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Don Abbondio

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by

Eleonora Bellesi

on 23 January 2014

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Transcript of Don Abbondio

La figura di Don Abbondio ne
" I Promessi Sposi"

Don Abbondio
Ne "I Promessi Sposi", il più noto romanzo di Alessandro Manzoni, la figura di Don Abbondo viene inserita nel primo capitolo, subito dopo il preambolo. Il suo ruolo è quello dell'anziano curato.
Descrizione fisica
Per quanto riguarda l'aspetto fisico del personaggio, Manzoni ci fornisce poche indicazioni. Infatti sappiamo solo che aveva due occhi grigi, una bassa statura e una costituzione corpulenta. L'età del curato non viene precisata ma la deduciamo da ciò che si legge nel I capitolo " Il pover'uomo era riuscito a passare i sessant'anni, senza gran burrasche."
Descrizione caratteriale
"Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s'era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d'essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro. "

Ecco la frase che meglio esprime la natura dell'anziano curato. Egli infatti è amante del quieto vivere, si è fatto prete senza pensare ai gravi obblighi e ai nobili ideali del sacerdozio, ma solamente in vista di una vita calma e senza scosse. Debole, pauroso, è un animale senza artigli e senza zanne. E' proprio per questa sua incapacità di difendersi che cede alle pressioni dei potenti, di fronte ai quali egli si sente estremamente indifeso. Il personaggio, a differenza di altri, non subisce un'evoluzione all'interno del romanzo; il suo non è un percorso di formazione, rimane invece sempre puttosto statico tanto che nemmeno la tragedia della peste, che incide in modo ben riconoscibile nella vita e nella psicologia degli altri personaggi, fa giungere don Abbondio a un atteggiamento più generoso e comprensivo. Infatti solo dopo essersi accertato della morte di Don Rodrigo celebrerà le nozze dei due promessi sposi, ma la sua condotta di vita non cambierà minimamente.
Contestualizzazione del personaggio
Il personaggio di Don Abbondio si insersce in un contesto storico e sociale ben preciso, l'italia del '600; egli è una figura remissiva, vittima del tempo in cui vive e delle prepotenze dei signorotti locali. Manzoni ci informa che non era di condizione nobile e perdipiù aveva una totale mancanza di coraggio. Inoltre non aveva una reale vocazione, ma fu spinto dai propri genitori alla scelta sacerdotale in modo da appartenere ad una classe sociale rispettabile e protetta, in grado di offrire anche una parziale sicurezza economica. L'autore sembra così avere un giudizio molto netto nei confronti di quella parte del clero cattolico che, in un'Italia così tormentata, si sottomettono ai potenti, anche a danno degli umili. Nei confronti del singolo Don Abbondio però sembra essere molto più indulgente cogliendo nelle sue debolezze una caratteristica comune al genere umano, quasi comica.
Capitoli in cui compare il personaggio
Descrizione del personaggio
Capitolo 1
La sera del 7 novembre 1628, mentre sta passeggiando e pregando, Don Abbondio incontra i bravi ad un bivio della via.
I bravi gli intimano di non celebrare le nozze tra Renzo e Lucia.
Dopo una iniziale opposizione, al nome di Don Rodrigo egli risponde "Disposto, disposto sempre all'obbedienza.
Digressione sulla condizione di Don Abbondio considerato "un vaso di terra cotta tra vasi di ferro".
Riprende la narrazione con il dialogo tra Don Abbondio e Perpetua, serva del curato, che gli consiglia di avvisare il cardinale Federigo Borromeo dell'accaduto. Egli pero rifiuta categoricamente di denunciare il comportamento dei bravi e quindi di Don Rodrigo.
Capitolo 29
I soldati arrivano in paese e don Abbondio cerca invano l'aiuto di qualcuno per poter mettersi in salvo. Lui e Perpetua cercano di trovare una soluzione quando arriva Agnese che propone di rifugiarsi nel castello dell'Innominato.
Il curato è titubante poichè non è sicuro che la conversione dell'Innominato è autentica, ma alla fine accetta di trasferirsi nel suo castello, dove verranno in seguito accolti tutti gli altri cittadini.
Capitolo 8
Don Abbondio si sta chiedendo "Carneade, chi era costui?" con un libretto aperto davanti.
Lucia e Renzo tendono una trappola adon Abbondio e con l'aiuto di Agnese, che distrae Perpetua, e Tonio e Gervaso, inscenano un matrimonio a sorpresa.
