalli regolari da un'alternanza di metope e triglifi, questi ultimi con guttae (gocce) pendenti, piccoli elementi decorativi di forma cilindrica o tronco-conica;
Resti di stuccatura sulle colonne del Tempio E a Selinunte;
il frontone, di forma triangolare, formato da una cornice aggettante che inquadra una superficie muraria triangolare chiamata timpano; la cornice è formata da: un elemento orizzontale (ghèison orizzontale) decorato sulla superficie inferiore con basse tavolette (mutuli) ornate da più file di guttae; e da due altri elementi inclinati convergenti con una parte più sporgente (ghèison obliquo o sima) ai quali si appoggiavano le tegole di copertura del tetto e che erano ricoperti da terrecotte decorative dipinte.
Il tempio ionico
L’apparizione del tempio ionico, il più antico dei quali sembra essere il II Heraion di Samo, è databile intorno alla metà del VI secolo a.C. Oltre alla forma, più leggera e slanciata del tempio dorico, si caratterizza per alcuni elementi innovativi:
la colonna: più slanciata rispetto a quella dorica, è munita di base (formata da due tori separati da una gola o scozia o trochilo), con scanalature intervallate da listelli piani e con capitello a volute
Il capitello presenta degli ovoli nell'echino e nell'abaco ci sono delle decorazioni.
l’architrave: suddivisa orizzontalmente in tre fasce, ciascuna aggettante (sporgente) verso l'esterno rispetto a quella inferiore, e coronata superiormente da modanature
il fregio: continuo e scolpito con bassorilievi la cornice: decorata con dentelli.Esempi di templi ionici, testimoniati soprattutto nelle città greche dell’Asia Minore, sono il Tempio di Atena Nike sull’Acropoli, il tempio di Artemide ad Efeso, quello di Atena Poliade a Priene, ed il gigantesco tempio di Apollo a Dydyma, presso Mileto.
L'età classica greca
http://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_greco
L’età classica è quel periodo di grande floridezza economica e tranquillità politica che va dagli ultimi decenni del V fino alla fine del IV secolo a.C. nel quale si avvia una lunga fase ellenizzante che vede decadere la supremazia ateniese ed emergere come unica protagonista la città di Taranto, impegnata a conquistare tutto l’entroterra apulo che aderisce pian piano alle ideologie e alla cultura greca.Il V secolo a.C. è considerato un periodo di grande crisi per il mondo indigeno. Infatti la prima metà di esso è contraddistinta da una conflittualità notevole tra Taranto da una parte e gli Iapigi dall’altra che culminerà nella grande sconfitta subita dai Greci nel 473 a.C. da parte di una coalizione di forze iapigio-messapiche. Questi eventi hanno avuto ripercussioni negli abitati apuli, in alcuni dei quali si è interrotta bruscamente la vita, oltre che nei rapporti commerciali con i Greci. Dagli ultimi decenni del V secolo, invece, si nota una netta ripresa della vita degli insediamenti, fondati su una fiorente economia essenzialmente agricola, e l’inizio di una fase che vede Taranto, ormai liberatasi della concorrenza di Metaponto, come unico centro di diffusione dei prodotti ellenici.
Così vengono esportati non solo manufatti, ma anche credenze religiose e riti di tipo greco. Giungono nell’entroterra apulo ceramiche a figure rosse, attiche e poi italiote, prodotte in numerose botteghe di ceramisti locali, distribuite nei maggiori centri della Lucania e dell’Apulia preromana, che
raggiungono livelli artistici assai notevoli. Le città si cingono di grosse fortificazioni, come le mura megalitiche di Altamura, che chiudono al loro interno anche ampi spazi riservati al sostentamento di esse in caso di assedi, secondo il modello urbano greco. Mutano profondamente anche le usanze funerarie che aderiscono all'ideologia ellenica.
Il partenone
http://www.altamura.cchnet.it/percorsi-di-visita/leta-classi
Il Partenone (in greco antico Παρθενών, Parthenṓn, in greco moderno Παρθενώνας, Parthenṓnas) è un tempio greco, octastilo, periptero di ordine dorico dedicato alla dea Atena, che sorge sull'Acropoli di Atene.
