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Amleto

Presentazione scolastica sull'Amleto
by

Diego Angella

on 4 February 2014

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Transcript of Amleto

AMLETO
FONTS
Soliloquio
All'inizio del terzo atto troviamo un soliloquio, forse il più famoso al mondo; dove vi è l'interrogativo esistenziale del vivere o del morire, che è il principio dell'indecizione di Amleto il quale lo impedisce di agire.
Essere o non essere
Struttura
L'Amleto è una delle opere drammaturgiche più conosciute al mondo, famosa per il suo soliloquio, scritto completamente in inglese e oggi tradotta in tutte le lingue, con una forma tutta parlata, ovvero è una composizione di dialoghi.
L'opera è composta in cinque atti, successivamente divisi in scene, dove viene raccontata la vita del principe Amleto.

Trama
Chi?
William Shakespeare

è stato un drammaturgo inglese, famosissimo pure al giorno d’oggi, che tra il 1600 e il 1601 scrisse una delle sue opere più famose, ovvero l’ “AMLETO”.
« To be, or not to be, that is the question:
Whether ’tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing end them? To die, to sleep…
No more, and by a sleep to say we end
The heartache and the thousand natural shocks
That flesh is heir to: ’tis a consummation
Devoutly to be wished. To die, to sleep.
To sleep, perchance to dream. Ay, there’s the rub,
For in that sleep of death what dreams may come
When we have shuffled off this mortal coil
Must give us pause. There’s the respect
That makes calamity of so long life,
For who would bear the whips and scorns of time,
Th’oppressor’s wrong, the proud man’s contumely,
The pangs of despis’d love, the law’s delay,
The insolence of office, and the spurns
That patient merit of th’unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin? Who would fardels bear,
To grunt and sweat under a weary life,
But that the dread of something after death,
The undiscovered country from whose bourn
No traveller returns, puzzles the will,
And makes us rather bear those ills we have
Than fly to others that we know not of?
Thus conscience does make cowards of us all,
And thus the native hue of resolution
Is sicklied o’er with the pale cast of thought,
And enterprises of great pitch and moment
With this regard their currents turn awry,
And lose the name of action. »
« Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci esitare. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »
II
III
V
IV
I
Atto I
La prima scena si svolge in un castello in Danimarca nel Medioevo dove si aggira lo spettro del re padre di Amleto.
Il fantasma appare bastioni del castello davanti a Marcello e Orazio. Amleto venendo a conoscenza dell’accaduto, la notte successiva lo aspetta. Il fantasma riappare e prima di scomparire gli rivela che di essere stato avvelenato dal fratello Claudio, che ne ha sposato la vedova, ovvero la regina Gertrude, occupando così il trono al nipote. Il fantasma chiede la vendetta al figlio che d’ora in poi si fingerà pazzo, in modo da non farsi scoprire, quindi facilitarsi la vendetta.
Atto II
Nella seconda scena sia la madre che lo zio sono preoccupati per la pazzia di Amleto e chiedono a due suoi amici di scuola di trovare la causa del problema, ma Amleto non rivela nulla. Quindi viene invitata la “Compagnia Stabile Della Città” per risollevare l’animo di Amleto. Amleto chiede agli attori di interpretare “L’Omicidio Di Gonzago” aggiungendo delle righe al testo, per ricostruire l’omicidio del padre. Il re (lo zio di Amleto) arrabbiato interrompe la recita.
Atto III
Nel terzo atto Amleto raggiunge la madre in camera per parlarle ma mentre dialoga con lei, sente qualcuno nella stanza; credendo si trattasse del Re, lo uccide ma scopre che si tratta di Polonio. Claudio, decidendo quindi che Amleto è pericoloso per essere lasciato a piede libero in Danimarca, decide di mandarlo in Inghilterra con i suoi amici, a cui consegna una lettera da dare solo al Re d’Inghilterra, con l’ordine di uccidere Amleto appena arrivato. A causa dell’attacco di una nave corsara Amleto scopre la lettera e la rimpiazza con un’altra in cui si ordina invece di uccidere Rosencrantz e Guildenstern. Amleto senza gli amici, si dirige di nuovo verso la Danimarca.
Atto IV
Ritornato in Danimarca, Amleto scopre che Ofelia è annegata. Laerte, vedendo Amleto, lo accusa della morte della sorella e del padre. Per mettere fine alla disputa, il Re prepara un incontro di scherma tra i due, tramando un piano per uccidere Amleto. Claudio avvelena una tazza di vino che offrirà ad Amleto alla fine del primo incontro e avvelena la punta del fioretto di Laerte. Durante il combattimento Gertrude, non sapendo del piano del Re, beve dalla coppa riservata ad Amleto. Laerte ferisce Amleto, condannandolo a morte. Il principe scoprendo che il fioretto dell’avversario è a punta scoperta, lo attacca furiosamente. Nello scontro che segue i due si scambiano i fioretti ed Amleto ferisce Laerte. Quasi nello stesso istante, Gertrude cade a terra, affermando che la coppa è avvelenata. Laerte confessa che la morte di Gertrude è opera del Re e che la punta da cui Amleto è stato ferito è avvelenata. Amleto, gridando: “Al tradimento”, trafigge il Re. Prima di morire, il principe chiede ad Orazio di fare in modo che tale storia non vada perduta e di raccontarla pubblicamente.
Atto V
Nell’ultima sequenza vediamo Fortebraccio che entra con i suoi soldati nel castello e impreparato ad un simile scenario di morte, si proclama Re della Danimarca ed ordina di esporre sul palco la salma di Amleto, per poi onorarlo facendogli un grande funerale.
Atti
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