Il curato riesce ad impedire che Lucia termini la sua promessa di matrimonio e in seguito alla sua richiesta di soccorso, tutta la città entra nello scompiglio.
Capitolo 26
Continua il dialogo tra don Abbondio e il cardinale Borromeo.
Il curato, sentendosi sotto accusa, tenta un gesto meschino raccontando al cardinale del matrimonio a sorpresa; quest'ultimo tuttavia, già a conoscenza dell'accaduto, lo rimprovera ulteriormente.
Capitolo 24
Dopo aver liberato Lucia, durante il tragitto, don Abbondio è profondamente turbato e pensa a tutte le ripercussioni che avrà la conversione dell'Innominato, e pensa che alla fine l'unica vittima sarà lui.
Don Abbondio incontra Agnese e la rassicura dicendole che Lucia è finalmente in salvo. Le chiede inoltre di non far parola con il cardinale del matrimonio mancato.
Capitolo 25
Il cardinale Borromeo, avvisato da Agnese e Lucia del mancato matrimonio, fa chiamare il curato. Egli, dopo un patetico tentativo di deviare il discorso, racconta tutta la verità.
Il cardinale lo rimprovera, ricordandogli il grande valore della sua vocazione e lo esorta ad accrescere l'affetto per i suoi parrocchiani. Dopo queste parole don Abbondio si sente "un pulcino negli artigli del falco" , consapevole della sua debolezza.
Capitolo 23
Dopo la conversione, l'Innominato narra la tragica vicenda dei due promessi sposi al Cardinale Borromeo, che decide di convocare subito don Abbondio.
Al curato viene dato il compito di accompagnare Lucia, appena liberata dalla prigionia nel castello dell'Innominato, da sua madre Agnese. Nonostante il curato cerchi invano di sottrarsi a questo compito, alla fine è costretto ad accettare.
Capitolo 33
Don Abbondio incontra Renzo e lo aggiorna su tutte le vicende avvenute in paese. Lo incita inoltre ad andarsene, visto che su di lui pende ancora il pericolo dell'arresto.
Capitolo 37
Tornato in paese, Renzo, finchè non torna Lucia, decide di tenersi alla larga da don Abbondio e lo stesso fa quest'ultimo per evitare l'argomento del matrimonio.
Capitolo 38
Renzo, tornata Lucia, affronta don Abbondio, chiedendogli di programmare le nozze. Quest'ultimo però accampa ancora delle scuse sebbene il ragazzo gli abbia assicurato di aver visto don Rodrigo morente.
Dopo il tentativo fallimentare di Renzo, Agnese, Lucia e la mercantessa si recano dal curato per tentare di convincerlo. Egli, dapprima dubbioso, viene informato dal sagrestano della morte di don Rodrigo e finalmente accetta di celebrare le nozze, lodando la Provvidenza e addirittura la peste che ha permesso di liberarsi della gente malvagia.
Il marchese, erede di don Rodrigo, si reca dal curato e, informato della triste sorte dei due promessi sposi, chiede cosa possa fare per rimendiare al danno commesso dal suo predecessore. Don Abbondio gli consiglia di regalare loro delle piccole proprietà terriere e di togliere il bando su Renzo.
Don Abbondio celebra le nozze di Renzo e Lucia.
Il giorno seguente si volge il banchetto nuziale al palazzo di don Rodrigo.
I due sposi, ormai in partenza verso la loro nuova casa, e Agnese salutano tristemente la vedova e don Abbondio.
Capitolo 30
Durante il tragitto verso il castello dell'Innominato, don Abbondio continua a lamentarsi per ogni cosa e ripensa alla prima volta che ha percorso quella stessa strada. Agnese invece è turbata pensando a cosa ha passato sua figlia durante la prigionia.
Arrivati al castello, mentre Perpetua e Agnese socializzano, il curato resta in disparte e osserva tutto ciò che accade.
Una volta tornati in paese, il curato si accorge che il tesoro, nascosto accuratamente da Perpetua nell'orto è stato rubato e la colpa è di alcuni compaesani. Sebbene Perpetua cerchi di convincere don Abbondio a farsi restituire il tesoro, tuttavia egli preferisce non creare ulteriori disordini.
Capitolo 2
Don Abbondio, dopo l'incontro con i bravi trascorre una notte insonne al pensiero di dover dare delle spiegazioni a Renzo circa la sua decisione di non celebrare il matrimonio, ma alla fine ha un'idea.
Il giorno seguente quando Renzo si presenta dal curato, i due si scontrano in un dibattito basato sulla contrapposizione della simulazione di don Abbondio e la sincerità del giovane.
A causa dell'insistenza del giovane, il curato fa delle affermazioni un po' ambigue che insospettiscono Renzo.
Don Abbondio, terrorizzato, inizia a sentirsi male e si rifugia a letto e fa sbarrare la porta di casa.
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