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UNO, NESSUNO E CENTOMILA

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by

martina bertoni

on 26 June 2014

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Transcript of UNO, NESSUNO E CENTOMILA

UNO, NESSUNO E CENTOMILA
PERSONALITà MULTIPLE E CRISI DEL SOGGETTO
DISTURBO DI PERSONALITA' MULTIPLA O DISTURBO DISSOCIATIVO DI IDENTITA'

Il Disturbo Dissociativo di identità è spesso causato da prolungati maltrattamenti o abusi subiti dal bambino durante i primi anni di vita.
Il fanciullo ha per natura una forte immaginazione e, trovandosi ad affrontare una situazione traumatica, può crearsi un'altra personalità che prenda su di sé il peso della situazione che lui non riesce ad affontare.

In passato il fenomeno di personalità multiple in unico individuo veniva spiegato attraverso la possessione demoniaca o la stregoneria.

Si incominciò a parlare di questo disturbo solo a partire dal 1800, durante il quale vennero registrati e studiati i primi casi, ma i suoi ssintomi rientrarono in seguito nel concetto di schizofrenia, quando questa venne riconosciuta nel 1911.

Intorno al 1980 la sindrome da personalità multipla tornò ad essere studiata e venne inserita nel DSM III con il nome di Disturbo Dissociativo di Identità.

E' difficile ottenere una guarigione totale del soggetto affetto dal Disturbo Dissociativo di Identità, ma si può raggiungere la cooperazione delle diverse personalità, attraverso sedute di psicoterapia, ipnosi e alcuni ricoveri.
Mary Reynolds nacque in Inghilterra ma in seguito si trasferì negli Stati Uniti.

Venne descritta come una giovane malinconica, introversa e solitaria.

Dopo aver passato sei settimane in stato di cecità e sordità totali, si risvegliò con una personalità totalmente differente (estroversa, scherzosa, vivace...).

Sembrava una bambina, non ricordava di saper scrivere, non aveva ricordi della sua vita e della sua famiglia.

Cinque settimane dopo la personalità primaria ritornò dopo un periodo di 20 ore di sonno ma non ricordava nulla dell’accaduto.

Questa alternanza di personalità si succedette per 15 anni e dopo quasi 30 anni la personalità secondaria divenne predominante.
IL DECADENTISMO
iL Novecento, capitalistico ed industriale, andò a creare una società sempre più impersonale, nel quale l'individuo perse importanza, riducendosi ad una semplice rotella di un ingranaggio, priva di legami.

Contribuì a questo fenomeno anche il formarsi delle grandi metropoli moderne, nelle quali l'uomo smarrisce il legame personale con gli altri e diviene un numero nella folla anonima.

Nella società novecentesca entrarono in crisi le certezze positivistiche e quindi sia l'idea di una realtà oggettiva, organica, ordinata e interpretabile con la ragione, che dell'idea di un soggetto "forte" e coerente.

Da questi processi ebbe origine la crisi dell'individuo per il Decadentismo, nella quale il soggetto è impotente ed è spinto a rifiutare il mondo esterno, a chiudersi in se stesso e fuggire in mondi misteriosi.

PIRANDELLO
E LA CRISI DEL SOGGETTO

Nell'ottica pirandelliana la realtà è multiforme, in un continuo divenire e non si può per questo fissare in schemi assoluti, totalizzanti e uguali per tutti.
Pirandello non considera la verità oggettiva e fissata a priori ma prende atto del fatto che ognuno ha la sua verità, nata dal suo modo soggettivo di vedere le cose.


“La solitudine vi spaventa. E che fate allora? V’immaginate tante teste.
Tutte come la vostra. Tante teste che sono anzi la vostra stessa.”

Luigi Pirandello, “Uno, nessuno e centomila”.


Secondo questo autore gli uomini non possono comunicare e comprendersi tra loro poichè ogni individuo fa riferimento alla realtà basandosi su come questa gli appare, senza però sapere come possa essere percepita dagli altri.
UNO, NESSUNO E CENTOMILA
Il protagonista, Vitangelo Moscarda, scopre che gli altri hanno un'immagine di lui diversa da quella che egli si è creato di se stesso: scopre cioè di non essere "uno", come aveva sempre creduto, ma di essere "centomila", per coloro che lo osservavano, e quindi "nessuno".

Decide di distruggere tutte le immagini che gli altri si fanno di lui, in particolare quella dell'usuraio, per cercare di essere "uno per tutti".

Cede tutti i suoi averi per fondare un ospizio per i poveri, nel quale si fa lui stesso ricoverare, estraniandosi totalmente dalla vita sociale e guarendo dalle sue ossessioni.

Decide infatti di rinunciare a qualsiasi "forma" , ad ogni identità e abbandonarsi pienamente al fluire della vita.
In quest'opera, diversamente da quanto accaduto nel "Fu Mattia Pascal", il protagonista trasforma la mancanza di identità in una condizione positiva e liberatoria.

La narrazione di quest'opera è retrospettiva da parte del protagonista, ma non si basa su un modello organico, come un diario o una lettera, bensì resta allo stato informale di un monologo.
Vitangelo riflette, argomenta e divaga sui temi dell'individualità fittizia e dell'inconsistenza della persona.

“Credevo ancora che fosse uno solo questo estraneo: uno solo per tutti, come uno solo credevo d’essere io per me. Ma presto l’atroce mio dramma si complicò: con la scoperta dei centomila Moscarda c’io ero non solo per gli altri ma anche per me, tutti con questo solo nome di Moscarda.”

