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NO ALLA PENA DI MORTE

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mara beber

on 8 January 2014

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Transcript of NO ALLA PENA DI MORTE

ALLA PENA
DI MORTE

elettrocuzione, impiccagione, asfissia,
decapitazione, lapidazione,
fucilazione, iniezione letale
E' un deterrente? Non vi è alcuna
prova che sia più efficace di altre pene
severe nel ridurre la criminalità
è discriminatoria.
È spesso usata in modo sproporzionato
contro poveri e membri di minoranze
razziali, etniche e religiose.
In alcuni paesi è utilizzata come strumento
di repressione, un modo rapido
e brutale per mettere a tacere l’opposizione
politica.
è irreversibile;
insieme a pregiudizi e a un sistema
giudiziario incline agli errori umani, il
rischio di mettere a morte un innocente
è sempre presente. Errori come
questi non possono essere riparati.
UNA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI
La Dichiarazione universale dei diritti
umani - adottata dall’Assemblea generale
delle Nazioni Unite nel dicembre
1948 - riconosce a ogni individuo il
diritto alla vita (articolo 3) e afferma
categoricamente che “Nessuno potrà
essere sottoposto a tortura o a trattamento
o punizioni crudeli, inumane o
degradanti” (articolo 5).
È un sintomo
di una cultura di violenza, non una
soluzione ad essa.
La pena di morte è un deterrente per il crimine violento
e rende la società più sicura?

Prove raccolte e studi compiuti in tutto il mondo
hanno dimostrato che la pena di morte NON ha
alcun effetto deterrente sulla criminalità.

Nel 2004, negli Stati Uniti:

- Stati con pena di morte:
tasso omicidi di 5,71 ogni 100.000 ab.

- Stati senza pena di morte:
tasso di 4,02 ogni 100.000 ab.
Nel 2003, in Canada:
27 anni dopo che il paese
ha abolito la pena, il tasso di
omicidi era sceso del 44%
dal 1975, quando la pena
capitale era ancora applicata.
Gli individui sono meno indotti a commettere reati violenti, tra cui l’omicidio,
se sanno di essere puniti con la pena di morte?

No, perchè i criminali commettono i reati d'impulso, non
pensando al loro arresto e al fatto che dovranno
rendere conto delle loro azioni.

La pena di morte può addirittura provocare
ulteriore violenza: se, per esempio, la rapina a mano armata prevede la pena di morte, il rapinatore non ha nulla da perdere nell’uccidere eventuali testimoni
durante il tentativo di fuga.
Le esecuzioni forniscono il miglior rapporto costo-soluzione efficace alla criminalità violenta?

La società non può accettare violenza
e sacrificio dei diritti umani come
misura di riduzione dei costi. La decisione
di togliere una vita umana non
dovrebbe basarsi su ragioni economiche.

Per dire che qualcuno non ha commesso un reato
per paura della pena capitale, è necessario
che egli sia a conoscenza in anticipo del rischio di
essere messo a morte.
Ma molti governi, se da un lato sostengono la
pena capitale, dall’altro ne nascondono
l’uso.
In Giappone, le esecuzioni avvengono in segreto,
con i detenuti avvertiti poche ore prima di essere
uccisi e senza nessun preavviso ai familiari.
In Cina e in Vietnam, il numero delle esecuzioni avvenute nell’anno, sono classificate segreto di
Stato.
Le esecuzioni garantiscono davvero giustizia alle vittime di crimini violenti e alle loro famiglie?

LA VENDETTA NON E' LA RISPOSTA
la rabbia comprensibile che
le vittime di reati violenti e le loro
famiglie provano nei confronti degli
autori di tali atti non può essere utilizzata
per giustificare la violazione dei
diritti umani nei confronti delle persone
condannate a morte.

Difendere la pena di morte sostenendo
di agire in nome delle vittime implica
che tutte le persone colpite da crimini
violenti sostengono universalmente la
pena di morte. Questo è ben lontano
dall’essere vero.
Molti parenti delle vittime di omicidio
si oppongono alle esecuzioni in nome
dei propri cari.
La pena di morte
è una punizione violenta
che non può trovare posto
nell’odierno sistema
di giustizia penale.
<<Parmi un assurdo che le leggi,
che sono l'espressione della pubblica volontà,
che detestano e puniscono l'omicidio,
ne commettono uno esse medesime,
e, per allontanare i cittadini dall'assassinio,
ordinino un pubblico assassinio>>
C.Beccaria
1. Viola il diritto alla vita





La Dichiarazione universale dei diritti umani e altri trattati regionali e internazionali, che chiedono l'abolizione della pena di morte, riconoscono il diritto alla vita. Un riconoscimento sostenuto anche dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite che, nel 2007 e nel 2008, ha adottato una risoluzione che chiede, fra l'altro, una moratoria sulle esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte.

2. È una punizione crudele e disumana





Non esiste alcuna giustificazione alla tortura o a trattamenti crudeli e disumani. Secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani: "Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti". Come la tortura, un'esecuzione costituisce una forma estrema di aggressione fisica e mentale nei confronti di un individuo. La sofferenza fisica causata dall'azione di uccidere un essere umano non può essere quantificata, né può esserlo la sofferenza mentale causata dalla previsione della morte che verrà per mano dello Stato. Sebbene le autorità dei paesi mantenitori continuino a cercare procedure sempre più efficaci per eseguire una condanna a morte, è chiaro che non potrà mai esistere un metodo umano per uccidere.

