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Copy of Femme Fatale

mappa concettuale per la classe 5.
by

Rita Tonelli

on 27 January 2016

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Transcript of Copy of Femme Fatale

Salomè di Oscar Wilde
Dramma in un unico atto scritto in lingua francese dal drammaturgo irlandese Oscar Wilde.
L'opera venne pubblicata nel 1893 con le illustrazioni, in stile liberty, di Aubrey Beardsley
Fosca di Tarchetti
Fosca è il romanzo più famoso dello scrittore Iginio Ugo Tarchetti. Uscito a puntate sulla rivista Il pungolo nel 1869 e raccolto in volume nello stesso anno, è uno dei più rappresentativi romanzi della Scapigliatura. Tarchetti morì prima di terminare il terzultimo capitolo, che fu completato dall'amico Salvatore Farina
FEMME FATALE
la nascita di un'iconografia
Il peccato di Franz von Stuck
Si ispira alla iconografia di Eva tentata dal serpente...

Von Stuck però identifica la Donna col Serpente diviene quindi non solo colei che ha ceduto alla tentazione ma colei che si propone come tentazione e corruzione per l'uomo, la sua iconografia è costante seminuda, rappresentata fino all'ombellico, con lo sguardo diretto sullo spettatore.
In questa opera ilvolto è nell'ombra come a voler designare la sua corruzione morale
Giuditta I di Gustav Klimt
1901, olio e oro su tela, 84 x 42cm, Vienna, 'Österreichische Galerie Belvedere
le femme fatale di Munch
Munch ne dipinse cinque versioni tra il 1894 e 1895, in olio su tela e realizzò anche diverse litografie (tra cui questa)
Questa ha dimensioni di 91 x 70.5 cm, New York: The Museum of Modern Art
prof. Rita Tonelli
mappa concettuale classe 5
La vicenda della Fosca, narrata in prima persona dal protagonista, è basata sull'interesse per l'introspezione e lo studio del caso patologico, caratteristica tipicamente naturalistica.
La struttura del romanzo si presta invece a un'interpretazione simbolica: Giorgio si trova ad un bivio diviso com'è tra le due donne amate e dai loro caratteri antitetici, sottolineati allusivamente dai loro nomi: Clara, donna serena e solare, è simbolo di vita e di gioia, donatrice di salute al protagonista ammalato; al contrario, Fosca è la donna-vampiro, che succhia la linfa vitale all'uomo corrompendolo e portandolo alla morte.
Ella è dunque la «donna fatale», alla quale non si può sfuggire, ma è allo stesso tempo un richiamo alla tomba, in un continuo rimescolamento dei due temi di amore e morte.
In conclusione, la Fosca da un lato riprende temi propri del primo Romanticismo, come il gusto per l'orrido e l'oscuro (si pensi a Baudelaire, Poe oppure Hoffmann), e dall'altro lato anticipa temi che saranno propri del Decadentismo (in particolare, si veda Il Piacere di D'Annunzio). ( da wikipedia)
LE FEMME FATALE DELL'OPERA D'ANNUNZIANA: Pamphila del Poema paradisiaco (ricostruita pari pari sulla Héléne della Tentazione di sant’Antonio di Flaubert); Elena Muti nel Piacere (1881)( Des Esseintes di Huymans); Ippolita Sanzio nel Trionfo della morte (1894); Foscarina (Eleonora Duse) nel Fuoco (1900); Pantea nel Sogno d’un Tramonto d’autunno (1898); Gioconda nell’omonimo dramma (1898); la Comnèna de La gloria (1899) Teresa Raffo nell’Innocente; la Basiliola della Nave (1908); Isabella Inghirami in Forse che sì forse che no (1910).
le femme fatale di D'Annunzio
L'opera di Gabriele D'Annunzio è costellata da femmes fatales e la diffusione di questa tipologia letteraria italiana avviene prima di tutto attraverso le sue opere.
È ispirato alla figura di Salomè, figlia di Erodiade, ed alla sua storia, riportata, pur tacendone il nome, nei Vangeli di Marco e Matteo. Per compiacere la sua volontà, infatti, Erode ordinò la decapitazione di Giovanni il Battista cugino di Gesù.
L'opera venne scritta in lingua francese durante un soggiorno del drammaturgo a Parigi appositamente per l'attrice Sarah Bernhardt la quale, nonostante le numerose prove, si rifiutò di interpretare il personaggio sulle scene, a causa dello scandalo che aveva travolto Wilde.
1893, olio su tela, 95 × 60 cm, Berlino, Neue Pinakothek

