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MAGIA E SUPERSTIZIONE NELL'ANTICA ROMA.

Progetto interdisciplinare S.umane - Storia e Lett. latina
by

Elisa Ferraro

on 5 June 2015

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Transcript of MAGIA E SUPERSTIZIONE NELL'ANTICA ROMA.

Magia nera
Il sovrannaturale a Roma
Religione
Superstizione
Etimologia
La parola stregoneria deriva dal latino strix, un animale notturno che avvelenava o mangiava i bambini (probabilmente era simile ad un gufo)
Il calendario
Un aspetto importante della religione era la divinazione, cioè l'interpretazione del volere degli dèi che si manifestava attraverso dei 'segni'. In grado di capire questi 'segni' erano gli Àuguri.
A Roma nessuno intraprendeva un'attività, di qualunque tipo, senza essere certo di avere il consenso degli dèi! E quando si verificavano eventi gravi, incontrollabili o prodigiosi, i Romani correvano a chiedere aiuto ai Decemviri, i sacerdoti addetti all'interpretazione dei "Libri Sibillini"
Un luogo dove venivano praticati riti di magia nera è stato scoperto Roma, a Piazza Euclide, nel 1999.
Per caso, scavando le fondamenta di un parcheggio interratp, a una profondità di 10 metri sono stati trovati i resti di una fontana rettangolare con un altare e due basi con iscrizioni.
Ci sono una data (156 d.C.) e il nome della divinità che vegliava su questo luogo, Anna Perenna.

La magia era considerata diversamente dalla superstizione, ed era condannata dalla legge romana. Nelle "Dodici Tavole" (451-450 a.C.) si prevedevano sanzioni per chi recitava incantesimi allo scopo di nuocere.

La "Lex Cornelia de sicariis et veneficiis", a opera del dittatore Silla, prevedeva la pena di morte per gli omicidi e per chi praticava riti malefici.

(Inutile dire che la magia, col suo carico di sortilegi e maledizioni, nell'urbe aveva un grande successo!)
Magia = scienza perversa
Nel calendario romano c'erano i giorni considerati favorevoli e sfavorevoli allo svolgimento di alcune attività.
Erano infausti il secondo giorno del mese, le none (quinto o settimo giorno a seconda dei mesi), le idi (tredicesimo o quindicesimo giorno). E infauste erano le date di alcuni eventi disastrosi: ad esempio il 18 luglio, data della sconfitta dei romani sul fiume Allia ad opera dei Galli nel 387 a.C. e segnata sul calendario come Clades Gallica.

Ricorda un po' il nostro proverbio 'né di Venere né di Marte non si sposa non si parte, né si dà principio all'arte'
Nel mondo antico la superstizione era conosciuta anche tra i bambini, infatti venivano iniziati alla magia e alla stregoneria credendo nell'esistenza del lamia (una specie di strega) e dei lemures (le anime inquiete dei morti).


Si pensava che di notte molti uomini assumessero le sembianze dei lupi e temutissime erano le malifiche presenze dei gufi, assumeva inoltre un'enorme rilevanza l'esito dei presagi, ritenuti messaggi divini.
Gli antichi romani, famosi per essere un popolo pragmatico e concreto, avevano un debole per il magico, l'occulto e il mistero; ed erano piuttosto superstiziosi.

Plinio il Vecchio dice che ognuno aveva una serie di propri "riti contro la sfortuna", anche un insospettabile come Giulio Cesare.
Magia e superstizione nell'antica Roma
La più grande festa magica a Roma
Nei secoli i boschi dell'impero avevano visto riti meno oscuri e molto più vitali.
Il 15 marzo, festa della dea e in epoca pre-imperiale coincidente col capodanno, il popolo si riversava nei prati e nei boschi.
Si piantavano tende, si facevano ripari con rami e frasche, si danzava, si prendeva il sole, si faceva l'amore e, soprattutto, si beveva senza freno, perché "si augurano tanti anni quante sono le coppe che tracannano" (Ovidio, Fasti).
Una festa irresistibile, tant'è che questa data, fu scelta per uccidere Cesare proprio perché Roma era deserta.
Nelle Idi si celebra la gioiosa festa di Anna Perenna

