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DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE - LABORATORIO DI MEDIA EDUCATION

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Enrico Pastore

on 17 June 2014

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Transcript of DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE - LABORATORIO DI MEDIA EDUCATION

(DG1) DIDATTICA GENERALE 1
(DS) DIDATTICA SPECIALE
(DGD2) DIDATTICA GENERALE 2
(EC) LE EMOZIONI IN CLASSE
(Com-Ed) LA COMUNICAZIONE EDUCATIVA
(PSp-D) PEDAGOGIA SPERIMENTALE
(PS) PEDAGOGIA SPECIALE
(Laboratorio ME 1) - LABORATORIO DI MEDIA EDUCATION 1
La presenza in classe di alunni con BES innesca dinamiche emozionali che coinvolgono non solo l’intero consiglio di classe ma soprattutto la classe stessa, pertanto passando alle lezioni della
DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE
LABORATORIO DI MEDIA EDUCATION

Prof. ssa Loiodice
definiamo subito che la Didattica è quella scienza della formazione finalizzata a mettere in comunicazione I SAPERI DISCIPLINARI con I NOSTRI STUDENTI all’interno di un contesto formativo quale è LA SCUOLA, tutto ciò avviene attraverso le tecniche metodologico-didattiche adottate dai docenti, ovvero quelle individualizzate, quelle di gruppo, quelle tradizionali, quelle relative ai nuovi media, dell’informazione e della comunicazione.
In particolare LA DIDATTICA GENERALE mira a ottimizzare sia l’hardware strutturale dei singoli plessi scolastici (gli spazi, i tempi, le regole, gli strumenti) sia il software curricolare (ovvero l’osservazione-conoscenza dell’allievo, la programmazione educativa e didattica). La didattica disciplinare, a sua volta, mira a ottimizzare l’insegnamento e l’apprendimento delle singole materia del curricolo: la didattica della matematica, delle scienze, ecc.
Per ciò che riguarda le competenze professionali, gli obbiettivi che ogni insegnante deve raggiungere sono riasunti in quattro livelli di competenze culturali, didattiche e di scienze dell’educazione:
1) competenze teoriche (il cosa “sapere”)
2) competenze operative (il cosa “saper-fare”),
3) competenze interazionali (il come “sapere-stare”con gli altri)
4) competenze deontologiche (il come valorizzare la “singolarità” del soggetto-persona)

Prof.ssa Perla
che illustra chiaramente la nascita della didattica, dal greco didakticós, l’origine etimologica e storica del termine.
Possiamo dire che con Comenio, padre fondatore della pedagogia moderna, nasce la Didattica come teoria del metodo perché è con la riflessione di tale Autore che emerge per la prima volta il problema del come s’insegna.
Infatti Comenio si rivolse ai lettori dell’epoca (Didactica magna,1640) dicendo
<< Didactica docendi artificium sonat: per didattica s’intende l’arte d’insegnare >>.
Pertanto la Didattica è un sapere di sintesi, con una sua autonomia di indagine.
Egli riteneva che solo attraverso l’educazione l’uomo potesse dispiegare le sue piene potenzialità e condurre una vita armoniosa
.
(PSp) PEDAGOGIA SPERIMENTALE
Prof. Limoni
richiamo il concetto di ricerca in educazione, ovvero riflettere sul fatto educativo, sia sul piano teorico, sia sul piano storico comparativo e sia sul piano descrittivo sperimentale.
Quest’ultimo riguarda la pedagogia sperimentale, scientifica, metodologia della ricerca pedagogica, metodologia della ricerca educativa.
Prof. Paparella
“DOCIMOLOGIA”
A scuola quando occorre
fare un progetto, per farlo approvare,
per prima cosa si spiega: l’esigenza cui
occorre dare risposta, l’analisi dei procedimenti
fatturali, l’analisi dei procedimenti storici e in fine dettagliare la giustificazione del problema.
Pertanto le parti di un progetto sono rispettivamente:
l’analisi dei fatti;
l’esperienza;
la bibliografia;
l’analisi critica.
Uni
fg

