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Propaganda nella 1° guerra mondiale

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Giulia Camera

on 9 February 2016

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Transcript of Propaganda nella 1° guerra mondiale

La propaganda nella
I° guerra mondiale


Propaganda è l’insieme di azioni esercitate sull’opinione pubblica per diffondere determinate idee. Un insieme di notizie scarsamente attendibili perché volutamente alterate.
Attività quindi, che serve a formare le masse, ma secondo fini prestabiliti, con lo scopo di esercitare su di esse un controllo, trasformando una semplice comunicazione in un messaggio capace di influenzare il maggior numero di persone possibili.
Allo scoppio della prima guerra mondiale la propaganda diventa un’arma: parte integrante delle attività belliche.
Un’arma necessaria per rappresentare il conflitto in base a una personale e patriottica visione, capace di determinare e influenzare l’identificazione dell’opinione pubblica con il conflitto stesso.
Paolo Orano nel 1919 dice che “non si può pensare ad una guerra muta” e fin dall’inizio del conflitto il Corriere delle Sera, nel settembre 1915, cosciente della necessità di ottenere il consenso delle masse per la guerra e dell’importanza della stampa come mezzo di persuasione, pubblica l’articolo “Anche le parole sono in armi”.


Nasce così l'esigenza di creare un'azione di
persuasione che passi attraverso il registro nazionalista per sostenere il morale dei soldati e della popolazione di convertire il proletariato alla guerra e demolire le teorie del nemico, cercando nella guerra stessa ogni giustificazione politica e pattriottica.
Perché la guerra possa continuare è necessario convincere la gente a sostenere ulteriori sacrifici, un’impresa impossibile se si fosse scoperta l’intera verità di quanto stava accadendo. E’ necessario, allora, utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione: foto, cinematografo, tecniche oratorie e soprattutto la stampa, proiettando su militari e civili “un’opera educativa strumentale”, come dice Isneghi, orientandone i comportamenti.
Assecondare e confortare l’opinione pubblica cui ci si rivolge minimizzando oppure esagerando i fatti, legittimare la guerra presentandola come spettacolo, fabbricando eroi o demonizzando il nemico diventa una priorità bellica.
La forza di persuasione verso il popolo fu di vaste proporzioni nel Regno Unito e negli Stati Uniti d’America quando questi ultimi entrarono in guerra; i riscontri con gli altri stati coinvolti sono di minor tenore.
In Italia, alla notizia della sua entrata in guerra, vi fu una più che massiccia mobilitazione in continuo sviluppo nel concetto che per l’Italia quella guerra che stava per affrontare, era una “guerra giusta” e questo era il ritornello degli interventisti; perché buona parte della popolazione anche se non contraria, in realtà era indifferente o quanto meno attendista; furono le grandi manifestazioni di piazza di chi era favorevole all’intervento a propagandare e diffondere che se l’Italia non avesse partecipato al conflitto, oltre a non poter rivendicare terre in assoluto italiane i cui abitanti agognavano il rientro ella madre Patria, il Paese sarebbe stato catalogato imbelle, pauroso e non meritevole di considerazione da parte del resto dell’Europa che si preparava ad affrontare gli Imperi centrali.
La situazione vista dal giornale berlinese Lustige Blätter: la
Germania trascina il ragazzo austriaco mentre l’Italia,
raffigurata come un bambino con il cappello da bersagliere,
fa i capricci per rimanere con il gallo francese.
In questa caricatura tedesca
sull'equilibrio delle potenze europee tedeschi e austriaci sono
contro tutti. L'infido alleato italiano, nella persona del “reuccio” Vittorio Emanuele III,
sta a guardare.
In questo manifesto inglese è raffigurata l’immagine del ministro della Guerra inglese
Horatio Kitchener che con sguardo serio e contemporaneamente provocatorio, si
rivolge ai suoi compatrioti con un secco:
“Il tuo paese ha bisogno di TE!”
Questo manifesto austriaco, pare rispondere a
quello inglese con un altrettanto secco e
perentorio:
“Noi siamo pronti!”
L'irlanda allo scoppio della prima guerra mondiale era parte integrante dell'impero britannico mentre al momento dell'armistizio si preparava ad entrare nei quattro anni più violenti della sua storia prima con la guerra d'indipendenza dalla Gran Bretagna e successivamente con la guerra civile tra la fazione a favore del trattato di pace e chi voleva continuare a combattere per scacciare i britannici anche dall'Ulster.
Spesso in Canada durante la prima guerra mondiale, la realizzazione di manifesti era inizialmente basate su parole accompagnate da semplici immagini descrittive, in modo che il pubblico cogliesse facilmente il messaggio. Sia che si faccia appello ai sentimenti ricordano la necessità di sostenere il "ragazzo" al fronte con formule patriottiche o con attachi agressivi contro i "crucchi" (i tedeschi). L'espressione occasionale di questi poster e immagini è tipico dell'epoca e al giorno d'oggi può a volte richiedere un po' di tempo per la decodifica per capirli. Il pubblico del tempo,ha facilmente identificato questi riferimenti storici o allusioni a eventi politici o militari.
