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Copy of Tettonica a Zolle

Il nostro primo prezi
by

andy bozzolyno

on 5 June 2013

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Transcript of Copy of Tettonica a Zolle

Andrea, Camilla, Elena Tettonica a Zolle GRUPPO "TETTONICA a ZOLLE" 2°E La Tettonica a Zolle o Placche, responsabile dei fenomeni Endogeni,
che avvengono all' interno della Terra, è il modello sulla dinamica della Terra,
su cui concordano molti scienziati che si occupano di scienze della Terra. La litosfera terrestre, involucro rigido più esterno, non possiede una struttura continua, ma si presenta fratturata in una ventina di porzioni, le placche o zolle, che galleggiano sulla sottostante astenosfera e si spostano orizzontalmente, trasportando con sé continenti e oceani.
Sono state individuate sette placche principali, aventi grande estensione – pacifica, nordamericana, sudamericana, eurasiatica, africana, indo-australiana e antartica – e un certo numero di placche minori (dette anche microzolle).
Alcune placche sono costituite solo da litosfera oceanica (per esempio, la placca pacifica), altre, invece, sono formate da litosfera sia continentale, sia oceanica (per esempio, la placca africana) e altre ancora sono costituite prevalentemente da litosfera continentale (per esempio, la placca eurasiatica). In geologia, placche litosferiche (o zolle litosferiche) sono calotte sferiche costituite da tutta la crosta e dalla parte superiore (solida) del mantello (insieme viene definito col nome di litosfera), che, galleggiando sull'astenosfera sottostante, coprono come tessere di un puzzle tutta la superficie terrestre, interagendo tra loro lungo delle zone dette margini. Le placche possono essere costituite esclusivamente da litosfera oceanica, oppure sia da litosfera oceanica che continentale. La forma e le dimensioni di una placca non sono fisse nel tempo, ma variano, aumentando le loro dimensioni lungo i margini di accrescimento (dorsali) e diminuendole, fino addirittura a scomparire del tutto nell'astenosfera, lungo i margini di consunzione (zone di subduzione). Le placche, inoltre, non sono ferme in una posizione ma si spostano sulla superficie terrestre, allontanandosi o avvicinandosi reciprocamente, secondo movimenti di rotazione attorno a un proprio asse, detto asse di rotazione della placca, in ossequio al teorema di Eulero. Le placche interagiscono reciprocamente attraverso i margini ed è lungo queste linee di confine instabili che si focalizzano i vari fenomeni endogeni.
A seconda del tipo di interazione che avviene fra due placche, si possono distinguere tre diversi tipi di margine: costruttivi, o divergenti; distruttivi, o convergenti; conservativi, o trascorrenti. La Divisione delle Placche Composizione e variazione delle Placche i Margini delle Placche In corrispondenza dei margini distruttivi o convergenti, la litosfera si consuma e si distrugge, andando in subduzione, cioè immergendosi nella sottostante astenosfera, e contemporaneamente le due placche adiacenti si avvicinano reciprocamente, cioè si scontrano. I fenomeni che si manifestano in seguito allo scontro di due placche sono diversi, a seconda che la collisione coinvolga due placche oceaniche, due placche continentali o una placca oceanica e una continentale. In corrispondenza dei margini conservativi o trasformi, la litosfera non si accresce né si consuma, mentre le placche adiacenti scivolano, scorrono l'una rispetto all'altra generando fratture sia sui continenti, sia sui fondali oceanici, a cui si dà il nome di faglie trasformi e che sono sede di terremoti. Le faglie trasformi si osservano lungo le dorsali oceaniche, che risultano così suddivise in tronconi relativamente corti, scorrenti lateralmente l'uno rispetto all'altro. Le faglie trasformi, che interrompono il percorso delle dorsali, sono scarpate molto ripide, quasi verticali, sedi di frequenti terremoti solamente nel tratto che raccorda i due tronconi della dorsale, in cui l'ipocentro dei terremoti è sempre superficiale e l'energia che essi liberano relativamente bassa.
La più famosa faglia osservabile sulle terre emerse, invece, è quella di San Andreas, in California; faglie di questo tipo, in cui i due margini della faglia si allontanano orizzontalmente in direzioni opposte, sono dette faglie trascorrenti. La faglia di San Andreas è sede di un'intensa attività sismica, manifestatasi più volte nel corso del '900 e causata dagli attriti fra le placche, i quali, a loro volta, generano forti tensioni nelle rocce della litosfera. L.a collisione tra due placche oceaniche provoca la subduzione, quindi la distruzione, della densa litosfera oceanica in pieno oceano; la litosfera si incurva verso il basso, immergendosi nell'astenosfera, secondo un piano inclinato in cui si localizza un'intensa attività sismica, detto piano di Benioff. Scesa nell'astenosfera, la litosfera oceanica comincia a fondere, determinando un'accentuata attività vulcanica.
