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I SUPEREROI ESISTONO SOLO NEI FUMETTI O NEI FILM??

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Paglia Sbruffone

on 29 June 2014

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Transcript of I SUPEREROI ESISTONO SOLO NEI FUMETTI O NEI FILM??

Introduzione
Ognuno di noi vorrebbe aspirare a diventare un “supereroe” con tutti i poteri e le qualità positive. Qualcuno ci è riuscito! E l’obiettivo della mia tesina è quello di far capire che i veri “supereroi” da imitare esistono. In particolare tratterò, come Supereroe, la figura di don Bosco che durante il XIX secolo, ha saputo affrontare la difficile situazione del tempo compiendo gesti eroici nella quotidianità.
NUOVI SUPEREROI ENTRANO IN AZIONE

I supereroi esistono solo nei film o nei fumetti?
Ma chi è un Supereroe?
Il Supereroe, il Superuomo trae le sue origini dalla filosofia di Friedrich Nietzsche. Di fronte alla vita, concepita quale assoluta irrazionalità e dolore, Nietzsche non rinuncia, ma si slancia nella lotta con una accettazione piena ed entusiastica. Secondo Nietzsche l'’universo tende sostanzialmente a ritornare su di sé come in un circolo ripetendo all’infinito un identico processo: è l’eterno ritorno che il mondo attua su se stesso. L’uomo non deve rimanere inerte spettatore di questo ciclo, ma deve farlo suo accettandolo nel presente e guardando al passato come a una sua creazione, quasi il passato fosse proprio come l’uomo lo desiderava.

Coraggio, forza d’animo, senso del dovere, giustizia, aiuto verso i più deboli, sacrificio per il bene…questi sono gli aspetti che rendono un uomo un supereroe oltre ai superpoteri e alla tuta colorata. E sono proprio questi gli aspetti che attirano la gente a glorificare un supereroe prendendolo come figura di riferimento, stile di vita Non c’è dubbio. Se esistesse veramente un supereroe si vivrebbe meglio, la pace trionferebbe sempre, ci sarebbe una figura di riferimento da prendere come esempio per molti giovani, una speranza per un mondo migliore dove il male veramente viene sconfitto.


Ma veramente non esistono “Supereroi” nel mondo dove viviamo?
Il vero nome è Max Eisenhardt
Magneto è un supereroe dalla Marvel . È un mutante incredibilmente potente, capace di manipolare ed incanalare i campi magnetici. Può manipolare il ferro e le leghe metalliche basate sul ferro a suo piacimento. Può creare campi di forza di straordinaria resistenza e bloccare quasi tutti gli attacchi fisici ed energetici.
Magneto: tra fantascienza e realtà
Gli atomi contenuti in un pezzo di ferro si allineano formando piccole regioni dette “domini”, in cui tutti i campi magnetici dell’atomo del ferro sono orientati nella stessa direzione. I materiali che formano domini magnetici con i campi degli atomi vicini orientati nella stessa direzione prendono il nome di “sostanze ferromagnetiche”.





Un eroe è colui che fa ciò che può. Gli altri non lo fanno.
Romain Rolland, Gian Cristoforo, 1904/12


Il "Supereroe" che prenderò in considerazione è un prete visstuto a Torino del 1800
Torino - 1830

Negli anni 1830 Torino contava 100.000 abitanti e godeva di buona fama in Europa.

Gli stranieri lodavano «
la regolarità delle case, la spaziosità e nettezza delle vie, la comodità dell’acqua che chiamano Dora, le piacevoli passeggiate, l’ottima polizia, la gentilezza degli abitanti, il celebre museo, gli splendidi caffè e molte altre bellezze. Vi hanno qui dei comodi e bellissimi portici per ogni dove
»

Di fatto la grande città non presentava soltanto un aspetto ordinato e civile. Al suo interno abbondavano i poveri, spesso senza dimora. Dalle statistiche che le congregazioni di carità hanno stilato, risulta che Torino nel 1845 su 125.000 abitanti, 30.000 erano poveri.

