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Riforma "la Buona Scuola" 2015

Presentazione del disegno di legge di riforma
by

Giuseppe Messina

on 28 August 2015

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Transcript of Riforma "la Buona Scuola" 2015

DIVIETO REITERO DEI CONTRATTI
L’art. 12 del DDL al comma 2 istituisce un fondo per il risarcimento in esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali conseguenti alla reiterazione di contratti a termine per una durata complessiva superiore a 36 mesi, frutto delle sentenze che stanno condannando l’amministrazione.
Il comma 1 esclude dalla stipula di contratti a tempo determinato il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario che ha maturato o andrà a maturare oltre 36 mesi, anche non consecutivi, per la copertura di posti vacanti e disponibili.
PIANO ASSUNZIONALE STRAORDINARIO
L’art. 8 prevede un piano si assunzioni straordinario per i vincitori di concorso ancora presenti nelle graduatorie e gli iscritti a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento.
La relazione tecnica ha precisato che sono 100.701.
Per essere assunti, bisognerà presentare domanda di assunzione, ai sensi di un avviso che sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e avverrà tramite un sistema informativo predisposto ad hoc e gestito direttamente dal Ministero dell’istruzione.
I vincoli
1) I soggetti interessati dal piano assunzionale, se in possesso del relativo titolo di specializzazione, saranno assunti prioritariamente sui posti di sostegno.
2) In caso di presenza di iscritti su più classi di concorso o gradi di istruzione, il sistema tenderà a indirizzare la scelta verso la classe di concorso nella quale l’aspirante docente possiede il maggior punteggio.
3) Si ha anche un’ipotesi di improcedibilità all’assunzione, nel caso di indisponibilità di posti per gli albi territoriali definiti dagli Uffici Scolastici Regionali.
Dopo le assunzioni le graduatorie perderanno la loro efficacia e l’iscritto perderà qualsiasi diritto ai fini dell’assunzione con contratti di qualsiasi tipo e durata per la scuola primaria e secondaria.
Il piano assunzionale straordinario, che prevede la creazione dell’organico dell’autonomia e potenziato, non vale per la scuola dell’infanzia (anche per quello che riguarda la perdita di efficacia delle graduatorie).
RIFORMA CON 13 MATERIE DELEGATE
Il DDL di riforma della scuola contiene, all’art. 21, delega a legiferare, entro 18 mesi, su 13 materie
- Testo unico sull' istruzione;
- ampliamento delle competenze gestionali, organizzative ed amministrative;
- riforma del sistema per il conseguimento dell’abilitazione nella scuola secondaria;
- riordino delle modalità di assunzione, formazione e valutazione del dirigente scolastico;
- riforma del diritto all’istruzione e formazione degli alunni disabili e BES;
- riforma della governance della scuola e degli organi collegiali;
- rivisitazione indirizzi, articolazioni e opzioni dell’istruzione professionale
- semplificazione degli Istituti Tecnici Superiori;
- sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni;
- disciplina in materia di diritto allo studio;
- riforma normativa per gli ambienti digitali per la didattica;
- revisione in materia di istituzioni ed iniziative scolastiche italiane all’estero;
- adeguamento della normativa in materia di valutazione, certificazione delle competenze e degli esami di Stato.
PIÙ AUTONOMIA ALLE SCUOLE
Questi i 17 obiettivi delineati dall’art. 2 del DDL per dare piena attuazione al processo di realizzazione della autonomia e di riorganizzazione dell’intero sistema di istruzione:
- valorizzazione delle competenze linguistiche (soprattutto italiano e inglese) mediante utilizzo della metodologia Content Language Integrated Learning;
- potenziamento delle competenze matematico-logiche e scientifiche;
- potenziamento delle competenze nella musica e nell’arte;
- potenziamento delle materie di diritto e economia, inclusa la conoscenza delle regole di città dinanza attiva;
- sviluppo di comportamenti improntati al rispetto della legalità e dell’ambiente, dei beni e delle attività culturali e dei beni paesaggistici;
- alfabetizzazione all’arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini;
- potenziamento delle discipline motorie con particolare riferimento all’alimentazione, all’educazione fisica e allo sport;
- sviluppo delle competenze digitali degli studenti, con particolare riguardo all’utilizzo critico e consapevole dei social network;
- iniziative di contrasto del fenomeno della dispersione scolastica;
- garanzia della più ampia inclusione scolastica;
- valorizzazione della scuola intesa come comunità, aperta al territorio;
- apertura pomeridiana delle scuole;
- riduzione del numero di alunni e studenti per classe;
- incremento dell’alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo di istruzione;
- valorizzazione di percorsi formativi individualizzati e del coinvolgimento degli alunni e degli studenti;
- premialità e la valorizzazione del merito degli alunni e studenti.
