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Il continente africano

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susanne lenz

on 9 February 2016

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Transcript of Il continente africano

La danza
La cultura africana
La cultura tradizionale Africana dipende essenzialmente dal concetto della famiglia e del gruppo etnico.
Le arti tradizionali servono a rafforzare i modelli sociali e religiosi.
In passato la cultura europea influenzò molto l'Africa da tutti i suoi aspetti, ma si rifiutò di conoscere la cultura locale.
Oggi i governi tendono a conservare la cultura locale anche se influenzata dalle mode, occidentali sebbene quest'ultime, attraverso film, radio, i viaggi e la televisione abbiano influenzato soprattutto i giovani.

Le lingue
In Africa oltre che le lingue del paese si parlano altre numerose lingue. In Marocco, Nigeria, Senegal, Tunisia, Mauritania, Mali, Niger, Ciad, Repubblica Centrafricana, Camerun, Congo, Gabon, Togo, Burkina, Costa d’ Avorio e Guinea si parla il francese. In Nigeria, Ghana, Sierra Leone, Sudan, Uganda, Kenya, Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe, Botswana e Namibia si parla inglese. Nel Sahara occidentale si parla lo spagnolo. In Angola e nel Mozambico si parla il portoghese. In Etiopia, Somalia ed Eritrea si parla l’Italiano ed, infine, nella repubblica del Congo si parla il Belga. Gli stati rimanenti (Egitto, Liberia e la Repubblica sud-africana) sono rimasti stati indipendenti, poiché del resto negli altri stati si parlano altre lingue perché nell’antichità erano delle colonie.
Con l'espressione danza africana si fa riferimento ad un insieme molto eterogeneo e vasto di fenomeni coreutici ed espressivi che hanno in comune la realtà territoriale identificata come Africa sub-sahariana e la stretta relazione con la musica, come testimonia l'assenza, nelle lingue locali, di termini differenziati per indicare le due pratiche culturali.
Queste danze costituiscono spesso nelle società di tipo tradizionale un sistema di riferimenti simbolici condiviso dai membri della comunità che permette loro di comunicare ed elaborare culturalmente i principali eventi della vita individuale e sociale: spesso non esiste una distinzione netta tra ciò che generalmente consideriamo come teatro, danza e musica ma al contrario, è presente una concezione piuttosto fluida che opera concretamente fondendo questi tre aspetti in un'unica performance.
Inoltre, tradizione orale e pratiche religiose si completano: eventi sostanziali della vita come nascite, matrimoni, funerali ed eventi eccezionali collegati alle differenti realtà culturali africane sono spesso celebrati attraverso la danza.
Le danze tradizionali spesso non appaiono separate dalle altre attività; esistono molte forme di danza in Africa, alcune delle quali sono:

Danze dei guerrieri
. Un esempio di danza dei guerrieri è ad esempio la danza Agbekor. Franci Elkins, una danzatrice africana riconosciuta a livello mondiale, ha affermato che si tratta della sua danza preferita.
Si tratta di una tradizione dei gruppi Fon e Ewe, chiamata anche Atamga: viene generalmente eseguita in eventi comunitari importanti come i funerali. La coreografia consiste in movimenti che mimano i colpi e le mosse del combattimento: queste "frasi" sono composte da figure che si ripetono ciclicamente concludendosi sempre in modo diverso, il che rende la composizione estremamente dinamica.

Danze dell'amore
sono eseguite in occasioni molto speciali, come matrimoni ed anniversari. Un esempio è la danza Nmane del Ghana, eseguita da sole donne in onore della sposa.

Danze dei Riti di Passaggio
vengono eseguite per segnalare il passaggio d'età dei giovani, uomini e donne, allo status di adulti. Si tratta di danze che generano orgoglio e dunque rafforzano il senso di identità rispetto al gruppo.

Danze di Benvenuto
si tratta di spettacoli per turisti e visitatori, create appositamente per mostrare i talenti locali e proporsi come attrattiva culturale. La danza Yabara è un esempio tipico di danza di benvenuto dell'Africa occidentale: si tratta di lanci a diverse altezze eseguite da giovani danzatrici che si muovono in perfetta sincronia.

Danze di Possessione
è uno degli aspetti religiosi più importanti per molte culture tradizionali dell'Africa che presenta un elemento centrale: la presenza degli Spiriti.

