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Diritto all'oblio

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by

Danilo Pazzelli

on 27 July 2013

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Transcript of Diritto all'oblio

Diritto all'oblio
Che cos'è?
Per diritto all’oblio si intende, in diritto, una particolare forma di garanzia che prevede la possibilità dell’individuo di far cessare il trattamento, da parte di terzi, dei propri dati personali. Ad esempio, non è legittimo diffondere dati circa condanne ricevute, salvo che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca.

Il diritto all'oblio in Italia
In Italia, la sua tutela è garantita dall’art. 2 della Costituzione, secondo cui “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.
Si tratta quindi del diritto di un individuo ad essere dimenticato, o meglio, a non essere più ricordato per fatti che in passato furono oggetto di cronaca, a condizione che il pubblico sia già stato ampiamente informato.
È tutelato dal Garante della privacy.
Il diritto all’oblio nel web…
Il diritto ad essere dimenticati online è la possibilità di richiedere la cancellazione, anche a distanza di anni, dagli archivi online, del materiale che può risultare sconveniente e dannoso per soggetti che sono stati protagonisti di fatti di cronaca.
…e le relative problematiche
L'estensione del diritto all'oblio al mondo del web si è rivelata un'operazione più difficile del previsto, fonte di dibattiti e controversie. È arduo stabilire:
fino a quanti anni di distanza dai fatti può essere esercitato il diritto dell'individuo ad ottenere la cancellazione dei propri dati;
quali sono gli elementi che, anche a distanza di tempo, potrebbero giustificare la persistenza di tali dati negli archivi online.

Esistono problematiche anche riguardo ai dati memorizzati e nei motori di ricerca e nelle reti social:
i motori di ricerca rendono accessibili, virtualmente, per un periodo di tempo indeterminato, notizie che altrimenti sarebbero di difficile reperibilità;
i social network: un'estensione del diritto all'oblio potrebbe pregiudicare la loro gestione dei dati personali su Internet.

Che ne pensa l’U.E.?
Attualmente non esistono direttive o regolamenti europei che si riferiscano esplicitamente al diritto all’oblio e alle sue modalità di applicazione. Tuttavia il 25 Gennaio 2012 Viviane Reding, commissaria UE per la Giustizia e i Diritti fondamentali, ha proposto un modello di regolamento europeo per la tutela della privacy degli utenti sul web.

Carattere del regolamento proposto
I fornitori di servizi online saranno obbligati a passare dalla regola dell’opt-out (i dati dell’utente, a meno di una sua esplicita richiesta, appartengono al fornitore) a quella dell’opt-in (i dati appartengono solo all’utente ed è lui a decidere come usarli).
Contenuto
Possibilità di chiedere “che i propri dati personali siano cancellati o trasferiti altrove e non siano più processati laddove non siano più necessari in relazione alle finalità per cui erano stati raccolti”.
Maggiore trasparenza e controllo sui dati: obbligo di tenere aggiornato ogni cittadino sul trattamento e la gestione dei propri dati da parte di aziende con sede locale in Europa. I gestori dovranno indicare il tipo di dati che posseggono, gli scopi per cui verranno usati, l'eventuale trasferimento a terzi e il periodo di conservazione all'interno del database. Inoltre ogni utente dovrà fornire un consenso esplicito all'utilizzo dei propri dati da parte delle aziende.
Perché un regolamento?
Perché “Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri”. In altre parole esso verrà applicato indistintamente in tutti gli Stati membri dell’UE, in modo da assicurare l’uniformità della nuova normativa.
Critiche
“Non potete uscire di casa ed andare alla ricerca di contenuti da rimuovere sui computer della gente solo perché volete che il mondo si dimentichi di qualcosa”, afferma Vint Cerf, uno dei “padri fondatori” della rete Internet. L'estensione del diritto all'oblio al mondo del web infatti:
minerebbe alla libertà d’espressione
renderebbe problematico, se non impossibile, il mantenimento delle informazioni in rete in quanto, anche se legittime, potrebbero essere rimosse dai soggetti interessati nel caso le ritenessero non adatte e/o lesive nei loro confronti.

di Dario Mauri
&
Danilo Pazzelli
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