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I LINGUAGGI DELLA CONTEMPORANEITA'

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by

Anna Rossi

on 8 January 2016

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Transcript of I LINGUAGGI DELLA CONTEMPORANEITA'

2014-15

Le guerre del XXI secolo

https://medium.com/the-nib/shattered-state-a-history-of-conflict-in-iraq-96a891a1f57f

In giallo sono indicate le aree toccate da altri movimenti jihadisti,
(2014)
Le radici storiche della crisi di oggi
1915-1923
La questione mediorientale, relativa alla zona oggi interessata dall’IS, inizia durante e dopo la
I guerra mondiale,
con il declino e poi il
crollo dell’Impero Ottomano
I territori lasciati liberi dai Turchi vengono contesi e poi spartiti fra Gran Bretagna e Francia

Dal 1915 iniziano le
trattative e gli accordi
fra Gran Bretagna e Arabi antiottomani
I britannici garantiscono agli Arabi antiottomani che appoggeranno la formazione
di uno Stato nazionale arabo in Medio Oriente

L'accordo

Sykes-Picot
del 1916 rappresenta un punto chiave nelle vicende dell'IS di oggi:
è un
'intesa segreta fra l’Inghilterra, rappresentata da M. Sykes (1879-1918), e la Francia, rappresentata da F. Georges-Picot (1870-1951), con cui, con l’assenso della Russia zarista, queste potenze stabiliscono le rispettive sfere d’influenza e di controllo in Medio Oriente, nella prospettiva del crollo dell’Impero Ottomano.

l’Inghilterra: controllo, diretto e indiretto, dell'area comprendente la Giordania attuale e l’Iraq meridionale, con l’accesso al mare garantito dal porto di Haifa

la Francia: controllo della regione siro-libanese, dell’Anatolia sudorientale e dell’Iraq settentrionale

la Russia: controllo di Costantinopoli con gli stretti da e verso il mar Nero, e dell’Armenia.

controllo internazionale sulla parte di Palestina non attribuita diversamente.

L’intesa, che smentisce l’accordo Husain-McMahon (1915), è poi parzialmente modificata dai trattati del primo dopoguerra.


Con la corrispondenza
McMahon-Husayn
(1915),
in cambio dell'aiuto militare contro l'Impero Ottomano, la Gran Bretagna promette il riconoscimento dell'
indipendenza degli arabi
nella regione comprendente
la
Palestina
, la
Siria
, la
Giordania
e l'
Iraq



T.E. Lawrence, funzionario dei servizi segreti britannici, prende il comando della
rivolta araba


OGGI

I jihadisti dell'IS esultano all'abbattimento della frontiera Sykes Picot tra Siria e Iraq il 10 giugno 2014.
Abbattutta la frontiera storica voluta dagli occidentali, il 14 giugno 2014 Al Baghdadi
proclama la nascita del Califfato, la capitale è Mosul
Le guerre asimmetriche :
rovesciano le specificità delle guerre tradizionali sul piano dello spazio, del tempo, delle forze e degli equipaggiamenti militari
evidenziano una forte disparità fra le forze in campo
contemplano di norma lo scontro tra uno Stato nazionale e gruppi privi di sovranità territoriale
sono combattute da militari inclusi in un esercito regolare e da combattenti meno preparati, reclutati nelle comunità civili su basi identitarie, religiose o etniche
si generano sulla scorta di interessi rigurdanti il controllo di un territorio o comunque della sue risorse: per questo, sono sovente supportate da Paesi terzi.

Il territorio oggi occupato da movimenti jihadisti
1916 - accordo Sykes Picot
1920- trattati di Sèvres
Tra il 1920 e il 1923 sono discussi i
mandati
alle potenze occidentali sulle aree sottratte dalla guerra all’Impero ottomano:


la conferenza di San Remo (aprile 1920) attribuisce alla Francia il diritto mandatario sulla Siria; la Gran Bretagna avalla il provvedimento e implicitamente acconsente a un intervento militare
Nel diritto internazionale il mandato è uno strumento giuridico creato dall’art. 22 del patto istitutivo della Società delle Nazioni per la tutela delle popolazioni incapaci di autogovernarsi. Vengono distinti tre tipi di mandati in base al grado di sviluppo delle popolazioni, alla collocazione geografica del territorio e alle sue condizioni economiche
I siriani vengono sconfitti dai Francesi nella battaglia di Maylasun (23 luglio 1921 ) mentre re Feysal I viene esiliato in Gran Bretagna .
Anche in Iraq si sviluppano rivolte nazionaliste e interreligiose contro il mandato inglese
Wiston Churchill, giovane ministro inglese delle colonie, durante la
conferenza del Cairo
( 12 marzo 1921) afferma di voler risolvere le tensioni nazionaliste in Iraq istituendo una monarchia costituzionale.
Feysal diventa

re dell'Iraq
(1921-1933), nel quadro del mandato e sotto la tutela britannica.