La musica
Nella cultura africana tradizionale non esiste un termine corrispondente alla nostra parola "musica"; al suo posto ci sono parole che comprendono nel loro significato (nel loro campo semantico) un orizzonte molto più ampio, dove si incontrano e si uniscono concetti per noi eterogenei, separati, appartenenti ognuno a un suo mondo: il corpo, le mani, i piedi, la danza, gli strumenti, la voce, il linguaggio, il canto...
Nelle comunità africane tradizionali la musica rappresenta normalmente un fatto sociale e collettivo, ed è direttamente collegata alla situazione in cui dovrà essere eseguita: musiche di danza, a loro volta legate a riti, feste o cerimonie particolari; canti di lavoro (canti di pesca, di caccia, per la mietitura...) canti didattici, lamenti funebri, musiche per curare, per lodare la divinità, per mettersi in contatto con loro, e così via. In particolare la musica rappresenta, oltre che un fatto uditivo, un fatto motoria, legato non solo alla danza in senso stretto ma anche ai gesti e ai movimenti del suonare e del cantare.


La musica africana ha esplorato e sviluppato soprattutto due dimensioni del suono: la dimensione ritmica e la dimensione timbrica. Una delle ragioni è da ricercarsi nell'uso del tamburo come strumento di comunicazione: il tamburo parlante (talking drum) usato per mandare messaggi, per messaggi, per declamare lodi o raccontare proverbi. Ciò è possibile grazie al fatto che le lingue africane sono "tonali", cioè sono lingue in cui le sillabe di una parola, a seconda che siano pronunciate con un tono acuto o grave, possono mutare completamente il significato della parola stessa.
La letteratura africana
Per letteratura africana si intende opere letterarie di autori appartenenti alle popolazioni indigene dei paesi dell'Africa al di sotto del deserto sahariano (e in alcuni casi alle popolazioni nere del Corno d'Africa); si escludono in altre parole sia la letteratura dei Berberi del Sahara e del bacino del mar Mediterraneo che le opere di autori nati o vissuti in Africa ma di origine e cultura sostanzialmente europea.
L'alfabetizzazione si è diffusa in Africa subsahariana nel XIX secolo, in seguito all'opera dei missionari cristiani; la letteratura africana precedente all'incontro con le culture europee è quindi quasi integralmente costituita da tradizione orale. In epoca coloniale, molti africani ebbero modo di studiare nelle scuole degli europei, e di venire in contatto con la tradizione letteraria del paese colonizzatore; in questo periodo cominciarono quindi ad apparire romanzi, racconti, opere teatrali e poesie di autori africani. Soprattutto nel periodo tardo coloniale e post coloniale, la matrice europea della letteratura africana fu deliberatamente messa in discussione, e la letteratura africana iniziò a recuperare elementi tradizionali e linguistici indigeni (non raramente, nel contesto di una critica anche politica verso il colonialismo e i suoi effetti).
La letteratura africana include in effetti un vasto insieme di produzioni letterarie di paesi con culture e tradizioni anche radicalmente diverse. Non si può neppure parlare di letterature nazionali, in quanto ogni nazione africana in genere conta più gruppi sociali che presentano caratteristiche culturali diverse (per esempio, lo scrittore Chinua Achebe non si autodefiniva "nigeriano", ma "ibo"). A questa eterogeneità culturale originaria si è andata ad aggiungere quella legata alla colonizzazione da parte di diverse potenze europee (Francia, Inghilterra, Germania e così via) che hanno portato la propria lingua e la propria tradizione letteraria.
Ciononostante, è possibile identificare alcuni tratti comuni praticamente a tutte le letterature africane subsahariane.
L'arte africana
Gli aspetti caratteristici dell'arte africana sono da considerare fondamentalmente quattro. Il primo è legato allo sviluppo dell'arte copta, etiopica ed a quella forse più nota che fa capo all'evoluzione e all'influenza che svilupparono le espressioni dell'arte e della cultura egizia. Più in generale, inoltre, sono notevoli le espressioni dell'arte islamica, interpretata in gran parte delle località della fascia settentrionale del continente africano.

Vi è poi un aspetto legato all'arte rupestre.

Un terzo elemento è costituito dai reperti archeologici.

Notevole, infine, è pure l'arte che si è sviluppata nell'Africa Nera e che può essere definita "etnica".

