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Sviluppo industriale e tecnologico fra IXX e XX secolo

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Valerio Sorice

on 6 July 2014

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Transcript of Sviluppo industriale e tecnologico fra IXX e XX secolo

Esperienza di Ørsted
L'esperimento di Ørsted (o Oersted, a seconda della traslitterazione), dal nome del fisico che lo condusse nel 1820, Hans Christian Ørsted, fu cronologicamente il primo esperimento a dimostrare una correlazione tra la corrente elettrica e il campo magnetico. Mentre preparava il materiale per una lezione, Ørsted scoprì qualcosa che lo sorprese molto: egli avvicinò una bussola magnetica ad un filo elettrico in cui scorreva corrente e l'ago magnetico della bussola si mosse improvvisamente. Ørsted fu così sorpreso che ripeté l'esperimento. Egli realizzò un circuito con il filo conduttore in direzione nord-sud fissata dai poli geografici. Al di sotto del filo, mise l'ago magnetico che si indirizzò spontaneamente lungo la stessa direzione del filo. Chiuse il circuito e notò che appena la corrente passava per il conduttore, l'ago magnetico deviava la propria direzione e se la corrente fornita era di alta intensità, la direzione diventava perpendicolare a quella del filo. Ne concluse che un conduttore percorso da cariche elettriche in movimento genera nello spazio circostante un campo magnetico e se la corrente è abbastanza intensa, l'ago punta in direzione perpendicolare alla direzione del filo. Le linee di forza del campo magnetico (B) generato da un filo percorso da corrente (i) sono circolari e concentriche tra loro (il centro comune è il filo per cui passa la corrente). Il verso del vettore-campo magnetico si intuisce con la regola della mano destra: puntando il pollice nel verso della corrente elettrica, le altre dita si chiudono nel verso del campo indicando così il verso del campo magnetico. Il tutto si può anche facilmente capire usando della limatura di ferro posta su un cartoncino attraversato da un filo conduttore. Dopo qualche secondo si nota che la limatura si dispone in maniera concentrica al filo conduttore.
Era noto fino ad allora che un magnete faceva spostare l'ago di una bussola posto nelle vicinanze. Le interazioni note in fisica erano tra un insieme di masse, o un insieme di cariche o di magneti, mentre non erano state scoperte ancora interazioni massa-carica, massa-magnete ovvero carica-magnete.
Fisica
Pendolo di Foucault
Léon Foucault è conosciuto principalmente per il suo esperimento con un pendolo, con il quale dimostrò la rotazione della Terra sul proprio asse. Il suo sistema fu presentato per la prima volta in pubblico a Parigi nel 1851 all’Osservatorio di Parigi e successivamente all’interno del Pantheon, nato come chiesa e progressivamente diventato una specie di mausoleo dedicato ad alcuni dei principali personaggi della storia di Francia. Il pendolo di Foucault era costituito da una sfera pesante circa 28 chilogrammi sospesa alla cupola del Pantheon grazie a un filo lungo 67 metri. La sfera terminava con una punta in modo da lasciare traccia del proprio passaggio sul piano sottostante. Il pendolo fu messo in moto e, a senso, avrebbe dovuto sempre tracciare linee uguali per direzione durante le sue oscillazioni (piano di oscillazione inalterato), ma come ben sapeva Foucault le cose andarono diversamente. Dopo alcune oscillazioni, la punta della sfera lasciò tracce che indicavano una rotazione del piano su cui stava oscillando il pendolo. Poiché per le leggi della fisica un pendolo (non vincolato in modo rigido) conserva inalterato nel tempo il piano di oscillazione, Foucault poté dimostrare che a ruotare era la Terra sotto al pendolo. L’esperimento di Léon Foucault suscitò molto interesse sia tra gli accademici sia tra la popolazione. Grazie alla semplicità dei materiali da utilizzare e all’esecuzione relativamente semplice, in poco tempo il sistema del pendolo di Foucault fu replicato in decine di città in giro per l’Europa e l’America. Léon Foucault divenne molto famoso per la sua dimostrazione, cosa che contribuì a fargli ottenere diversi riconoscimenti, compresa la Medaglia Copley della Royal Society di Londra, il più importante premio assegnato da quell’accademia.