Sergio Romano commenta:
“Non vi è frontiera del Medio oriente che non sia stata tracciata e negoziata a Londra. Il Medio oriente moderno è, letteralmente, made in England.”


in Corriere della Sera,
L’illusione inglese: un mondo senza ayatollah,
14/7/2005
In quegli stessi anni, inizia in Iraq la ricerca del petrolio, materia prima energetica verso cui la Gran Bretagna ha enorme interesse.
Nel 1927 il petrolio viene trovato nella zona di Baba Gurgur, a nord di Kirkuk.
La Costituzione del regno dell'Iraq, approvata nel 1924, istituisce la monarchia costituzionale ereditaria in linea diretta, fa dell'Islam la religione di Stato e rende l'arabo la lingua ufficiale; sancisce tuttavia il rispetto degli altri culti e ammette la lingua curda nelle scuole e nei tribunali dei distretti a maggioranza curda.
Kirkuk district, oil gusher spouting circa 1932.
Il mandato francese sulla Siria è formalizzato dalla Società delle Nazioni nel 1923.

http://www.aleph99.info/1919-le-mandat-francais-sur-la.html
Faysal, sostenuto dai britannici, inizia una politica di modernizzazione del suo regno:

nel 1932 firma il trattato per l'indipendenza dell'Iraq
nello stesso anno ottiene l'inserimento dello Stato nella Società delle Nazioni
stipula un'alleanza formale con la Gran Bretagna in seguito alla quale quest'ultima mantiene in Iraq le proprie basi militari e il controllo sulle decisioni poltiche importanti



Uno Stato in costruzione
o
una nazione in costruzione?

Il califfato oggi si estende da Aleppo, nel nord della Siria, alla regione di Diyala, nell’est dell’Iraq. Il territorio ha parziale continuità geografica e confini variabili. La dimensione è di circa 270 mila chilometri quadrati: 100mila in Siria (circa 50%) e 170mila in Iraq (40%).
Vi vivono circa 11 milioni di persone.
E' 12 volte più esteso dello Stato d’Israele.


IN UN ANNO







LA RAPPRESENTAZIONE DI SE'
Come l'Isis rappresenta se stesso?
Politica del terrore riscontrabile durante le decapitazioni: gli aguzzini sono coperti in volto e completamente vestiti di nero per testimoniare il fatto che non sia il singolo soldato ad uccidere, ma lo Stato Islamico al completo. Chi agisce lo fa in nome dell’ideologia islamista.
Si presenta ai civili in maniera aggressiva.
Nei confronti dei bambini si mostra più pacifico: i soldati dell’Isis distribuiscono dolci e leccornie ai bambini che incontrano lungo i loro cammino
L’Isis vuole proporre un’immagine positiva si sé alle generazioni che dovranno tramandare i loro ideali.
LA MODERNITA’ DELL'IS

Uso della tecnologia avanzata dell'Occidente per la propaganda

una nuova immagine di sviluppo e benessere come potenza organizzata
grande attenzione alla comunicazione: utilizzo dei social network, di video, immagini, videogiochi
linguaggio adeguato alla contemporaneità occidentale: cyberjihad, jihad 2.0, cybercaliffato , cyberislamiste
scopo: terrorizzare e raggiungere nuovi adepti
LA TRADIZIONE RELIGIOSA

agire nel nome di Allah
presentarsi come paladini della giustizia
applicare la
sharia
, la legge islamica
usare metodi della tradizione islamica antica: per esempio, praticare la decapitazione

Le guerre del XXI secolo sono guerre asimmetriche
Tempo e spazio del conflitto
LO STATO
KALAŠNIKOV E CORANO
dentro l'Isis: un reportage
http://video.sky.it/news/mondo/dentro_lisis_reportage_di_vice_su_sky_tg24/v215689.vid
IL CASO DELL'ISIS
ISLAMIC STATE