Le maschere
Le maschere sono un elemento fondamentale della cultura tradizionale e dell'arte dei popoli dell'Africa subsahariana e occidentale. Diverse culture associano a questi oggetti diversi significati specifici, ma sono elementi costanti l'attribuzione alle maschere di significati spirituali, il loro uso nelle danze e in altri riti religiosi, e il riconoscimento di uno speciale status sociale agli artisti che le realizzano e a coloro che le indossano durante le cerimonie. Nella maggior parte dei casi, la creazione di maschere è un'arte che si tramanda di padre in figlio, insieme alla conoscenza dei valori simbolici e religiosi associati.
Le maschere sono una delle forme d'arte africana più note in Europa, e nel XX secolo sono servite come ispirazione per movimenti artistici come cubismo, fauvismo ed espressionismo.


La religione
l'Islam è la religione più diffusa in tutta l'Africa a nord dell'Equatore.
La penetrazione islamica cominciò dal 641 d.C e divenne massiccia soprattutto dopo il 1000, quando partì un'intensa campagna che portò all'arabizzazione di tutto il Maghreb (occidente) e di tutto il Mashrek (oriente) .
Il Cristianesimo è l'altra religione monoteista presente in Africa. Già nel II secolo esistevano comunità cristiane dalla Tunisia alla Mauritania. Si affermò in Etiopia dal IV secolo d.C nella forma della Chiesa Copta. Dal XIX secolo molti missionari portarono l'evangelizzazione di tutto il continente.
L'Africa presenta comunque un numero considerevole di religioni tradizionli dette "animiste", perchè coloro che le praticano credono fermamente che tutti gli elementi della natura abbiano uno spirito vitale.
La Storia
Si dice che il primo uomo sulla Terra sia nato in Africa e che lì tutto sia incominciato. In una terra vasta e misteriosa, ricca di diversità.
La storia dell’Africa però è stata spesso trascurata per due motivi:
la scarsità di documenti scritti e la poca considerazione nei confronti dei popoli considerati primitivi.
Furono i Romani a utilizzare per primi il nome Africa, e lo assegnarono originariamente ai territori intorno a Cartagine. In seguito esso venne attribuito all'intero continente. Si ritiene che l'Africa sia stata la sede dei primi insediamenti umani, fatti risalire a circa 4 milioni di anni fa e documentati dal ritrovamento di numerosi fossili, e che l'agricoltura vi abbia fatto la sua comparsa tra il settimo e il sesto millennio a.C.
Ai giorni nostri l'Africa è un continente fortemente instabile, dove la popolazione viene decimata da guerre, malattie e povertà.

Dall'antico Egitto alla romanizzazione
L'islamizzazione del nord e i grandi regni centromeridionali
Nei secoli 5°-6° l'Africa, già soggetta alla dominazione romana, fu oggetto delle conquiste dei Vandali e dei Bizantini. Una svolta cruciale per la storia del continente fu la conquista dell'Africa mediterranea da parte degli Arabi musulmani nel 7° secolo. Si costituirono vari regni berberi, che favorirono la diffusione dell'Islam e della cultura e dei costumi arabi. L'opera di islamizzazione si estese gradualmente verso sud, con il contributo determinante dei mercanti arabi. Unica isola cristiana rimase il regno di Etiopia, costituitosi nel 4° secolo. All'incirca a partire dal periodo della penetrazione araba, l'Africa centrale e occidentale conobbe lo sviluppo di una serie di regni. La diffusione dell'Islam, divenuto dominante nel Nord Africa, non varcò la linea segnata dal fiume Niger, oltre la quale le popolazioni restarono legate a credenze animistiche e ai costumi tradizionali. Nella parte centro-meridionale del continente un ruolo dominante acquistarono i Bantu, i quali diedero vita tra il 13° e il 15° secolo ai regni del Congo e di Monomotapa. Le tribù Bantu erano dedite prevalentemente all'agricoltura e alla pastorizia, ma anche al commercio, alla metallurgia e all'attività mineraria. Legate invece a forme di vita assai primitive erano le popolazioni meridionali degli Ottentotti e dei Boscimani.
La penetrazione europea, le esplorazioni e il traffico degli schiavi
Dopo la conquista e la dominazione araba, scalzata nel 16° secolo da quella dell'impero ottomano, un'altra svolta decisiva nella storia del continente fu la penetrazione degli Europei, e in primo luogo dei Portoghesi. Nelle rotte verso l'Asia, tra il 15° e il 18° secolo, gli Europei da un lato si limitarono prevalentemente a stabilire sulle coste africane delle stazioni di deposito e di rifornimento a fini commerciali, dall'altro, e anche in questo caso l'iniziativa fu dei Portoghesi, si diedero a incrementare il commercio degli schiavi, diretto dapprima verso l'Europa e dagli ultimi decenni del Cinquecento, a opera soprattutto di Spagnoli e Inglesi, verso le Americhe.
Dal canto loro i trafficanti arabi alimentavano la tratta verso paesi asiatici. Il traffico degli schiavi causò disastri demografici e sociali in vaste regioni del continente.
Molti milioni di africani furono deportati, comprati e venduti, e in gran numero morirono nei viaggi di trasferimento. Nella seconda metà del 18° secolo ebbero inizio, specialmente nell'Africa centrale, grandi esplorazioni con finalità essenzialmente scientifico-culturali, a opera in particolare di Inglesi e Francesi.
Fin dalla metà del Seicento i Boeri, coloni olandesi, stabilirono insediamenti destinati a divenire permanenti nell'Africa del Sud, cui fecero seguito insediamenti francesi e inglesi.

