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età giolittiana

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Fulvio Gambotto

on 13 November 2014

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Transcript of età giolittiana

ETA' GIOLITTIANA
Zanardelli (febbraio 1901-novembre 1903)
Giolitti II (novembre 1903- marzo 1905)
Fortis (marzo 1905-dicembre 1905)
Sonnino (febbraio 1906-maggio 1906)
Giolitti III (maggio 1906-dicembre 1909)
Sonnino (dicembre 1909-marzo 1910)
Luzzatti (marzo 1910-marzo 1911)
Giolitti IV (marzo 1911- marzo 1914)
Giuseppe Zanardelli (02/1901 - 11/1903)
- autore del primo Codice Penale dell'Italia unita (1890), considerato uno dei più progrediti dell'epoca (non prevedeva la pena di morte)
- aveva preso parte attiva nella campagna ostruzionistica
Giovanni Giolitti (1842-1928)
impegno principale: ammodernamento del Paese
- industrializzazione
- allargamento della base democratica dello Stato (
*
)
I due fenomeni sono in qualche modo collegati: l’industrializzazione creava una nuova classe sociale che non poteva essere tenuta a lungo al di fuori della partecipazione alla vita politica.
Affidò il ministero degli Interni a Giovanni Giolitti, il quale, anche a causa dell’avanzata età del presidente del Consiglio, ebbe una grande influenza sulla vita politica del paese (secondo alcuni una vera e propria dittatura), ben oltre quella propria della sua carica, al punto da legittimare l’espressione “età giolittiana” relativamente al primo quindicennio del secolo.
Nei suoi quasi tre anni di vita, il governo Zanardelli-Giolitti varò importanti riforme:
- norme limitatrici del lavoro minorile e femminile nell’industria
- assicurazioni volontarie per la vecchiaia e obbligatorie per gli infortuni sul lavoro
- istituzione di un Consiglio superiore del lavoro (organo consultivo per la legislazione sociale), a cui partecipavano anche esponenti delle organizzazioni sociali socialiste.
- la legge sul divorzio dovrà essere ritirata per la forte opposizione popolare
Il "decollo" industriale
L’Italia riuscì a inserirsi nella congiuntura favorevole del 1896; ciò fu dovuto anche ai progressi che nei precedenti anni il Paese aveva compiuto sul piano delle infrastrutture economiche e delle strutture produttive: la costruzione di una rete ferroviaria adeguata e il conseguente ampliamento dei mercati, la scelta protezionistica del 1887 che aveva reso possibile la creazione di una moderna industria siderurgica (anche se a danno all’agricoltura del mezzogiorno), il riordinamento del sistema bancario dopo la crisi della Banca romana (costituzione nel 1894 della Banca commerciale e del Credito italiano, che facilitarono l’afflusso del risparmio privato verso gli investimenti industriali).
Tuttavia se per decollo industriale s’intende quel processo capace di far diventare l’industria l’asse portante dell’economia nazionale, quello che accadde in Italia fu un decollo a metà. Infatti, nel 1913, l’economia nazionale può dirsi ancora agricolo-industriale, in quanto il settore primario continuò ad assorbire la maggior parte della manodopera.
In ogni caso il volume della produzione industriale raddoppiò tra il 1896 e il 1914 (
*
), mentre la quota dell’industria nella formazione del prodotto nazionale passò nel 1914 al 25% circa, contro il 43% dell’agricoltura.
Il decollo industriale fece sentire i suoi effetti anche sul tenore di vita; il reddito pro capite aumentò del 30 %, consentendo agli italiani di acquistare beni di consumo durevoli.
Migliorarono l’assetto e le condizioni igieniche della città, contribuendo al regresso delle malattie infettive.
Anche la mortalità infantile fece registrare un notevole calo.
Ciònonostante il divario che separava l’Italia dagli Stati più ricchi era ancora profondo:
- il reddito pro capite italiano era la metà di quello tedesco
- l’analfabetismo molto elevato
- la quota di popolazione attiva nelle campagne il 55 % (una quota troppo alta per le capacità produttive dell’agricoltura italiana, tanto che l’emigrazione verso l’estero aumentò, per un totale di 8 milioni di partenza tra il 1900 e il 1914, soprattutto dal Mezzogiorno)
Il fenomeno migratorio ebbe alcuni effetti positivi sull’economia; allentò la pressione demografica mentre i risparmi inviati dagli emigrati alle famiglie in patria contribuì ad alleviare il disagio delle zone più depresse, ma un’emigrazione così massiccia privò il paese di forza-lavoro e di energie intellettuali, soprattutto nel Mezzogiorno).
Gli effetti del progresso economico si fecero sentire nelle regioni più sviluppate, in particolare nel cosiddetto triangolo industriale (Milano, Torino, Genova) e il divario tra Nord e Sud venne accentuandosi. Anche i progressi dell’agricoltura riguardarono il Nord, con il concentrarsi delle aziende a conduzione capitalistica nella Valle Padana, mentre nel Sud furono scarsi.
Da ciò derivarono i mali storici della società meridionale; l’analfabetismo, la disgregazione sociale, l’assenza di una classe dirigente moderna, la subordinazione della borghesia agli interessi della grande proprietà terriera, il carattere clientelare della lotta politica.

