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12 Chiese da salvare!

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Anna Ruotolo

on 14 June 2014

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Transcript of 12 Chiese da salvare!

Cappella della Visitazione o dei Dottori ai Girolamini
Chiesa di Sant’Agostino alla Zecca
Chiesa di Santa Maria
delle Grazie a
Caponapoli
Chiesa di Santa Maria della Sapienza
Chiesa dell’Immacolata a Pizzofalcone
Chiesa di San Giuseppe delle Scalze
Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi
Chiesa di Santa Maria di Vertecoeli
Chiesa dei Santi Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi
La chiesa dell'Immacola è incastonata tra il Gran Quartiere di Pizzofalcone ed il Palazzo Carafa di Santa Severina.
La sua fondazione risale alla prima metà del ‘600 all’epoca in cui Palazzo Carafa fu comprato per insediarvi le truppe spagnole. Nel 1943 la chiesa fu colpita (per errore) da una bomba durante i numerosi raid aerei su Napoli. Finita la guerra la chiesa venne restaurata e riaperta.
La struttura religiosa della Chiesa di Sant’Agostino alla Zecca fu iniziata da Carlo I d'Angiò, ma venne completata da Roberto d'Angiò nel 1287, per volere dell'ordine degli Eremitani. Venne riedificata in stile rinascimentale dopo il terremoto del 1456 da Bartolomeo Picchiatti, Francesco Antonio Picchiatti, Giuseppe de Vita e Giuseppe Astarita. I primi progettarono il campanile, ridecorarono il chiostro e l'ampia navata centrale; del de Vita è la crociera e dell'Astarita è la singolare soluzione della cupola che si trasforma in calotta absidale. L'interno è composto da tre vaste navate.
La chiesa è chiusa al pubblico da decenni, a causa della lentezza dei lavori di ristrutturazione; parecchie delle sue opere sono sconosciute, mentre altre sono state rubate, trasferite o perdute.
Attualmente versa in gravi condizioni di abbandono e degrado !
La presenza a Napoli dell’ordine degli Oratoriani, fondato da San Filippo Neri, risale al 1584, quando per iniziativa dei padri Giovenale Ancina, Antonio Talpa e Francesco Maria Tarugi fu creata la loro seconda Casa nella penisola. Accanto alla monumentale chiesa dei Girolamini, eseguita a partire dal 1592, furono contestualmente iniziati i lavori per la realizzazione di cinque cappelle. Tra queste spicca, per la ricchezza degli apparati decorativi, la Cappella della Visitazione, sede della Congrega dei Dottori. La Cappella presenta un pregevole cassettonato ligneo di copertura realizzato, secondo alcune fonti, asportandolo da una precedente chiesa rinascimentale, demolita per la realizzazione del complesso oratoriano. In base all’iscrizione presente sulle 'riggiole' della Cappella, il pavimento sarebbe stato realizzato nel 1757, probabilmente da Giuseppe Massa, con una decorazione a fiori e racemi, tipica dell’artista. Gli affreschi delle pareti, oggi solo parzialmente conservati, ripetono motivi di finte architetture e finestroni e, lungo la parete absidale, creano illusivamente inserti dove sono posti gli affreschi con le immagini monocrome dei Santi Pietro e Paolo. La Cappella il 21 febbraio 1943 subì i danni derivati dall’esplosione di una bomba. Ciò comportò la caduta del soffitto ligneo, numerose lesioni strutturali e il sollevamento di parte del pavimento, che causarono l'inevitabile chiusura.
Attualmente la chiesa riporta numerose lesioni e necessita di un'accurata restaurazione!
