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Metamorfosi della scrittura

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Patrizia Calefato

on 17 March 2015

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Transcript of Metamorfosi della scrittura

“L’informatica come strumento dell’attività linguistica dei parlanti e degli scriventi” (De Mauro, Informatica e linguistica, pp. 112-113). “La cultura è legata al libro. Il libro come deposito e ricettacolo del sapere si identifica con il sapere. Il libro non è soltanto il libro delle biblioteche, labirinto nel quale si avvolgono in volumi tutte le combinazioni delle forme, delle parole e delle lettere. Il libro è il Libro. Da leggere, da scrivere, sempre già scritto, sempre irrigidito dalla lettura, il libro costituisce la condizione di ogni possibilità di lettura e di scrittura” (M. Blanchot, L’infinito intrattenimento, p. 562). Il libro come
“istituzione di scrittura e di lettura” Libro empirico.Libro come condizione del sapere.Libro come totalità.Assenza di libro: “Per il libro passa la scrittura, ma il libro non è ciò a cui essa si destina (il suo destino). Per il libro passa la scrittura che sparendovi vi si realizza, eppure non si scrive per il libro. Il libro: l’astuzia con cui la scrittura tende all’assenza di libro” (p. 563). Il lettore “produce, ammucchia linguaggi, si lascia instancabilmente traversare da essi: egli è questo attraversamento” (Barthes e Compagnon, Lettura, p. 197).
Produzione interattiva di scrittura e di testi.
Condivisione.
Esplicitazione dei processi di produzione del testo.
L’espressione copyleft si oppone a copyright, ma è aperta anche alla possibilità di venire intesa nel contrasto tra destra e sinistra in senso politico: chi appoggia il copyleft potrebbe essere a favore di un “comunismo” culturale, quindi è orientato a sinistra, al contrario di chi difende la proprietà privata del copyright che ricade a destra (almeno seguendo i canoni, poi le eccezioni sono sempre da prevedersi...).
Ma c’è anche il senso letterale di left come participio passato di to leave, “lasciare”, nella cui dimensione il termine fa pensare a ciò che viene lasciato nel web, a ciò che si deposita e può esser preso senza bisogno di pagare delle royalties, sia software a sorgente aperta, buona musica in formato mp3, o un film in media definizione.
Le leggende del web raccontano ancora di altri giochi linguistici possibili sul copyleft, per esempio il motto all rights reversed, “tutti i diritti rovesciati”, usato al posto del canonico all rights reserved come a evidenziare la vocazione “sovvertitrice” della licenza; oppure all rites reversed, “tutti i riti rovesciati”, dove si accentua invece il senso di un carnevalesco mondo alla rovescia che si schiuderebbe.
Uso di termini dati e loro risemantizzazione, pratiche di attivismo e interferenza culturale che la rete diffonde e rende possibili. Disponibilità planetaria di testi elettronici, in forma di programmi, file di testo, audio, video, e loro diffusione attraverso modalità peer2peer (es. Emule e altri sistemi di file sharing), comunità e piattaforme virtuali con possibilità di scambio, commenti, chat ecc. (es. Youtube, Flickr, Myspace). “L’informatica come strumento dell’attività linguistica dei parlanti e degli scriventi” (De Mauro, Informatica e linguistica, pp. 112-113).


Nascita di nuovi generi testuali e discorsuali e trasformazione dei “vecchi”: es. posta elettronica/posta; chat/conversazione; forum/assemblee; blog/diario, ecc.