I settori che fecero registrare i maggiori profitti furono
- la siderurgia (dipendente in larga misura dalle commesse statali: rotaie, corazze per le navi da guerra)
- l’industria cotoniera
- l’industria chimica
- l'industria meccanica (che si giovò dell’accresciuta richiesta di materiale ferroviario, navi e armamenti e della richiesta di macchinari indotta dallo sviluppo industriale).

* nel campo della meccanica si affermò l’industria automobilistica, in particolare la FIAT, fondata a Torino nel 1899 da Giovanni Agnelli, che avrebbe assunto una posizione di preminenza nel mondo industriale italiano a partire dalla grande guerra.
“Nessuno si può illudere di potere impedire che le classi popolari conquistino la loro parte di influenza economica e di influenza politica. Gli amici delle istituzioni hanno un dovere soprattutto, quello di persuadere queste classi, e di persuaderle con i fatti, che dalle istituzioni attuali esse possono sperare assai più che dai sogni dell'avvenire” (discorso alla Camera dei Deputati, 1901).
“Il governo quando interviene per tener bassi i salari commette un'ingiustizia, un errore economico e un errore politico. Commette un'ingiustizia perché manca al suo dovere di assoluta imparzialità tra i cittadini, prendendo parte alla lotta contro una classe. Commette un errore economico perché turba il funzionamento economico della legge della domanda e dell'offerta, la quale è la sola legittima regolatrice della misura dei salari come del prezzo di qualsiasi altra merce. Il Governo commette infine un errore politico perché rende nemiche dello stato quelle classi le quali costituiscono in realtà la maggioranza del Paese” (discorso al Parlamento, 4 febbraio 1901)
Il suo riformismo fu limitato dal peso delle forze conservatrici e dalla sua volontà di mantenere gli equilibri parlamentari, anche a costo di sacrificare importanti progetti di riforma (come quella fiscale, alla quale Giolitti lavorava fino dal 1892).
Tra le interpretazioni “classiche” dell’età giolittiana, particolarmente interessante è quella di Gaetano Salvemini, avversario politico di Giolitti e del suo sistema di potere, che giudicava fondato in larga misura sul trasformismo e la corruzione, il clientelismo e l'affarismo, di cui divenne emblema l'opuscolo "Il ministro della malavita" (1910).
Perché nelle zone più depresse e meno politicizzate, soprattutto nel sud, ricorse ai più spregiudicati metodi di pressione per assicurarsi il successo elettorale dei candidati filo-governativi (in alcuni casi ricorse direttamente ai brogli elettorali).
A difesa di Giolitti si può dire che il suo programma non poteva essere sviluppato senza l’appoggio di una solida maggioranza parlamentare (la quale non si sarebbe potuta ottenere senza il ricorso a quei metodi, che nelle zone depresse erano del tutto consueti).
C’era poi anche il rischio che, se non li avesse usati Giolitti, altri li avrebbero usati per finalità differenti.
Dopo l’esperienza fascista, il giudizio di Salvemini mutò in parte, e per quanto continuasse ad attribuire a Giolitti e al giolittismo la responsabilità della fragilità del sistema liberale italiano, troppo intriso di autoritarismo e, dunque, premessa e quasi anticipazione del fascismo, riconobbe che per l'età giolittiana, si poteva parlare di «democrazia in cammino».
secondo ministero (novembre 1903-marzo 1905)
- invitò Filippo Turati, leader dell'ala riformista del Psi, a partecipare al governo; Turati non accettò per non compromettere il partito socialista nella collaborazione con un governo "borghese", che non avrebbe riscosso l'approvazione delle masse.
- promozione dello sviluppo economico mediante una notevole massa di lavori pubblici (tra cui il traforo del Sempione, terminato nel 1905), che creavano una domanda aggiuntiva ma anche le infrastrutture necessarie per il rilancio della produzione
- nazionalizzazione delle ferrovie, particolarmente importanti per il loro ruolo pubblico, che venne sottratto all'incuria dei privati
- rigore nell'economia e stabilità monetaria, grazie alla quale lo Stato poté godere di credito sia all'interno sia nei confronti dei Paesi stranieri.
Non intervenne in occasione dello sciopero generale del settembre 1904. Fu accusato di vigliaccheria da parte dei proprietari terrieri e industriali ma ottenne di spuntare l'arma dello sciopero (e, indirettamente, di rinforzare l'ala riformista del Psi)
marzo 1905 - maggio 1906
La nazionalizzazione delle ferrovie fu fortemente contrastata e così Giolitti rassegnò le dimissioni affidando a Alessandro Fortis (marzo-dicembre 1905), liberale di area giolittiana, il gravoso impegno di proseguire l'opera.