Cosa é? una donna che seduce per annientare o uccidere (anche parzialmente o psicologicamente),
è quindi una figura sempre negativa.
Quando? la diffusione di questa iconografia è da collocare alla fine del XIX secolo
John George Brown
"A liberated Woman"
1895
Gli anni a cavallo fra i due secoli sono anche quelli in cui si organizzarono i primi movimenti femministi. Essi animarono la sempre più appassionata battaglia per il diritto di voto: in Inghilterra le donne ottennero il diritto di voto municipale nel 1869 e il diritto di farsi eleggere nel 1894; nel 1903 l'Unione politica e sociale delle donne passò a vere e proprie forme di lotta e di disturbo contro tutti i partiti istituzionali, condotte dalle cosiddette "suffragette" (tra le quali spiccano Emmeline Pankhurst, 1858-1928, e sua figlia Christabel) e represse con violenza; nel 1917 fu finalmente concesso il suffragio alle donne sopra i trent'anni e nel 1928 a tutte le donne maggiorenni (a partire dai 21 anni di età). Il primo stato del mondo a concedere il suffragio alle donne fu però il Wyoming (Stati Uniti) nel 1869; nel 1920 questo diritto era ormai esteso a tutte le donne statunitensi. In Germania il suffragio femminile risale al 1919; in Francia al 1945. (da www.pbmstoria.it)
I primi movimenti femministi e il suffragio universale
Si ispira al personaggio biblico di Giuditta che sedusse ed uccise il nemico del popolo d'Israele per volontà di Dio, l'iconografia utilizzata da Klimt isola l'atto seduttivo e la uccisione di Oloferne da parte di Giuditta-femme fatale privandola del contesto di personaggio biblico.