"non lontano dalle tue rive, o Tevere che giungi qui forestiero.
Viene la plebe, e sparsa qua e là per la verde erba
s’inebria di vino, e ognuno si sdraia con la propria
compagna.
Parte resistono sotto il nudo cielo; pochi piantano
le tende; alcuni con rami fanno una capanna di
frasche;
parte, piantate canne invece di rigide colonne,
vi pongono sopra le toghe dopo averle dispiegate.
Ma si scaldano di sole e di vino, e si augurano tanti
anni
quante sono le coppe che tracannano, e le contano
bevendo.
Lì troverai chi beve gli anni di Nestore, e donne
che per il numero delle bevute si sarebbero mutate
in Sibille.
Lì anche cantano tutto ciò che imparano a teatro,
e accompagnano le parole con agili gesti delle mani;
deposte le coppe intrecciano rozze danze,
e l’agghindata amica balla con la chioma scomposta.
Al ritorno barcollano, dando spettacolo di sé a tutti,
e la gente che li incontra li chiama fortunati."
Pratiche magiche
Magia bianca
Le pratiche magiche in uso al tempo dei romani non servivano solo per scopi malefici (magia nera), ma erano spesso anche usate per scopi benefici (magia bianca): per riconquistare la persona amata, per allontanare il malocchio, per scongiurare il male.
C'erano poi amuleti per avere protezione dalle maledizioni.
La defissione
La defissione (dal latino defixio,onis)
Magia e medicina
Dalla tradizione popolare e da alcuni autori ci sono pervenuti alcuni
carmina
alla cui recitazioni si attribuisce il potere di far guarire da morbi come il mal di pancia, mal di testa e orzaiolo
"Corce, corcedo stagne
pastores te invenerunt,
sine manibus colligerunt,
sine foco coxerunt,
sine dentibus comederunt"
Carmina corcus morbus
Varrone, de lingua latina
Letteratura e magia
Nel mondo latino vi era un'enorme moltitudine di persone che scriveva di magia o nei propri componimenti ne faceva citazioni.

Uno degli esempi più importanti e certamente Virgilio, che incaricato di scrivere un poema epico sulla grandezza di Augursto compose l'Eneide.

In tale componimento ritroviamo un vastissimo numero di riferimenti alla magia, come la maledizione d'amore e lucida follia nel libro quarto.
La storia
A Roma, come ci tramanda Plinio il Vecchio la superstizione è quasi sempre esistita, mentre la magia fu trasmessa da altri popoli. Infatti abbiamo:
la magia Persiana
la magia Egizia
la magia Giudaica
la magia Cipriota
La magia Egizia
Questa magia, di carattere molto pratico, era diretta soprattutto a combattere due grandi mali dell'epoca: la mortalità infantile e quella delle madri dopo il parto.
La sapienza ostetrico-ginecologica e pediatrica degli Egizi era proverbiale, mescolanza di nozioni religiose, mediche e magiche.
Da Cesare in poi, dopo la venuta di Cleopatra a Roma, la magia egizia si diffuse in tutto il territorio dell'Impero!
Tra i molti maghi egizi che risiedevano a Roma ricordiamo lo
hierogrammateus
, che nel tempio di Iside aveva il compito di leggere i testi sacri, regolamentare le cerimonie e compilare opere letterarie e scientifiche per la biblioteca del tempio; inoltre aveva l'incombenza di esercitare la magia per il benessere della comunità.
La magia Persiana
La magia persiana era arrivata a Roma portata dai soldati, affascinati dal culto maschile del dio Mithra. Divinità solare e guerriera, che veniva invocata in battaglia, con mille orecchie e diecimila occhi,

Mithra, il cui nome significa "amico", vegliava sulla concordia fra gli esseri umani. Il mito narrava come egli avesse catturato ed ucciso il toro primordiale.
Magia e Impero
La magia da come si è potuto capire era molto diffusa a Roma e molti uomini di alto rango sociale, non esitavan0 ad usufruirne.
Imperatori (e surreale)
Il primo imperatore, Ottaviano Augusto, molto scettico sull'astrologia, si era convertito ad opera di Teogene, che gli aveva predetto che sarebbe diventato sovrano di tutto il mondo. Nerone (54-68) aveva la sua reggia di piena stregoni. Marco Aurelio, l'imperatore saggio e filosofo, ricorse ad un mago quando sua moglie Faustina si accese di passione per un baldo gladiatore.

Poi successe Commodo, alla cui corte si trovava Settimio Severo, da poco vedovo, al quale un astrologo aveva predetto che sarebbe divenuto imperatore se avesse fatto il giusto matrimonio. Pensando che gli astrologi avessero sbagliato i calcoli, Settimio chiese un nuovo oroscopo; ma Commodo, si infuriò, tanto più che era un terrore costante, per chi regnava, l'ipotesi che qualcuno potesse conoscere esattamente la durata del regno, traendone vantaggio.
Fonti:
• Maurizio Bettini, Alla ricerca del ramo d’
oro
• AA.VV., Nero Latino, racconti di fantasmi di streghe e
di magia
• Catone, De agri cultura
• Varrone, De lingua latina
• Plinio il Vecchio, Naturalis historia
• Virgilio, Eneide
Virgilio, Eneide IV:
Maledizione d’amore e lucida follia
Virgilio, egloga VIII:
Filtro d'amore a lieto fine
Elisa Ferraro
IV D - Liceo V.Sereni
Progetto interdisciplinare S.umane, Letteratura latina e Storia
Magia contagiosa
(o dal latino simpatetica)
, per le pratiche private
Magia imitativa
(o dal latino omeopatiche),
per le pratiche pubbliche

Dalle pratiche magiche erano interdetti donne e stranieri ed era proibito l'uso di alcuni oggetti
è una delle più usate e potenti maledizioni al tempo di Roma. Con questa si affidava il nome della persona maledetta insieme alla tortura agli inferi attraverso l'uso delle tabella defixiorum.
dal lat. superstitiōne(m), deriv. di superstāre ‘stare sopra’; propr. ‘ciò che sta sopra, che costituisce una sovrastruttura’.
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