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Giacomo Leopardi

Biografia, pensiero, operette morali, Idilli
by

Leonardo Forner

on 13 March 2014

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Transcript of Giacomo Leopardi

29 Giugno 1798 Giacomo Leopardi Cenni biografici, pensiero e opere ..Taedium Vitae... Nasce a Recanati, borgo molto arretrato all'epoca, da una famiglia di alta nobiltà terriera. Il Padre era un uomo colto, la madre una persona molto fredda e senza particolari rapporti affettivi con i figli.

Viene istruito da precettori ecclesiastici fino all'età di 10 anni, età dopo la quale nulla più ebbe da imparare da essi.

All'età di 11 anni già era padrone di lingue come il latino, il greco e l'ebraico. Compose un vasto numero di opere di compilazione erudita. Cenni Biografici Fughe da Recanati Roma Bologna Firenze Napoli Milano Deriva principalmente da un idea della vita come qualcosa di noioso e di obsoleto.

A differenza di altri autori (Manzoni, Foscolo) il pessimismo Leopardiano si può affermare passivo. Il Pessimismo Leopardiano Le Operette Morali Le scrive dopo il 1824, al suo ritorno da Roma;
Sono brevi dialoghi dal contenuto filosofico;
Mettono in risalto il suo pensiero pessimista e la sua concezione della natura;
Sono scritti in Prosa;
Gli interlocutori sono spesso figure fantastiche. A causa del suo continuo studio, in età precoce sviluppò malattie visive e fisiche.

Il suo carattere introverso non favorì i rapporti di sociali e di amicizia, alquanto rari.

Le sue continue fughe da Recanati in cerca della felicità e della realizzazione come uomo vengono ostacolate dalle sue condizioni fisiche che lo costringono sempre al ritorno. Qui conobbe una ragazza per la quale l'amore rimase solo di tipo "Platonico" E' costretto a lasciare il lavoro presso l'editore a causa delle sue condizioni di salute Soggiorna presso gli zii, ma trova la città inadatta e opprimente Va ad abitare con Ranieri, conosciuto a Firenze, e la loro amicizia lo accompagna alla morte nel 1837 Pessimismo Storico Il Dialogo della natura e di un Islandese Gli Idilli A seconda della metrica si suddividono in Primi Idilli e Grandi Idilli. Elemento principale è il rapporto con la natura, a cui spesso il poeta si rivolge come se potesse ricevere delle risposte sui grandi perchè della vita.

Quest'ultima si rivela Piccoli Idilli La natura si presenta come maligna e Leopardi, impersonificato l'Islandese, pone a lei domande mai risolte il Cantico del Gallo Silvestre Cantico dedicato alla Morte, sola e unica fine dell'esistenza dell'uomo Platino e Ponfilio Viene trattato per la prima volta l'argomento del suicidio Il dialogo di Tristano e di un amico Dialogo che smonta l'ottimismo '700 caratterizzato dall'attesa virile della morte Infinito Opera più rappresentativa a livello mondiale.
Il tema di fondo è la tensione tra finito (precisi limiti spaziali e temporali, finita è la vita dell'uomo) e infinito (ciò che non conosce i limiti dell'esistenza umana). Dall'universo finito, la mente trasporta all'infinito. Il "volo" mentale, l'immaginazione (che provoca felicità) si divide in quattro periodi fondamentali:
1) L'arrivo nel luogo fisico a cui il poeta è legato affettivamente;
2)infinito spaziale (la paura del poeta nell'immaginarsi la verità infinita);
3)l'infinito temporale;
4)piacere dell'esperienza provata.
Importante la presenza degli aggettivi "questo" (reale) e "quello" (immaginazione). La particella "ma" è il momento chiave per gli idilli, dell contemplazione.
infinito = assenza di misurabilità, rumore.