Al ministero Fortis succedette un brevissimo ministero Sonnino (febbraio-maggio 1906).
terzo ministero
(maggio 1906 - dicembre 1909)
-
conversione della rendita nazionale dal 5% al 3,75%
L’abbassamento della rendita:
- creò nuovi capitali per l’industria (quelli degli investitori disposti a rischiare per una rendita più alta)
- determinò la riduzione del costo del denaro (che consentì di ottenere crediti a un interesse più favorevole, favorendo in questo modo l’industria che mancava dei capitali necessari al suo decollo)
- permise allo Stato di “guadagnare” la differenza sui suoi debiti.
L’operazione presentava gravi rischi (i sottoscrittori potevano non accettare la diminuzione della rendita e chiedere il rimborso dell’intero capitale), ma ben pochi furono i detentori di titoli che si valsero di questa facoltà (segno della fiducia dei risparmiatori nella finanza pubblica).
quarto ministero
(marzo 1911 - marzo 1914)
-
nazionalizzazione delle assicurazioni sulla vita (i proventi furono utilizzati per finanziare il fondo per le pensioni di invalidità e di vecchiaia dei lavoratori e per la nascita dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni); l'intervento ledeva fortemente una gran massa di interessi finanziari (e, per questo, fu immediatamente abrogata da Mussolini).
- introduzione del suffragio universale maschile (1912)
- occupazione della Cirenaica e della Tripolitania ("Libia") (1911-1912
dicembre 1909 - marzo 1911
- nelle elezioni del 1909 uscì una maggioranza giolittiana, nonostante ciò Giolitti lasciò che fosse nominato presidente del Consiglio Sidney Sonnino, di tendenze conservatrici

- il governo Sonnino (dicembre 1909 - marzo 1910) si appoggiava su una maggioranza estremamente eterogenea e instabile e dopo soli tre mesi dovette dimettersi

