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Martino Panico

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by

Vittoria Paradisi

on 19 February 2015

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Transcript of Martino Panico

Martino Panico
in 3^ D

La Resistenza
nella nostra Provincia

Persone da ricordare
Chi è
Martino Panico?
Martino Panico è il figlio di Giuseppe Panico, un sopravvissuto della Seconda guerra mondiale,
Martino è stato Consigliere provinciale di Pesaro e Urbino (1975-1980), Consigliere e Presidente del Consiglio provinciale di Pesaro e Urbino (1999-2004), Assessore presso il Comune di Cantiano, Presidente della Comunità montana del Catria e Nerone (1995-1999) e Sindaco di Cantiano (2004-2012).
Il 10 febbraio 2015
ha tenuto una lezione in 3^ D sulla Resistenza
È venuto nella nostra classe perché stiamo studiando
il periodo storico denominato Resistenza
e volevamo approfondire il tema e capire tutti
i sacrifici che hanno fatto tantissime persone,
anche nelle nostre zone, per raggiungere la libertà.
Martino ci ha parlato dell'esperienza di suo padre, deportato per non aver aderito alla Repubblica di Salò, dei valori della nostra democrazia che sono stati acquisiti grazie ai sacrifici dei partigiani, ci ha raccontato grandi e piccoli gesti fatti per amore della libertà.
Ci ha insegnato che dobbiamo apprezzare ciò che il nostro Paese ha cioè la più giusta e bella forma di governo: la democrazia, la quale, nonostante
tutti i problemi, ci garantisce
un bene inestimabile,
ovvero una
solida libertà.
Cantiano
Cantiano è un piccolo Comune nella provincia
di Pesaro-Urbino che vanta una lunga tradizione
sia liberale sia socialista che ha fatto si che proprio qui,
nel 1943, prendesse avvio la Resistenza: per questo oggi tale
territorio è ricordato come uno dei più attivi nella lotta partigiana.
Tutto iniziò con Luigi Bartolucci (1788-1859), un pesarese, liberale e progressista nonché carbonaro, che divenne un generale fidato di Garibaldi. Diffuse l'idea di un'Italia unita (all'epoca divisa in tanti staterelli). Con il tempo queste idee, iniziate come liberali, si tramutarono in socialiste. Infatti nel1870 (9 anni dopo l'unità d'Italia), a Cantiano nacque la Baldesca di Santiani, ovvero, un'azienda che faceva frangimenti per il grano e per le olive, e dal 1870 fino alla fine dell'800 arrivò ad avere 170 operai. Molti di questi operai erano "scalpellini", il loro compito era infatti quello di "conciare" le macine. Con il passare del tempo, sorse un grande problema: le persone erano costrette a lavorare tutto il giorno a stretto contatto con la polvere e ciò portava, nell'arco di pochi anni, allo sviluppo di malattie, che conducevano alla morte. Gli operai arrivavano perciò all'età di 45, massimo 50 anni. Per questo venne fondata a Cantiano una delle prime società di Mutuo soccorso:
gli operai si "auto-tassavano", poiché la pensione non esisteva ancora, e quando un lavoratore moriva e
la moglie rimaneva vedova,
la società interveniva economicamente
a favore della famiglia.