- alfabetizzazione e perfezionamento della lingua italiana per gli alunni stranieri.
IL PIANO TRIENNALE FULCRO DELL’AUTONOMIA
Si tratta di un nuovo strumento per la programmazione dell’offerta formativa. Non sostituisce il POF ma è in aggiunta ad esso.
Il Piano contiene la programmazione delle attività formative rivolte al personale docente e la quantificazione delle risorse per la realizzazione dell’offerta formativa e indica:
a) il fabbisogno dei posti comuni e di sostegno dell’organico dell’autonomia, sulla base del monte orario degli insegnamenti, anche utilizzando la quota di autonomia dei curricoli e gli spazi di flessibilità, nonché del numero di alunni con disabilità, ferma restando la possibilità di istituire posti di sostegno in deroga;
b) il fabbisogno dei posti per il potenziamento nell’organico dell’autonomia, sulla base delle iniziative di potenziamento dell’offerta formativa;
c) il fabbisogno di infrastrutture e attrezzature materiali sulla base dei progetti materiali
Scuole superiori:
Le scuole secondarie di secondo grado vi introducono insegnamenti opzionali, ulteriori rispetto a quelli già previsti dai quadri orari.
I percorsi di alternanza sono inseriti nei Piani triennali.
Chi lo elabora
.
Il Piano triennale è elaborato dal dirigente scolastico, sentito il collegio dei docenti e il consiglio d’istituto, nonché i principali attori economici, sociali e culturali del territorio.
Quando
: Le istituzioni scolastiche lo predispongono, entro il mese di ottobre dell’anno scolastico precedente al triennio di riferimento,
Procedura
: L’ufficio scolastico regionale valuta la proposta di piano presentata dai dirigenti scolastici in termini di compatibilità economico-finanziaria e di coerenza con gli obiettivi.
Il Piano triennale, dopo l’esame dell’USR, è comunicato al Miur che verifica il rispetto degli indirizzi strategici e conferma le risorse destinabili alle infrastrutture materiali e il numero di posti dell’organico dell’autonomia effettivamente attivabili.
Le istituzioni scolastiche, entro il mese di febbraio, aggiornano il Piano (dopo la verifica del Miur), che diviene così efficace.
Trasparenza e pubblicità
.
Le istituzioni scolastiche assicurano la piena trasparenza e pubblicità dei Piani triennali dell’offerta formativa, anche al fine di permettere una valutazione comparativa da parte degli studenti e delle famiglie, che sono pubblicati nella piattaforma di cui all’articolo 14 comma 1. Sono altresì ivi pubblicate tempestivamente eventuali revisioni del Piano triennale.
IL NUOVO RUOLO DEL DIRIGENTE SCOLASTICO
Il DDL rilancia la funzione del capo d’istituto, prevedendone, in via generale, il rafforzamento delle funzioni di gestione, impulso e proposta, in una logica di responsabilizzazione nella scelta del personale docente, nella valorizzazione del merito e nella ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse umane, finanziarie, strumentali.