"
Siamo circondati, siamo giornalmente assediati dagli accattoni; e tale è il loro numero che, anche nella supposizione che tutti fossero veramente poveri e non viziosi, non sarebbe però possibile di avere né i mezzi né il tempo di fermarsi con tutti, e di soccorrerli tutti. Ond’è che siamo costretti a proseguire il nostro cammino senza badare né alle loro lagrime né ai loro più commoventi scongiuri, che pure, in teoria, non dovrebbero mai ferire indarno l’orecchio di un uomo qualunque, e particolarmente di un Cristiano
"


Nella grande città che si stava industrializzando era particolarmente penalizzata l’infanzia povera. Questi ragazzi vivevano nelle strada.

"
Una fra le tante piaghe che rodono la società è certamente la classe dei borsajuoli i quali infestano non soltanto le contrade o le piazze ma giungono persino a violare i reali palazzi e le chiese. Giorno non varca senza che pervengano lagni di esportazione di tabacchiere, orologi, borse, fanari o fazzoletti, per quali consumare si mettono in campo le più destre manovre
"




In questo scenario di miseria, la sola difesa di fronte alla desolante situazione era la coscienza religiosa: la carità come unica possibilità di dare una risposta, seppur parziale, ai gravi problemi creati dal rapido processo di industrializzazione.

Proprio in questi anni a Torino prende forma l’opera di Giovanni Bosco, il sacerdote, educatore infaticabile dei giovani che fondò con il suo carisma l’ordine dei Salesiani in Italia e in tutto il mondo




Chi è Don Bosco??













In Italia quando don Bosco nasce, Foscolo ha 37 anni, Manzoni ha 30 anni, Leopardi 17, Mazzini 10, Garibaldi 8.
Pio IX, Leone XIII, Vittorio Emanuele II, Cavour, Rattazzi, Crispi e in particolar modo Rosmini, gli sono amici




Ed è proprio in quegli anni che Rosmini e Don Bosco si incontrarono e maturarono una forte amicizia. Non solo si conobbero ma si apprezzarono vicendevolmente. Ambedue lavoravano per “la Gloria di Dio”, l’uno con lo studio approfondito, l’altro dando un mestiere e speranza a tanti giovani sbandati di Torino.

Scrive don Bosco su Rosmini

Ho sempre nutrito e nutro tuttora la più schietta e leale venerazione per l’Istituto della Carità e pel veneratissimo suo fondatore


Il letterato più celebre che Don Bosco incontrò fu Victor Hugo.
Nel 1883, don Giovanni Bosco si recò in Francia in cerca di fondi e, stando alle sue dichiarazioni, convertì Victor Hugo nel corso di due conversazioni private .

"Don Bosco è un uomo da leggenda"
(Victor Hugo).

Un ultimo accenno merita il legame di amicizia che si instaurò tra don Bosco e Silvio Pellico.

Silvio Pellico e don Bosco furono in intima amicizia per più motivi tra cui la vita di fede, la comune devozione a San Francesco di Sales, la stima reciproca, la condivisione delle medesime preoccupazioni e ideali per la situazione politica del tempo.


Sembra che il Pellico fosse l’autore di alcuni lodi sacre inserite da don Bosco nel Giovane Provveduto


In tutto questo ribollire di persone, avvenimenti, idee, progetti, restaurazioni e rivoluzioni si nota tuttavia un fenomeno diverso che già allora fece piegare il capo anche ai nemici: la santità. Una santità abbondante molteplice quella soprattutto dei cosiddetti “evangelizzatori dei poveri”:

- San Giovanni Bosco
- San Giuseppe Cafasso
- San Giuseppe Cottolengo
- Santa Maria Mazzarello
- San Domenico Savio
- Beato Michele Rua

Don Bosco fu proclamato Santo il giorno di Pasqua del 1934. E fu il primo Santo della storia per il quale si tenne una celebrazione in Campidoglio con discorso del ministro della Pubblica Istruzione.

Ma tutto questo come ebbe inizio?



Fin da piccolo ha fatto un sogno che, perfino durante il sonno gli sembrava «impossibile»: cambiare delle piccole «belve» in figli di Dio; e da allora un impulso interiore lo spinge a dedicarsi alla gioventù abbandonata.





La mia vita la devo a voi. D'ora in poi la spenderò tutta per voi.

