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Letteratura e cinema: I Promessi Sposi

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Francesca Mattaliano

on 15 November 2016

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Letteratura e cinema: I Promessi Sposi
La trasposizione in film di un’opera letteraria permette di cogliere meglio le caratteristiche specifiche dell’uno e dell’altro modo di raccontare e mettere in scena una storia, ma anche di rilevare interessanti elementi comuni.
L’esempio dei Promessi sposi è particolarmente significativo per una serie di motivi:
- il valore letterario e la popolarità del romanzo di Manzoni;
- il numero e la varietà delle sue trasposizioni cinematografiche o televisive;
- la possibilità di confrontare, a partire da un testo letterario comune, i caratteri propri del cinema e della televisione.
I promessi sposi
di Sandro Bolchi
Italia, 1967, b/n, 8 puntate di 60’ ciascuna
Costo complessivo: 500 milioni.
I promessi sposi inaugurano una nuova fase delle produzioni della RAI: finita l’epoca dello sceneggiato inteso come riduzione o traduzione di un testo letterario, con prevalenza di interni, cauti movimenti di macchina, ritmo rallentato, la televisione pubblica, ormai pienamente consapevole del proprio ruolo centrale nell’universo cultural-spettacolare nazionale, utilizza le più moderne tecnologie per produrre un’opera di grande respiro. Lo sceneggiato è stato premiato da un ascolto medio di 18,2 milioni di telespettatori.

I promessi sposi
di Tullio Solenghi, Anna Marchesini e Massimo Lopez
Italia, 1990, col, 5 puntate di 50’ ciascuna
Il grande romanzo diventa pretesto per ironiche e giocose parodie e ribaltamenti comici e grotteschi, che rompono la narrazione tradizionale per contaminarla con elementi attinti alla cultura dei mass media, ottenendo effetti comici anche grazie a un impianto stilistico il più aderente possibile alle atmosfere e alle ambientazioni originali. Nel corso di cinque puntate i tre comici ricoprono diversi ruoli, ospitando nella loro parodia personaggi fantastici come il padre di Lucia (Pippo Baudo), El Gringo (Giuliano Gemma), il presentatore di “miss Lecco” (Daniele Piombi), la venditrice di unguenti contro la peste (Vanna Marchi), il giornalista del Seicento (Piero Badaloni).
(Aldo Grasso, Enciclopedia della Televisione, Milano, Garzanti, 2002)
I promessi sposi di Salvatore Nocita
1989, 5 puntate di 75’ ciascuna

La trasposizione del celebre romanzo imbocca, con una produzione internazionale, la strada del kolossal: 20 miliardi di costi, un nutrito cast di “assoluto livello mondiale”, composto da 248 attori e 10.000 comparse, 2.000 costumi, interni in ambienti che hanno mantenuto inalterata l’originale architettura seicentesca, esterni girati in luoghi vergini in grado di riprodurre la campagna lombarda del periodo. La produzione, destinata al mercato televisivo internazionale, è stata accusata di tradire il testo, soffocando la natura intima riflessiva del romanzo a favore dell’enfasi spettacolare.
Parodia del 1985 - Quartetto Cetra, Romina e Albano
2012 I Promessi Sposi in 10 minuti La compagnia di Monsanto
di Ennio Flaiano

Le riduzioni cinematografiche di romanzi celebri possono ricordare l’avventura di quel sarto volenteroso che, taglia e taglia, da un mantello riuscì a cavare soltanto un panciotto e il resto della stoffa lo consegnò onestamente al proprietario per le eventuali riparazioni del panciotto: molta roba, insomma, resta inutilizzata; e c’è di più, che la grazia di un piccolo panciotto nuovo non compensa il danno di un gran mantello squartato. Se una conclusione può trarsi dalla storia, che possa servire di scusa pei riduttori, è questa: che la colpa non è tutta del sarto ma anche dei mantelli troppo ampi. »
I Promessi Sposi,

di Mario Camerini, Italia 1941.
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