La chiesa della Compagnia della Disciplina della Santa Croce è una delle chiese monumentali di Napoli; La struttura religiosa è sede di una delle più antiche e prestigiose istituzioni religiose nobiliari: l'Augustissima Compagnia della Disciplina della Santa Croce, fondata nel 1290. Essa ha sempre rappresentato uno snodo cruciale della storia del Regno di Napoli e dello Stato Pontificio. Nel 1384 la chiesa della Compagnia subì un rifacimento voluto dal cardinale Rinaldo Brancaccio. Dopo un secolo, nel 1485, la chiesa venne chiusa al culto per ordine del re Ferrante I di Napoli, poiché molti nobili, appartenenti alla Compagnia, avevano preso parte alla Congiura dei Baroni. La Compagnia fu comunque ripristinata nel 1551 e l'edificio venne riaperto al culto. La facciata settecentesca presenta una semplice partizione ed è caratterizzata da lesene giganti di ordine ionico. Il portale centrale, in piperno, è caratterizzato da un timpano circolare con stemma, sormontato da un finestrone in stucco. Il prospetto è coronato mediante un timpano triangolare, ornato per mezzo di acroteri a forma di coppe e aperto, al centro, da un oculo ovale. L'interno è caratterizzato dal pavimento maiolicato della prima metà del XVIII secolo, realizzato dal riggiolaio Giuseppe Massa; al centro vi è una lastra sepolcrale risalente al 1367 di Bartolomeo del Sasso. Alle pareti dovevano essere appese tele di rilevanti pittori. L' altare fu realizzato da scultori della bottega di Lorenzo Vaccaro; al centro era collocata una tavola sormontata da una lunetta raffigurante la Deposizione di Cristo.
12 Chiese da salvare!
La chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo è una chiesa di interesse storico-monumentale della città di Napoli. L'edificio fu costruito nel 1619 e appartenne prima alle monache Teresiane e successivamente vi ebbero i loro offici i padri barnabiti. La facciata è composta da tre registri: il primo dove è locato l'ingresso che è fiancheggiato da aperture regolari; il secondo ordine è tripartito da lesene, si aprono tre aperture a mo' di serliana per l'esigenza di illuminazione, tra lo spazio interno e le aperture ci sono le statue del santo titolare al centro, e di San Pietro d'Alcantara e di Santa Teresa nelle aperture laterali, mentre al di sopra di quest'ultime sono esposti due busti che sporgono dal riquadro; l'ultimo registro è quello occupato dalla cantoria, nel quale si aprono tre finestre di cui quella centrale di forma mistilinea irromepe nel timpano. Il terremoto del 1980 fece crollare il tetto a capriate trascinando con sé il controsoffitto affrescato, i cui frammenti residui si persero col passare del tempo a causa dell'assenza di una copertura che impedisse l'entrata di pioggia e il deterioramento dell'interno. Negli anni novanta fu costruito l'attuale tetto a capriate in legno. Tuttavia la chiesa fu depredata di molti arredi sacri e decorazioni, come marmi e balaustre.
La Chiesa di Santa Maria della Scorziata fu fondata nel 1579 da tre nobildonne napoletane, Giovanna Scorziata e Lucia e Agata Paparo. Giovanna Scorziata, da cui il complesso prese il nome, era insieme al marito Ferrante Brancaccio una figlia spirituale di quello che poi sarebbe diventato san Gaetano di Thiene; divenuta vedova, fondò il conservatorio in un'ala del palazzo di famiglia e ne affidò la cura ai chierici. La facciata è su due ordini, ciascuno scandito da una coppia di lesene in stucco ioniche. Il portale, in stucco e piperno, è sormontato da un tondo che racchiude una croce su tre monti; Precede la facciata una cancellata, con pilastri in piperno scolpiti in stile barocco; L'interno, ad aula centrale con volta ad incannucciata, fu devastato da un'incursione nel 1993, provocando la scomparsa di gran parte degli arredi qui conservati. In anni più recenti è crollata la volta incannucciata a causa delle infiltrazioni d'acqua succedutesi in questi ultimi trent'anni. Nella notte tra il 16 ed il 17 gennaio 2012 a causa di un incendio provocato da masserizie e legno accumulato all'interno del tempio per la festa di sant'Antonio, la chiesa è andata gravemente danneggiata nel portale, carbonizzato, e nelle travi di sostegno della struttura.
La chiesa di Sant'Aspreno ai Crociferi è uno storico luogo di culto cattolico della città di Napoli; si erge nell'omonima piazzetta nel cosiddetto Borgo dei Vergini.