*“Più importante dell’arte del nuoto è quella del timoniere (kybernetes); questo salva dagli estremi pericoli non solo le anime, ma anche i corpi e le ricchezze, proprio come la retorica” (Platone, Gorgia). Deserto, labirinto, città, sabbia:
Spazio liscio: il deserto, il mare. Spazio striato: ferrovia, autostrada (da Deleuze e Guattari, Millepiani. Capitalismo e schizofrenia).
“una cosa tutta da imparare”: alfabetizzazione informatica, literacy-literature-letteratura. “Senza saperlo, la scrittura traccia e nello stesso tempo ritrova, nel deserto, un labirinto invisibile, una città nella sabbia” (J. Derrida, La scrittura e la differenza, p. 87).
“Il linguaggio è un labirinto di strade. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un’altra parte, e non ti raccapezzi più” (L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, p. 109).
“Non sapersi orientare in una città non vuol dir molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare” (W. Benjamin, Infanzia berlinese). Pratica modellizzante umana che situa l’essere al mondo attraverso tempo e spazio (Ponzio).
Ecriture (Derrida) come inscrizione di una traccia eccedente nel linguaggio.
Differenza tra scrittori e scriventi; tra scrittura e trascrizione (Barthes).
Il termine è stato coniato nel 1574 dallo scrittore britannico Horace Walpole per indicare l’abilità che avevano i protagonisti del racconto persiano, I tre principi di Serendip: “scoprivano continuamente, per caso o per sagacia, cose che non stavano cercando”.
La sua fama scientifica è poi continuata – uno dei progetti di ricerca di vita extraterrestre è stato chiamato Serendip – ma con l’apparizione del World Wide Web un numero elevatissimo di persone ha scoperto l’esistenza di un termine che si adatta perfettamente a indicare le “scoperte” che presto si sono convertite in una parte integrante della vita della rete. Dal 1992 ha prodotto la definizione teorica e l’attualizzazione pratica dell’ipertesto elettronico, in senso culturale e letterario.
Alcuni libri:
Hypermedia and Literary Studies (MIT, 1991),
The Digital Word: Text-Based Computing in the Humanities (MIT, 1993)
Hypertext: The Convergence of Contemporary Critical Theory and Technology (Hopkins UP, 1992)
Hypertext in Hypertext (Hopkins UP, 1994)
Hypertext 2.0
Hypertext 3.0: New Media and Critical Theory in an Era of Globalization, 2006.
The Victorian Web Vannevar Bush: Memex (1945), prima formulazione mai realizzata di un calcolatore che mettesse in relazione varie componenti di una banca dati.
Theodore Nelson: progetto Xanadu (metà anni ’60): Una literary machine per una “letteratura elettronica istantanea”. L’ipertesto è una “scrittura non sequenziale”. Testo come prodotto di un agire segnico che venga riconosciuto come tale in virtù di:
interezza (es.: un libro, una poesia)
coerenza (es.: una ricetta di cucina, le regole di un gioco)
ma anche caoticità (es.: una strada trafficata)
delimitazioni (es.: una città)
ma anche aperture (“opera aperta”, Eco)
intertestualità (citazioni)
pratiche significanti che lo attraversano (es.: un corpo tatuato)


testis (testimone)


textus (tessuto) “Poi l’informatica. E’ vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso” (Calvino 1985, p. 636). Prof. Patrizia Calefato


calefato.blogspot.com
p.calefato@lingue.uniba.it Testualità digitali generate attraverso macchine su cui si innestano software di “scrittura” (in senso ampio).
Ipertesti → rete di relazione, multimedialità.
Cybertesti → azione.
Web-testi → testualità “diffuse” nella rete.