Più precisamente il dirigente scolastico:
- svolge compiti di gestione direzionale, organizzativa e di coordinamento ed è responsabile delle scelte didattiche, formative e della valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti;
- elabora il Piano triennale d’istituto, sentito il collegio dei docenti e il consiglio d’istituto, nonché i principali attori economici, sociali e culturali del territorio;
- per l’anno scolastico 2015-2016 individua i docenti da destinare all’organico funzionale della Istituzione scolastica di riferimento;
- propone gli incarichi di docenza per la copertura dei posti assegnati all’Istituzione scolastica;
- può individuare percorsi formativi e iniziative dirette a garantire un maggiore coinvolgimento degli studenti nonché una valorizzazione del merito scolastico e dei talenti;
- individua le imprese e gli enti pubblici e privati disponibili alla attivazione di percorsi formativi individualizzati;
- stipula apposite convenzioni anche finalizzate a favorire l’orientamento scolastico e universitario dello studente;
- individua fino a 3 docenti tra quelli di ruolo che lo coadiuvano nell’organizzazione dell’istituzione;
- riduce il numero di alunni e studenti per classe, nell’ambito della dotazione organica assegnata e delle risorse, anche logistiche, disponibili;
- valuta il personale docente ed educativo in periodo di formazione e di prova, sulla base di un’istruttoria del docente con funzioni di tutor;
- in caso di valutazione negativa del periodo di formazione e di prova del docente neoassunto, provvede alla dispensa dal servizio con effetto immediato, senza obbligo di preavviso;
- provvede alla restituzione al ruolo di provenienza in caso di valutazione negativa del periodo di formazione e di prova se il personale proviene da altro ruolo docente o della pubblica amministrazione;
- sentito il Consiglio di Istituto, assegna annualmente la somma per la valorizzazione del merito del personale docente, sulla base della valutazione dell’attività didattica;
- riceve le domande per il riconoscimento dei servizi agli effetti della carriera del personale scolastico.
IL DIRIGENTE SCEGLIE I DOCENTI
Il dirigente scolastico conferisce l'incarico di docenza triennale.
Non sono, quindi, i docenti neo-nominati a scegliere la sede di servizio, ma è il dirigente a chiamarli nella sede dell’istituzione scolastica.
Il dirigente scolastico propone gli incarichi di docenza per la copertura dei posti assegnati all’Istituzione scolastica sulla base del Piano triennale ai docenti iscritti negli albi territoriali, … nonché al personale docente di ruolo già in servizio presso altra Istituzione scolastica (art.7, c. 2).
Non è chiara la dizione relativa a docenti di ruolo già in servizio presso altra istituzione scolastica, ma in proposito è previsto che il dirigente scolastico renda pubblici i criteri di scelta.
L’attribuzione, da parte dei dirigenti scolastici, degli incarichi ai docenti, avviene nel rispetto dei seguenti principi e criteri: …. pubblicità dei criteri che ciascun dirigente scolastico adotta per selezionare i soggetti cui proporre un incarico e pubblicità degli incarichi conferiti e della relativa motivazione a fondamento della proposta (art.7, c. 3, lett. b e c).
L’incarico ha durata triennale ed è rinnovabile, ma non riguarda i docenti di ruolo attualmente in servizio all’interno della scuola. Potrà invece riguardare i docenti che arrivano con la mobilità. Poiché l’incarico di docenza viene conferito dal dirigente scolastico a chi è iscritto agli albi regionali, i trasferimenti del personale docente non verranno verso una sede, bensì verso gli albi regionali.
GLI ALBI REGIONALI
Gli albi regionali, definiti dall’Ufficio scolastico regionale, sono suddivisi in sezioni separate (infanzia, primaria, secondaria di I grado e secondaria di II grado).
Sono iscritti agli albi regionali i docenti che saranno immessi in ruolo e quelli già di ruolo che cambiano sede di servizio per trasferimento.
Non sono compresi tra gli iscritti i docenti attualmente in servizio.
I ruoli del personale docente sono regionali, articolati in albi territoriali, suddivisi in sezioni separate per gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posto. Gli Uffici scolastici regionali definiscono l’ampiezza degli albi territoriali, anche in funzione della popolazione scolastica. Al personale docente già assunto a tempo indeterminato alla data di entrata in vigore della legge non si applica la disciplina dell’iscrizione negli albi territoriali …, salvo che in caso di mobilità territoriale e professionale, all’atto della quale anche i docenti in questione sono iscritti negli albi (art.7, c. 4).
I docenti che entreranno in ruolo prossimamente potranno esprimere l’ordine di preferenza tra tutti gli albi territoriali e saranno assunti prioritariamente, nell’ambito degli albi indicati, sui posti di sostegno, se in possesso del relativo titolo e, in subordine, a partire dalla classe di concorso o grado di istruzione per la quale posseggono maggior punteggio e, a parità di punteggio, dando priorità al grado di istruzione superiore. In caso di indisponibilità di posti per gli albi territoriali indicati, non si procede all’assunzione (art. 8, c. 5).