IS - Islamic State:

ha per obiettivo la ricostruzione dell'antico califfato, ambito religioso e politico comune per tutti i musulmani

riprende tradizionali istanze di unità religiosa e politica, islamica e araba, inserendole un progetto universalistico
GLI SNODI DELLA STORIA DEL MEDIO ORIENTE
Abbaside VII-XIII sec.
violenta frattura tra sunniti e sciiti (680, battaglia di Kerbala)
massimo splendore della civiltà arabo- islamica
IMPERO OTTOMANO
1281-1923
I GUERRA MONDIALE
dissoluzione dell'Impero Ottomano
contributo degli Arabi alla sconfitta dei Turchi
costruzione di Stati nazionali: Iraq Siria Iran
mandati della Società delle Nazioni a Britannici e Francesi
orientamento antibritannico, antioccidentale, antisciita
formazione del partito Baath in Siria, Iraq e Iran
IL PARTITO BAATH
significa "rinascita", riferendosi al mondo arabo
nasce in Siria, si diffonde anche in Iraq
inizialmente laico, socialista e nazionalista in chiave araba
patisce la divisione fra gli sciiti siriani e i sunniti iracheni
la repubblica d'Iraq ambisce ad un ruolo egemone nel mondo arabo
Saddam Hussein introduce elementi religiosi nella Costituzione irachena nella prospettiva dell'unità islamica del mondo arabo
Omayyade VII sec.
I CALIFFATI VII-XIII SEC.

Prima i Mongoli poi i Turchi sconfiggono gli Abbasidi e si impadroniscono del Califfato.
I Turchi formano l'Impero Ottomano
accordi Sykes- Picot
1916
assenza di unità territoriale
assenza di confini definiti
sorta di rete territoriale
vuole riunificare il mondo arabo-islamico
Il califfato, Stato Islamico
in

progress
ISIS
Si configura come:

Stato politico e religioso: ha tutte le
strutture
e le
istituzioni
di uno Stato (Costituzione , governo, ministeri, zecca monetaria, sistema giudiziario, servizio sanitario, forze dell'ordine ecc.)

utilizza un sistema di
welfare
ben organizzato per acquisire consenso

nasce e si fonda sull'
ideologia
del panarabismo applicata alla ricerca dell'unità islamica

si presenta come
teocrazia


ha ambizioni di
universalismo
religioso

estende il proprio
territorio
superando i confini nazionali fissati dagli occidentali

utilizza il modello antico del
califfato
per affrontare la contemporaneità

ha l'impianto di uno
Stato totalitario

attualmente non è riconosciuto dalla
comunità internazionale


DIFFUSIONE DEL PANARABISMO

trattato di Sèvres 1919
ISIS 2003-2015
nasce come Al Queda in Iraq - AQI
diventa Stato islamico dell'Iraq e del Levante - ISIL
poi, Stato islamico dell'Iraq e Siria - ISIS
definito anche
Daesh
, acronimo arabo dell'espressione
Ad dawla al islamiya fi 'Iraq wa Shem
cioè Islamic State of Iraq and the Levant
nel giugno 2014, Abū Bakr al-Baghdādī elimina i limiti territoriali dello Stato islamico - IS
pratica il jihad per realizzare l'utopia sunnita
La classe dirigente dello Stato Islamico è in maggioranza proveniente dal governo e dall'esercito di Saddam Hussein
29 giugno del 2014 Abū Bakr al-Baghdādī si proclama Califfo dello Stato Islamico
il cerchio del terrore
LA STATUALITA'
PASSATO E PRESENTE
Fondazione per la Scuola Compagnia di San Paolo
Daesh
è il termine preferito dai francesi per definire l'IS: essi ritengono illegittimo il termine "Stato" se riferito ai miliziani jihaidisti in Iraq.

Non è una questione lessicale, ma di sostanza: non intendono riconoscere la dignità di Stato a un gruppo terroristico.