La soggezione dell'Africa al colonialismo europeo
L'Ottocento fu il secolo nel corso del quale l'Africa, divenuta oggetto delle mire di conquista delle potenze europee interessate a impadronirsi delle risorse del continente, cadde in misura sempre maggiore sotto la dominazione coloniale. Nel 1814 la Gran Bretagna trasformò in propria colonia il Sudafrica, la Francia iniziò nel 1830 la conquista dell'Algeria e nel 1881 penetrò in Tunisia; nel 1882 la Gran Bretagna prese possesso dell'Egitto, nel 1884 la Spagna del Marocco, la Germania del Camerun e dell'Africa di Sud-ovest; nel 1885-86 il Portogallo s'impadronì dell'Angola e del Mozambico, nel 1889 l'Italia dell'Eritrea.
Il processo continuò ininterrottamente, tanto che nel 1914 il continente era interamente organizzato in colonie o protettorati europei, con le sole eccezioni della Liberia e dell'Etiopia. Quest'ultima divenne infine colonia italiana nel 1936. Il processo di colonizzazione ebbe due effetti principali: in primo luogo promosse una relativa modernizzazione economica e sociale nei maggiori centri urbani e in certe zone agricole; in secondo luogo inserì le colonie nel circuito politico, economico e culturale delle potenze coloniali, le quali sfruttarono sistematicamente le colonie in base ai propri interessi.


La decolonizzazione e la grande povertà africana
La fine della Seconda guerra mondiale pose le premesse del processo di decolonizzazione in seguito all'indebolimento maggiore o minore delle potenze coloniali europee, Gran Bretagna e Francia comprese, e al fatto che le due maggiori potenze mondiali, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, erano contrarie al protrarsi del colonialismo. In questo contesto si svilupparono in Africa forti movimenti nazionalistici, che presero a lottare politicamente e militarmente per l'indipendenza dei propri paesi. Gli Inglesi e soprattutto i Francesi e i Portoghesi cercarono di opporsi ricorrendo in molti casi all'uso della forza, ma infine dovettero cedere.
Tra gli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta del 20° secolo, dunque, l'Africa portò a termine il processo di decolonizzazione: la delineazione delle frontiere dei nuovi Stati in molti casi assunse un carattere artificiale, seguendo i confini delle vecchie colonie‒, rimanendo tuttavia esposta, nell'epoca della guerra fredda, alle influenze dei paesi occidentali e di quelli comunisti.
Una volta raggiunta l'indipendenza, però, quasi tutti i nuovi Stati sovrani dell'Africa hanno incontrato difficili ostacoli sul loro cammino:
le classi dirigenti indigene si sono dimostrate per lo più fortemente impreparate ai compiti di governo; i conflitti etnici, culturali e politici hanno assunto sovente un carattere tragicamente dirompente; lo sviluppo economico è risultato nel complesso gravemente inferiore ai bisogni anche solo elementari delle popolazioni; lo sfruttamento delle risorse da parte dei paesi più sviluppati è continuato comunque in misura assai rilevante. Sicché l'Africa, pur con significative differenze da paese a paese, è rimasto il continente più povero e arretrato del Pianeta.
Di grande significato però è stata la fine, avvenuta agli inizi de gli anni Novanta, del regime di dominazione bianca nel Sudafrica, con l'abolizione della segregazione razziale dei neri (apartheid) e la costituzione di un regime democratico basato sull'eguaglianza politica e civile di neri e bianchi.