Come conseguenza della collisione, nei fondali oceanici si formano profonde depressioni, dette fosse oceaniche, e, parallelamente a esse, archi magmatici insulari, cioè fasce di isole vulcaniche originatesi per risalita verso la superficie di magma proveniente dalla fusione della litosfera. Nel loro insieme, le fosse oceaniche e gli archi magmatici insulari costituiscono i cosiddetti sistemi arco-fossa, di cui si trovano numerosi esempi lungo le coste occidentali dell'oceano Pacifico, come la Fossa delle Marianne. La collisione fra due placche continentali non dà luogo a una subduzione, perché, a causa della bassa densità delle rocce che costituiscono la litosfera continentale, nessuna delle due placche collidenti può inserirsi sotto all'altra; la collisione porta a sovrascorrimenti delle due placche, al corrugamento della litosfera e determina, dunque, la formazione di catene montuose, od orogenesi. . In seguito all'attrito fra le due placche, si generano inoltre, nell'area interessata dalla collisione, forti tensioni che causano terremoti. Esempi di catene montuose formatesi in questo modo sono la catena himalaiana (per collisione della placca indiana contro quella eurasiatica) e quelle alpina e appenninica (per collisione della placca africana contro quella eurasiatica). La collisione fra un placca continentale e una oceanica, più densa, fa sì che quest'ultima vada in subduzione, inserendosi sotto la placca continentale e immergendosi nell'astenosfera, secondo il piano di Benioff.
Le conseguenze di questo scontro sono in parte simili a quanto avviene in seguito alla collisione tra due placche oceaniche: la subvencione della placca oceanica forma, infatti, delle profonde fosse oceaniche e sulla placca continentale si origina un arco magmatico, costituito da una serie di vulcani con andamento parallelo alla fossa. Proseguendo la subduzione, però, la placca continentale si corruga e, dietro all'arco magmatico, si forma una catena montuosa, il cui sollevamento continua finché la subduzione è attiva,questa situazione si osserva lungo la costa sudorientale dell'Oceano Pacifico. In corrispondenza dei margini costruttivi o divergenti le due placche si allontanano e si genera nuova crosta terrestre per la solidificazione del magma.
Questi margini generano:
-dorsali medio-oceaniche che sono fasce di crosta oceanica inarcate verso la superficie. Queste sono caratterizzate da fenomeni sismici; da esse fuoriesce magma che allontana le placche adiacenti facendole divergere.
-rift valley continentali che sono depressioni di dimensioni minori rispetto alle dorsali medio-oceaniche, che si aprono nella litosfera continentale. Esse possono determinare la formazione di mari e oceani. La collisione tra due placche oceaniche fa si che la litosfera si immerga nell' astenosfera in un piano inclinato detto "piano di Benioff" dove si localizza una forte attività sismica. La litosfera nell'astenosfera fonde e si determina attività vulcanica. Le conseguenze di ciò sono depressioni oceaniche e fasce di isole vulcaniche generatesi dalla risalita di magma risultato della fusione della litosfera nella sottotante astenosfera. La collisione fra due placche continentali non da' luogo a una subduzione ma ad un sovrascorrimento delle due placche, perchè le roccie sono meno dense, determinando la formazione di orogenesi. Inoltre nell' area dello scontro si generano forti tensioni che causano terremoti. La collisione fra una placca oceanica ed una placca continentale fa si che la placca oceanica vada in subduzione perchè più densa, immergendosi nell'astenosfera secondo il "piano di Benioff".
Le conseguenze sono:
-fosse oceaniche, dalla subduzione della placca oceanica;
-arco magmatico sulla placca continentale formato da vulcani paralleli alla fossa.
Proseguendo con la subduzione la placca continentale si corruga dando inizio ad una orgenesi. In corrispondenza dei margini conservativi o trasformi,le placche adiacenti scorrono l'una contro l'altra generando fratture sia sui continenti che sui fondali oceanici, le faglie trasformi, sede di terremoti. Le conseguenze del movimento delle placche Attività sismica Attività vulcanica Orogenesi:
L'orogenesi è il fenomeno che causa la nascita delle catene montuose. Nell'ambito della teoria della tettonica delle placche le fasce orogeniche vengono localizzate lungo i margini convergenti, in regime tettonico di tipo compressivo. Poiché gli scontri fra placche possono essere di tre tipi, a seconda del tipo di crosta coinvolta nello scontro, nell'ambito di questa teoria si individuano tre diversi modelli orogenetici: orogenesi di arco insulare (crosta oceanica-crosta oceanica), orogenesi di cordigliera (crosta oceanica-crosta continentale), orogenesi di collisione (crosta continentale-crosta continentale).