Oltre alla seducente seminudità e allo sguardo fisso negli occhi dello spettatore Klimt inserisce un efficace novità: cambia il punto di vista che è notevolmente ribassato così che la fierezza di Giuditta si trasformi in superiorità che mette l'osservazione in grande soggezzione.
All'atto di decapitazione subito da Oloferne si allude con un prezioso gioiello che esalta ed annulla ad un tempo, la plasticità del collo della pericolosa Giuditta, richiamando il prezioso sfondo.
Madonna
Una donna nuda, raffigurata fino alla cintola, si impone allo sguardo dell' osservatore.Le braccia sono piegate dietro il corpo, con l' effetto di spingerlo ulteriormente verso il primo piano, i capelli neri sono sparsi sulle spalle e il volto è reclinato all'indietro è colto nel momento dell' estasi.La testa della donna è incorniciata da un' aureola profana, il cui colore rosso si carica di riferimenti simbolici (la passione amorosa e il sangue ) L'intera scena è giocata sulla bicromia del rosso e del nero che rimanda al binomia amore e morte. L'opera sprigiona una forte risonanza sensuale, acuita dalla serie di contorni ondeggianti, che formano una sorta di bozzolo intorno alla protagonista. Munch utilizza le " linee-forza" ovvero il riscontro psicologico tra un dato andamento e una sensazione. In pochi tratti e rinunciando a ogni elemento di contorno, l' artista realizza un'immagine magnetica, in cui anche l'apparenza non finita della superficie contribuisce a suscitare l'impressione di sensualità. Il pittore nelle litografie inserisce una cornice disegnata percorsa da spermatozoi, in un angolo inoltre compare un embrione, che leva occhi impauriti e già dolenti sulla madre. ( da Wikipedia)
Munch vede la donna come epicentro di uno sconvolgente mistero sessuale, di cui avverte tutta la profondità e le molteplici stratificazioni, senza però poterlo sondare perché privo degli strumenti "analitici " o per meglio dire " psicoanalitici, di cui invece dispongono i grandi romanzieri del '900 come Proust e Joyce.Una profondità, dunque, che evoca attraverso miti e figure simboliche che, per il fatto stesso di non poter analizzare e quindi possedere razionalmente la realtà sessuale, risulteranno invariabilmente improntati da un senso di minaccia e di crudeltà divorante.Nasce così l'identificazione tra la donna e l'immagine mostruosa del vampiro. L'uomo è preso da un senso di consunzione ed esce infranto e disfatto dall'incontro con la donna. (da http://www.edvardmunch.biz)
Vampiro, 1893, olio su tela, 91X109cm, Oslo, Munch museet.
cinema
L’immagine si trasferisce presto nell’universo del cinema, che ha sviluppato l’iconografia della femme fatale in film quali Les Vampires (di Louis Feuillade, 1915), Il vaso di Pandora (anche noto come Lulù, di Georg Wilhelm Pabst, 1929), L’Angelo Azzurro (di Josef von Sternberg, 1930) e La fiamma del peccato (di Billy Wilder, 1944). La fascinazione dell’immagine è l’elemento costitutivo di questa figura, tanto che l’iconografia cinematografica ha reso molte attrici delle vere femmes fatales per il solo fatto di avere interpretato questo ruolo, in qualche modo riuscendo a incarnare un ideale che, così, è diventato mito moderno – si pensi a Louise Brooks, Marlene Dietrich, Theda Bara (Theodosia Burr Goodman), Musidora (Jeanne Roques), Mae West e Barbara Stanwyck.
un'origine antica
Il mito moderno della vamp, tuttavia, è stato frainteso nella misura in cui il personaggio è stato percepito come esclusivamente «attivo». Se per un verso la mangiatrice di uomini agisce con le proprie risorse fatali (perché letali), per un altro è una figura fortemente «passiva», che subisce, cioè, una pena quasi sfuggente e, per questo, mistica: quella della solitudine. L’isolamento cui sono destinate Medusa e la vamp si configura come una forma di destino o di condanna che sembrano (nel caso della vamp) attribuiti per volontà divina: al punto che le due figure risultano fatali non tanto per il loro legame con la rovina e con la morte, quanto, soprattutto, per il loro sottile legame con il fato.
Medusa si dispiega nella dimensione dell’immagine e del visivo nella femme fatale, che esercita la propria forza per mezzo di una bellezza conturbante e maliziosa. La differenza significativa tra le due figure, però, è determinata dall’assenza/presenza della funzione intenzionale dell’agire.
(da http://www.xos.it/femmesfatales.pdf)
Poiché trascende lo schermo cinematografico e vive nella persona dell’attrice, la vamp è l’incarnazione di un mito e di un sistema culturale e, benché temuta, è desiderata proprio in quanto testimone della relazione umano/divino. Anche i risvolti erotico-sessuali che le gravitano intorno risultano efficaci perché divini e (per questo) proibiti. Ricordando Marlene Dietrich, Vittorio Giacci scrive a tal proposito che, durante le riprese, avviene il miracolo di una trasformazione accettata e cosciente che diventa "una Finzione che trapassa nella Vita, in un gioco di riflessi che confonde e abbaglia. La stravaganza dei costumi […]; il trucco sovraccarico; quel modo particolarissimo di fumare e di porgere la sigaretta, nati sul set, confluiscono poi, perlomeno nella convinzione dello spettatore […] in uno stile di vita che non è più solo del personaggio, ma dell’Attrice e della Donna. E quando questa con-fusione avviene, si acquisisce, a buon diritto, lo statuto di “Divina” e si è pronti per uscire dalla Realtà ed entrare nella Favola
Theda Bara, nome d'arte di Theodosia Burr Goodman (Cincinnati, 29 luglio 1885 – Los Angeles, 7 aprile 1955), è stata un'attrice statunitense, prima "vamp" o "donna fatale" del cinema. Tra i suoi film Cleopatra del 1917 e Salomè del 1918.
Marie Magdalene "Marlene" Dietrich (Berlino, 27 dicembre 1901 – Parigi, 6 maggio 1992) è stata un'attrice e cantante tedesca naturalizzata statunitense. Fra le più note icone del mondo cinematografico della prima metà del Novecento, la Dietrich fu un vero e proprio mito, una diva, lasciando un'impronta duratura attraverso la sua recitazione, le sue immagini e l'interpretazione delle canzoni (arricchite da una ammaliante e sensuale voce). Un mix, raramente ripetuto dopo di lei, che è sufficiente a farla entrare nella leggenda dello show business quale modello di femme fatale per antonomasia.
Marlene Dietrich
Theda Bara
Theda Bara, anagramma di "Arab Death" ("morte araba" in inglese). I produttori le modellano addosso l'immagine di donna perversa e tentatrice, pubblicizzandola con foto che la ritraggono con intriganti abiti egizi, e in cui è attorniata da ragnatele e serpenti.
Nel pensiero classico si possono trovare le tracce di questa figura, i cui elementi costitutivi sono stati tramandati nel mito di Medusa: figlia di Forco e Ceto, una delle tre gorgoni, era una donna bellissima. Atena tramutò i suoi capelli in serpenti e fece sì che chiunque la guardasse negli occhi venisse pietrificato.
Quello meduseo è dunque un mito che, con i suoi tratti tipici e con la sua funzione di modello sociale dell’antichità, ha influito enormemente sull’antica tipizzazione dell’icona culturale della femme fatale, la quale ha poi continuato a imporsi come figura moderna.
Dove? Femme fatale, termine francese che ha il suo corrispettivo nell'italiano donna fatale, è un personaggio tipo molto diffuso nella letteratura europea e spesso rappresentato in numerose opere cinematografiche.
Nella letteratura decadente era utilizzata spesso insieme alla figura dell'"inetto a vivere", ovvero un uomo timido, escluso dalla vita, impotente ed incapace di assumersi responsabilità perché indebolito da un forte senso di inferiorità che nutre nei riguardi di tutti gli altri cittadini del mondo: a questi uomini deboli e malati viene realizzata l'immagine antitetica di donna: la femme fatale, dominatrice, lussuriosa e perversa.
In arte la femme fatale si diffonda dalla fine dell'Ottocento e nei primi del Novecento all'interno dell'Art Nouveau (o meglio dello Jugend stil, dal momento che dall'area tedesca abbiamo le prime rappresentazioni) soprattutto, ma non solo, tra gli artisti che aderirono al Simbolismo
Perchè? è la reazione di un mondo, specificatamente maschile come quello dell'arte, alla comparsa dei primi movimenti di emancipazione femminile, che rivendicavano prma di tutto il diritto di voto.
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