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Novella di madonna Filippa (VI, 7)

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by

Asja Vanni

on 18 March 2014

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Transcript of Novella di madonna Filippa (VI, 7)


"Madonna Filippa dal marito
con un suo amante trovata,
chiamata in giudicio, con una pronta
e piacevol risposta sé libera
e fa lo statuto modificare"
Rubrica
La trama
Prato
Filippa si reca dunque in tribunale.
Il magistrato la vede bellissima e con un comportamento alto e dignitoso è tuttavia obbligato a contestarle l'accusa di adulterio.
Filippa ribatte con voce calma e piacevole, confermando di essere l'amante di Lazzarino. Inoltre afferma che le leggi sono valide solo se uguali per tutti e se trovano il consenso della popolazione a cui sono rivolte.
I temi
l'uguaglianza di donne e uomini riguardo la morale sessuale.




Viene anche introdotto il motivo della capacità sessuale maschile che è inferiore a quella femminile, per cui è quasi inevitabile che una donna abbia molti amanti; il tema tornerà nella commedia e nella poesia di argomento amoroso del Cinquecento.
VI,7
Monna Filippa
Siamo a Prato; una nobildonna di nome madonna Filippa, bella e sposata con un certo Rinaldo de' Pugliesi, viene sorpresa dal marito in compagnia di Lazzarino de' Guazzagliotri, nobile giovane pratese del quale lei è innamorata essendone ricambiata.
Il primo impulso di Rinaldo è quello di uccidere i due amanti, poi però decide di appellarsi alla legge per far giustiziare la moglie adultera.
Il tribunale, affollato dai Pratesi, i quali approvano a gran voce la risposta pronta ed efficace di Filippa: la folla chiede che la legge venga modificata, in modo che sia condannata solo la moglie che tradisce il marito per denaro.
Filippa viene dunque assolta.
La figura di Filippa ricorda quella di Ghismunda(IV, 1) quando afferma di avere gli stessi diritti sessuali del marito; la novella amplia il tema della Giornata

I Pugliesi e i Guazzagliotri, cui appartengono il marito e l'amante di Filippa, erano fra le famiglie più cospicue della città di Prato.
Afrodite
Nella mitologia latina è identificata con Venere assumendo il carattere di protettrice dell'amore coniugale oltre che protettrice della vegetazione e della primavera , della grazia e della bellezza.
Venere
Sandro Botticelli, La nascita di Venere
Afrodite è una delle poche divinità del Pantheon greco ad essere sposata, ma spesso infedele con il marito.
"E durante questo statuto avvenne che una gentil donna e bella e oltre ad ogn’altra innamorata, il cui nome fu madonna Filippa, fu trovata nella sua propria camera una notte da Rinaldo de’ Pugliesi suo marito nelle braccia di Lazzarino de’ Guazzagliotri"
"Madonna, come voi vedete, qui è Rinaldo vostro marito, e duolsi di voi, la quale egli dice che ha con altro uomo trovata in adulterio; e per ciò domanda che io, secondo che uno statuto che ci è vuole, faccendovi morire di ciò vi punisca; ma ciò far non posso, se voi nol confessate, e per ciò guardate bene quello che voi rispondete, e ditemi se vero è quello di che vostro marito v’accusa."
"Messere, egli è vero che Rinaldo è mio marito, e che egli questa notte passata mi trovò nelle braccia di Lazzarino, nelle quali io sono, per buono e per perfetto amore che io gli porto, molte volte stata; né questo negherei mai; ma come io son certa che voi sapete, le leggi deono esser comuni e fatte con consentimento di coloro a cui toccano. Le quali cose di questa non avvengono, ché essa solamente le donne tapinelle costrigne, le quali molto meglio che gli uomini potrebbero a molti sodisfare; e oltre a questo, non che alcuna donna, quando fatta fu, ci prestasse consentimento, ma niuna ce ne fu mai chiamata; per le quali cose meritamente malvagia si può chiamare."
"Eran quivi a così fatta essaminazione, e di tanta e sì famosa donna, quasi tutti i pratesi concorsi, li quali, udendo così piacevol risposta, subitamente, dopo molte risa, quasi ad una voce tutti gridarono la donna aver ragione e dir bene; e prima che di quivi si partissono, a ciò confortandogli il podestà, modificarono il crudele statuto e lasciarono che egli s’intendesse [7] solamente per quelle donne le quali per denari a’ lor mariti facesser fallo."
All'amore è ispirata la maggior parte delle novelle del Decameron. Tre intere giornate (III, IV e V) sono dedicate a questo tema. L'associazione donne - amore è esplicita fin dall'inizio, come è esplicita la volontà dell'autore di mettersi dalla loro parte.

Le premesse teoriche di tale scelta sono enunciate sempre nell'Introduzione alla IV giornata:
«gli altri e io che vi amiamo naturalmente operiamo; alle cui leggi, cioè della natura, voler contrastare troppo grandi forze bisognano, e spesse volte non solamente invano, ma con grandissimo danno del praticante si adoperano»
.
Secondo Boccaccio, l'amore è inoltre un bene e un valore in sé, a prescindere dagli effetti virtuosi di elevazione morale attribuitigli dalla concezione cortese e stilnovistica a quella drammatica in Petrarca.
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