Scienze
Karl Marx
Marx riconosce alla Borghesia il merito di essere stata la grande protagonista della rivoluzione industriale e, nel “Manifesto del partito comunista” traccia un affresco in cui spiega come la borghesia sia riuscita ad acquistare tanto potere. Durante il suo dominio di classe appena secolare la borghesia ha creato forze produttive in massa molto maggiore e più colossali di quanto non avessero mai fatto tutte insieme le altre generazioni del passato. Marx riconosce alla borghesia il merito di avere soggiogato le forze naturali, creato le macchine, applicato la chimica all’industria e all’agricoltura, inventato la navigazione a vapore, le ferrovie, i telegrafi elettrici, e quindi avviato un impressionante processo di meccanizzazione, ma proprio questo processo sarà oggetto di critica da parte dello stesso Marx nell’opera: “Il Capitale”. In particolare il capitolo tredicesimo intitolato “Macchinario e grande industria” tratta appunto il tema della macchina e del sistema di fabbrica. Marx afferma che l’uso delle macchine nel sistema industriale capitalistico non ha certo lo scopo di rendere più leggero il lavoro umano e di ridurre i tempi di lavoro affinché il lavoratore possa ritagliarsi maggiore spazio libero per sé. Nella nuova realtà della fabbrica industriale non c’è più posto per “l’umanità”, gli uomini sono ridotti a mero accessorio delle macchine, a meri strumenti a servizio delle macchine. Per Marx l’operaio mette tutto se stesso nel produrre l’oggetto del suo lavoro, cioè l’uomo si riconosce nel lavoro che fa, o almeno dovrebbe. Il lavoro socialmente inteso è antropogeno, cioè è il lavoro che fa essere l’uomo, che lo fa essere veramente tale, ma il sistema produttivo fondato sulla proprietà privata rende il lavoro una costrizione. Il lavoro è quindi definito alienato. Per combattere questa alienazione, che è la fonte dei più grandi mali dell’uomo in quanto genera una contraddizione, l’uomo dovrà eliminare la proprietà privata e dovrà distruggere la borghesia ed il suo sistema capitalistico.

Filosofia
Tour Eiffel
La Torre Eiffel, progettata dall’ingegnere Alexandre Gustave Eiffel (1832-1923), assistito dagli ingegneri Maurice Koechlin ed Emile Nouguier e dall'architetto Stephen Sauvestre, è uno degli edifici più facilmente riconoscibili ed è uno dei monumenti, a pagamento, maggiormente visitati del pianeta; dalla sua apertura è stata visitata da circa 250 milioni di visitatori, ovvero quasi il quadruplo della popolazione italiana. Fu costruita per l'Esposizione Universale del 1889 in commemorazione del centenario della Rivoluzione Francese. È il simbolo della tecnologia del XIX secolo: quando fu inaugurata, nel marzo del 1889, era la costruzione più alta del mondo, e tale rimase fino al 1930. Si trova a Parigi, sulla riva sinistra della Senna, nella parte sud-occidentale della città. I quattro pilastri che ne costituiscono la base sono disposti nelle direzioni dei quattro punti cardinali e sono inscritti in un quadrato di lato 125 m. Essi confluiscono in una unica colonna che originariamente si elevava fino a 312 m, ma che in seguito fu innalzata a 324 m da un’antenna televisiva. Vi sono delle piattaforme accessibili al pubblico alle quote di 58 m, 116 m e 273 m. Il materiale che costituisce la torre è il ferro forgiato, in quanto l’acciaio, all’epoca in cui fu costruita, non era facilmente reperibile. La costruzione richiese poco più di due anni; nel corso dei lavori si ebbe un unico incidente mortale. Per erigerla furono impiegati 7,3 · 10 6 kg di ferro.

