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L'Ultimo Viaggio, Giovanni Pascoli

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Alessandro Bisegna

on 7 June 2016

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Transcript of L'Ultimo Viaggio, Giovanni Pascoli

L'Ultimo Viaggio, Giovanni Pascoli


BIOGRAFIA:
Giovanni Pascoli nasce a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855. Trascorre una infanzia agiata fino a quando il padre viene ucciso (1867). Questo e altri lutti familiari segnano profondamente il suo carattere. Iscrittosi nel 1873 alla facoltà di Lettere dell'Università di Bologna grazie a una borsa di studio, nel 1876 perde il diritto alla borsa ed è costretto a interrompere gli studi. Ripresi gli studi, si laurea nel 1882. Insegna in diversi licei italiani, poi in diverse università, tra cui Bologna, Messina e Pisa. Muore a Bologna il 6 aprile 1912.
L’ultimo viaggio
Pubblicato per la prima volta nel volume dei Poemi Conviviali (1904), L’ultimo viaggio, suddiviso in XIV canti (come l’Odissea) per un totale di 1211 versi, racconta l’ultimo periodo della vita di Odisseo: dopo essere tornato ad Itaca e aver vissuto per nove anni nella sua isola sognando continuamente il mare, l’eroe omerico decide di abbandonare la sua casa, la moglie, la terraferma dove presto lo raggiungerà la morte, per riprendere il viaggio, insieme ai suoi vecchi marinai, che da tempo aspettano il momento di salpare. Questo ultimo viaggio, però, avviene sotto il segno della disillusione: Odisseo ripercorre rotte già battute, ma non incontra più Polifemo e i ciclopi, Circe o il canto delle Sirene, tanto da pensare che tutte le avventure trascorse siano soltanto il frutto della sua immaginazione. Incontrerà solamente la dea Calipso: il cadavere di Odisseo, dopo il definitivo naufragio, sarà infatti trasportato dalle onde presso la sua grotta, in un’isola lontana e solitaria.
La figura di Odisseo per Omero e Dante
La figura di Odisseo per Pascoli
L'eroe di Pascoli per nove anni rimane ad Itaca. La sua non è però la «
splendente vecchiezza
» di cui parla il testo omerico, perché Odisseo, assorto nella rievocazione del proprio passato, è colto da un dubbio sempre più tormentoso: gli episodi che egli va ricordando appartengono alla realtà o all'immaginazione?
E' questo dubbio che, nel decimo anno, lo spinge a riprendere la navigazione.Il viaggio è un navigare a ritroso, alla ricerca dei luoghi e delle figure che più fortemente hanno segnato l'esperienza dell'eroe: Circe, il Ciclope, le Sirene, Calípso. Ma nulla di ciò che Ulisse ha conservato nel ricordo corrisponde a verità: Circe non esiste; nella grotta di Polifemo abita un innocuo pastore. Il mito si dissolve, l'avventura di Odisseo si rivela sogno, non realtà. Ogni certezza sembra dunque crollare. Odisseo si rivolge alle Sirene, deciso ad affrontare il rischio di restare ammaliato dal dolce canto e di non far più ritorno in patria. Il mito greco aveva dato alle Sirene le sembianze di uccelli con volto di donna. Nei versi del Pascoli, esse hanno l'aspetto di enigmatiche sfingi, le quali sembrano attirare la nave di Odisseo attraverso il mare: non è tanto l'eroe padrone di sé, artefice del proprio destino, a scegliere di incontrare le Sirene, ma è piuttosto una forza a lui superiore che ad esse lo trascina.
Odisseo non è più segnato da quella determinazione di varcare il «limite», di conoscere terre ignote; il suo viaggio è rivolto alla scoperta dell'ambiguo confine tra sogno e realtà. L'unica risposta all'affannoso interrogare di un Odisseo ormai giunto oltre l'illusione è il concretizzarsi della sola certezza che l'uomo può avere: la morte. L'
Eroe navigatore
è pervenuto alla meta definitiva.
L'Odisseo di Pascoli, così « antieroe » nell'assenza di sicurezze, nel dubbio che investe ogni momento della vita passata e presente, è in realtà anch'eglí «eroe»: nel voler indagare nel mistero dell'animo umano, nell'affrontare il crollo delle illusioni, nell'accettare la realtà della morte.

Sitografia:
http://divinacommedia.weebly.com/inferno-canto-xxvi.html

http://online.scuola.zanichelli.it/letterautori-files/volume-3/pdf-online/20-pascoli.pdf

http://www.roberto-crosio.net/1_intertestualita/pascoli_viaggio.htm

http://www.altritaliani.net/spip.php?article1059

http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pascoli/

http://www.liberliber.it/mediateca/libri/h/homerus/odissea_traduzione_maspero/pdf/homerus_odissea.pdf
Omero immagina per Ulisse, a conclusione di una vita tormentata, una serena vecchiaia.
Dante presenta un eroe o interamente dominato dal desiderio di conoscere, al punto di rinunciare al ritorno ad Itaca, o disgustato della vita mediocre e priva di attrattive che la sua isola e il suo ruolo di sovrano gli offrono, e deciso perciò a riprendere il mare. Ulisse rappresenta per Dante l'incapacità dell'uomo di comprendere i propri limiti, la fiducia miope nelle proprie doti: la sapienza, l'audacia, l'astuzia.
Intertestualità:
Lucio Dalla, Itaca
Leon-Auguste-Adolphe Belly - Ulisse e le sirene
E il mare azzurro che l’amò, più oltre
spinse Odisseo, per nove giorni e notti,
e lo sospinse all’isola lontana,
alla spelonca, cui fioriva all’orlo
carica d’uve la pampinea vite.
E fosca intorno le crescea la
selva

d’ontani e d’odoriferi cipressi
;
e
falchi
e
gufi
e
garrule cornacchie
v’aveano il nido.
E non dei vivi alcuno,
né dio né uomo, vi poneva il piede.
Or tra le foglie della selva i
falchi
battean le rumorose ale, e dai buchi
soffi avano, dei vecchi alberi, i gufi ,
e dai rami le garrule cornacchie
garrian di cosa che avvenia nel mare.
Rigogliose
piante
Sorgean vicino all’antro,
il pioppo e l’alno
E il cipresso odoroso, ove rapaci
Sparvieri
e gufi e garrule cornacchie,
Delle sponde marine abitatrici,
Avean lor nidi edificati; e tutte
Ne vestìa le pareti intorno intorno
Una
giovane
vite, onde le
dolci
Uve pendean. Per quattro opposti rivi
Una
limpida
fonte le sue
fresche
Aque invïava ai prati, di vïole
E d’apio ricoperti



– Non esser mai! non esser mai! più nulla,
ma meno morte, che non esser più! –
Parola ai testi
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