Il linguaggio delle immagini
Il linguaggio della musica



L'azione ipnotica delle
nasheed


My Ummah, Dawn Has Appeared


The Islamic State has arisen by the blood of the righteous,
The Islamic State has arisen by the jihad of the pious,
My Ummah, accept the good news, and don't despair: victory is near.
La guerra dell'IS comincia con la distruzione del regime di Saddam Hussein in Iraq in seguito all'operazione
Iraqi Freedom
, messa in campo da statunitensi e britannici nel marzo 2003.
Saddam era accusato di utilizzare armi di distruzioni di massa (mai trovate durante le ispezioni dell'Onu), di avere contatti con Al Qaeda (allo stesso modo mai provati) e di violare sistematicamente i diritti umani. Gli USA aggregano contro l'Iraq una coalizione di 49 Stati (cui non parteciparono la Germania, la Francia e quasi tutti i Paesi arabi) e scatenano un violento attacco sia aereo che terrestre contro l'Iraq.
Il 1 maggio 2003 il presidente degli USA George W. Bush proclama la fine dei combattimenti, ma non il ritiro delle truppe dal territorio.
Promuove nuove elezioni, in seguito alle quali si forma un governo fortemente antisunnita guidato da Nuri al-Maliki.
Inizia la resistenza delle tribù sunnite escluse dal potere: si scatenano violente insurrezioni di inclinazione terroristica. Emerge il leader Abū Musab al-Zarqāwī, esponente di al-Qāʿida in Iraq
Nel 2005 Saddam è processato da un tribunale di Baghdad e condannato a morte. Prima di morire l'ex
rais
pronuncia ad alta voce la professione di fede islamica.

L'agghiacciante video dell'esecuzione è trasmesso in tutto il mondo. La reazione dei sunniti è di forte risentimento.

In Iraq si insedia il nuovo governo di Nūrī al-Mālikī di orientamento filosciita, che attua una politica fortemente antisunnita.
In questo quadro si radica l’organizzazione terroristica di al-Qaeda in Iraq (AQI), guidata dal giordano Abu Mussab al Zarqawi.
Dopo la morte di al Zarqawi, l'organizzazione prende il nome di ISI e trae alimento dall'ostilità dei sunniti al governo di Nuri al-Maliki
Due passaggi importanti:

nell’aprile del 2010 i due
leaders
dell'ISI, al-Baghdadi e di al-Masri, vengono uccisi da forze irachene e americane: a loro subentra Abu Bakr al-Baghdadi, personaggio dal forte carisma

nel 2011, sull'onda delle “primavere arabe”, inizia in Siria una protesta contro il presidente sciita Bashir al-Assad; divenuta guerra civile, vi prende parte l'ISI, che stringe (difficili) relazioni con il Fronte al-Nusrah, affiliato ad Al-Qaeda.


Nel 2013, l'ISI assume il nome di ISIL, cioè Stato islamico di Iraq e del Levante, o ISIS , Stato islamico di Iraq e Siria; nel 2014, diventa IS, cioè Stato Islamico

LA STRATEGIA DIVIENE PIU' AMPIA:
LA DENOMINAZIONE DI I.S. (STATO ISLAMICO) INDICA

IL SUPERAMENTO DEL CONTESTO IRACHENO

IL SUPERAMENTO DELLA DIVISIONE DEL MONDO ARABO IN STATI NAZIONE

IL SUPERAMENTO DEI CONFINI NAZIONALI DISEGNATI DALL'OCCIDENTE

L'AMBIZIONE DI ANDARE VERSO LA (RI)COSTRUZIONE DEL CALIFFATO
Roma piazza S.Pietro
cyberislamisti attaccano siti americani
Miniatura, raccolta Saray Alben , Iran XIV secolo, Berlin Staatsbibliothek, da Le Figaro Histoire n. 18, 2015
24 agosto 2014 - decapitazione del giornalista americano James Foley

LA TIPOLOGIA DEL CONFLITTO
IL SOLDATO
Il
miliziano jihadista
:

giovane recluta islamica in cerca di lavoro: l'IS retribuisce i propri miliziani 5 - 10 volte di più di quanto i governi iracheno o siriano paghino i propri soldati
tecnologicamente preparato e attivo sui
social network
, dove veicola la propaganda
volontario straniero, proveniente dall'Europa (circa 20.000, di origine islamica e non) e da vari Paesi del mondo (Arabia, Giordania, Tunisia, Russia e altri); rinuncia alla propria nazionalità per aderire all'IS
donna vissuta in Occidente
bambino addestrato
idealizza uno stile di vita regolamentato dalla
sharia

rincorre l'utopia di uno Stato senza ingiustizie né corruzione
si vuole protagonista della costruzione di un nuovo Stato nel quale potersi identificare
Volontari europei aderenti alle milizie dell'IS

Western Europe

Country Estimate
Austria 100-150
Belgium 440
Denmark 100-150
Finland 50-70
France 1,200
Germany 500-600
Ireland 30
Italy 80
Netherlands 200-250
Norway 60
Spain 50-100
Sweden 150-180
Switzerland 40
United Kingdom 500-600

dati © 2014 ICSR, Department of War Studies, King’s College London, London, WC2R 2LS

