Loading presentation...

Present Remotely

Send the link below via email or IM

Copy

Present to your audience

Start remote presentation

  • Invited audience members will follow you as you navigate and present
  • People invited to a presentation do not need a Prezi account
  • This link expires 10 minutes after you close the presentation
  • A maximum of 30 users can follow your presentation
  • Learn more about this feature in our knowledge base article

Do you really want to delete this prezi?

Neither you, nor the coeditors you shared it with will be able to recover it again.

DeleteCancel

GIOVANNI GENTILE

No description
by

ester sciacca

on 22 November 2017

Comments (0)

Please log in to add your comment.

Report abuse

Transcript of GIOVANNI GENTILE

GIOVANNI GENTILE
Elementi della Riforma del 1923
La Riforma Gentiliana innalza l’obbligo scolastico a 14 anni ed istituisce la scuola elementare a ciclo unico. Una volta terminata la prima fase di studi, l’allievo si trova davanti a quattro strade: il ginnasio, quinquennale, che dava l’accesso ai Licei, unica via per l’Università; l’istituto tecnico ; l’istituto magistrale, destinato alla preparazione dei maestri di scuola elementare; la scuola complementare di avviamento professionale, triennale, al termine della quale non era possibile iscriversi ad alcun’altra scuola. Dal punto di vista delle materie, Gentile introduce lo studio della religione Cattolica nella scuola primaria, poiché utile a creare un minimum di spirito intellettuale nelle masse popolari. Nei Licei, invece, compare la Filosofia, affinché le nuove leve della futura classe dirigente fossero dotate di un elevato bagaglio culturale e ideale.
Che tipo di Scuola?
Il concetto fondante l’azione Gentiliana è quello secondo cui gli studi, specie quelli secondari, devono essere “Aristocratici, nell’ottimo senso della parola: studi di pochi, dei migliori […] cui l’ingegno destina di fatto, o il censo e l’affetto delle famiglie pretendono destinare al culto de’ più alti ideali umani. La limitazione delle iscrizioni è propria delle scuole di cultura e risponde alla necessità di mantenere alto il Livello di dette scuole chiudendole ai deboli e agli incapaci”
E’ quindi una scuola classista, borghese, censitaria, che preclude alla gran parte del popolo l’accesso all’istruzione secondaria ed all’Università, quella partorita dalla mente del filosofo siciliano.
I motivi della Riforma
Ma è ciò che Mussolini, nel 1923, vuole:

“Sono cinquant’anni che si dice che la scuola va riformata e che la si critica in tutti i modi: si è gridato in mille toni che bisogna rendere finalmente la scuola seria, formativa dei caratteri e degli uomini. Il Governo fascista ha bisogno della classe dirigente.. Non posso improvvisare i funzionari in tutta l’amministrazione dello Stato: tutto ciò deve venirmi a grado a grado, dalle Università […] Non è più il tempo in cui si poteva essere impreparati. Appunto perché siamo poveri ed ultimi arrivati, dobbiamo armare potentemente la nostra intelligenza. È quindi necessario che gli studenti studino sul serio se si vuol fare l’Italia nuova. Ecco le ragioni profonde della riforma Gentile: di quella che io chiamo il più grande atto rivoluzionario osato dal Governo fascista in questi mesi di potere.”
La fascistizzazione della scuola
1. La riforma Gentile, lungi dal rappresentare una semplice operazione di ingegneria scolastica, mira a ridefinire le finalità della scuola e il suo ruolo nella società, secondo una visione certo elitaria, ma non per questo riconducibile all’ideologia fascista, se non per un drastico rafforzamento dell’intero ordinamento gerarchico.
2. Nella Riforma vive la consapevolezza del pensiero liberale e liberista che l’assetto costruito dalla borghesia sia quello naturale: destinato a essere tutelato come la società storicamente compiuta. Le “poche scuole ma scuole” sono quelle destinate alla formazione della “classe dirigente” di una tale società.
Il fascismo cercò - prima con la sua strategia dei “ritocchi”, poi con la “Carta della Scuola” di adeguare la Riforma alle proprie esigenze socio-politiche
senza per questo riuscire a modificarne l’impianto generale.
Durante la crisi Matteotti (10 giugno – 16 agosto 1924) Mussolini accetta le dimissioni di Gentile (1° luglio 1924).
La svolta del 1925
Dai ritocchi alla riforma Gentile alla progressiva “fascistizzazione” della scuola
La più fascista delle Riforme
Fin dall’antichità l’educazione della gioventù aveva rappresentato un argomento fondamentale nell’organizzazione dello Stato e della comunità politica