Questo tempio è il più famoso reperto dell'antica Grecia; è stato lodato come la migliore realizzazione dell'architettura greca classica e le sue decorazioni sono considerate alcuni dei più grandi elementi dell'arte greca. Il Partenone è un simbolo duraturo dell'antica Grecia e della democrazia ateniese e rappresenta senz'altro uno dei più grandi monumenti
I bronzi di Riace
http://it.wikipedia.org/wiki/Partenone
I Bronzi di Riace sono due statue bronzee di dimensioni leggermente superiori al vero (altezza: 205 cm e 198 cm), di provenienza greca o magnogreca o siceliota, databili al V secolo a.C. circa e pervenute in eccezionale stato di conservazione.
Le due statue – rinvenute nel 1972 nei pressi di Riace, in provincia di Reggio Calabria – sono considerate tra i capolavori scultorei più significativi dell'arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell' età classica. Le ipotesi sulla provenienza e sugli autori delle statue sono diverse, ma non esistono ancora elementi che permettano di attribuire con certezza le opere ad uno specifico scultore.
I Bronzi di Riace presentano una notevole elasticità muscolare essendo raffigurati nella posizione definita a chiasmo. In particolare il bronzo A appare più nervoso e vitale, mentre il bronzo B sembra più calmo e rilassato. Le statue trasmettono una notevole sensazione di potenza, dovuta soprattutto allo scatto delle braccia che si distanziano con vigore dal corpo. Il braccio piegato sicuramente sorreggeva uno scudo, l’altra mano certamente impugnava un’arma. Il bronzo B ha la testa modellata in modo strano, appare piccola perché consentiva la collocazione di un elmo corinzio. Il braccio destro e l’avambraccio sinistro della statua B hanno subito un'altra fusione, probabilmente per un intervento di restauro antico.
Lo studio dei materiali e della tecnica di fusione rivela comunque una certa differenza tra le due statue, che secondo alcuni potrebbero essere attribuite ad artisti differenti o realizzate in epoche distinte oppure da uno stesso artista in luoghi differenti.
A seguito del restauro terminato nel 1995, il materiale interno ai Bronzi ha rivelato la tecnica usata per realizzare la forma delle due statue. Si è capito che, intorno al simulacro iniziale, il modello finale (prima del perfezionamento nei dettagli con la cera), fu realizzato sovrapponendo varie centinaia di strisce d’argilla, rese facili da manipolare perché vi erano stati mescolati peli d’animali. Era questo un modo di lavoro particolarmente difficile e lento, che però alla fine riusciva a far crescere nel modo voluto le masse del corpo e dei muscoli, come dimostrano le stratificazioni concentriche dell’argilla trovata nelle gambe e nel torace dei due Bronzi. Il materiale, argilla costituita da prodotti di disgregazione di rocce calcaree, recuperato dall’interno delle statue durante l’ultimo restauro (quasi 60 kg per statua), è stato conservato per essere a futura disposizione per approfondimenti tecnici.
http://it.wikipedia.org/wiki/Bronzi_di_Riace
L'acropoli di Atene
L'Acropoli di Atene si può considerare la più rappresentativa delle acropoli greche. È una rocca, spianata nella parte superiore, che si eleva di 156 metri sul livello del mare sopra la città di Atene. Il pianoro è largo 140 m e lungo quasi 280 m. È anche conosciuta come Cecropia in onore del leggendario uomo-serpente Cecrope, il primo re ateniese.
L'Acropoli è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1987.
Discobolo e Doriforo
l Doriforo (Δορυφόρος, "portatore di lancia" in greco antico) è una scultura marmorea databile dal I secolo a.C. al I secolo d.C. circa, conservata presso il museo archeologico nazionale di Napoli.
La scultura è la miglior copia romana di un originale Doriforo bronzeo di età classica, eseguito da Policleto e databile intorno al 450 a.C..
Il doriforo
Il discobolo
http://it.wikipedia.org/wiki/Doriforo
Il Discobolo è una scultura realizzata intorno al 455 a.C. (periodo tra preclassico e classico) da Mirone. La statua originale era in bronzo, oggi è nota solo da copie marmoree dell'epoca romana, tra cui la migliore è probabilmente la versione Lancellotti (h. 124 cm) nel Museo nazionale romano, sezione di Palazzo Massimo alle Terme.
http://it.wikipedia.org/wiki/Discobolo
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