Le principali orogenesi che sono avvenute in tempi abbastanza remoti e sono:
Orogenesi huroniana, avvenuta nell'era Precambriana
Orogenesi caledoniana, avvenuta nell'era Paleozoica
Orogenesi ercinica, avvenuta nell'era Paleozoica
Orogenesi alpina, orogenesi tuttora in corso. La deriva dei continenti:
Attraverso una serie di prove, il meteorologo tedesco Alfred Wegener formulò, nel 1915, la teoria della deriva dei continenti: secondo questa teoria, circa 240 milioni di anni fa tutte le terre emerse si sarebbero trovate riunite in un unico grande blocco, un supercontinente chiamato Pangea, circondato da un unico oceano detto Panthalassa. In seguito, circa 180 milioni di anni fa, la Pangea si sarebbe divisa in due grandi parti: a nord, la Laurasia, costituita dalle attuali porzioni del Nord America, della Groenlandia, dell'Europa e dell'Asia; a sud, il Gondwana, invece formato dal Sud America, dall'Africa, dall'India, dall'Australia e dall'Antartide; questi due grossi blocchi, separati da un oceano chiamato Tetide, si sarebbero poi successivamente divisi e progressivamente allontanati l'uno dall'altro, "andando alla deriva" e originando gli attuali continenti.
Wegener riteneva che i continenti, formati di materiale relativamente poco denso, galleggiassero come zattere su un involucro fluido sottostante di materiale più denso.
Esiste una continuità fra le rocce che si trovano lungo le coste dei continenti sudamericano e africano, attualmente separati dall'oceano Atlantico, e ciò ne testimonierebbe un'origine comune, a cui avrebbe seguito la loro separazione.
L'analisi di rocce sedimentarie rinvenute in alcune aree del pianeta indica che esse si sono originate in zone con climi diversi da quelli propri delle latitudini a cui ora si trovano; quest'apparente contraddizione si può spiegare ammettendo che i continenti non siano sempre stati alle latitudini attuali, ma che si siano spostati.
Esistono notevoli affinità tra i fossili di organismi terrestri ritrovati sulle due coste dell'oceano Atlantico. Approfondimento Approfondimento Approfondimento Approfondimento Approfondimento FINE SPERIAMO CHE VI SIA PIACIUTO In corrispondenza dei margini costuttivi o divergenti si genera nuova crosta terrestre per solidificazione di magma che risale dalla sottostante astenosfera e, nello stesso tempo, le due placche adiacenti divergono fra loro, allontanandosi a una velocità che può essere anche di qualche centimetro all'anno.
I margini costruttivi generano:
-Le dorsali medio-oceaniche sono rilievi sottomarini, fasce di crosta oceanica inarcate verso la superficie, più o meno fratturate. La cresta della dorsale è caratterizzata da fenomeni sismici ed è segnata da un solco longitudinale, il rift, largo qualche decina di chilometri e profondo alcune centinaia di metri, da cui fuoriesce in continuazione un magma fluido e molto caldo, di natura basaltica. Questo magma man mano solidifica, formando una nuova crosta terrestre e allontanando le placche adiacenti, che divergono rispetto alla posizione originaria con velocità che vanno dai 2 ai 10 cm/anno; esso, inoltre, può effondere in superficie, raffreddarsi e solidificarsi immediatamente, formando blocchi di lava di forma arrotondata a cui si dà il nome di lava a cuscino, o "a pillow", che rotolano per brevi tratti nei pressi della zona di emersione. Le dorsali medio-oceaniche sono interrotte e suddivise in segmenti distinti (disposti trasversalmente rispetto alla cresta della dorsale) da fratture dette faglie trasformi. Sul fondo degli oceani Atlantico, Indiano, Antartico e Pacifico, del mare di Norvegia e del mare Artico si snoda senza soluzione di continuità un sistema di dorsali lungo oltre 80 000 km. Una delle più famose è la dorsale medio-atlantica, che si eleva per circa 2500-3000 m al di sopra delle adiacenti piane abissali e provoca l'allontanamento delle zolle nordamericana e sudamericana da quelle eurasiatica e africana, con conseguente espansione dell'oceano Atlantico; in alcuni punti, la dorsale medio-atlantica affiora, dando così origine a isole vulcaniche quali l'Islanda e le Azzorre;
-Le rift valley continentali sono depressioni più piccole e meno profonde delle dorsali oceaniche, che si aprono nella litosfera continentale; esse possono essere occupate da laghi tettonici e determinare successivamente la formazione di nuovi mari e oceani in seguito all'ingresso, parziale e intermittente, delle acque marine nella depressione.
L'esempio più conosciuto è quello che si estende con direzione nord-sud in Africa orientale, detto Great Rift Valley, in cui sono attualmente osservabili i laghi tettonici di Turkana, Mobutu, Tanganica e Malawi.
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