La struttura religiosa fu costruita nel 1633 e, danneggiata dalle lave, venne ricostruita nel 1760 grazie a Luca Vecchione. L'edificio venne eretto con pianta a croce latina, con cappelle laterali e navata unica; elemento architettonico di spicco è sicuramente l'impostazione centrale della possente cupola. La facciata è preceduta da una scalinata, creata in pietra lavica; questa venne costruita affinché la chiesa venisse rialzata rispetto alla quota stradale. La facciata vera e propria propone due ordini articolati da lesene composite e raccordati da volute. L'ingresso secondario è caratterizzato dal portale riccamente decorato, testimone di un'indubbia influenza del rococò. Il tempio conserva un interno prettamente barocco, molto bello e finemente decorato, di particolare pregio è la bella cupola caratterizzata da una geometrizzazione degli ornamenti.
La chiesa di Santa Maria di Vertecoeli, in origine, apparteneva ad una congrega di laici che dedicava il loro tempo alla raccolta delle elemosine, la prima costruzione dell'edificio risale al XVII secolo. Chiaramente barocca è la facciata, è presente una ricca decorazione in stucco che ricorre a simboli mortuari. L'insieme compositivo è caratterizzato dalla tripartizione longitudinale: al centro, nel primo ordine, è presente il portale in piperno finemente decorato, mentre al secondo ordine è presente un grosso finestrone a sesto ribassato. Nelle ali laterali della facciata si aprono due portali simili caratterizzate da un profilo mistilineo; nella chiave di volta campeggia un teschio e tibie incrociate in marmo bianco. All'interno erano conservati dei pregevoli altari in marmi policromi alcuni di questi, furono rubati negli anni novanta del XX secolo e ritrovati a Parigi e a Roma; successivamente, furono rispediti a Napoli, ove risultano tutt'oggi custoditi nei depositi comunali. È stato rimosso anche il pavimento. La chiesa è oggi di proprietà del comune di Napoli, risulta chiusa da dopo il sisma del 1980.
La chiesa di Santa Maria della Sapienza fu costruita grazie ad un progetto di Francesco Grimaldi, nel 1625, ma, i lavori fuorono portati avanti da Giacomo Di Conforto. Quest'ultimo terminò il suo lavoro nel 1630. Fu in questo periodo che lavorarono anche numerosi altri architetti, tra cui Cosimo Fanzago e Dionisio Lazzari, che si occuparono della facciata del tempio. Tra il 1634 e il 1636, si inaugurarono i lavori per la costruzione della cupola e del campanile. L'interno, a navata unica con cappelle laterali, è decorato con marmi policromi di Dionisio Lazzari. Lazzari si occuperà anche del pavimento, in marmo bianco e ardesia e del coro delle monache, composto da quadretti di marmo bianco ed ottangoli di ardesia. Gli affreschi nella volta e nell'abside sono di Cesare Fracanzano, mentre, sul timpano del fondale settecentesco, vi sono due angeli di Paolo Benaglia. La struttura della chiesa contiene, inoltre, un altro tempio: la Cappella della Scala Santa. La chiesa della Sapienza è chiusa da decenni e necessita di un restauro conservativo. Il tempio è stato aperto soltanto in occasione del "Maggio dei monumenti" 2005, risultando, sia artisticamente che architettonicamente, parzialmente deteriorato: questo a causa di infiltrazioni d'acqua e dispersioni.
La chiesa dei Santi Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi sorge nel punto dove prima esisteva la loggia dei Banchi Nuovi. L'edificio venne fondato nel 1616 e ampliato nel corso del secolo; alle strutture venne fatto un restauro diretto dall'ingegniere Luigi Giura che la ampliò ulteriormente. La facciata utilizza l'impianto del preestistente edificio: si notano infatti gli archi a tutto sesto della loggia cinquecentesca. Nei tompagni laterali si aprono due botteghe, mentre nel centrale si apre il portale secentesco in piperno sormontato da un finestrone polilobato in stucco del Settecento; lo schema della facciata è scandito dalla presenza di quattro lesene rialzate da un basamento. Nell'interno c'è l'altare settecentesco sul quale è posta una tela del Donzelli e una della scuola di Luca Giordano.