Quando inizia
la Resistenza a Cantiano?
La battaglia
di Vilano
Vilano è una piccola città marchigiana che
si trova vicino a Cantiano (PU), la zona è montuosa, infatti nelle sue alture si è svolta una delle battaglie partigiane più importanti del nostro territorio. La battaglia di Vilano, avvenuta il 25 marzo 1944, si è sviluppavata su due alture sulle quali i Partigiani, che erano un'ottantina, si difesero e sconfissero i nazifascisti che erano circa 500. I vincitori della furiosa e memorabile battaglia furono i Partigiani anche se subirono purtroppo delle perdite e molti sono rimasti segnati per tutta la vita. Uno dei protagonisti della battaglia fu Imbriano Alessandri che, con la sua
mitragliatrice, inflisse numerose
perdite al nemico
La strage
di Fragheto
Fragheto è una frazione del comune di Casteldelci, situato nella zona appenninica a cavallo tra Marche e Romagna, nell'alta Valmarecchia.
L’8 aprile 1944 a Fragheto le forze nazifasciste rastrellarono l'intero paese trucidando freddamente 15 donne, 7 bambini, 6 anziani, 2 giovani
(su un totale di 75 abitanti).
Il più piccolo tra le vittime aveva solo 8 mesi.
Questa ferocia fu causata dal fatto che i fascisti non volevano che si ripetesse la sconfitta avvenuta a Vilano (frazione di Cantiano) e anche perché,
a livello mondiale, la guerra
stava volgendo a favore
degli Alleati.
Adele Bei
Adele Bei ebbe il merito di difforndere una
cultura progressista, insieme al marito Domenico Ciuffoli,
Nazzareno Luchetta, Ubaldo Vispi e Amato Bei.
Adele Bei, che veniva da una famiglia contadina, era stimatissima soprattutto per la sua attività di proselitismo anti-fascista. Nacque a Cantiano il 4 maggio 1904 e morì a Roma il 15 ottobre del 1974, è stata una sindacalista e politica italiana, membro dell'Assemblea costituente, senatrice e deputata del Partito Comunista Italiano.
È entrata nel Partito comunista nel 1925 e nel 1933 è stata arrestata e condannata dal Tribunale speciale per la difesa di Stato a diciotto anni di reclusione: ha scontato nove anni nel carcere di Perugia e uno al confino a Ventotene dove ha incontrato grandissimi personaggi come Sandro Pertini.
Fu liberata nell'agosto del 1943 e subito iniziò
la sua attività da partigiana.
Dagli altri partigiani era considerata una sorella:
cucinava, faceva le faccende, aiutava tutti.
Lei ha sempre vissuto la sua vita con la schiena
dritta, non si è mai abbattuta
né si è mai arresa
Giuseppe Panico
Martino Panico ci ha letto
alcuni dei racconti che lui
ha raccolto in un libro che uscirà tra poco, formato da storie che si è sentito raccontare
dai suoi famigliari che hanno vissuto esperienze significative tra gli anni '20 e gli anni '70 del Novecento. Egli ci ha confidato che ha iniziato a scrivere per scherzo, quasi per gioco, mettendo in fila i ricordi e i racconti che da bambino e da ragazzo ha ascoltato più e più volte raccontare. In seguito è stato invitato a proseguire quindi ha iniziato a pensare di farne un libro.
Queste storie vanno dal 1924 al 1970.
Nel libro ci sono episodi di cui è venuto a conoscenza grazie alle testimonianze dei parenti mentre alcuni li
ha anche vissuti
in prima persona
(Anselmi Ester, Toccaceli Mirna, Hoxha Ambra, Ordonselli Linda)
(Bargnesi Milena, Celeste Sara
Antinori Gaia)
Proprio per tale motivo
già nei primi decenni del '900,
Cantiano aveva un sindaco socialista.
La cultura progressista che pian piano
si diffuse fu portata avanti principalmente
da Nazzareno Luchetta, da Ubaldo Vispi,
da Amato Bei, da Domenico Ciufoli e
da sua moglie Adele Bei.
(Bargnesi Milena,
Celeste Sara
Antinori Gaia)
Ecco
la
copertina
del
suo
libro
La Resistenza a Cantiano inizia l'11 novembre del 1943,
giorno di San Martino. Secondo uno dei racconti raccolti
di Martino Panico, pochi anni prima, lo stesso giorno, a sua nonna era
morto il fratello, di nome Martino, bastonato dai fascisti.
Nella notte dell'11 novembre 1943 arriva, in un casale, una macchina:
caso molto raro che passasse una macchina in quel posto e a quell'ora.
Arriva un uomo con un impermeabile chiaro, con le mai nelle tasche, che si avvia verso le abitazioni. Nello stesso posto c'erano anche due fascisti, vestiti di nero. Poi partono dei colpi dalle tasche dell'uomo con l'impermeabile chiaro. I due fascisti, quindi, si accasciano a terra.
Colui che aveva sparato si chiamava Erivoo Ferri,
nome di battaglia "Francesco".
Erivo Ferri è stato uno dei partigiani piú conosciuti del nostro territorio.
Panico lo racconta come un uomo solare, spavaldo ma con criterio, dotato di un coraggio non comune, non conosceva la paura, forse perché dieci anni di prigione ad Alessandria lo avevano forgiato. Aveva anche un'intraprendenza politico-militare che gli altri non possedevano. Faceva il fabbro e, da partigiano, aveva fatto parte della "Quinta Brigata Garibaldi".
Era stimato da tutti come grande antifascista.
È morto in un incidente stradale nel 1960.
Panico non lo ha conosciuto personalmente
ma è riuscito a descriverlo grazie
ad alcune testimonianze dirette.
(BALDELLI LINDA,
BARONE GAIA,
DE LEONARDIS MELISSA)
(Simoncelli Samuele
Mencarelli Elio
Berardi Gili Pietro)
(DE LEO SIMONE,
DE BLASIIS ALICE, RICCI SOFIA, SPERANDIO LUCA)
Adele Bei

(Garota Riccardo,
Muratori Gabriele,
Zellini Enrico)
Il padre di Martino, Giuseppe Panico,
l'8 settebre del '43, è tenente della Guardia Regia
e si trova a Pistoia dove insegna in una importante scuola militare. A seguito dell'armistizio, arrivano i nazisti ed i fascisti locali che circondano l'edificio e chiedono a ciascuno di loro di aderire alla Repubblica di Salò. Giuseppe rifiuta e con lui altre 796 persone, tra cui ufficiali, tenenti, comandanti..., su 800. I nazi-fascisti allora li disarmano e poi li portano a Santa Maria Novella, la stazione principale di Firenze. Li tengono altri due o tre giorni lì, senza né mangiare né bere, per costringerli ad aderire alla Repubblica di Salò, poi arriva un treno per il bestiame, che li porterà al campo di concentramento di Haltengrabof
(periferia a sud di Berlino).
Panico alla fine riuscì a
sopravvivere e a tornare a casa, anche se era arrivato a pesare appena 40 kg e aveva visto scene di una crudeltà incredibile.
Ogni mattina lui leggeva un libricino che gli dava coraggio e per un attimo non gli faceva pensare alla tremenda vita all'interno di quel Lager: la Divina Commedia.
(Gasparelli Alex,
Tarantino Raffaele,
Torelli Manuel)
Giuseppe Panico
Settembre 1943, campo di concentramento di Haltengrabof, Germania.
Giuseppe Panico
con il numero di matricola da prigioniero militare
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