3. Non è stato mai dimostrato il suo valore deterrente





Non è corretto assumere che una persona che commette un omicidio lo faccia dopo aver valutato razionalmente le conseguenze. Spesso gli omicidi sono commessi in momenti in cui l'emozione ha il sopravvento sulla ragione o sotto l'influenza di droghe o alcool. A volte la persona violenta soffre di gravi disturbi mentali o presenta comunque una certa instabilità psicologica. Chi commette un reato grave con premeditazione, può decidere di farlo nonostante i rischi, pensando di non essere preso o ritenendo che la ricompensa che ottiene ha un valore maggiore rispetto alla pena che potrebbe rischiare. La chiave della deterrenza risiede nell'aumentare le probabilità che chi commette un reato sia arrestato e condannato. Nessuno studio ha mai dimostrato che la pena di morte sia un deterrente più efficace di altre punizioni.

4. Uno stato che uccide compie un omicidio premeditato





La pena di morte è un sintomo di una cultura di violenza, non una soluzione a essa. Eseguendo una condanna a morte, lo stato commette un omicidio e dimostra la stessa prontezza del criminale nell'uso della violenza fisica. Alcuni studi hanno non solo dimostrato come il tasso di omicidi sia più alto negli stati che applicano la pena di morte rispetto a quelli dove questa pratica è stata abolita, ma anche come questo aumenti rapidamente dopo le esecuzioni: un incremento simile a quello causato da eventi pubblici violenti come le stragi.

È sinonimo di discriminazione e repressione





La pena di morte è usata in modo sproporzionato contro le persone più svantaggiate. Chi appartiene a una classe sociale povera non dispone mai dei mezzi economici necessari per affrontare un processo capitale. Una difesa d'ufficio non sempre si rivela essere adeguata. La pena di morte è spesso sinonimo di discriminazione razziale, religiosa ed etnica. È usata nei confronti di persone affette da disturbi mentali e minorenni all'epoca del reato. Nelle mani di regimi autoritari, la pena capitale è uno strumento di minaccia e repressione che riduce al silenzio gli oppositori politici.




Non dà necessariamente conforto ai familiari della vittima





Un'esecuzione non può ridare vita alla vittima né cancellare per sempre la sofferenza provata dalla sua famiglia. Lontana dal mitigare il dolore, la lunghezza del processo non fa altro che prolungare la sofferenza dei familiari della vittima, fino alla conclusione dove una vita viene presa per un'altra vita, in una forma di vendetta legalizzata

10 motivi per dire NO
Un errore giudiziario può uccidere un innocente


Il rischio di mettere a morte una persona innocente resta legato in modo indissolubile alla pena di morte. Negli Usa, sono più di 130 le persone che sono state rilasciate dal braccio della morte a seguito di sviluppi che ne hanno dimostrato l'innocenza dopo la chiusura del processo. Diversi altri condannati, invece, sono stati messi a morte nonostante la presenza di forti dubbi sulla loro colpevolezza. Una difesa legale inadeguata, le false testimonianze e le irregolarità commesse da polizia e accusa sono tra i principali fattori che determinano la condanna a morte di un innocente. In altri paesi, il segreto di Stato che circonda la pena capitale impedisce una corretta valutazione di questo fenomeno. In Arabia Saudita sono frequenti i processi iniqui, spesso svolti in una lingua sconosciuta all'imputato. In Cina e in Iran, le confessioni sono spesso estorte sotto tortura.

Infligge sofferenza ai familiari dei condannati





La pena capitale ha effetto sulla famiglia, sugli amici e su tutti coloro che sono vicini al condannato a morte. Come conseguenza di un'esecuzione, i familiari di un prigioniero messo a morte, che generalmente non hanno avuto niente a che fare con il reato per il quale è stato condannato, provano lo stesso atroce senso di perdita avvertito dai familiari, dagli amici e dai conoscenti della vittima di un omicidio.

Nega qualsiasi possibilità di riabilitazione



La pena di morte è incompatibile con la dignità umana. Qualunque sia il metodo scelto per uccidere il condannato, l'uso della pena di morte nega la possibilità di riabilitazione, di riconciliazione e respinge l'umanità della persona che ha commesso un crimine. Amnesty International ritiene che il modo corretto per prevenire la reiterazione del reato sia una revisione delle procedure per la libertà condizionale e un serio monitoraggio psicologico durante la detenzione. In nessun caso la risposta può essere trovata nell'aumentare il numero delle esecuzioni.

Non rispetta i valori di tutta l'umanità


I diritti umani sono universali, indivisibili e interdipendenti. Derivano da molte e diverse tradizioni nel mondo e sono riconosciuti da tutti i membri delle Nazioni Unite come standard verso i quali hanno accettato di conformarsi. Tutte le religioni promuovono pietà, compassione e perdono nei loro insegnamenti. In ogni zona del mondo e attraversando ogni confine religioso e culturale, esistono paesi che hanno abolito la pena di morte per legge o nella pratica. È sull'insieme di questi valori che Amnesty International basa la sua opposizione alla pena di morte

Morte alla pena di morte!
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