Si tratta di una composizione ciclica ad anello, i primi e gli ulimi versi hanno omogeneità di contenuti Piccoli Idilli Alla luna Composto nello stesso periodo dell'Infinito, era intitolato La Ricordanza.
L'idillo prende avvio da una situazione semplice come la contemplazione del cielo e da qui la Luna diventa la confidente muta.
Il poeta ammira e invoca la luna parlandole con tono amichevole (O graziosa luna) e le ricorda di quando, l'anno precedente, la stava contemplando allo stesso modo.
Aveva gli occhi pieni di lacrime e quindi gli appariva sfuocata.
Commenta che le sue condizioni generali sono rimaste le stesse. La poesia mette in evidenza il tema del ricordo del passato che, anche se difficile e travagliato, porta per Leopardi tregua alla sofferenza della vita (noverar). Costituisce una forma di vita a confronto della non vita che è l'esistenza, è una forma di luce nel buio.

L'inizio della poesia si presenta angoscioso.
Il ricordo, piacevole, del passato è sottolineato dai verbi posti alla forma imperfetta (sorgea, apparia).
Vi è una contrapposizione tra "allor" (passato) ed "ora" (presente). Il grande desiderio di comunicazione con la natura e il senso di esclusione dalla vita e la meditazione sulla vanità di esistere sono tre caratteristiche che contraddistinguono il carattere del poeta all'interno dell'idillo. Grandi Idilli A Silvia Composta come canzone "libera" o "Leopardiana" presenta un numero vario di strofe endecasillabe e settenari alternati liberamente. Possono trovarsi rime interne o assonanze.
Il tema è ancora una volta quello del ricordo e dei sentimenti, di sfera prettamente personale. Lo sfondo è Recanati. Non si tratta di una poesia d'amore. Silvia è infatti il soprannome dato da Leopardi alla figlia del cocchiere di famiglia, Teresa Fattorini.
Essi la ammirava spesso dalla finestra della biblioteca che giocava in giardino piena di vita. L'idillio racconta il mito della giovinezza come momento di gioia e di felicità. Silvia rappresenta, tra questi, la speranza e l'entusiasmo che si schiudono verso un futuro fatto di progetti. La morte precoce della ragazza segna la fine della speranza. Leopardi vedeva in lei quello che lui avrebbe voluto essere.

Silvia rappresenta una creatura dolce e aggraziata , ninfa dei boschi che compare nell'opera di Tasso "l'Aminta".

Il poeta si rivolge a lei come se potesse rispondere (le fa una domanda) e l'unico particolare fisico per descriverla sono i suoi occhi (timidi e vergognosi). La natura partecipa alle gioie degli eventi felici della giovinezza della ragazza.
Vi è un ricordo del passato con l'uso dei verbi all'imperfetto (spendea, porgea). Piccoli Idilli La sera del dì di festa Composto in endecasillabi sciolti, emergono le caratteristiche tipiche del suo pessimismo cosmico, profondo, che contrastano con l'inizio della poesia. Il poeta accusa la natura di essere indifferente ai problemi dell'uomo e del dolore che esso prova nel vivere. Essa lo creò solo per farlo soffrire e lo condannò alla totale infelicità. Emerge ancora una volta il senso dell'esclusione e della negazione del futuro. Il tormento è manifestato da un climax ascendente (e qui per terra mi getto, e grido e fremo). Il dolore sussiste al pensiero dell'uomo che si diverte, ma che poi non lascia traccia alcuna del suo vissuto. Dal pessismismo individuale si passa a quello cosmico tramite la citazione degli antichi che popolavano l'Impero Romano nella sua vastità e che anche essi silenzio hanno lasciato.

Si passa dunque dalla meditazione al ricordo del passato e si delinea il pensiero che la vita sia una corsa verso il nulla. Ritornando al presente l'autore afferma di provare lo stesso dolore che provava una volta al terminare del giorno di festa (sabato). Grandi Idilli La quiete dopo la tempesta Composto da endecasillabi e settenari liberamente sciolti, è suddiviso in due parti: la prima figurativa/descrittiva che rappresenta il paesaggio reale e la seconda riflessiva/meditativa dove emerge la filosofia leopardiana.

Una pioggia torrenziale ha bloccato le attività degli abitanti del paese, che le riprendono al suo terminare.

Si esprime il concetto dell'inesistenza della felicità, ma dell'esistenza di sporadiche interruzioni del dolore. All'inizio delle composizioni Leopardiane, la natura è vista come una madre benigna e provvidenzialmente attenta al bene delle sue creature: ha voluto sin dalle origini offrire un rimedio all'uomo: l'immaginazione e le illusioni , grazie alle quali ha velato agli occhi della misera creatura le sue condizioni.

