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I viaggi di Ulisse

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by

Emanuele Contu

on 17 July 2013

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Transcript of I viaggi di Ulisse

MAR MEDITERRANEO
Terra
dei
Ciconi
I Ciconi erano una popolazione che viveva nel nord-est della Tracia, una regione affacciata sul mare Egeo. Nel II libro dell'Iliade si legge che essi si schierarono con il re Priamo nella guerra di Troia.
Nel IX libro dell'Odissea, Ulisse e i suoi compagni giungono alla terra dei Ciconi - prima tappa del loro viaggio e unica ambientata in un luogo identificabile con sicurezza - e distruggono la città di Ismara, alla ricerca di bottino e provviste per il viaggio di ritorno verso Itaca.
Presso i Ciconi Ulisse riceve - dal sacerdote Marone - il vino che utilizzerà per stordire Polifemo prima di accecarlo.
Terra dei
Lotofagi
Ulisse e compagni approdano nella terra dei Lotofagi dopo nove giorni di tempesta. I Lotofagi, il cui nome significa "mangiatori di loto", offrono ai compagni di Ulisse la pianta del loto, che li priva della memoria e del desiderio di tornare a Itaca, tanto che Ulisse deve costringerli a ripartire con la forza.
L'episodio è narrato nel libro IX dell'Odissea.
L'isola
dei
Ciclopi
Secondo alcune tradizioni l’isola dei Ciclopi, terza tappa del viaggio di Ulisse, era la nostra Sicilia.
Nel IX libro dell’Odissea si racconta l’incontro di Ulisse e compagni col ciclope Polifemo, terribile mangiatore di uomini «senza pietà nel cuore». Dopo aver assistito impotente all’orrido pasto del ciclope, Ulisse riesce a trarlo in inganno dandogli da bere il vino ricevuto da Marone e accecandolo con un palo arroventato. Altri stratagemmi, tra cui quello celebre del nome («il mio nome è Nessuno, e Nessuno mi chiama mia madre e mio padre, e così mi chiamano i compagni»), consentiranno a Ulisse di fuggire dalla grotta di Polifemo e portare in salvo i compagni superstiti.
Da questo momento, però, l’ira di Poseidone si abbatterà sull’eroe greco, reo di avergli accecato il figlio.
Troia
Il viaggio di Ulisse ha inizio a Troia, fiorente città posta all'imbocco dello stretto dei Dardanelli, che gli Achei guidati da Agamennone avevano stretto d'assedio - secondo la tradizione - per riportare a Sparta la bella Elena, moglie di Menelao.
Dopo dieci anni di guerra, la città era stata espugnata e distrutta grazie allo stratagemma del cavallo, ideato da Ulisse.
MAR EGEO
MAR
IONIO

MAR TIRRENO
Eolo,
signore
dei venti
Nel libro X dell'Odissea si narra di come, scampato dall’isola dei Ciclopi, Ulisse approda alla corte di Eolo, il signore dei venti. Dopo aver trascorso un mese presso Eolo, narrando le storie della guerra di Troia, l’eroe chiede di poter ripartire e riceve dal suo ospite un dono prezioso.
Ma quando a mia volta chiedevo il ritorno e imploravo
che mi facesse partire, non disse di no, preparò la partenza.
Mi diede un otre, che fece scuoiando un bue di nove anni,
e dentro degli urlanti uragani costrinse le strade;
perché signore dei venti lo fece il Cronide,
e può fermare e destare quello che vuole.

(Odissea, libro X, vv. 17-22)
Nella
terra dei Lestrigoni
Dopo essere tornati da Eolo, che si rifiuta di aiutarli nuovamente, Ulisse e i compagni si rimettono in mare e approdano alla terra dei Lestrigoni. Questi sono dei giganti antropofagi, cioé mangiatori di uomini, che distruggono le navi degli achei ferme nel porto e catturano i compagni di Ulisse per cibarsene.
Circe
Dopo essere tornati da Eolo, che si rifiuta di aiutarli nuovamente, Ulisse e i compagni si rimettono in mare e approdano alla terra dei Lestrigoni. Questi sono dei giganti antropofagi, cioé mangiatori di uomini, che distruggono le navi degli achei ferme nel porto e catturano i compagni di Ulisse per cibarsene.
In folla accorrevano, i forti Lestrigoni, chi di qua, chi di là,
innumerevoli, e parevan Giganti, non esseri umani.
Essi dai picchi con pietre che appena può un uomo portare,
colpivano; e orrendo strepito in mezzo alle navi nasceva,
d’uomini massacrati e insieme di navi spezzate;
e come pesci infilzandoli, il pasto crudele via si portavano.
[Odissea, libro X, vv. 119-124]
Nell'isola di Eea vive «Circe riccioli belli, terribile dea dalla parola umana» (Odissea, libro X, v. 136). Circe trasforma parte dei compagni di Ulisse in porci.
Ulisse scampa all'incantesimo grazie all'intervento del dio Ermes, che gli fornisce un antidoto e lo istruisce sugli inganni di Circe.
Ulisse e i compagni, ritornati umani, rimangono sull'isola di Eea per un anno. Al momento di lasciar partire Ulisse, Circe lo invita a recarsi all'Ade, il regno dei morti, per interrogare l'indovino Tiresia.
«O Circe, compimi la promessa che hai fatta
di rimandarci a casa; l’animo mio balza ormai,
e quello degli altri compagni, che mi finiscono il cuore,
intorno a me singhiozzando, appena tu sei lontana».
Così dicevo, e subito mi rispondeva la dea luminosa:
«Divino Laerzíade, insegnoso Odisse,
non rimanete, dunque, per forza nella mia casa;
però altro viaggio c’è prima da fare e arrivare
alle case dell’Ade e della tremenda Persefone,
a interrogare l’anima del tebano Tiresia,
il cieco indovino, di cui salda resta la mente:
a lui solo concesse Persefone d’aver mente saggia
da morto; gli altri invece, come ombre vane svolazzano».