Il docente iscritto all’albo regionale non sceglie la sede di servizio, È il dirigente scolastico che conferisce l’incarico di docenza, attingendo direttamente dall’albo (art.7, c. 2).
LA SCUOLA DELL’INFANZIA
Secondo i dati iniziali della Buona Scuola pubblicati nel settembre scorso, risultavano iscritti nelle GAE circa 50 mila docenti di scuola dell’infanzia (esattamente 50.376, in parte a doppia iscrizione nelle GAE della scuola primaria). A questi avrebbero dovuto aggiungersi eventuali vincitori del concorso 2012.
Nel piano di assunzioni era previsto che, come per i colleghi degli altri ordini di scuola, i docenti dell’infanzia venissero destinati a ricoprire posti vacanti comuni e di sostegno, nonché posti dell’organico funzionale.
Questi orientamenti scompaiono del DDL. In sede di prima attuazione ...
Solo primaria e secondaria con l’organico funzionale, ma niente quota di posti dell’organico funzionale destinati ai docenti di scuola dell’infanzia.
Le GAE dell’infanzia restano, mentre quelle degli altri ordini di scuola vengono svuotate e abrogate.
Probabilmente l’intenzione è quella di costituire un tesoretto di posti da riservare alla riforma 0- 6 anni, una materia compresa tra quelle delegate da varare entro 18 mesi.
SPECIALISTI NELLA SCUOLA PRIMARIA
L’insegnamento della
musica
e dell’
educazione fisica
nella scuola primaria è assicurato, nel limite dell’organico disponibile, avvalendosi di docenti abilitati nelle relative classi di concorso, anche in ruolo in altri gradi di istruzione, in qualità di specialisti.(art. 2, c. 15)
Gli specialisti devono essere docenti compresi nell’organico della scuola o di altra scuola. Non vengono, quindi, nominati dall’esterno.
Se fanno parte dell’organico della scuola, devono essere previsti e assegnati già nell’organico dell’autonomia. Se fanno parte di altra scuola (es. secondaria di I grado in un istituto comprensivo) presteranno servizio a completamento d’orario.
L’insegnamento della lingua
inglese
alla scuola primaria è assicurato utilizzando … docenti madrelingua o abilitati all’insegnamento nella relativa classe di concorso in qualità di specialisti, ovvero mediante il ricorso alla fornitura di appositi servizi.
Oltre all’impiego di docenti abilitati all’insegnamento dell’inglese nella relativa classe di concorso (come per musica ed educazione fisica), l’insegnamento è possibile ricorrendo all’assunzione di docenti madrelingua oppure, in esternalizzazione, all’affidamento ad agenzie esterne.
ALTERNANZA SCUOLA/LAVORO E APPRENDISTATO
L’alternanza scuola-lavoro compare nell’elenco di obiettivi indicati nell’articolo 2 del DDL (Autonomia scolastica e offerta formativa) al punto o): “incremento dell’alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo di istruzione”.
Se ne parla di nuovo all’articolo 3 (Percorso formativo degli studenti) come di una delle esperienze formative più importanti, da inserire nel ‘Curriculum dello studente’ insieme a “tutti i dati utili anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro, relativi al percorso degli studi, alle competenze acquisite, alle eventuali scelte degli insegnamenti opzionali” e alle “attività culturali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extrascolastico”.
L’art. 4 prevede che i percorsi di alternanza scuola/lavoro “sono attuati negli istituti tecnici e professionali per una durata complessiva nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi per almeno 400 ore e nei percorsi liceali per una durata complessiva nel triennio di almeno 200 ore”.
Si comincerà a partire dalle classi terze nell’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore della legge.
L’alternanza toglie spazio o tempo alle lezioni ordinarie?
Non dovrebbe perché il comma 3 dell’articolo 4 stabilisce che “L’alternanza può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche nonché con la modalità dell’impresa formativa simulata”.
Una particolare forma di alternanza, in forma di apprendistato, viene previsa al comma 6 dello stesso articolo 4: “A decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, gli studenti a partire dal secondo anno dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado possono svolgere periodi di formazione in azienda attraverso la stipulazione di contratti di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale”.
SCUOLA DIGITALE.
Alla “Innovazione digitale e didattica laboratoriale” è dedicato l’intero articolo 5 del DDL, che vara il Piano Nazionale Scuola Digitale.