PAS A059
Prof.ssa De Nicolò
che illustra chiaramente l’evoluzione storico-temporale riguardante l’approccio al problema dei bambini impropriamente detti handicappati, ovvero come si sviluppa il processo d’integrazione nei diversi periodi storici e in particolare, come, a partire dal I° Periodo A.C. durante il quale l’educazione non prende in considerazione questi soggetti, bensì, li scartata dal contesto sociale
sino ad arrivare al Rinascimento, in cui si hanno dei segnali positivi di sensibilizzazione verso i bambini con HANDICAP (= deficit + incapacità) attualmente detti “persone con disabilità” come ratificato dalla Convenzione ONU della legge ordinaria n. 7 del 3 marzo 2009.
Per poi giungere nel XX sec., in cui nasce un Approccio Medico Scientifico, con Montessori (1870-1952), laureata in medicina, che ha il merito di essersi occupata dei bambini handicappati e di aver sollecitato l’interesse pedagogico del mondo della scuola.
Prof. CIAMBRONE
A questo punto prima di parlare dei BES è opportuno richiamare il CONTESTO NORMATIVO PER POI ARRIVARE ALLE STRATEGIE INCLUSIVE, perciò parliamo di :
che spiega chiaramente come si è passati dalle classi differenziali ai BES
Il percorso verso l’inclusione scolastica inizia nel 1971 con la Legge n. 118, la quale prevedeva che l’istruzione dell’obbligo dovesse avvenire nelle classi normali della scuola pubblica, salvi i casi con gravi deficienze intellettive o fisiche tali da impedire l’apprendimento o l’inserimento nelle classi normali.
Poi con la L. 571/77 (art. 2 e 7) si indica chiaramente che tali forme d’integrazione devono essere concretizzate con l’inserimento d’insegnanti specializzati.
L'espressione "Bisogni Educativi Speciali" compare per la prima volta in Inghilterra nel Rapporto Warnock, nel 1978, per abolire il termine "handicap" e per sottolineare la necessità di un rinnovamento in ambito pedagogico. Tutti i processi attivati per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità, hanno portato alla legge quadro 104/1992.

Con la Dichiarazione di Salamanca (1994) a distanza di poco dalla entrata in vigore della Legge 104 in Italia, i "Bisogni Educativi Speciali ' sono assunti come definizione a livello internazionale di un ambito educativo che ricomprende disabilità, difficoltà e svantaggio.
Così la Direttiva del 27 dicembre 2012 ha sollecitato "un’interazione tra tutte le componenti della comunità educante, nella prospettiva della "presa in carico" dell'alunno con BES da parte di ciascun docente curricolare e di tutto il team di docenti coinvolto, non solo dall'insegnante per il sostegno".
Prof.ssa Dato
Per una gestione consapevole e attenta di questo aspetto il docente deve acquisire nuove competenze, ovvero:
Organizzare e animare situazioni di apprendimento;
Gestire la progressione degli apprendimenti;
Ideare e far evolvere dispositivi di differenziazione;
Coinvolgere gli alunni;
Lavorare in gruppo;
Informare e coinvolgere i genitori;
Servirsi delle nuove tecnologie;
Partecipare alla gestione della scuola;
Gestire la propria formazione continua;