A questo, si contrappone l'Orrido vero. Il progresso della Civiltà, opera della ragione, ha allontanato l'uomo da quella condizione privilegiata e ha messo crudamente sotto i suoi occhi il "vero" e lo ha reso infelice Benigna Leopardi si rende conto che la natura, più che al bene dei singoli individui, mira alla conservazione della specie e per questo può anche sacrificare il singolo e generare sofferenza.

Viene quindi rappresentata come un meccanismo cieco, indifferente alla sorte delle sue creature. Interviene la concezione meccanicistica e materialistica. La colpa dell'infelicità dell'uomo non è più l'uomo stesso ma la natura , di cui l'uomo rimane solo una vittima innocente. Maligna Orrido Vero Pessimismo Cosmico Il Pessimismo Storico Il Pessimismo Cosmico Il progresso della civilità e della ragione, spegnendo le illusioni, ha spento ogni slancio magnanimo, ha reso i moderni incapaci di azioni eroiche, ha generato vilità, meschinità, calcolo gretto ed egoistico, corruzione dei costumi.
La colpa dell'infelicità presente è dunque attribuita all'uomo stesso, che si è allontanato dalla via tracciata dalla natura benigna.

La condizione negativa del presente viene vista come effetto di un processo storico, di un decadenza e di un allontanamento progressivo. Se causa dell'infelicità è la natura stessa, nel suo cieco meccanismo immutabile, tutti gli uomini, in ogni tempo, in ogni luogo, sotto ogni forma di governo, in ogni tipo di società, sono necessariamente infelici; anche gli antichi , pur essendo capaci di illudersi, erano vittime di quei terribili mali. Alla prima fase del pessimismo storico subentra così un pessimismo cosmico: l'infelicità è un dato eterno e di immutabile natura.

Questa idea si afferma dopo il 1824. Grandi Idilli Il canto parla del resoconto di un viaggio di un pastore russo. Quest'ultimo impersonifica la condizione umana dove il deserto e la steppa sono l'agonia e la solitudine della vita.

La luna, elemento naturale non nuovo a cui Leopardi si rivolge, fa da interlocutore principale e, ancora una volta, si presenta come impassibile e indifferente davanti alle sofferenze dell'uomo. Viene paragonata alla vita del pastore di cui viene descritta la vitache si svolge sempre alla stessa maniera. Affiora una sensazione di tedio. Vi è una contrapposizione tra la vita "breve" del pastore (dell'uomo in generale) e quella "immortale" della luna.
Continua la descrizione del pastore, in senso fisico ed estetico, ma anche emotivo ed interiore, che riflette in sintesi l'esistenza umana: dopo tutto l'affanno che prova, l'uomo cade in un baratro senza fine. La fatica dell'uomo nasce già dalla nascita, momento in cui la morte è gia sopra di noi. Saranno in seguito i geniori a dargli man forte e consolarlo durante gli eventi della vita.
Inizia una strofa sentimentale dove l'autore si rivolge esclusivamente alla luna che sembra sia dotata di animo e sentimenti e le si attribuisce la capacità di conoscere il vero significato della morte ed altre cose celate al contadino.
Sorge poi una domanda esistenziale: il poeta interroga la luna su quale sia la ragione dell'esistenza dei corpi celesti e l'esistenza umana e la accusa di conoscere le risposte. La meditazione accelera e si giunge quindi ad una conclusione: esisterà forse qualcuno a cui la vita non ha donato sofferenza e dispiaceri ma l'unica certezza che Leopardi ha è che la sua vita è male.
Afferma che probabilmente gli animali e le piante sono gli esseri più felici poichè non si rendono conto dei mali della vita. Dall'altro canto, la mente dell'autore è sempre piena di qualcosa che non lo fa star sereno. Emerge la differenza uomo/animale che però viene vanificata negli ultimi versi del componimento quamdo il pensiero ritorna dalla fantasia alla realtà dei fatti in cui il "nascere" comporta di per sè cosa funesta: sia per l'uomo che per l'animale. Manifestazione del Pessimismo Cosmico. Canto notturno di un pastore
errante dell'Asia
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