Don Bosco, oltre che prete, è diventato anche scrittore: scrive una storia sacra ad uso delle scuole, una storia ecclesiastica, una storia d'Italia, molte biografie e opere educative. Una cinquantina di titoli.
Considera ogni volumetto «un atto di amore» per la Chiesa e per i suoi ragazzi.
Ha scritto perfino un volumetto sul «sistema metrico decimale ridotto a semplicità»
Un altro particolare significativo: nel 1883 la tipografia di don Bosco era quella meglio attrezzata di Torino.

DON BOSCO: FABBRICA DI CARTA, TIPOGRAFIA, LEGATORIA E LIBRERIA SALESIANA

Fu il primo prete espositore in una Esposizione nazionale dedicata al lavoro.

"
Dal registro consta che non meno di centomila giovinetti, assistiti, raccolti, educati con questo sistema, imparavano la musica, chi le scienze letterarie, chi arte e mestieri, e sono divenuti virtuosi arti¬giani, commessi di negozio, padronI di bottega, maestri insegnanti, laboriosi impiegati e non pochi coprono onorifici gradi nella milizia. Molti anche, forniti dalla natura di un non ordinario ingegno, poterono percorrere i corsi universitari e si laurearono in lettere, in mate¬matiche, medicina, leggi, ingegneri, notai, farmacisti e simil
i"
Il Museo di Storia Naturale dedicato al Santo dei giovani è uno dei più antichi musei scientifici di Torino. Infatti è stato da fondato da S. Giovanni Bosco nel lontano 1878 per servire come dotazione scientifica alla Scuola di Valsalice.
Don Bosco curava personalmente le opere che andava aprendo.
Sin dall'inizio don Bosco volle che le scienze sperimentali fossero curate e incoraggiò l'acquisto di apparecchiature scientifiche per i laboratori
L’anno di retorica mi posi a fare studi sui classici latini e cominciai a leggere Cornelio Nipote, Cicerone, Sallustio, Quinto Curzio, Tito Livio, Quintiliano, Cornelio Tacito, Ovidio, Virgilio, Orazio Flacco ed altri. Io leggeva que’ libri per divertimento e li gustava come se li avessi capiti interamente. Soltanto più tardi mi accorsi che non era vero [...].







Anche Quintiliano, con spirito moderno, valorizza il piacere dell’apprendimento, rifiutando le punizioni e la coercizione. Le pause, purché concesse con moderazione, sono importanti perché contribuiscono a rinfrancare e risvegliare le energie dei bambini, che torneranno al lavoro scolastico appagati e con uno “spirito più vivo”.
La funzione della musica strumentale e vocale, nel sistema educativo di don Bosco, è pure strettamente legata al suo concetto dell’educare mediante l’allegria, l’atmosfera rasserenante e l’ affinamento del gusto estetico e dei sentimenti.

Un Oratorio senza musica è un corpo senz’anima
Anche l’arte era considerata da Don Bosco uno strumento religioso ed educativo.
Fin dagli inizi degli anni sessanta dell'Ottocento, don Bosco sognava di costruire una chiesa di ragguardevoli dimensioni.

Io pensavo: la nostra chiesa è troppo piccola, non può contenere tutti i giovani, o vi stanno addossati l'uno all'altro. Quindi ne fabbricheremo un'altra più bella, più grande, che sia magnifica. Le daremo il titolo di Maria Ausiliatrice
Don Bosco non fu un intenditore d'arte, ma aveva una spiccata sensibilità per le potenzialità di un edificio religioso nel rafforzare la memoria e delle figurazioni artistiche, di carattere sacro, nel trasmettere un messaggio.

Nel 1865 don Bosco avviò la fabbrica della nuova chiesa, costosa in un periodo in cui avrebbe potuto indirizzare le risorse nell'ampliamento e sistemazione dell'oratorio: aveva però compreso che l'atto di fede e di grazie alla Vergine avrebbe sostenuto l'azione educativa sua e dei suoi, molto più di tante altre imprese
Un ultimo aspetto molto importante di don Bosco è la sua capacità educativa.
Nel 1877 don Bosco diede alle stampe un breve fascicolo intitolato: Il sistema preventivo dell’educazione della gioventù.
Il Sistema Preventivo
Anzitutto la prima prevenzione era la persona stessa dell'educatore, la sua assoluta dedizione.