Arte
Sviluppo industriale e tecnologico fra XIX e XX secolo
Arte, cultura e società
Vitruvio e il De Architettura
La fama di Vitruvio è quasi unicamente affidata al suo trattato (i Dieci Libri di Architettura), che, ove se ne eccettuino alcune epitomi da esso derivate (Faventino, Gargilio Marziale, Palladio), alcune operette di architettura idraulica (Frontino) e militare (Filone di Bisanzio, Vegezio, Igino), nonché alcuni passi in testi di storia, di agricoltura, di scienze naturali, di meccanica e di gromatica (lo studio delle misure), è il solo trattato di architettura che l'antichità ci abbia tramandato. È certo che egli dovette recarsi a Fano per costruirvi la sua celebre basilica, ma nella sua attività pratica, egli dovette essere soprattutto specializzato nell'architettura militare e nell'idraulica: ricevette incarico da Augusto di presiedere con altri alla preparazione di baliste, scorpioni e altre macchine di guerra. Come idraulico egli è ricordato da Frontino (De aquis et aquaeduct., I, 25), che accenna essere stato lui o Agrippa il probabile introduttore del modulo della fistula quinaria. La tradizione vitruviana si riaffaccia nei dominî dell'arte soltanto con Leon Battista Alberti, che della teoria e della pratica vitruviana si è giovato a un tempo nella ideazione delle sue opere architettoniche e nella composizione dei suoi trattati. Anche i trattati architettonici di Francesco di Giorgio, del Filarete, di Luca Pacioli, di Francesco Colonna, del Taccola e del Valturio, rivelano tutti a chiare note l'influenza di Vitruvio. Col Bramante e con i suoi continuatori, come con tutti gli architetti del '500, la sua azione dottrinale e pratica si accresce e si estende: il Palladio, il Serlio, il Vignola, il Bertano, lo Scamozzi si sforzano di strappare al suo trattato ogni più riposto segreto dell'antica architettura, e ne cavano nuove leggi e nuove norme, arrivando non di rado a un superamento del pensiero stesso dell'autore. Ma se i canoni vitruviani del Vignola, del Palladio e del Serlio fissano le proporzioni o quanto meno il metodo di esse, nelle opere create da questi e dagli altri grandi architetti del '500 il sentimento e l'ispirazione sanno riprendere i loro diritti di fronte alla formula e alla rigida norma, e anche nel ritrovato spirito dell'antica architettura quegli artisti non spezzano mai il contatto con le esigenze proprie all'ambiente storico e artistico del tempo loro.
Latino
Storia
II Rivoluzione industriale
Fra XIX e XX secolo, l'industrializzazione si impone come via necessaria e imprescindibile per lo sviluppo economico degli Stati. Il sistema di fabbrica continua a espandersi in Europa e fuori d'Europa, cambiando radicalmente volto. L'economia dei paesi industrializzati, uscita dalla crisi degli anni della Grande depressione, conosce una stagione di forte crescita produttiva su nuove basi energetiche e tecnologiche, in un quadro che vede completarsi la spartizione coloniale del globo e l'Inghilterra cedere progressivamente il suo primato – fino ad allora indiscusso – a favore di nuove potenze economiche in Europa (Germania) e fuori d'Europa (USA). L'industrializzazione, fra gli anni Settanta del XIX secolo e la Prima guerra mondiale, si trasforma profondamente. S’instaura uno strettissimo rapporto tra scienza, tecnologia e industria; si rivoluziona la tecnologia produttiva, delle comunicazioni e dei trasporti; cambiano i settori trainanti lo sviluppo; si utilizzano nuove fonti energetiche; si intensificano i processi di concentrazione e ristrutturazione industriale; crescono le dimensioni delle aziende; mutano i rapporti tra l'industria e gli istituti bancari e finanziari. Superata la crisi del 1873, alla fine del secolo, lo sviluppo produttivo riprende impetuoso e la produzione manifatturiera mondiale nel 1913 risulta pari al 378% di quella del 1875, mentre la popolazione complessiva nel pianeta, nello stesso arco di tempo, aumenta solo del 126%. Per riferirsi all'insieme dei profondi processi di trasformazione di quel periodo, molti storici utilizzano la definizione di ‘seconda rivoluzione industriale’ (dagli anni Settanta dell'Ottocento fino agli anni Settanta del Novecento). Questi studiosi considerano la definizione giustificata dall'eccezionale numero d’innovazioni tecnologiche di quei decenni e dall'utilizzo di nuove forme e fonti di energia che mutano le abitudini, i comportamenti, i modelli di consumo della popolazione di una vasta area geografica. Altri preferiscono parlare di una seconda fase di un unitario processo di industrializzazione che dai suoi inizi, fra XVIII e XIX secolo, si prolunga fino all'ultimo quarto del XX secolo. Questi ultimi sottolineano che il concetto di rivoluzione industriale non si riferisce alla sola innovazione tecnologica, ma a un complesso di rapporti sociali e di produzione, che dal loro affermarsi in Inghilterra rimangono immutati ben oltre tutto l'Ottocento.