(Odissea, libro X, vv. 483-495)
Nel regno
dei morti
Seguendo le indicazioni di Circe, gli achei navigano fino ai confini dell’Oceano, dove Omero colloca il popolo e la città dei Cimmeri. Qui Ulisse evoca le anime dei morti e incontra l’indovino Tiresia: questi gli preannuncia il ritorno a Itaca e la vittoriosa lotta con i Proci. Ma per giungere a Itaca, Ulisse dovrà affrontare l’ira di Poseidone ed evitare di mangiare le vacche sacre ad Apollo.
«Cerchi il ritorno dolcezza di miele, splendido Odisseo,
ma faticoso lo farà un nume; non credo
che sfuggirai all’Ennosígeo, tant’odio s’è messo nel cuore,
irato perché il figlio suo gli accecasti;
ma anche così, pur soffrendo dolori, potrete arrivare,
se vuoi frenare il tuo cuore e quello dei tuoi,
quando avvicinerai la solida nave
all’isola Trinachia, scampato dal mare viola,
pascolanti là troverete le vacche e le floride greggi
del Sole, che tutto vede e tutto ascolta dall’alto.
Se intatte le lascerai, se penserai al ritorno,
in Itaca, pur soffrendo dolori, potrete arrivare:
ma se le rapisci allora t’annuncio la fine
per la nave e i compagni. Quanto a te, se ti salvi,
tardi e male tornerai, perduti tutti i compagni,
su nave altrui, troverai pene in casa,
uomini tracotanti, che le ricchezze ti mangiano,
facendo la corte alla sposa divina e offrendole doni di nozze.
Ma la loro violenza punirai, ritornato».

(Odissea, libro XI, vv. 100-118)
«Così il cavallo era là, e i Teucri facevano un gran parlare confuso
seduti intorno: tre discordi pareri piacevano loro,
o trapassare il concavo legno con bronzo spietato,
o su una vetta issarlo e infrangerlo contro le rocce,
o conservarlo, gran voto agli dèi, propiziatorio incantesimo.
E proprio così doveva finire, perché era destino
che i Teucri perissero, quando la città avesse accolto
il gran cavallo di legno, dove sedevano tutti i più forti
degli Argivi, portando la morte, la Chera ai Troiani».

(Odissea, libro VIII, vv. 505-514)
Il canto
delle
Sirene
Scilla
e
Cariddi
Dopo aver parlato con Tiresia, Ulisse incontra diverse altre anime. Tra queste, la madre Anticlea, morta durante l’assenza del figlio da Itaca. È poi il turno di due grandi protagonisti della guerra di Troia: Agamennone e Ulisse.
Dopo aver parlato con Tiresia, Ulisse incontra diverse altre anime. Tra queste, la madre Anticlea, morta durante l’assenza del figlio da Itaca. È poi il turno di due grandi protagonisti della guerra di Troia: Agamennone e Achille.
L'isola
del
Sole
L'isola
Ogigia
Perduti tutti i suoi compagni, Ulisse approda all’isola Ogigia, che secondo alcune tradizioni corrisponde a Pantelleria o a Gozo (l’isola settentrionale dell’arcipelago maltese). Qui vive la ninfa Calipso, figlia di Atlante, che si innamora dell’eroe e gli impedisce di ripartire.
«Là nell’isola giace, dure pene soffrendo,
nella dimora della ninfa Calipso, che a forza
lo tiene. E non può ritornare alla terra paterna,
perché non ha navi armate di remi, no ha compagni
che lo trasportino sul dorso ampio del mare».

(Odissea, libro V, vv. 12-17)
In folla accorrevano, i forti Lestrigoni, chi di qua, chi di là,
innumerevoli, e parevan Giganti, non esseri umani.
Essi dai picchi con pietre che appena può un uomo portare,
colpivano; e orrendo strepito in mezzo alle navi nasceva,
d’uomini massacrati e insieme di navi spezzate;
e come pesci infilzandoli, il pasto crudele via si portavano.
(Odissea, libro X, vv. 119-124)
Delle dodici navi achee partite da Troia, solo quella di Ulisse riesce a scampare all’attacco dei Lestrigoni e riprende il mare.
L'isola
dei
Feaci
Itaca
Interrogato l’indovino Tiresia, Ulisse e i compagni tornano da Circe. Prima di ripartire, la dea rivela a Ulisse due prove che lo attendono e spiega all’eroe come superarle. La prima prova è il passaggio presso le Sirene.
«Alle Sirene prima verrai, che gli uomini
stregano tutti, chi le avvicina.
Chi ignaro approda e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la sposa e i piccoli figli,
tornato a casa, festosi l’attorniano,
ma le Sirene col canto armonioso lo stregano,
sedute sul prato: pullula in giro la riva di scheletri
umani marcenti; sull’ossa le carni si disfano.
Ma fuggi e tura gli orecchi ai compagni,
cera sciogliendo profumo di miele, perché nessuno di loro
le senta: tu, invece, se ti piacesse ascoltare,
fatti legare nell’agile nave i piedi e le mani
ritto sulla scarpa dell’albero, a questo le corde di attacchino,
sicché tu goda ascoltando la voce delle Sirene.
Ma se pregassi i compagni, se imponessi di scioglierti,
essi con nodi più numerosi ti stringano».

(Odissea, libro XII, vv. 39-54)
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