Nel 1447 vennero iniziati i lavori del primo vero complesso fondato dal beato Pietro da Pisa nel 1412; la chiesa fu terminata nel 1473, ma negli anni 1516-35, fu oggetto di un importante intervento di ripristino, nel corso del quale fu eseguito anche il portale. La chiesa venne soppressa nel 1809 e gestita dal Complesso degli Incurabili fino al 1933; successivamente venne mantenuta per mezzo di donazioni elargite dai fedeli. Alla fine degli anni settanta, il tempio, ricco di opere d'arte, subì diversi furti e devastazioni. La chiesa conserva tutt'oggi, un notevole apparato decorativo ed ornamentale. L'interno, a croce latina con cappelle, contiene opere di Domenico Antonio Vaccaro, Girolamo D'Auria Giovanni da Nola anche autore di un rilievo raffigurante la Deposizione. Il presbiterio e l'abside sono decorati da affreschi del Beinaschi e di Lorenzo Vaccaro. Nel braccio destro del transetto vi è un Sant'Antonio di Padova di Andrea da Salerno; nella sesta cappella a sinistra, in rilievo, l'Incredulità di San Tommaso di Girolamo Santacroce, mentre nella prima la Deposizione di Giovanni da Nola ed il Sepolcro di Galeazzo Giustiniani, della metà del XVI secolo.
La chiesa di Santa Maria del Popolo si trova in Vico dei Bianchi degli Incurabili. Fa parte del Complesso degli Incurabili, il cui accesso è possibile dal cortile dell’omonimo ospedale, chiamato così perché nel 1521 era stato donato da Maria Longo a quella parte di popolo napoletano che non poteva permettersi delle cure a causa della povertà. La chiesa è caratterizzata da un interno ad aula unica con cappelle, decorato con stucchi barocchi; gli altari delle cappelle sono in marmo bianco, mentre quello maggiore, opera di Dionisio Lazzari (1688-1692), è in marmo commesso. Accanto all'altare maggiore è posto un sepolcro rinascimentale realizzato da Giovanni da Nola.
Chiesa di Santa Maria del Popolo agli Incurabili
Chiesa di Santa Maria della Scorziata
Chiesa della Disciplina della Croce
La chiesa è ormai chiusa al culto
e svuotata delle opere che custodiva!
La struttura è chiusa al pubblico e versa in stato di grave degrado!
Attualmente la chiesa è chiusa e versa in stato di abbandono!
La struttura versa in pessime condizioni e rischia di crollare!
La chiesa, sebbene rappresenti un vero e proprio scrigno dell'arte napoletana, versa in grave stato di degrado!
Attualmente la chiesa mostra i danni causati dalle intemperie e
necessita di una ristrutturazione !
Attualmente la chiesa è chiusa al pubblico e necessita di un restauro conservativo!
Oggi la chiesa è chiusa al pubblico e versa
in totale stato di abbandono!
La chiesa, attualmente, versa in assoluto degrado!
Attualmente la chiesa risulta ancora in fase di restauro!
Le istituzioni fanno fatica a salvaguardare l'immenso patrimonio artistico napoletano e molte chiese, come quelle analizzate, sono avvolte nell'assoluto degrado; Di questi tempi, c'è chi addirittura ipotizza che il degrado arricchisca il processo di valorizzazione di un monumento. Ma quando il degrado diventa oblio, abbandono, sepoltura di un'opera d'arte, fino a negarla per decenni, diventa inevitabilmente un delitto. Un terribile delitto! Forse anche peggiore della violenza vandalica che, in qualche modo, è testimonianza di vitalità, ancorché distruttiva. Sebbene la legge italiana salvaguardia il patrimonio storico, artistico ed ambientale ci sono ancora esempi di degrado e abbandono. Il problema principale è che nessuno interviene. Il popolo napoletano non conosce il patrimonio che ha e che potrebbe garantirgli una fama internazionale e lo lascia in preda a un destino che lo porterà alla distruzione. Tutelare l'arte, la storia e l'ambiente deve diventare un obbligo morale affinchè esempi di abbandono non esistano più.
Non abbandoniamo l'arte!
Presentazione a cura di: Ruotolo Anna
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