Lawrence d'Arabia
L'abbattimento di questi confini è considerato il primo obiettivo dell'IS nel 2014
12/6/2014 miliziani IS entrano a Mosul
Il miliziano è un guerriero non inserito in un esercito ufficiale, un combattente volontario. Il termine rimanda alla parte repubblicana nella guerra civile in Spagna o al fascismo. Il miliziano jihadista si presenta come appartenente a gruppi combattenti spontanei
Negli anni Trenta, la presenza britannica sul territorio determina forti tensioni fra filo e anti britannici, che si traducono in colpi di Stato contro l'ingerenza inglese.

Durante la Seconda guerra mondiale, il regno iracheno si schiera a fianco della Germania nazista in funzione antibritannica.

Lentamente, negli anni '50 si radica in Iraq il
partito Baath
, nato in Siria tra il '44 e il '47, fortemente connotato dal nazionalismo arabo.

Partito Baath in Iraq (rinascita, resurrezione)

unità araba, libertà e socialismo

"libertà" come affrancamento dal bisogno e dallo sfruttamento

"socialismo" non marxista: rinnega la lotta di classe e il materialismo; riconosce la proprietà privata

partito di massa, con una base borghese (intellettuali e professionisti), radicato nelle città

l'assenza di programma concreto causa divisioni e contrasti interni

divisione tra un’ala militare moderata e una civile radicale, spesso in conflitto tra loro.

tra il 1954 e il 1970, forza poltica più incisiva del Medio Oriente: penetrazione lenta ma costante in tutti i gangli politici, amministrativi e militari degli Stati siriano e iracheno

alla fine degli anni '70 prende il potere in Iraq e in Siria con due rivoluzioni; i due Stati continuano però ad essere divisi per ragioni militari e religiose

oggi il partito Baath è ufficialmente scomparso insieme con il regime di Saddam Hussein, ma si contano ancora migliaia di attivisti
Nel 1955, il Baath ha solo 289 membri
La caratterizzazione religiosa degli iscritti vede il 48,9% di sunniti, il 27,3% di sciiti, il 6,8% di drusi e il 17% di cristiani
Nel periodo 1952-1963, il 53,8% degli iscritti sono musulmani sciiti, il 38,5% arabi sunniti, il 7,7% Curdi
Nel periodo 1963-1970, l'84,9% degli iscritti sono sunniti e il 14,2% sciiti

da CNN
da AlJazeera
conquista Ramadi da Obs 18/5/2015
11 settembre 2001: a New York, attentato contro le Twin towers

Gli Stati Uniti scatenano la caccia ad Al Qaeda e al suo leader Osama Bin Laden

Ottobre 2001: guerra in Afghanistan contro i talebani

2003: guerra in Iraq contro Saddam Hussein

2011: "primavere arabe"

In questo contesto inizia la storia dell'IS
I problemi per combattere lo Stato Islamico in Iraq
da L'Internazionale maggio 2015
Bernard Guetta, giornalista
1. l’Iraq non ha un esercito capace di controllare il suo territorio, perché ai tempi di Saddam Hussein tutti i funzionari erano sunniti (come lo era Saddam) ma questi funzionari sono stati cacciati dagli americani perché erano legati al vecchio regime

2. i vecchi quadri sunniti si sono uniti ai jihadisti (anche loro sunniti) non perché siano fanatici religiosi ma perché vogliono riaffermare il peso della minoranza sunnita rispetto alla maggioranza sciita, a cui le elezioni libere hanno affidato il controllo dell’Iraq.

3.
I problemi per combattere lo Stato Islamico in Iraq


da "L'Internazionale" - maggio 2015
Bernard Guetta, giornalista
1. l’Iraq non ha un esercito capace di controllare il suo territorio: ai tempi di Saddam Hussein tutti i funzionari erano sunniti (come lo era Saddam), ma essi sono stati cacciati dagli americani perché legati al vecchio regime
2. I vecchi quadri sunniti del regime si sono uniti agli jihadisti (anche loro sunniti) non perché fanatici religiosi, ma spinti dalla volontà di riaffermare il potere della minoranza sunnita sulla maggioranza sciita, a cui le libere elezioni hanno affidato il controllo dell’Iraq
3. Gli sciiti sono gli unici a poter riconquistare Ramadi, tuttavia la popolazione sunnita della città non gradisce il loro intervento: non perché ami gli jihadisti, ma perché gli sciiti vogliono assumere il controllo della loro regione
4. I paladini del sunnismo e dello sciismo, rispettivamente l’Arabia Saudita e l’Iran, combattono entrambi gli jihadisti dello Stato islamico, ma lo fanno tenendo sempre presente la prospettiva del rapporto di forza tra le due correnti dell’Islam.
La durata di questa guerra, l'estensione del territorio conquistato, l'organizzazione dell'IS, l'inefficienza della controffensiva occidentale non creano forse l'immagine di uno Stato stabile e definitivo?
Non si tratta dunque del rovesciamento della categoria di "guerra asimmetrica"?