Nominato Ministro della Pubblica Istruzione all’indomani della Marcia su Roma, Gentile si mise subito all’opera per plasmare il modello educativo italiano secondo le proprie teorie: il frutto di tale lavoro è la celebre “Riforma Gentile”, definita da Mussolini, ex maestro elementare, “La più Fascista delle Riforme”.
Che tipo di insegnante?
Per Gentile il maestro era il sacerdote, l’interprete, il ministro dell’essere divino, colui
che incarnava lo spirito stesso e l’allievo allora doveva subordinarsi all’ascolto del
maestro per diventare anche lui spirito, per farsi libero ed autonomo.
Quindi il maestro per trasmettere il sapere non doveva attenersi ad alcuna didattica
programmata, ma affrontare questo compito sulla scorta delle proprie risorse interiori.
Giovanni Gentile
Filosofia, Attivismo, Riforma scolastica
ordinamento gerarchico e centralistico

Con i regi decreti
adottati nel 1923 per la riforma della scuola e dell’Università: «Vengono abolite le
rappresentanze elettive; i presidi delle scuole secondarie, i rettori, i presidi di facoltà, i
direttori d’Istituto, i componenti del Senato accademico sono tutti nominati dall’alto. A capo di ogni Istituto è un preside che lo governa con il Collegio dei professori. I presidi (cui è
attribuita una indennità di carica) sono scelti dal ministro tra i professori ordinari con almeno 4 anni
di servizio. Dalla scelta sono escluse le donne.
Dopo il delitto Matteotti si voleva fare della scuola un canale di
trasmissione delle idee e dei principi del fascismo.
Per proseguire in questo scopo in modo totalitario, non solo si adottò il libro di testo
unico di Stato per le elementari nel 1928 ma tutti i libri di testo delle altre scuole furono
adeguati secondo le direttive del governo, infine fu imposto l’obbligo del giuramento di
fedeltà al regime dapprima ai maestri elementari, poi ai professori medi e nel 1931
anche a quelli universitari.

La riforma Gentile viene varata a circa un anno dalla marcia su Roma, quando il fascismo non ha ancora assunto le vesti di regime che indosserà dopo il delitto Matteotti (10 giugno 1924).
La riforma si attua in una situazione segnata ancora dal rispetto formale delle norme dello Statuto Albertino e del sistema parlamentare.
La genesi della riforma Gentile non può essere ricondotta strictu sensu all’affermazione del
fascismo. Le radici ideologiche e culturali della riforma affondano nel terreno del liberalismo e del neoidealismo italiani.
Benedetto Croce, ministro della P. I. nell’ultimo governo Giolitti (1920-21), non era riuscito a
portare a termine la riforma scolastica. Il suo progetto viene rielaborato, esteso e poi condotto in porto da Giovanni Gentile, ministro della P. I. nel primo governo Mussolini (1922).