Scrittura
Stampa
Testualità elettroniche Anche quello che chiamiamo “contesto” può essere considerato come “testo” a seconda di come lo selezioniamo e percepiamo: per es. un film è un testo prodotto all’interno di una combinazione di testi culturali, di ordine storico, estetico, sociale; allo stesso tempo contiene al suo interno diversi elementi leggibili come testi, quali la colonna sonora, i costumi, il divo o la diva, i luoghi. Oggetto concreto di una comunicazione culturale:
per es. un libro, un film, una fotografia, un quadro, uno spot pubblicitario, un vestito, un sito web, una lettera, un “piatto”, ecc.
Testo come modello generale: testo filmico, giornalistico, letterario, ecc. “Senza saperlo, la scrittura traccia e nello stesso tempo ritrova, nel deserto, un labirinto invisibile, una città nella sabbia” (J. Derrida, La scrittura e la differenza, p. 87).
“Il linguaggio è un labirinto di strade. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un’altra parte, e non ti raccapezzi più” (L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, p. 109).
“Non sapersi orientare in una città non vuol dir molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare” (W. Benjamin, Infanzia berlinese).
L’espressione copyleft si oppone a copyright, ma è aperta anche alla possibilità di venire intesa nel contrasto tra destra e sinistra in senso politico: chi appoggia il copyleft potrebbe essere a favore di un “comunismo” culturale, quindi è orientato a sinistra, al contrario di chi difende la proprietà privata del copyright che ricade a destra (almeno seguendo i canoni, poi le eccezioni sono sempre da prevedersi...).
Ma c’è anche il senso letterale di left come participio passato di to leave, “lasciare”, nella cui dimensione il termine fa pensare a ciò che viene lasciato nel web, a ciò che si deposita e può esser preso senza bisogno di pagare delle royalties, sia software a sorgente aperta, buona musica in formato mp3, o un film in media definizione.
Le leggende del web raccontano ancora di altri giochi linguistici possibili sul copyleft, per esempio il motto all rights reversed, “tutti i diritti rovesciati”, usato al posto del canonico all rights reserved come a evidenziare la vocazione “sovvertitrice” della licenza; oppure all rites reversed, “tutti i riti rovesciati”, dove si accentua invece il senso di un carnevalesco mondo alla rovescia che si schiuderebbe.
Uso di termini dati e loro risemantizzazione, pratiche di attivismo e interferenza culturale che la rete diffonde e rende possibili. Disponibilità planetaria di testi elettronici, in forma di programmi, file di testo, audio, video, e loro diffusione attraverso modalità peer2peer (es. Emule e altri sistemi di file sharing), comunità e piattaforme virtuali con possibilità di scambio, commenti, chat ecc. (es. Youtube, Flickr, Myspace). Testualità digitali generate attraverso macchine su cui si innestano software di “scrittura” (in senso ampio).
Ipertesti → rete di relazione, multimedialità.
Cybertesti → azione.
Web-testi → testualità “diffuse” nella rete. Pratica modellizzante umana che situa l’essere al mondo attraverso tempo e spazio (Ponzio).
Ecriture (Derrida) come inscrizione di una traccia eccedente nel linguaggio.
Differenza tra scrittori e scriventi; tra scrittura e trascrizione (Barthes).
Il termine è stato coniato nel 1574 dallo scrittore britannico Horace Walpole per indicare l’abilità che avevano i protagonisti del racconto persiano, I tre principi di Serendip: “scoprivano continuamente, per caso o per sagacia, cose che non stavano cercando”.
La sua fama scientifica è poi continuata – uno dei progetti di ricerca di vita extraterrestre è stato chiamato Serendip – ma con l’apparizione del World Wide Web un numero elevatissimo di persone ha scoperto l’esistenza di un termine che si adatta perfettamente a indicare le “scoperte” che presto si sono convertite in una parte integrante della vita della rete.

Scrittura
Stampa
Testualità elettroniche Dal 1992 ha prodotto la definizione teorica e l’attualizzazione pratica dell’ipertesto elettronico, in senso culturale e letterario.
Alcuni libri:
Hypermedia and Literary Studies (MIT, 1991),
The Digital Word: Text-Based Computing in the Humanities (MIT, 1993)
Hypertext: The Convergence of Contemporary Critical Theory and Technology (Hopkins UP, 1992)
Hypertext in Hypertext (Hopkins UP, 1994)
Hypertext 2.0
Hypertext 3.0: New Media and Critical Theory in an Era of Globalization, 2006.
The Victorian Web Vannevar Bush: Memex (1945), prima formulazione mai realizzata di un calcolatore che mettesse in relazione varie componenti di una banca dati.
Theodore Nelson: progetto Xanadu (metà anni ’60): Una literary machine per una “letteratura elettronica istantanea”. L’ipertesto è una “scrittura non sequenziale”. Anche quello che chiamiamo “contesto” può essere considerato come “testo” a seconda di come lo selezioniamo e percepiamo: per es. un film è un testo prodotto all’interno di una combinazione di testi culturali, di ordine storico, estetico, sociale; allo stesso tempo contiene al suo interno diversi elementi leggibili come testi, quali la colonna sonora, i costumi, il divo o la diva, i luoghi. Oggetto concreto di una comunicazione culturale:
per es. un libro, un film, una fotografia, un quadro, uno spot pubblicitario, un vestito, un sito web, una lettera, un “piatto”, ecc.
Testo come modello generale: testo filmico, giornalistico, letterario, ecc. Prof. Patrizia Calefato


calefato.blogspot.com
p.calefato@lingue.uniba.it “L’informatica come strumento dell’attività linguistica dei parlanti e degli scriventi” (De Mauro, Informatica e linguistica, pp. 112-113).