Domenico Quirico da La Stampa 21/5/2015
RIFLESSIONE
5. L’unico Stato pronto a impegnare le proprie forze armate contro gli jihadisti è l’Iran, ma l’Arabia Saudita riterrebbe un atto di guerra - e reagirebbe di conseguenza - ad un’iniziativa energica e a viso scoperto di Teheran.

E’ anche plausibile l’ipotesi che l’IS trovi da solo i mezzi per il proprio sostentamento attraverso una sorta di “economia di guerra” che utilizza lo sfruttamento dei pozzi petroliferi acquisiti in Siria e in Iraq, i rapimenti, la vendita dei reperti archeologici, donazioni da simpatizzanti di tutto il mondo, la vendita di droga ed altri commerci illeciti.

L’ISIS è inoltre considerato “come l’ultimo capitolo della lunga storia del risveglio anticoloniale” che cancellerebbe i confini arbitrari, fissati dall’Occidente nel 1923, e al tempo stesso sarebbe anche “un capitolo della lotta contro il modo col quale il capitalismo globale intacca il potere degli Stati nazione”. Insomma l’ISIS come resistenza al capitalismo globale attraverso la riscoperta di tradizioni pre-moderne e delle loro particolare forme di vita, anche se questa resistenza è di fatto realizzata in forma non solo moderna ma ultra moderna. “Quindi, invece di considerare l’ISIS una forma di resistenza estrema alla modernità, si dovrebbe considerarlo un caso di modernizzazione scellerata e si dovrebbe collocarlo nella serie delle modernizzazioni conservatrici.” Infine la responsabilità di tutto questo, sarebbe nel declino, cioè nell’assenza, di una sinistra laica in grado di canalizzare il potenziale rivoluzionario presente nel fenomeno. (Slavoj Žižek, filosofo sloveno e psicanalista, critico del modello neoliberista)

Decisamente ridicola è infine la singolare tesi che vuole niente meno che il demonio dietro l’ISIS, tesi avanzata da Padre Amorth, prete esorcista della diocesi di Roma, pubblicata dal Giornale il 27 maggio 2015

http://www.thepostinternazionale.it/mondo/stati-uniti/chi-c-dietro-l-isis
http://www.ilpost.it/2014/09/26/chi-finanzia-isis/
http://www.osservatorioiraq.it/foto-notizia/lisis-secondo-la-graffiti-art
http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2015/02/12/news/slavoj-i-ek-isis-cresce-perchenon-c-e-sinistra-1.199200
http://www.ilgiornale.it/news/politica/parola-prete-esorcista-c-demonio-dietro-lisis-1133511.html
Ali Rafei, "Modern Orientalism", graffito su un pilastro di cemento presso il ponte Faoud Chehab, a Beirut.
PREMESSA

Per scelta e per ragioni di tempo, questo lavoro presenta alcuni limiti:

1. le fonti indicate sono solo occidentali e di provenienza prevalentemente giornalistica

2. il fine di costruire una presentazione utilizzabile per una lezione scolastica ha consigliato di rappresentare una sintesi generale sacrificando vari aspetti particolari

3. la prospettiva prevalente è quella di definire l'impatto che la guerra dell’ISIS ha sul mondo occidentale

4. l’attenzione è posta fondamentalmente sull’Iraq, quale territorio d'origine del gruppo terroristico che ha dato vita allo Stato Islamico, pur nella consapevolezza che la portata socio-economica, politica e culturale del conflitto travalica ampiamente i confini di questo Paese

5. la focalizzazione verte soprattutto sulle questioni politiche e culturali mentre non prende in considerazione gli aspetti più strettamente economici, benché questi ultimi non siano irrilevanti in un'area resa strategica dalla presenza di enormi risorse petrolifere.