Luigi Pirandello, “Uno, nessuno e centomila”.

"I fatti non ci sono: esistono solo interpretazioni".


Friedrich Nietzsche
" Giorno dopo giorno, con l'aiuto delle due entità del mio spirito, quella morale e quella intellettuale, mi andai sempre più avvicinando a quella verità la cui parziale scoperta mi ha condannato a questa rovina totale, e cioè che l'uomo non è unico, ma duplice."
“Robert Luis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”
LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E DEL SIGNOR HYDE
La storia si svolge a Londra nel XIX secolo.
Il protagonista del romanzo, il dottor Jekyll, miscela varie sostanze per riuscire ad ottenere una pozione in grado di frantumare l'unità dell'essere umano e separare le inclinazioni più nascoste dell'animo, per dimostrare come, in ognuno di noi, esiste una parte malvagia che l'educazione e la società mantengono nascosta.

Sperimentando la pozione su di sé, il dottor Jekyll subisce una trasformazione tale da far emergere la sua seconda natura, quella malvagia, in grado di sopraffare la sua tipica identità.

Sotto l'effetto di questa pozione il dottore diventa un altro essere, Mister Edward Hyde, con un corpo e carattere diverso.

Con il tempo Mr. Hyde iniziò ad avere sempre più potere, tanto da sopraffare la personalità di Jekyll, che decise di suicidarsiper porre fine alla sua vita e di conseguenza a quella del suo lato malvagio, il signor Hyde.

ROBERT LOUIS STEVENSON
Nato a Edimburgo nel 1850, scrisse "misterioso caso del dottor Jekyll e del signor Hyde" ispirandosi ad una storia vera il cui protagonista, William Brodie, fu allo stesso tempo un criminale e un rispettabile commerciante di Edimburgo.

La stessa città, come affermò Stevenson, aveva una doppia personalità: c'era infatti la città tetra, vecchia e medievale, nella quale viveva la gente più povera e dall'altra parte c'erano invece i quartieri residenziali, dove risiedevano la borghesia e il clero.

Stevenson ammirò in Brodie la scapacità di vivere in entrambi i mondi e iniziò così a seguire le sue orme, vivendo da bohemien, rinunciando agli studi e rifiutando la morale vittoriana dell'epoca.

Come Jekyll, Brodie venne soppraffatto dal suo lato malvagio; invece Stevenson, in seguito ad un aggravarsi delle sue condizioni di salute, tornò ad una vita normale, iniziò a scrivere romanzi per bambini, e solo dopo un incubo decise di scrivere la storia del Dottor Jekyll e del signor Hyde.

Fino a quel momento in letteratura il male si identificava in un personaggio, in questo caso il male si annidava invece in una persona normale, un rispettabile medico.


CUBISMO: LA DECOSTRUZIONE DELLA PROSPETTIVA
Nella storia artistica occidentale l'immagine pittorica è stata sempre considerata di tipo naturalistico, le immagini dovevano riprodurre fedelmente la realtà.

Dall'impressionismo in poi però la storia dell'arte ha cercato di rinnegare questi principi: già Manet aveva totalmente abolito il chiaroscuro, rappresentando l'immagine con i soli colori.

Le ricerche condotte dal post-impressionismo avevano poi smontato anche la fedeltà coloristica, rimaneva quindi la demolizione della prospettiva.

Gauguin ma soprattutto Cezanne, avevano iniziato ad inserire nei propri quadri diversi punti di vista prospettici.

Sarà tuttavia Picasso a portare la molteplicità dei punti di vista, portandoli all’estremo. Secondo la corrente tradizionale e accademica la scelta di un unico punto di vista, imponeva al pittore di guardare solo ad un'unica faccia della realtà mentre invece nei quadri di Picasso del periodo cubista, l'oggetto viene rappresentato da più punti di vista così da ottenere una rappresentazione “totale” dell'oggetto.

I quadri di Picasso sembravano comporsi solo di sfaccettature di cubi e risultavano spesso incomprensibili per l'osservatore.

Il quadro che per convenzione, viene indicato come l'inizio del Cubismo è “Les demoiselles d'Avignon, realizzato da Picasso tra il 1906 e il 1907.

LES DEMOISELLES D'AVIGNON
Les Demoiselles d'Avignon è uno dei più celebri dipinti di Pablo Picasso.

Il quadro mostra cinque prostitute in un bordello di calle Avignon, a Barcellona.

A parte che per il colore rosa, i corpi sembrano essere costituiti dalla stessa materia solida dell'ambiente che li circonda.

Il cubismo mirava a rappresentare un nuovo modo di percepire la realtà, non più attraverso i sensi, ma attraverso la mente, per rappresentare anche quello che non c'è o non si vede.


La realtà non è più osservata da un solo punto di vista, ma come se l'artista ci girasse intorno e tentasse poi di ricostruire le varie vedute sovrapponendole l'una all'altra.

I PRIMI CASI:
William Brodie Dottor Jekyll e Mr. Hyde
Un uomo criticò Picasso perché creava arte poco realistica.
Picasso gli chiese: "Mi può mostrare dell'arte realistica?"
L'uomo gli mostrò la foto della moglie.

Picasso osservò: "Quindi sua moglie è alta cinque centimetri, bidimensionale, senza braccia né gambe, e senza colori tranne sfumature di grigio?"


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