La Geografia
L'Africa è il terzo continente del mondo, è quasi tre volte più dell'Europa. Ha un territorio molto esteso che comprende 7 ambienti distinti: i mari, le coste, le isole,
i tavolati, i deserti caldi ,i rilievi e il Grand Rift.
LA POSIZIONE: il continente africano è tagliato a metà dall'equatore, di conseguenza, per metà si trova nell'emisfero boreale e per metà nell'australe.

I Confini
- a nord con il Mar Mediterraneo - a est con l'Oceano Indiano - a ovest con l'Oceano Atlantico - a nord-est dal Mar Rosso e dall'Asia
I Rilievi
Il continente ha solo un vero sistema montuoso, nella regione nord-occidentale affacciato sul Mar Mediterraneo, il RIFT,che percorre le coste del Marocco, seguito a est dalla catena dell'Atlante. I monti dei Draghi è un'altra catena montuosa sulla costa sud-orientale affacciata sull'Oceano Indiano.
Vi sono però numerosi gruppi di montagne isolate come: il Kenya, il Kilimangiaro, il Ruwenzori che sono di origine vulcanica. Sempre lungo le coste nord-occidentali si trovano anche: il Tibesti, l'Air, l'Ahaggar e il Monte Camerun.
I Fiumi
Il 40% del territorio africano è privo di fiumi, quasi tutti non sfociano negli oceani circostanti perchè rientrano nel sottosuolo. Si originano nella regione equatoriale, hanno un corso irregolare e sono navigabili a tratti. Tra questi ci sono: il Nilo(il più lungo del mondo), il Congo, il Senegal, il Niger,lo Zambesi e l'Orange.
I Mari
Mar Mediterraneo a nord, Oceano Indiano a est, a ovest l'Oceano Atlantico e a nord-ovest il Mar Rosso.
Le Coste
sono poco frastagliate e non sempre favoreli alla navigazione; a ovest si trova il golfo di Guinea, a nord-est il golfo di Aden e il golfo della Sirte sul Mediterraneo.
Le Isole
Esse sono poche e piccole, se si esclude il Madagascar (che è l'isola più grande dell'Africa) affacciato sulle coste sud-orientali; nell'oceano Atlantico si trovano le isole di: Capo Verde e Canarie; nell'Oceano Indiano si trovano invece le Seicelle, Comore e Mauritius.
I Deserti
In Africa si trovano deserti sabbiosi, rocciosi e misti. Il Sahara è il deserto più grande del mondo e occupa tutta la parte nord del continente. Oltre al Sahara c'è anche il Kalahari,che è il deserto più vasto dell'Africa australe; tra il Kalahari e la costa atlantica si trova il deserto del Namib.
I Tavolati
Il territorio interno è costituito da un immenso tavolato che si interrompe in prossimità delle pianure costiere e di qualche bacino interno come il fiume Congo. L'elemento dominante del continente, infatti, è il territorio piatto.
Il Gran Rift africano
Dal Mozambico, nell'Africa sud-orientale, fino al mar Rosso il continente è inciso da un grande soleo detto Gran Rift africano.
Il magma risale lungo le grandi faglie che delimitano la Fossa e si stende sul suo fondo, dove vi sono numerose manifestazioni vulcaniche, emissioni di gas e di acqua ricca di minerali. Qui,nascerà un nuovo oceano tra milioni di anni perchè continuerà ad abbassarsi e ad allargarsi; infatti arriverà il momento in cui le acque del Mar Rosso e dell'Oceano Indiano penetreranno in essa allargandola.