- gli successe Luigi Luzzatti (marzo 1910 - marzo 1911), di fede giolittiana; durante il suo ministero fu deciso il passaggio allo Stato degli oneri dell'istruzione elementare (legge Daneo-Credaro, 1911), che contribuì in maniera determinante all'eliminazione dell'analfabetismo
suffragio universale maschile
- votano tutti i maggiorenni (21 anni) alfabeti oppure tutti quelli che hanno più di 30 anni e hanno prestato servizio militare
- la proposta supera quella del governo Luzzatti, che aveva proposto un semplice allargamento del diritto di voto
Osservazioni:
a. il diritto di voto viene concesso senza alcuna gradualità (a differenza di quanto era accaduto nelle altre democrazie liberali)
b. le condizioni sociali erano tali da far sì che gran parte dei nuovi votanti avesse più interesse a rovesciare l'ordine sociale costituito piuttosto che a conservarlo
c. l'"ignoranza" di buona parte dei nuovi aventi diritto di voto lasciava spazio ad atteggiamenti populistici e demagogici
Conseguenze:
- aumento dei deputati socialisti
- patto Gentiloni (presidente dell'Unione cattolica elettorale)

- corresponsione di un'indennità mensile ai deputati (precedentemente i parlamentari non avevano alcun tipo di indennità e, anzi, consideravano la retribuzione per l'attività politica degradante e irrispettosa per i cittadini e della cosa pubblica).
Elezioni del 1913
- aumento dei deputati socialisti (da 25 a 52)
- la maggioranza governativa perde circa 70 seggi.
marzo 1914 Giolitti rassegna le dimissioni (gli succede Giuseseppe Saracco)
Accordi con la diplomazia internazionale:
- 1900: Francia e Italia si concedono reciprocamente mano libera in Marocco e in Tripolitania
- 1902: Inghilterra riconosce la presenza inglese nell'Egitto contro il riconoscimento degli italiani in Libia
1909: Nicola II, in visita a Roma, prende atto delle aspirazioni italiane sulla Libia
Guerra italo-turca o di Libia (settembre 1911 - ottobre 1912)
settembre 1911: dichiarazione di guerra alla Turchia
ottobre: conquista della zona costiera; nella parte interna continua la guerriglia alimentata dalla Turchia (
*
)
3 ottobre: gli italiani occupano Tripoli (
*
)
aprile 1912: la flotta occupa alcune delle isole del Dodecaneso (Rodi

fu occupata a maggio)
Nazionalismo in Italia
Inizialmente: movimento prevalentemente letterario (Enrico Corradini, Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Ardengo Soffici, ecc)
- "
coacervo delle ambizioni insoddisfatte e delle illusioni sbagliate, ... impasto policefalo di vocianesimo, prezzolinismo, papinismo, futurismo, dannunzianesimo, ... la fogna in cui va a sboccare tutto l'aspetto arcaico, arretrato, provinciale e schizofrenico della cultura italiana post-unitaria
" (Alberto Asor Rosa)
Tratti comuni
- influenza del dannunzianesimo (immagine estetica del superuomo, della vita inimitabile)
- aristocratico disprezzo della mediocrità democratica
Il Regno
settimanale fondato da Enrico Corradini e pubblicato a Firenze dal novembre 1903 al dicembre 1906.
Esso si vanta di annoverare tra le sue componenti l'ideologia dell'
irrazionalismo nazionalistico
, antiparlamentare e antisociale in un quadro aggressivo definito di "riscossa" borghese.
I temi trattati furono essenzialmente politici e, soprattutto nei primi anni, con preferenza sulla necessità dell'espansione coloniale.
Dal 1905 il problema dell'irredentismo divenne centrale.
La Voce
Rivista italiana di cultura e politica, fondata nel 1908 da Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini (attraverso diverse fasi continuò le pubblicazioni fino al 1916)
È stata una delle più importanti riviste culturali del Novecento.
Nella storia de "La Voce" si possono individuare quattro fasi che corrispondono anche al cambiamento redazionale:
- una prima fase va dal dicembre 1908, inizio della pubblicazione sotto la direzione di Giuseppe Prezzolini, fino al novembre 1911 quando, in occasione della campagna di Libia Gaetano Salvemini, collaboratore, lascia la rivista per fondare la sua "Unità".
Nazionalismo 1908: passaggio dalla retorica letteraria alla realtà
Cause:
- crisi di sovrapproduzione
- occupazione da parte dell'Austria-Ungheria della Bosnia-Erzegovina
Effetti:
- diffusione delle tesi imperialistiche
- 1910: congresso dei nazionalisti (Firenze); viene fondata l'Associazione Nazionalistica Italiana (che nel 1923 confluì nel Partito fascista)
Sai dove s’annida più florido il suol ?
Sai dove sorride più magico il sol ?
Sul mar che ci lega con l’Africa d’or,
la stella d’Italia ci addita un tesor.
Ci addita un tesor!

Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon!
Sventoli il tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!

A te, marinaro, sia l’onda sentier.
Sia guida Fortuna per te, bersaglier.
Và e spera, soldato, vittoria è colà,
hai teco l’Italia che gridati:”Và!”
Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon!
Sventoli il tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!

Al vento africano che Tripoli assal
già squillan le trombe,
la marcia real.
A Tripoli i turchi non regnano più:
già il nostro vessillo issato è lassù…

Tripoli, bel suol d’amore,
ti giunga dolce questa mia canzon!
Sventoli il tricolore
sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli, terra incantata,
sarai italiana al rombo del cannon!
Tripoli bel suol d'amore
Pace di Losanna (ottobre 1912):
- la Turchia riconosce la sovranità italiana sulla Libia
- l'Italia si impegna al rispetto della libertà religiosa
- l'Italia conserva il Dodecaneso fino al completo ritiro delle truppe ottomane (che non avverrà, per cui l'occupazione delle isole dell'Egeo proseguirà fino alla Seconda guerra mondiale)
Benchè alcuni gruppi finanziari avessero iniziato la loro penetrazione in Libia non esistevano sufficienti motivi economici.
Gaetano Mosca: "il bilancio attivo dell'impresa non copre il passivo"
Gaetano Salvemini: "La Libia è uno scatolone di sabbia"
Giovanni Giolitti: "Se in Libia non ci fossimo andati noi ci sarebbe andata qualche altra potenza"; "D'altra parte l'Italia, che si era già così profondamente commossa per l'occupazione francese di Tunisi, non avrebbe certamente tollerata una ripetizione di un evento di quel genere per la Libia; e così noi avremmo corso il rischio di un conflitto con qualche potenza europea, cosa senza confronto più grave di un conflitto con la Turchia.
Gea della Garisenda (Alessandra Drudi; 1878-1961)
Il suo più grande successo lo ebbe nel 1911, quando, al Teatro Balbo di Torino, l'8 settembre, lanciò l'inno patriottico A Tripoli, che successivamente divenne notissimo con il primo verso della strofa, Tripoli bel suol d'amore. In quell'occasione sembra sia comparsa sul palcoscenico vestita unicamente del tricolore, cosa scandalosa per l'epoca. La canzone le procurò tanta fama che il pubblico identificò il suo nome col celebre inno patriottico.
L'azione politica di Giolitti fu (ed è) una delle più discusse della nostra storia.
- per l'intellettualità borghese (Luigi Albertini, "Corriere della Sera") Giolitti era il simbolo dello scivolamento del liberalismo verso la democrazia, qui stava l'origine della sua funzione corruttrice e da qui veniva ammonimento a stringere piuttosto che ad allargare le maglie della concezione liberale (il "bolscevico dell'Annunziata")
- per i socialisti (Antonio Gramsci) Giolitti, semplicemente, nulla aveva a che vedere con il vero liberalismo:"in concreto ha sempre voluto dire: protezione doganale, accentramento statale con la tirannia burocratica, corruzione del Parlamento, favori al clero e alle caste privilegiate, mazzieri elettorali"; nessuna indulgenza per le aperture di Giolitti al riformismo socialista, anzi: il suo è "un programma di trasformismo, di confusionismo delle forze politiche italiane". L'uomo di Dronero "ha dato sempre all'Italia i peggiori dei governi, i più truffaldini dei governi".
Giolitti è un corruttore del proletariato (una delle critiche più diffuse) perché "favorendo la sindacalizzazione del movimento operaio e contadino mirò a stabilizzare le masse e a privarle della loro capacità di lotta, perseguendo finalità fondamentalmente conservatrici
- "Il mio metodo politico, benché apparentemente rivoluzionario, è il solo veramente conservatore"
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