Nascita di nuovi generi testuali e discorsuali e trasformazione dei “vecchi”: es. posta elettronica/posta; chat/conversazione; forum/assemblee; blog/diario, ecc.



*“Più importante dell’arte del nuoto è quella del timoniere (kybernetes); questo salva dagli estremi pericoli non solo le anime, ma anche i corpi e le ricchezze, proprio come la retorica” (Platone, Gorgia). Deserto, labirinto, città, sabbia:
Spazio liscio: il deserto, il mare. Spazio striato: ferrovia, autostrada (da Deleuze e Guattari, Millepiani. Capitalismo e schizofrenia).
“una cosa tutta da imparare”: alfabetizzazione informatica, literacy-literature-letteratura. Testo come prodotto di un agire segnico che venga riconosciuto come tale in virtù di:
interezza (es.: un libro, una poesia)
coerenza (es.: una ricetta di cucina, le regole di un gioco)
ma anche caoticità (es.: una strada trafficata)
delimitazioni (es.: una città)
ma anche aperture (“opera aperta”, Eco)
intertestualità (citazioni)
pratiche significanti che lo attraversano (es.: un corpo tatuato)


testis (testimone)


textus (tessuto) “Poi l’informatica. E’ vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso” (Calvino 1985, p. 636). “Senza saperlo, la scrittura traccia e nello stesso tempo ritrova, nel deserto, un labirinto invisibile, una città nella sabbia” (J. Derrida, La scrittura e la differenza, p. 87).
“Il linguaggio è un labirinto di strade. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un’altra parte, e non ti raccapezzi più” (L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, p. 109).
“Non sapersi orientare in una città non vuol dir molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare” (W. Benjamin, Infanzia berlinese).
L’espressione copyleft si oppone a copyright, ma è aperta anche alla possibilità di venire intesa nel contrasto tra destra e sinistra in senso politico: chi appoggia il copyleft potrebbe essere a favore di un “comunismo” culturale, quindi è orientato a sinistra, al contrario di chi difende la proprietà privata del copyright che ricade a destra (almeno seguendo i canoni, poi le eccezioni sono sempre da prevedersi...).
Ma c’è anche il senso letterale di left come participio passato di to leave, “lasciare”, nella cui dimensione il termine fa pensare a ciò che viene lasciato nel web, a ciò che si deposita e può esser preso senza bisogno di pagare delle royalties, sia software a sorgente aperta, buona musica in formato mp3, o un film in media definizione.
Le leggende del web raccontano ancora di altri giochi linguistici possibili sul copyleft, per esempio il motto all rights reversed, “tutti i diritti rovesciati”, usato al posto del canonico all rights reserved come a evidenziare la vocazione “sovvertitrice” della licenza; oppure all rites reversed, “tutti i riti rovesciati”, dove si accentua invece il senso di un carnevalesco mondo alla rovescia che si schiuderebbe.
Uso di termini dati e loro risemantizzazione, pratiche di attivismo e interferenza culturale che la rete diffonde e rende possibili. “L’informatica come strumento dell’attività linguistica dei parlanti e degli scriventi” (De Mauro, Informatica e linguistica, pp. 112-113).



Nascita di nuovi generi testuali e discorsuali e trasformazione dei “vecchi”: es. posta elettronica/posta; chat/conversazione; forum/assemblee; blog/diario, ecc.