Pertanto i protagonisti di una scuola delle emozioni sono sempre più l’Insegnante, gli Alunni, la Didattica, le Famiglie e la Società i quali costituiscono il Sistema formativo integrato.
Il docente, come custode dell’apprendimento, deve in maniera responsabile: gestire processi socio-affettivi; saper “ascoltare” e “osservare”; individuare tempestivamente segnali d’allarme e fungere da mediatore.
Le Competenze sociali del docente si riferiscono soprattutto ad abilità comunicative, alla capacità di gestire i conflitti e di risolvere i problemi. Ma soprattutto deve sviluppare competenze prosociali, cioè: Assertività, Abilità cognitive; Empatia e Autocontrollo.
In fine deve:
Sviluppare competenze assertive (problem solving interpersonale)
Individuare soluzioni alternative (pensiero divergente)
Valutare le conseguenze delle soluzioni elencate (pensiero consequenziale)
Evidenziare le soluzioni che presentano maggiori benefici e minori costi (pensiero causale-comparativo)
A questo punto s’inserisce il concetto di
life skills
di cui parla la
Profssa Lopez
ovvero le abilità e le competenze di natura cognitiva, emotiva e interpersonale che è necessario, che il docente, debba apprendere per mettersi in relazione con gli alunni, per affrontare i problemi e le pressioni della vita quotidiana.
Pertanto le Life Skills consistono nel: Problem solving, Empatia, Decisione making, Comunicazione efficace, Pensiero critico e pensiero creativo, Gestione del conflitti e dello stress, Autoconsapevolezza.
Restando nel tema delle competenze, è necessario che i docenti acquisiscano anche competenze digitali, come suggerito dal
Prof. Limone
ma anche abilità che gli permettano di utilizzare con disinvoltura tutti quei strumenti didattici, disponibili sul WEB, un esempio è PREZI l’evoluzione on line del PowerPoint per creare presentazioni originali e di grande effetto, che sono pensati per una didattica che parla il linguaggio dei nativi digitali, non perché è migliore ma perché è anch’essa coinvolgente, come quella utilizzata dai nostri ex docenti.
Oggi i docenti e gli studenti, nella propria crescita professionale, sono più facilitati rispetto al passato in quanto possono acquisire nuove conoscenze e competenze digitali accedendo, gratuitamente, ai MOOC (Massive Open Online Coursis) una innovazione e soprattutto una opportunità consistente in un sistema di corsi online fruibili in modalità web-based, composti da una varrietà di contenuti multimediali (video didattici, interviste, documenti), arricchita da spazi e risorse per l’interazione (forum, sistemi audio-video conferencing, chat, ecc.).
In oltre le OER (Open Educational Resorces) sono quelle risorse didattiche aperte che permettono il loro utilizzo gratuito e la loro manipolazione da parte di altri; pertanto sono molto importanti per il mondo della scuola e della formazione.
Una realtà nel contesto nazionale è rappresentata dalla IUL (Italian University Line) che ha proposto un cMooc (connectivist Massive open online coursis) dal titolo Laboratorio di tecnologie internet per la scuola, a cui potevono iscriversi liberamente e gratuitamente studenti e docenti di ogni regione ed età.
Altro strumento per comunicare ed educare sono i Social Network (rete sociale) ovvero strumenti del web 2.0; essi rappresentano l’aspetto più popolare caratterizzante di internet.
Per concludere un ringraziamento per lo spunto ricevuto dalle lezioni del
(Laboratorio ME 2) Laboratorio di Media Education 2
Prof. Baldassarre
che oltre a fare un’ampia disamina delle applicazioni presenti nel web, tra cui vi è PREZI con cui ho realizzato la presentazione, dice una grande verità, che ho testualmente riportato nella presentazione realizzata per l’esame di Didattica della matematica con la Prof. Lucia Maddalena, in cui sostiene che
“La lezione frontale, somministrata ai nativi digitali, inizia a mostrare alcuni punti deboli; pertanto l’insegnante deve sapere trasformare il proprio ruolo da elargitore di sapere a coordinatore e facilitatore dell’azione didattica in classe”
Pertanto nel processo di apprendimento dei nuovi studenti, dell’era di internet, ciò è possibile coinvolgendoli attivamente, servendosi delle potenzialità delle piattaforme digitali, mediante l’uso di risorse, strumenti tecnologici e applicazioni a supporto della didattica.
Il docente che affronta questo cambiamento, aprendosi alla didattica 2.0, potrà progettare programmi, percorsi didattici ed esperienze in ambienti simili a quelli reali e condividendo con gli studenti spazi mediali online, multimodali e sociali. Recentemente tutto ciò e reso più fruibile grazie al Cloud computing (in italiano nuvola informatica) che rappresenta un insieme di tecnologie che permettono, sottoforma di un servizio offerto da un provider al cliente, di memorizzare, archiviare e/o elaborare dati grazie all’utilizzo di risorse hardware/software.
Come per esempio le applicazioni: Google Drive, prezi, GeoGebra il software di matematica dinamica che unisce geometria, algebra, un foglio di calcolo, grafici, statistica e analisi in un singolo pacchetto.
In quest’anno scolastico, non ancora concluso, ho avuto la fortuna d’insegnare nell’unica classe sperimentale (digitale) dell’Istituto scolastico Alighieri-Spalatro di Vieste, la 3 B, coordinata dalla Prof. d’Italiano, Chiara Spalatro.
Il setting tecnologico integrato:
Lim (fissa in aula);
Notebook in classe per ogni studente;
Software installato nei dispositivi personali compatibili con quello della lavagna digitale;
La connessione in rete di tutti i PC della classe ha consentito di visualizzare le attività svolte con la lim sui device dei singoli alunni e viceversa.

In questa classe le TIC sono viste come un valore aggiunto alle attività didattiche; la tecnologia e ì suoi strumenti sono stati l’ambiente normale di lavoro: dove la didattica è centrata sul learning by doing (imparare facendo, imparare attraverso il fare) e sul cooperative learning, in cui gli studenti lavorano insieme in piccoli gruppi per raggiungere obiettivi comuni, cercando di migliorare reciprocamente il loro apprendimento.
È ormai chiaro che le nuove tecnologie stanno modificando in maniera sostanziale il rapporto con il sapere; pertanto la conoscenza tecnologica della pedagogia è la comprensione di come insegnare e apprendere possono cambiare nel momento in cui vengono adoperate le tecnologie.
GRAZIE per l'attenzione
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