Con l'avvento del fascismo lo slogan “poche scuole ma scuole”, che Croce, Gentile e Salvemini
avevano già lanciato prima della guerra, trova il clima adatto per una sua rapida applicazione.
Le radici della Riforma
La Carta della Scuola del 1939
Il 19 gennaio 1939 Giuseppe Bottai, ministro dell’Educazione nazionale, fa approvare dal
Consiglio nazionale del fascismo la “Carta della Scuola”, che mira a essere la “riforma della riforma Gentile”.
Si passa a una visione compiutamente populista e fascista del rapporto tra scuola e società, unasocietà non più solo contadina, ma ormai segnata da precise spinte di modernizzazione.
“Il fine della presente riforma é quello di trasformare
la scuola, che è stata finora possesso di una società
borghese, in scuola del popolo fascista e dello Stato
fascista : del popolo che possa frequentarla; dello
Stato che possa servirsene per i suoi quadri e per i
suoi fini”
Giuseppe Bottai
La filosofia e la pedagogia in Gentile
La pedagogia di Gentile (ma anche di Lombardo Radice) si pone come superamento della pedagogia positivista, considerata tutto il male possibile.

La tesi di fondo è che lo Spirito è alla base dell'educazione da cui discendono conseguenze importanti che arrivano a dare il primato alla filosofia con la conseguente cancellazione
lla pedagogia come scienza autonoma.




Dice Gentile [18]:

Se l'educazione è lo sviluppo dello spirito e lo sviluppo dello spirito è l'oggetto proprio della filosofia, la pedagogia, in quanto scienza, non è se non la filosofia. (...)
I problemi educativi sono tutti problemi filosofici perché sono problemi dello spirito. La filosofia stessa diventa pedagogia e la forma scientifica dei singoli problemi pedagogici diventa filosofia.
Queste dichiarazioni di principio si uniscono con le importanti novità dell'attivismo pedagogico. Tre sono i momenti dell'atto educativo dello spirito. Quello estetico che, lungi dal prevedere una particolare disciplina, si esplica nella lettura di classici, nella liberazione dalle regole della grammatica, nella lettura libera, nell'abolizione dei tempi imposti, nella spontaneità del disegno, ... Quello religioso, poiché Religione e Filosofia hanno lo stesso oggetto e cioè la Verità. Attraverso la religione è possibile guidare il fanciullo alla comprensione dell'Assoluto. Quello filosofico, che rappresenta la pienezza dello spirito, che solo una minoranza privilegiata per superiori doti intellettuali può raggiungere. E' il farsi tipico degli idealisti: per Gentile, la libertà può esistere solo se si è nella pienezza della vita spirituale e tale pienezza si raggiunge solo con la filosofia. Nella pratica, poiché la filosofia è solo per pochi eletti, quelli che hanno l'opportunità di utilizzare la palestra intellettuale del Liceo Classico, solo quelli sono liberi e comunque, solo a quelli può essere concessa la libertà. L'autorità dell'educatore diventa la libertà dell'alunno. Dice infatti Gentile [18]:
noi siamo insegnanti; dobbiamo plasmare anime; non è lecito serrarci dinanzi la porta delle anime, in cui ci spetta di entrare, per il vano rispetto alla cosiddetta libertà degli alunni. La libertà degli alunni è (...) inammissibile.
La nascita dell'Opera Nazionale Balilla
Carta della scuola
minuto 10-16

Nacque così nel 1926 l’Opera Nazionale Balilla per provvedere alla “educazione fisica e morale della gioventù” . Essa dipendeva direttamente dal Partito fascista.
La finalità ginnico-militare, con le sue applicazioni educative tipiche rispettivamente della disciplina agonistica e di quella delle armi, valida per i maschi, per le donne in età evolutiva si trasformava in un fine “eugenetico”: conferire grazia e forza alle future madri, così che i figli fossero fin dalla nascita disponibili a divenire presto dei buoni fascisti (“la maternità si addice alla donna, come la guerra all’uomo”).
Uno degli aspetti che i fascisti andavano ormai rimproverando a Gentile era di aver trascurato l’educazione fisica come strumento essenziale di formazione del coraggio e della forza militare. Emergeva insomma sempre più chiaro che Gentile aveva tentato di migliorare la formazione dell’élite, trascurando o peggio mal calcolando le componenti di educazione di massa, indispensabili per la diffusione del fascismo
LOMBARDO RADICE
http://www.indire.it/patrimoniostorico/mostra-virtuale-lombardo-radice/
Full transcript