*“Più importante dell’arte del nuoto è quella del timoniere (kybernetes); questo salva dagli estremi pericoli non solo le anime, ma anche i corpi e le ricchezze, proprio come la retorica” (Platone, Gorgia). Deserto, labirinto, città, sabbia:
Spazio liscio: il deserto, il mare. Spazio striato: ferrovia, autostrada (da Deleuze e Guattari, Millepiani. Capitalismo e schizofrenia).
“una cosa tutta da imparare”: alfabetizzazione informatica, literacy-literature-letteratura.
Il termine è stato coniato nel 1574 dallo scrittore britannico Horace Walpole per indicare l’abilità che avevano i protagonisti del racconto persiano, I tre principi di Serendip: “scoprivano continuamente, per caso o per sagacia, cose che non stavano cercando”.
La sua fama scientifica è poi continuata – uno dei progetti di ricerca di vita extraterrestre è stato chiamato Serendip – ma con l’apparizione del World Wide Web un numero elevatissimo di persone ha scoperto l’esistenza di un termine che si adatta perfettamente a indicare le “scoperte” che presto si sono convertite in una parte integrante della vita della rete.

Scrittura
Stampa
Testualità elettroniche Vannevar Bush: Memex (1945), prima formulazione mai realizzata di un calcolatore che mettesse in relazione varie componenti di una banca dati.
Theodore Nelson: progetto Xanadu (metà anni ’60): Una literary machine per una “letteratura elettronica istantanea”. L’ipertesto è una “scrittura non sequenziale”. Anche quello che chiamiamo “contesto” può essere considerato come “testo” a seconda di come lo selezioniamo e percepiamo: per es. un film è un testo prodotto all’interno di una combinazione di testi culturali, di ordine storico, estetico, sociale; allo stesso tempo contiene al suo interno diversi elementi leggibili come testi, quali la colonna sonora, i costumi, il divo o la diva, i luoghi. Oggetto concreto di una comunicazione culturale:
per es. un libro, un film, una fotografia, un quadro, uno spot pubblicitario, un vestito, un sito web, una lettera, un “piatto”, ecc.
Testo come modello generale: testo filmico, giornalistico, letterario, ecc. Prof. Patrizia Calefato


calefato.blogspot.com
patrizia.calefato@lingue.uniba.it Disponibilità planetaria di testi elettronici, in forma di programmi, file di testo, audio, video, e loro diffusione attraverso modalità peer2peer (es. Emule e altri sistemi di file sharing), comunità e piattaforme virtuali con possibilità di scambio, commenti, chat ecc. (es. Youtube, Flickr, Myspace). Testualità digitali generate attraverso macchine su cui si innestano software di “scrittura” (in senso ampio).
Ipertesti → rete di relazione, multimedialità.
Cybertesti → azione.
Web-testi → testualità “diffuse” nella rete. Pratica modellizzante umana che situa l’essere al mondo attraverso tempo e spazio (Ponzio).
Ecriture (Derrida) come inscrizione di una traccia eccedente nel linguaggio.
Differenza tra scrittori e scriventi; tra scrittura e trascrizione (Barthes). Dal 1992 ha prodotto la definizione teorica e l’attualizzazione pratica dell’ipertesto elettronico, in senso culturale e letterario.
Alcuni libri:
Hypermedia and Literary Studies (MIT, 1991),
The Digital Word: Text-Based Computing in the Humanities (MIT, 1993)
Hypertext: The Convergence of Contemporary Critical Theory and Technology (Hopkins UP, 1992)
Hypertext in Hypertext (Hopkins UP, 1994)
Hypertext 2.0
Hypertext 3.0: New Media and Critical Theory in an Era of Globalization, 2006.
The Victorian Web Testo come prodotto di un agire segnico che venga riconosciuto come tale in virtù di:
interezza (es.: un libro, una poesia)
coerenza (es.: una ricetta di cucina, le regole di un gioco)
ma anche caoticità (es.: una strada trafficata)
delimitazioni (es.: una città)
ma anche aperture (“opera aperta”, Eco)
intertestualità (citazioni)
pratiche significanti che lo attraversano (es.: un corpo tatuato)


testis (testimone)


textus (tessuto) “Poi l’informatica. E’ vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi. La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici. Le macchine di ferro ci sono sempre, ma obbediscono ai bits senza peso” (Calvino 1985, p. 636). Nascita di nuovi generi testuali e discorsuali e trasformazione dei “vecchi”:
es. posta elettronica/posta; chat/conversazione; forum/assemblee; ecc.
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