Obiettivi del Piano
- potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali necessari a migliorare la formazione e i processi di innovazione delle istituzioni scolastiche;
- strumenti organizzativi e tecnologici per favorire la governance, la trasparenza e la condivisione di dati;
- formazione dei docenti per l’innovazione didattica e dei direttori dei servizi gestionali e amministrativi, degli assistenti amministrativi e tecnici per l’innovazione digitale nell’amministrazione;
- potenziamento delle infrastrutture di rete;
- promozione di una rete nazionale di centri di ricerca e formazione da collocare presso le scuole con più alto livello di innovatività.

Il comma 4 stabilisce che “Le istituzioni scolastiche possono individuare docenti nell’ambito dell’organico dell’autonomia cui affidare il coordinamento delle attività”.
I laboratori territoriali
In materia di didattica laboratoriale: le istituzioni scolastiche, anche in rete o attraverso i poli tecnico-professionali, possono dotarsi di “laboratori territoriali per l’occupabilità” attraverso la partecipazione, anche in qualità di soggetti cofinanziatori, di enti locali, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, istituti tecnici superiori e imprese private. Gli obiettivi dei laboratori sono i seguenti:
a) orientamento della didattica e della formazione ai settori strategici del Made in Italy, in base alla vocazione produttiva di ciascun territorio;
b) fruibilità di servizi propedeutici al collocamento al lavoro o alla riqualificazione di giovani non occupati;
c) apertura della scuola al territorio e possibilità di utilizzo degli spazi anche al di fuori dell’orario scolastico.
BONUS PER MERITO AGLI INSEGNANTI
L’art. 11 del DDL prevede un bonus per il merito degli insegnanti, ricavabile da un budget annuo di 200 milioni di euro, aggiuntivo alle risorse per gli scatti di anzianità.
L’entità del bonus – che verrà assegnato nell’ambito di ciascuna istituzione scolastica autonoma – dipende dalla platea degli aventi diritto.
La percentuale di possibili destinatari dovrebbe essere di circa 780 mila (se si comprendono i 100 mila che verranno assunti dal prossimo settembre) oppure 680 mila (se, almeno nel 2016, primo anno di applicazione della norma, si considereranno soltanto i ‘vecchi’ dipendenti di ruolo). Nel caso di bonus per pochi eletti (5% della categoria) i destinatari (in media quattro docenti per istituzione scolastica) saranno tra i 30 e i 35 mila e potranno avere un bonus variabile tra i 5.128 e i 5.882 euro all’anno (427/490 mensili).
Se invece il bonus avrà un accesso più popolare (un terzo della categoria, cioè in media 23-27 docenti per ogni istituzione scolastica), il suo importo potrà variare tra i 777 e i 891 euro all’anno (65/74 mensili).
CARTA DELL’AGGIORNAMENTO
L’art. 10 prevede la Carta per l’aggiornamento e la formazione del docente, un voucher individuale dell’importo di 500 euro che può essere utilizzato per l’acquisto di libri e testi di natura didattico-scientifica, pubblicazioni e riviste riferite alle materie di insegnamento e comunque utili all’aggiornamento professionale, acquisto di hardware e software, iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e qualificazione delle competenze professionali, rappresentazioni teatrali e cinematografiche, ingresso a musei, mostre ed eventi culturali in genere, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del Piano dell’offerta formativa delle scuole.
Il voucher è destinato ai docenti di ruolo.
UN PICCOLO RICONOSCIMENTO ECONOMICO PER LA DIRIGENZA SCOLASTICA
Per le nuove competenze, con connesse responsabilità, riconosciute ai dirigenti scolastici, il DDL prevede una integrazione strutturale del FUN (Fondo unico nazionale) per la dirigenza scolastica: In relazione alle nuove competenze attribuite ai dirigenti scolastici, a decorrere dall’anno scolastico 2015/2016 il Fondo unico nazionale per la retribuzione della posizione, fissa e variabile e della retribuzione di risultato, è incrementato in misura pari a euro 12 milioni per l’anno 2015 e a euro 35 milioni annui a decorrere dall’anno 2016, al lordo degli oneri a carico dello Stato (art. 7, c. 7).
Quanto vale mediamente quel compenso?
Se ripartito tra il personale in servizio mediamente il compenso annuo sarà rispettivamente circa di 1.680 e di 5.400 pro-capite.