Flora e Fauna
Flora
Fauna
La vegetazione nell'Africa è abbastanza ricca. Le piante caratteristiche del continente sono: la palma da dattero, le grandi acacie e alcuni tipi di banani.
I banani sono tra le più grandi piante erbacee con radici perenni. Il fusto è formato da foglie inserite una nell'altra. Nella cima del fusto sbocciano fiori maschili o femminili. Questi ultimi producono il "casco" delle banane. I fusti vengono tagliati dopo aver fatto i frutti, perché muoiano. La radice crea nuovi fusti quali maturano in meno di un anno.
Palma da dattero è il nome di una famiglia di piante che vive nelle zone tropicali. Il suo fusto è grosso e cilindrico, può essere rampicante, cespuglioso e può arrivare ai cinquanta metri di altezza. La palma da dattero produce la noce di cocco. Tra le specie più importanti si ricordano: la palma a fibra, originaria del Madagascar, che fornisce la rafia e la palma da olio. Molte specie sono coltivate a scopo ornamentale.
La fauna è caratterizzata da molte specie di mammiferi differenti. Caratteristici dell'Africa sono: i cammelli, i gorilla, le giraffe, gli elefanti, il leone, ed altri, non presenti in ambienti omologhi di altri continenti.
Il leone è un animale carnivoro ed appartiene alla famiglia dei Felidi. È diffuso in tutto il continente africano. Raggiunge fino a un metro di altezza e tre metri di lunghezza. Il suo mantello è liscio ed è abbastanza scuro. Il maschio ha una grossa criniera. Vive nelle savane e nelle steppe, ha abitudini notturne. Essi si nutrono di antilopi, zebre, maiali, bufali ed altri.
La giraffa è un artiodattilo ruminante ed è della famiglia dei Giraffidi. È il più alto degli animali infatti può raggiungere i 6 metri di altezza. Era molto diffusa in Africa.
L'elefante è il più grande mammifero terrestre. Appartiene alla famiglia dei proboscidi. L'elefante Africano supera i tre metri e mezzo di altezza, ha una pelle rugosa e spessa e un naso flessibile, chiamato proboscide con il quale afferra il cibo e l'acqua portandoli alla bocca. Si ciba di foglie e frutta. A 25 anni è considerato giovane e a 50 vecchio. Da adulto può arrivare a un peso di 6 tonnellate.
Il cammello è un mammifero ruminante ed appartiene alla famiglia artiodattili ed è molto usato come animale da sella, nelle regioni desertiche e la sua varietà africana ha una solo gobba e è chiamato dromedario. Un tempo gli antenati dei cammelli attuali si trovarono nel nord-America.
Il gorilla è la più grande scimmia, appartente alla famiglia dei Pongidi. Vive nelle foreste equatoriale e può raggiungere 2 metri di altezza e 3 quintali di peso. Ha la pelle grinzosa, coperto di peli neri folti sul capo e radi sul petto. Il gorilla ha una bocca grande, naso schiacciato e occhi infossati. Le sue zampe sono molto robuste e lunghe. Si nutre di frutta e radici. Le femmine e i piccoli dormono sugli alberi.


La Savana
La Savana, nel suo complesso abbastanza uniforme, abbraccia quell'immenso tavolato, dall'altitudine media di 500 metri, che dai confini meridionali del Sahara si spinge a sud verso la zona equatoriale.

Le maggiori altezze si trovano ad occidente, sulla costa atlantica, dove si eleva il Fouta Djalon (1515 m), che costituisce però soltanto un tratto del bordo rialzato del tavolato interno e, più a sud, il monte Camerun (4069 m), una massa vulcanica ancora attiva, il tavolato interno s'innalza ad una distanza media dalla costa di circa 300 km, lasciando spazio ad un'ampia pianura costiera, intersecata da alcuni imponenti corsi d'acqua che scendono dalle regioni interne: il Niger, il Senegal, il Gambia, il Volta.

La regione centrale del tavolato forma una grande conca nel cui fondo si distende il lago Ciad a 240 metri di altitudine.