Charles Dickens
Inglese
Viene da chiedersi come la Torre possa restare in piedi senza crollare. Era ciò che si domandava anche l'ingegnere Gustave Eiffel alla fine dell'Ottocento mentre progettava la Torre per l'Expo di Parigi. Il profilo del monumento è stato dettato, più che da ragioni estetiche, da considerazioni di fisica e di matematica. Esiste un'equazione dalla quale si può ricavare la sagoma della Torre Eiffel. È stata trovata nel 2004 da due ricercatori statunitensi, Patrick Weidman e Iosif Pinelis, che dopo quasi 120 anni hanno svelato il segreto dell'eleganza e della perfezione di quest'opera architettonica. Eiffel studiò la sagoma sezione dopo sezione, calcolando per ciascuna il peso che la struttura doveva reggere. Trascurando l'effetto del vento, per ogni sezione questo peso coincide con quello della porzione di edificio sovrastante la sezione stessa (in blu nella figura).
Se
r
è la densità del materiale e
A(h)
l’area della sezione quadrata alla quota generica
h
, allora il volume infinitesimo di uno strato di altezza dh è
A(h)dh
(in giallo nella figura).
Essendo
g
l’accelerazione di gravità, il peso della parte compresa tra
x
e l’altezza
H
della torre è:
Matematica
F. T. Marinetti e il Futurismo
Data di nascita del futurismo è il manifesto, scritto da Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) e pubblicato sul Figaro il 20 febbraio 1909, nel quale erano contenute tutte le tesi del nuovo movimento: rottura con il passato, polemica contro l'accademismo, celebrazione della civiltà meccanica e della nuova vita dinamica, ammirazione per ogni sorta di energia e di aggressività, e per quanto riguarda la lingua italiana la distruzione della sintassi tradizionale per una ricerca di immediatezza e sincerità nell'espressione. Per Marinetti la poesia è libera da strutture logiche e ridotta a pura intuizione della realtà, inoltre come Nietzsche si allinea ai trionfanti nazionalismi. Nel 1910 venne pubblicato il Manifesto tecnico della letteratura futurista dello stesso Marinetti, nel quale venne affermato il principio delle parole in libertà, ossia di una poesia e di una prosa libera dalla classica sintassi. Il futurismo fu molto importante nella storia della letteratura e delle arti, e in particolare della pittura e dell’architettura, in quanto fu importante l’adesione dei più rappresentativi scrittori e artisti del XX secolo (Palazzaschi, Papini, Soffici ecc.) che permisero il vasto seguito che il Futurismo ebbe in tutta Europa, dalla Francia alla Russia, e da esso presero avvio in larga misura i movimenti artistici successivi. Tuttavia gli artisti più autentici, passarono attraverso il futurismo come un’esperienza che li portò a liberarsi definitivamente da ogni accademismo, per trovare poi, ognuno per vie personali, la loro autentica vena di artisti: mentre Marinetti e coloro che a lui si tennero fedeli conclusero la loro carriera come maestri di un nuovo accademismo.
Italiano
When we speak about Victorian age we must consider the most important Victorian novelist: Charles Dickens (1812-1870). This writer was born at Portsea and after a happy childhood he had to work in a blacking factory, a hard period that he described in some of his novels, his father grew deep into debt and for that was imprisoned. This two experiences marked him for ever, probably it is for this reasons that Dickens is so critical toward society. Dickens is, under the influence of Carlyle, an enemy of Victorian utilitarianism, he rejects the principles on which an industrial society is based: money and individualism.In this period the town became important because that was the favourite place for people to live in consequence of the industrial revolution, this is a new reality that is investigated in the novels of the time, he so called social novel or industrial novel.In Dickens in particular we have London (Oliver twist) as setting because it represents different realities, London is made up of different suburbs where poor and rich people live. In Hard Times Dickens describes an industrial town: Coketown, expression of the capitalistic system, has got unnatural and artificial colours, like the strange red that isn’t red of brick that is caused by the smoke and ashes; it is a town of unnatural red and black like the painted face of a savage, this two colours dominates the description of Coketown, in particular black paint even the channel and river’s water. From this water then come a terrible stink that is caused by industrial refuses. This ideal town is full of machinery and chimneys noise, in the form of rattling and trembling dominates. The metaphor of the head of an elephant in a sort of madness reproduces the movement of the piston of a steam engine, mad is the machine, mad is the consequence of industrial revolution. Dickens introduces an idea of alienation: man is identified with the product and even with the machine that produces this; the machine causes a lack of identity. Dickens shows how the system determines the life of people and criticizes the alienation caused by mass production: people go out and in at the same hours, they do the same work and for them every day is the same as the last and the next.
e, considerato il peso massimo che la struttura sottostante può reggere, vale la seguente

equazione integrale: dove
P
è la pressione massima che può essere sopportata.
Per determinare la funzione incognita A(x) conviene trasformala in un’equazione differenziale. Derivando rispetto ad x ambo i membri dell’equazione precedente si ottiene:
che può essere scritta nella seguente forma:
Integrando ambo i membri si ottiene : ,
dove
C
è una costante arbitraria, determinabile perché è nota l’area
A(0)
all’ altezza
H
.
Ricordando la definizione di logaritmo si ottiene
, che è una funzione esponenziale.
Il profilo della struttura può quindi essere descritto dalla funzione del semilato:
Profilo della Tour Eiffel
A cura di Valerio M. Sorice
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