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Giacomo Leopardi

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by

Elisa Tirino

on 18 January 2015

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Transcript of Giacomo Leopardi

La famiglia
Introduzione
Giacomo Leopardi rappresenta un modello della letteratura italiana; egli, infatti, rientra nel canone ovvero l' insieme dei poeti che sono stati un punto di riferimento a tutti gli autori italiani di poesia. Leopardi "possiede" una straordinaria capacità di riflettere e di ragionare in versi. A egli gli è stata attribuita l' espressione "pensiero poetante" dove l' autore ha una capacità razionale e critica verso la realtà. Giacomo Leopardi fu un classicista ovvero preferiva le poesie antiche a quelle moderne.
Le opere
Canzoni e piccoli idilli
: L' Infinito, Alla Luna, La sera del dì di festa.
Operette morali
: dopo il viaggio a Roma, dove ne rimase deluso, abbandonò la poesia e scrisse in prosa
Tornato a Recanati riprese a scrivere in prosa: sono i cosidetti
grandi idilli (ovvero quartetto)
: A Silvia, Il passero solitario...
Quelli leopardiani, i grandi e i piccoli idilli, furono riuniti nel libro dei Canti.
Scrisse anche lo Zibaldone scritto tra il 1817 e il 1832 (4526 facciate e definito come la “storia di un’anima): dove raccoglie tutte le sue riflessioni, pensieri, amore e letteratura
Giacomo Leopardi
Leopardi trascorre gli ultimi anni della sua vita a Napoli dove, poi, morì nel 1837.
Partecipa a un dibattito e lì esprime nelle sue opere gli ideali di fratellanza e solidarietà umana
La vita
Leopardi nacque a Recanati (un piccolo paesino nelle Marche) nel 1789 da una famiglia aristrocatica: la madre Adelaide Antici Leopardi, il padre Monaldo Leopardi, sua sorella Paolina e suo fratello Carlo. In quell' ambiente lo fanno sentire un' incompreso. Trascorre la sua vita a studiare nella biblioteca del padre: impara il latino, il greco, l' ebraico e alcune lingue moderne. Il desiderio di Leopardi è quello di voler scappare dal quella città e conoscere il mondo degli intellettuali. Finalmente nel 1822 si trasferisce a Roma ma lì trova un' ambiente non tanto diverso da quello che aveva lasciato.
Appartenenza al movimento letterario
1817/1819: si compie la sua versione filosofica, dove Leopardi passa dalla filosofia, alla poesia sentimentale, distaccandosi dalla fede religiosa e adentrando concezioni materialistiche.
1819: l' anno decisivo che è quello della infermità agli occhi in cui incominciò a sentire la sua "infelicità in modo assai più tenebroso"
Poetica e temi affrontati dall'utore
Leopardi elabora una "teoria del pessimismo" in cui è divisa in quattro fasi:
Fase del pessimismo INDIVIDUALE: destinato all' angoscia e all' infelicità e di poter godere solo della contemplazione della natura
Fase del pessimismo STORICO: dove l' uomo è la causa dell' infelicità poichè l' uomo ha scelto di allontanarsi dallo stato di natura primitivo e di fare un uso eccessivo della ragione.
Fase del pessimismo COSMICO: la natura si rivela matrigna cioè una forza inesauribile e indifferente.
Fase del pessimismo EROICO: egli rivaluta la ragione come strumento d' inganno alla natura.
Il linguaggio
Per Leopardi la poesia è musica. Si vincola nelle rime e usa il metro libero. Il valore evocativo e gli accenti, generano un ritmo molto significante.
L' Infinito
Analisi e commento:

L’infinito è uno dei più noti idilli leopardiani, fu composto nel 1819 ed è una testimonianza di quel dissidio tra finito ed infinito, tra realtà e ideale, che caratterizza l’uomo romantico.
La poesia descrive il poeta solo sul monte Tabor a Recanati. Una siepe impedisce a Leopardi la vista di buona parte dell’orizzonte e questo ostacolo suscita in lui una riflessione su ciò che trascende il reale e fa spaziare nell’immensità. La siepe rappresenta dunque
una barriera tra il mondo esterno e i pensieri del poeta
. Stando seduto a osservare, egli immagina spazi interminabili oltre la siepe, silenzi che superano ogni possibilità di comprensione da parte dell’uomo e una quiete assoluta dove il cuore prova quasi smarrimento.
L’improvviso stormire delle foglie lo riporta alla realtà ma come la siepe gli aveva suggerito l’idea dell’infinito spaziale così il rumore del vento gli suggerisce l’idea dell’eternità, cioè dell’infinito temporale.
Le sue riflessioni perdono ogni definizione logica in questo infinito che si estende senza confini nello spazio e nel tempo. Egli si abbandona dolcemente in questa nuova dimensione annullando la propria identità.


Sempre caro mi fu quest'ermo colle
,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo eslcude.
Ma sedendo e mirando,
interminati
spazi
di là da quella, e
sovrumani
silenzi
, e
profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio
a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il
naufragar m'è dolce

in questo mare
Parafrasi del l'Infinito
Questo colle solitario mi è sempre stato caro,
e anche questa siepe, che impedisce allo sguardo la vista
di tanta parte dell’orizzonte lontano.
Ma mentre siedo e fisso lo sguardo sulla siepe,
io immagino gli sconfinati spazi al di là di quella,
i silenzi che vanno oltre l’umana comprensione
e la pace profondissima, tanto che per poco
il mio cuore non trema di fronte al nulla. Quando sento
le fronde delle piante stormire al vento, così paragono
la voce del vento con quel silenzio infinito:
e istintivamente mi giunge in mente il pensiero dell’eternità,
le ere storiche già trascorse e dimenticate e quella attuale
e ancor viva, col suo suono. Così il mio ragionamento
si abbandona a quest’immensità :
e per me è un naufragare dolcissimo.
Figure retoriche
Sovrumani silenzi, interminati spazi:
enjambement
Sovrumani silenzi, profondissima quiete:
iperbato
naufragar m'è dolce:
ossimoro
e il naufragar m'è dolce in questo mare:
metafora
Sempre caro mi fu quest'ermo colle:
anastrofe
A questa voce:
metafora
Interminati, sovrumani, profondissima
: iperbole
L' INFINITO
E' diviso in due parti:
Uditovo
(fino a <<ove per poco il cor non si spaura>>
Visivo
La metrica
Componimento di quindici versi, endecasillabi sciolti. L’uso dei dimostrativi permette al poeta di giocare tra il finito e l’indefinito. Il poeta utilizza molte figure retoriche e termini di origine latina.

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