La strategia degli attentati:

contro militari americani
contro obiettivi civili sciiti e curdi
contro infrastrutture e luoghi di culto "apostati"
Gli scopi:

scardinare il controllo americano del territorio
destabilizzare il governo iracheno a maggioranza sciita
unificare in una struttura unitaria i gruppi terroristici sunniti operanti in Iraq
favorire la guerra civile

Oggi controlla numerose città, tra cui Mossul e Ramadi (località strategica per conquistare Baghdad)
Ragazzini in fase di addestramento militare (La Repubblica, 12 marzo 2015 )
L'abbattimento di questa frontiera è irreversibile?
Conflitto asimmetrico
E' ancora oggi un conflitto asimmmetrico?
La guerra dell'IS rientra ancora nelle categorie che definiscono l'asimmetria?
Conflitto politico

Espansione oltre i confini nazionali riconosciuti dall'Occidente, nella prospettiva della costruzione di uno Stato universale, il califfato
Conflitto religioso
Integralista, sia all'interno dell'Islam - con i sunniti destinati a sconfiggere gli sciiti nell'ottica di una riunificazione sotto il califfato - sia verso i cristiani
Conflitto terroristico
Pratica diffusa di attentati finalizzati a diffondere il terrore e rivolti contro obiettivi militari e civili, spesso scelti per il loro valore simbolico

Conflitto tecnologico
ampio e abile uso di strumenti tecnologici, soprattutto nel campo della comunicazione
Le caratteristiche di questa guerra
Conflitto culturale
contro l'Occidente, liberale e democratico, pluralista e tollerante, secondo la tradizione illuministica
Conflitto psicologico
psyop, psychological operations
, uso pianificato della propaganda attraverso la comunicazione finalizzato a condizionare i comportamenti
L'estetica della guerra utilizza il corpo - quello del prigioniero decapitato, quello del boia coperto in volto e anche quello dello spettatore agghiacciato -, per incutere terrore a chi al corpo e alla vita attribuisce un senso di sacralità.
ISTITUTO D. BERTI -TORINO

CLASSE 5B LICEO LINGUISTICO: Giada Balducci, Ludovica Bonaglia, Gemma Braschi, Asya Brozzetti Andrea Coratella, Elisa Dagnese, Stefania Gentile, Helena Lapucci, Asia Messina, Marianna Moia, Lorenzo Monticone, Stefania Pero, Alessandra Quaglia , Martina Rolfo, Martina Rosso, Sara Ruggiero, Giada Sannazzaro, Chiara Schifitto, Stefania Silvestrini, Marta Sobrino, Giorgia Tabbita, Emanuela Trichilo, Giorgia Ventura

COORDINAMENTO: Anna Carla Rossi

QUESTIONI APERTE
La guerra dello Stato Islamico in Medioriente è ancora in atto: è pertanto difficile presentare un bilancio definitivo e fondato.
Si possono tuttavia fare alcune considerazioni.

E’ possibile che il progetto panislamista si realizzi in Medio Oriente e si stabilizzi, rinunciando a quelle forme di violenza che lo hanno caratterizzato e adottando una politica “moderata” che possa garantire il riconoscimento della dignità di Stato da parte occidentale e non solo.

E’ anche possibile che lo Stato islamico venga sconfitto dalle potenze occidentali, lasciando quel territorio diviso e disponibile ai rapporti economici con l’Occidente.

Alcuni analisti ipotizzano teorie complottiste, che vedrebbero la CIA sostenere l’ISIS per avere poi la una buona occasione per intervenire militarmente sul territorio iracheno. Una teoria complottista buona per artisti della Graffiti-Art come il libanese Ali Rafei, autore dell'opera "Modern Orientalism", in cui il doppiogiochismo degli Stati Uniti d'America e la connessione con gli uomini vestiti di nero in Siria ed Iraq sono chiarissimi. Altri escludono però categoricamente questa ipotesi.