Ho promesso a Dio che fino l'ultimo mio respiro sarebbe stato per i miei poveri giovani - diceva don Bosco. Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono anche disposto a dare la vita. Fate conto che quanto io sono, sono tutto per voi, giorno e notte, mattina e sera, in qualunque momento

La disciplina non doveva essere ottenuta col castigo. L'allegria doveva essere la molla naturale che agganciava il soprannaturale:

Devi sapere - spiegava il piccolo Domenico Savio a un compagno appena arrivato - che qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri



Non c'è un aspetto che egli ritenta di dover trascurare o che sia indegno dell'educatore, sia che si tratti di far da mangiare, o di tagliare un abito, o partecipare a un gioco o insegnare un mestiere, o istruire, o far musica, o pregare o predicare, o confessare, o dare l’eucaristia.
Ragione, religione, amorevolezza era il trinomio su cui don Bosco intendeva fondare la sua opera preventiva.
All'educando bisognava offrire tutto intero lo spazio della vita. Soprattutto l’amorevolezza aveva una connotazione particolare

Che i giovani non solo siano amati ma che essi stessi sappiano di essere amati

Un celebre pedagogista anticlericale e non credente ma onesto, Giuseppe Lombardo Radice, scriveva ai suoi:

Don Bosco era un grande che dovreste cercare di conoscere. Nell’ambito della Chiesa…egli seppe creare un imponente movimento di educazione, ridando alla Chiesa il contatto con le masse che essa era venuta perdendo. Per noi che siamo fuori della Chiesa e da ogni Chiesa, egli è pure un
eroe
, l'eroe dell'educazione preventiva e della scuola-famiglia. I suoi prosecutori possono essere orgogliosi

Don Bosco and Dickens may seem two distinct characters. They are separated by geography, by religion (one was Anglican and the other was Catholic) and by culture. But a parallelism is possible if we look at their lives
Don Bosco and Dickens: two men who were geographically separated, but who had a mission in common
Both felt the same feeling towards the young people who were exploited and abandoned by the State. Dickens wrote books that will tell the world the problem of the children’s exploitation while John Bosco created an educational method (the preventive system)
They also criticized a school where there wasn’t any joy and affection. None of them was a revolutionary but they wanted to improve the situation with good will, love and dignity.

Both knew the importance of the press to spread ideas and moral behaviour patterns which had to be socially useful and morally acceptable.

Dickens recommened to his “sons” not to abandon the habit of praying. Also Don Bosco always formed his young students to follow correctly the precepts of religion as a path to be better people and honest citizens
Both wrote a popular history of their own country. Dickens wrote 'History of England' for children and don Bosco wrote 'Storia d'Italia' for young people. Both the writings are today little appreciated.

Finally, Don Bosco and Dickens were both optimistic men and they wanted to remove the sadness from everyday life
Trasformare i valori in fatti sociali, in gesti concreti: questo è il difficile. Don Bosco c'è riuscito.

I veri supereroi, religiosi e non, solo tutti quelli che hanno deciso di dedicare la loro vita per migliorare il mondo

Conclusioni
Don Bosco è solo uno dei tanti esempi buoni da seguire, ci sono anche scienziati, letterati, artisti, politici, insegnanti che hanno intrapreso il loro mestiere non solo per un motivo economico, un guadagno materiale, ma perché credevano che, tramite quello che era il loro lavoro, potevano “salvare” l’umanità.
E ognuno di noi, nella nostra quotidianità, ha il dovere di sentirsi e di essere un supereroe per la gente che lo circonda.
Per essere veri supereroi bisogna vivere l’ordinario in modo straordinario
.
In alcuni materiali i campi magnetici atomici si allineano in direzione opposta a un campo magnetico esterno. Questi materiali sono detti “diamagnetici” e cercano di annullare qualsiasi campo magnetico esterno.
È proprio grazie al nostro diamagnetismo che Magneto riesce a far levitare se stesso e gli altri.
In un campo molto forte, circa 200000 volte maggiore di quello terrestre, gli atomi diamagnetici nel nostro corpo possono essere indotti a puntare nella stessa direzione, opposta a quella del campo applicato. Proprio come due calamite che si respingono se avvicinate con i rispettivi poli nord l’uno di fronte all’altro, la persona soggetta a polarizzazione magnetica sarà respinta dal campo esterno creato da Magneto. All’aumentare del campo magnetico generato da Magneto, la repulsione può diventare così forte da controbattere la spinta verso il basso prodotta dalla forza di gravità
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