Il tavolato è di circa 500 metri con una superficie variabile, dai 10 ai 20 mila metri km2, a seconda della quantità delle piogge, il lago è profondo in media un metro e mezzo e da alcuni decenni è in via di prosciugamento, tanto da avere l'aspetto di un'immensa palude. Nelle regioni più orientali il tavolato sudanese decresce lentamente di altezza e abbraccia il bacino medio del Nilo, ma in prossimità del Mar Rosso si rialza di nuovo bruscamente fino a 2000 metri per poi ricadere su una stretta fascia costiera priva di insenature naturali.
Nella savana ci sono numerosi animali come
l'antilope
che ha la sua caratteristica peculiare , maschi hanno 4 corna mentre le femmine non ne hanno; è un animale molto diffuso dove prevalgono colline boscose. Difficile trovarne più di due per volta visto che è un animale che non vive in branco ma che timidamente scappa nella boscaglia anche se sente un piccolissimo rumore; i
l leone
è un carnivoro della famiglia dei felidi è secondo solo alla tigre tra i quattro grandi felini del genere Panthera. Abita quasi esclusivamente l'Africa sub sahariana. Il
leopardo
è un'altro carnivoro appartenente alla famiglia dei felidi viene chiamato localmente anche pantera o pardo. Abita su tutta l'Africa e l'Asia sudorientale e, in modo particolare nelle Isole della Sonda. La
pantera nera
è un esemplare di leopardo caratterizzato dal suo manto di colore nero,e oltre al leopardo anche il
giaguaro
ha un tipo diverso di pigmentazione del suo manto; l’elefante è un mammifero proboscidato della famiglia degli elefantini, è il più grande animale terrestre vivente; essendo erbivoro, si nutre principalmente del fogliame degli alberi e abita alcune zone dell’Asia e dell’Africa. Il
bisonte
è un mammifero artiodattilo, della famiglia dei bovidi si divide in 2 specie, il bisonte americano ed il bisonte europeo.Il
canguro
fa parte della famiglia dei macropodidi. Le specie più comuni sono il canguro rosso e il canguro grigio.
L'economia
L'economia
L'agricoltura
Il settore dell’agricoltura è quello che impiega la maggioranza dei lavoratori africani (60%). Tre quinti degli agricoltori sono impegnati in coltivazioni familiari, con produzioni limitate di poco superiori al bisogno del nucleo familiare. Questo tipo di agricoltura si basa su tecniche primitive e poco efficaci. Fattorie più estese, normalmente molto vaste, investono in prodotti per l’esportazione (caffè, cotone, cacao, tè e gomma). La produzione di fiori è in ascesa. Raramente queste fattorie producono per il mercato interno. Negli anni scorsi si è assistito al paradosso di paesi in preda alla fame che contemporaneamente esportavano prodotti agricoli verso l’Occidente. Va inoltre notata la quasi assenza di agricoltori di medie dimensioni: si passa da aziende agricole familiari a fattorie commerciali.
L'attività estrattiva
Nel settore minerario l’Africa esporta minerali e petrolio, le due produzioni con il più alto coefficiente di ritorno finanziario. Oro, diamanti e rame si trovano in grandi quantità in molti paesi. Meno importanti economicamente ma necessari alla produzione di prodotti elettronici sono i giacimenti di coltan. Sono molti i depositi di ferro, bauxite, rame, carbone, titanio, uranio e altri minerali non ancora sfruttati.
L'attività manifatturiera
Nel settore manifatturiero l’Africa è il continente meno industrializzato. Sudafrica, Egitto e i paesi del Maghreb in genere presentano una struttura industriale adatta sia alla produzione per i mercati locali che all’esportazione.
In Sudafrica ci sono vari aziende che hanno assunto una rilevanza mondiale; per esempio è il primo produttore mondiale di birra ed è tra i più importanti produttori di cellulosa, carta patinata per riviste ed imballaggi in carta.
Il settore occupa circa il 15% della forza lavoro a livello continentale.
Il settore finanziario in tutti i paesi subsahariani è dominato da istituti multinazionali. Banche ed istituti finanziari locali sono considerati poco attendibili ed instabili.
I capitali africani vengono investiti per il 60% nel continente e per il 40% all’estero.