Altri protagonisti sembrerebbero essere l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo Persico, che avrebbero abbondantemente finanziato l’ISIS anche se oggi sembrano invece contrastarlo partecipando ai raid aerei insieme agli USA. Ma anche su questo aspetto ci sarebbe da chiedersi se si tratta di finanziamenti governativi o di privati, ricchi petrolieri arabi.
Giovani europei bruciano i loro passaporti per dichiararsi sudditi dell'IS
CONCLUSIONI
IL XXI SECOLO

Si apre con l’attentato alle Torri gemelle di New York l'11 settembre 2001, un evento subito percepito come “mai visto” e che segna una forte discontinuità.
La nuova forma di conflittualità esce dai binari regolari della guerra fredda, che avevano caratterizzato il secolo precedente

La discontinuità dell'11 settembre

sul piano della tipologia del conflitto, per la modalità, le dimensioni, l’organizzazione preparatoria e l’obiettivo colpito

sul piano della comunicazione, per la risonanza enorme, globale e parossistica ad ogni livello culturale

Sul piano delle conseguenze politiche:
negli USA---->“guerra globale al terrorismo"; interventi in Afghanistan (2001) ed Iraq (2003); consolidamento del patriottismo; affermazione della tesi dello "scontro di civiltà" avanzata da Samuel Hungtington dieci anni prima

in M.O. ------> nuove formazioni di stampo terroristico; inasprimento del conflitto interno all’islam; nuovi attentati terroristici anche in Europa (Madrid, Londra, Parigi); nascita dell’ISIS nel contesto della guerra in Iraq

La discontinuità è anche nelle categorie di spazio e tempo della guerra: è combattuta su un territorio privo di confini e si proietta in un tempo passato, quello del califfato medievale, per costruire un futuro idealizzato.

L' ISIS si colloca nel quadro di una
discontinuità epocale
che coinvolge ogni aspetto della guerra.

La guerra diventa sempre più spettacolare e mescola strategia militare e rappresentazione di sé nell'intento di colpire uomini e simboli.
La figura del soldato è più vicina al miliziano o al volontario, fortemente ideologizzato e sempre in armi, impegnato al di fuori di un esercito regolare.
La discontinuità più evidente risulta in relazione alla
statualità
e alla
rappresentazione
di sé:


per entrambe le categorie è possibile utilizzare il concetto di “liquidità” coniato da Bauman

In questo senso, la statualità dell’ISIS è "liquida" perché lo Stato non è centrato sulla territorialità cioè su ciò che appunto conferisce “solidità”: l'ISIS abbatte confini, crea una rete territoriale, si autoproclama, vive senza riconoscimento internazionale e invoca un’adesione universale a motivazione religiosa.

Questo Stato si rappresenta sovrapponendo modernità e arcaismo:

l’ISIS è pienamente partecipe del mondo della comunicazione globale, ne utilizza abilmente tutti gli strumenti (creati da quel mondo occidentale che sembra rifiutare) per colpire l’immaginario collettivo attraverso tecniche di propaganda modernissime.

la propaganda è finalizzata a realizzare un progetto di Stato che concepisce la sovranità come di origine divina, la legge dettata da un testo sacro, la politica sovrapposta alla religione.

In questo quadro va visto l’aspetto forse più peculiare dell’ISIS: la spettacolarizzazione della guerra, testimoniata da video, immagini e comunicati terrificanti, che sconvolgono la nostra sensibilità.


#comingRome
Nel dopoguerra, l'Iraq sprofonda in una crescente arretratezza socio economica
Il governo filobritannico di Nuri al Said è deposto dalla rivoluzione repubblicana del 14 luglio 1958; lo stesso premier è ucciso dalla folla mentre tenta di fuggire
Nello stesso 1958, finisce la monarchia e nasce la r
epubblica;
il governo di Quasim avvia riforme sociali ed economiche stabilisce legami d'amicizia con l'URSS
Gli USA prendono a interferire nella politica interna
Il partito Baath si rafforza ed inizia l' ascesa di Saddam Hussein
Nel 1963, un colpo di Stato porta al potere Salam Harif
Dall'Egitto, Nasser si propone come leader nazionalista panarabo, sollevando la questione palestinese
Nel 1968, un nuovo colpo di Stato porta al potere in Iraq Assam al Bakr del partito Baath e il suo vice Saddam Hussein
Nell'ambito di una politica filosovietica, tra il 1972 e 1975 sono nazionalizzate tutte le compagnie petrolifere straniere operanti nel Paese
Nel 1979, Saddam Hussein sostituisce al Bakr alla guida del Paese
In questo stesso anno, una rivoluzione islamica sciita porta al potere in Iran Khomeini
Saddam attua una politica personalistica, autoritaria, slegata dal partito; il progetto di egemonizzare il Golfo Persico conduce a una guerra contro l'Iran (1980-88), appoggiato dagli USA nonostante l 'embargo (scandalo Irangate)
Un analogo movente geopolitico spinge Saddam alla guerra contro il Kuwait (1990), difeso dagli USA con l'operazione
Desert Storm
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