Gli importi sono comprensivi anche degli oneri a carico dello Stato.
IL CURRICULUM DELLO STUDENTE
Il Curriculum registra il percorso formativo di ogni studente della scuola secondaria di II grado.
Contiene i dati relativi al percorso degli studi, alle competenze acquisite, alle eventuali scelte degli insegnamenti opzionali, alle esperienze formative anche in alternanza scuola-lavoro e alle attività culturali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extrascolastico.
Si prevede che il Curriculum dello studente associ il profilo dello studente ad una identità digitale.
Trattandosi di dati oggettivi che non comprendono elementi di merito, dovrebbe essere compilato probabilmente dalla segreteria della scuola, utilizzando modelli predisposti. Le istituzioni scolastiche inseriscono il Curriculum di ciascun studente nella piattaforma del Portale unico dei dati della scuola.
Il portale, gestito dal Ministero, sentito il Garante per il trattamento dei dati personali, rende accessibili i dati del Curriculum dello studente.
I dati del Curriculum sono utili anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro.
PORTALE UNICO DEI DATI DELLA SCUOLA
L’art. 14 del DDL completa il processo di diffusione dei dati iniziato dal ministro Profumo (es. scuola in chiaro) istituendo il
Portale unico dei dati della scuola
tramite il quale il Miur "garantisce stabilmente l’accesso e la riutilizzabilità dei dati pubblici del sistema di istruzione e formazione nazionale", pubblicando in formato aperto i dati relativi a:
- bilanci delle scuole,
- dati pubblici afferenti il Sistema Nazionale di Valutazione,
- anagrafe dell’edilizia scolastica,
- provvedimenti di incarico di docenza,
- piani dell’offerta formativa,
- i dati dell’Osservatorio Tecnologico,
- i materiali e le opere autoprodotte dagli istituti scolastici e rilasciati in formato aperto,
- i dati, i documenti e le informazioni utili a valutare l’avanzamento didattico, tecnologico, e d’innovazione del sistema scolastico
Il Portale inoltre, rende accessibili i dati del Curriculum dello studente e la sezione pubblica del Curriculum dei docenti.
Infine per supportare le scuole nella risoluzione di problematiche connesse alla gestione amministrativa e contabile, a decorrere dall’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore della legge “è avviato un progetto sperimentale per la realizzazione di un servizio di assistenza, anche attraverso la costruzione di un portale e di forum informatici dedicati”.
I TRIENNALISTI NON POTRANNO PIÙ LAVORARE
In ossequio alla sentenza della Corte di Giustizia europea che ha bacchettato l’Italia per avere reiterato contratti a tempo determinato oltre i canonici 36 mesi di durata complessiva, il DDL all’art. 12 dispone che “I contratti a tempo determinato stipulati con personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non consecutivi.”
Ciò significa che decine di migliaia di docenti "triennalisti" non potranno più lavorare. Al loro posto saranno chiamati altri docenti biennalisti che, dopo un altro anno di servizio, non potranno nuovamente essere nominati, e così via.
Il divieto, data la perentorietà, non ammette ulteriori deroghe per non violare la sentenza della Corte che ha fissato ai 36 mesi il limite invalicabile. Da stime prudenti dovrebbero essere 40-50 mila.
Nello stato di previsione del Ministero è iscritto il Fondo per i pagamenti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali legati al risarcimento dei danni conseguenti alla reiterazione di contratti a termine per una durata complessiva superiore a 36 mesi, anche non continuativi, su posti vacanti e disponibili, con la dotazione di euro 10 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016.
LO SCHOOL BONUS E IL 5 PER MILLE
Se il privato cittadino vuole donare danaro alla scuola per investimenti sulle strutture, sulla manutenzione o altro, cumula un credito di imposta per ridurre il pagamento delle tasse (art. 16)
La misura del credito è pari al 65% per gli anni 2014 e 2015 e al 50% per il 2016.
L'art. 15, invece, rende possibile la partecipazione delle scuole all'assegnazione del 5 per mille.
Questo significa che i beneficiari, cioè le scuole, potrebbero ricevere complessivamente nel corso del quinquennio oltre 114 milioni di euro in erogazioni liberali.
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dirigente scolastico
by Giuseppe Messina
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