L’ economia dell’Africa è per certi versi difficile da descrivere. Delle 54 nazioni che formano il continente, 25 appaiono tra i paesi più poveri della terra. Allo stesso tempo, alcune nazioni hanno livelli di vita paragonabili a quelli occidentali.
Le ragioni della povertà di molti paesi africani sono molte e complesse. Il colonialismo, prima, e il processo di decolonizzazione poi, hanno bloccato lo sviluppo naturale delle società africane, hanno spesso fatto retrocedere i processi produttivi, hanno creato barriere al libero movimento di persone e di cose. I primi governi indipendenti hanno inoltre ceduto alla corruzione, aggravando la situazione e impedendo l’ utilizzo delle risorse, spesso ingenti, che avrebbero potuto dare una forte spinta allo sviluppo economico. Oggi in gran parte dei paesi solo una minoranza detiene il controllo delle risorse mentre la maggioranza della popolazione non migliora la sua posizione sociale.
Esistono aree di forte sviluppo, di distribuzione della crescita e anche di successo su larga scala. Questo è vero per i paesi del nord Africa, da anni legati economicamente all’ Unione Europea, e per molti paesi subsahariani.
Altre economie di successo sono quelle di molte isole africane.
I paesi più poveri sono comunque quelli coinvolti in conflitti e quelli che hanno subito perdite ingenti dovute alla mancanza di piogge stagionali, alla caduta dei prezzi internazionali di alcuni prodotti agricoli e alla dipendenza da monocolture.


L'attualità
Africa

A partire dal 3400 a.C. cominciò a svilupparsi in Egitto la prima grande civiltà africana, con la formazione di un regno durato per tre millenni. Un importante centro di aggregazione politica e sociale fu anche il regno nubiano del Kush, nome biblico dei territori a sud dell'Egitto, che sorse nell'11° secolo a.C. e che andò estendendo il suo dominio fino all'antico Egitto. Nel 5° secolo a.C. nella regione etiopica si costituì il regno di Axum, che sarebbe sopravvissuto fino al 4° secolo d.C. Nel 9° secolo a.C. i Fenici fondarono Cartagine, nel 7° secolo a.C. i Greci le colonie in Cirenaica. Tra il 7° e il 4° secolo a.C. si susseguirono le conquiste di Assiri, Persiani e Macedoni. La distruzione di Cartagine nel 146 a.C. aprì la via alla penetrazione romana nell'Africa settentrionale, dove nel periodo imperiale si diffuse ampiamente il cristianesimo.
L’attualità africana ai tempi d’oggi non è variata molto rispetto agli anni precedenti, in quanto non ci sono stati grossi progressi nei diversi settori.
Quanto a crescita economica il Continente straccia tutti i record, facendo registrare un 5% in più a livello generale; ma in realtà la vita delle persone continua ad essere difficile:per metà degli africani mangiare, bere e curarsi a volte è un problema, per uno su cinque è sempre una lotta.
Non sempre se i numeri della macroeconomia sono positivi, l’economia reale se ne accorge.
Nonostante l’economia africana nell’ultimo decennio abbia continuato a migliorare stabilmente, l’obiettivo di far diminuire la povertà degli abitanti è stato solo parzialmente centrato.
In pratica, se l’Africa dei valori economici sta bene, gli africani in carne ed ossa non se ne sono ancora accorti.
I livelli di povertà variano a seconda dell’area geografica: il Nord sta meglio delle regioni dell’Est e Ovest, lasciati soli soprattutto a causa degli scarsi investimenti dei governi in settori quali le infrastrutture, la sanità, la scuola.
Senza parlare delle diverse forme di violenza che colpiscono la popolazione africana.
Il 45,6% delle donne è vittima di violenza fisica e sessuale; in Sudafrica ogni 6 ore una donna viene uccisa.
In Nigeria dall’inizio dell’anno ci sono stati 600 morti – in media 10 morti al giorno - ad opera dei gruppi islamici e ultimamente si stanno intensificando. L’ultimo attacco è datato 27 febbraio quando miliziani hanno attaccato un collegio nel nord-est uccidendo più di 40 studenti tra gli 11 e i 18 anni. Molte delle vittime sono morte tra le fiamme appiccate all’edificio, che è stato completamente raso al suolo, altri sono stati sgozzati mentre scappavano. E il governo non fa nulla per fermare la carneficina.
Molti sono i villaggi continuamente abbandonati per i violenti combattimenti, per feroci scontri armati tra fazioni rivali. Migliaia sono i civili in fuga. Le organizzazioni umanitarie fanno di tutto ma la situazione è molto grave: i campi sfollati sono allo stremo a causa del continuo e massiccio afflusso di persone. Migliaia di persone vivono all’aperto, intere famiglie con donne e bambini dormono per terra, non hanno nulla con cui coprirsi se non i vestiti con cui sono fuggiti; la situazione igienica è al limite e il rischio di epidemie è altissimo.
Milioni di siriani hanno abbandonato il loro paese cercando protezione negli stati vicini e molti di questi sono bambini.


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