Questo poster di un artista sconosciuto della prima guerra mondiale. Essa mostra un soldato canadese che parla direttamente al popolo e richiede loro di acquistare questi titoli e contribuire così allo sforzo bellico. Si tratta di un libero adattamento di un poster di reclutamento per l'esercito americano utilizzato allo stesso tempo, che mostra lo zio Sam che punta il dito verso il pubblico. Il poster è stato ispirato dal quadro di Lord Kitchener nel 1914 e ha esortato gli inglesi ad arruolarsi nell'esercito.
Questo manifesto utilizza parole e una grafica semplice ma d'impatto per incoraggiare le persone a fare un dono alla Croce Rossa canadese. Tenuto conto del peso delle perdite subite al fronte, la frase "donare una vita" ha letteralmente voluto dire che il sacrificio dei canadesi che oltre mare servono al fronte è uguale a quello che la gente in Canada può fare donando. L'urgenza trasmessa con il messaggio è chiaro e forte: il sostegno delle persone del Paese salva le vite all'estero.
E' da notare che il tono è meno patriottico di quello riscontrato in nimurosi manifesti destinati al reclutamento o all'acquisto dei buoni per la guerra. Si accompagna ai gesti umanitari delle persone e fa largamente appello all'emozione. Altri manifesti della Croce Rossa si serviranno di tecniche simili; si vedranno spesso in primo piano un infermiera, vero angelo salvatore, che attraverso il proprio sguardo rassicurante e il suo atteggiamento implorante sollecita l'aiuto ai combattenti feriti illustrati in secondo piano.
Disegnatore non noto, probabilmente prodotto dalla Croce Rossa canadese.
L'impero russo entò in guerra fin dall'inizio del primo conflitto mondiale; dopo aver preso le prime misure di mobilitazione contro l'impero austro-ungarico il 28 luglio e contro la germania il 30 luglio, l'impero ricevette la dichiarazione di guerra tedesca il 1° agosto 1914. Per i successivi tre anni e mezzo la Russia imperiale, alleata delle altre potenze della triplice intesa, combattè strenuamente sul fronte orientale contro la massa dell'esercito austro-ungarico e una parte rilevante dell'esercito tedesco;
L'entità della sua popolazione permise alla Russia di mettere in campo un numero di soldati notevolmente più grande di quello a disposizione di Germania e Austria insieme, ma a causa dell'insufficiente sviluppo industriale e delle carenze organizzative i suoi soldati soffrirono grandemente per la mancanza di adeguati rifornimenti e armamenti. In ,molti casi peraltro l'esercito russo, costituito da soldati coggiosi e resistenti, inflisse pesanti sconfitte all'esercito austro-ungarico e in alcune occasioni mise in forti difficoltà anche l'esercito tedesco; tuttavia alla fine l'esercito, indebolito dalle perdite e dalle carenze materiali e minato dalle istanze rivoluzionarie, non fu più in grado di continuare la guerra el 1917.
A seguito dello scoppio della guerra in Europa il governo britannico innauguarò una fitta rete di attività propagantistiche. Una posizione di primo piano occuparono gli Stati uniti, dove la Gran Bretagna mise in moto un intensa attività di propaganda finalizzata a rafforzare la componente pro-britannica dell'opinine pubblica americana attraverso una costante demonizzazione del nemico tedesco.
Durante gli anni della prima guerra mondiale la Gran Bretagna attuò negli Stati Uniti, così come in altri numerosi Paesi, una massiccia opera di propaganda. Al fine di contrastare l'analoga e contraria opera di sensibilizzazione portata avanti dalla Germania del Kaiser, nacque, infatti, nel settembre del 1914, il Wellington House, il principale centro dell'organizzazione propagandistica della Gran Bretagna all'estero, con particolare attenzione proprio ai paesi neutrali.
Si trattava di creare le basi per il mantenimento di profique relazioni economico-commerciali e, di fatto, di portare gli Stati Uniti "dalla propria parte" fino, se possibile, ad un completo schierameto. Per dirigere questo importante settore della rete di propaganda britannica fu scelto Gilbert Parker, romanziere e politico canadedese. Gilbert Parker esercitò in prima persona una intensa attività propagandistica: instaurò relazioni con alcune delle principali personalità della società americana (avvocati, uomini d'affari,politici, medici...); fece distribuire con continuità materiale di propaganda, lettere, libri, pamphlet; collaborò con intellettuali e scrittori americani. Furono due i temi maggiormenti cavalcati dalla propaganda britannica: innanzitutto la costante demonizzazione dell'avversario tedesco,dipinto come un unno, un barbaro, una bestia animata unicamente da sete di sangue e vendetta (basti richiamare a questo proposito che su iniziativa di Parker vennero riproposte negli Stati Uniti le vignette satiriche che, dall'inizio del conflitto, il disegnatore olandese Louis Raemakers, pubblicava sull'Amsterdam Telegraaf, vignette nelle quali erano dipinti appunto, con inusuale crudezza e realismo, come pericolosi barbari); in secondo luogo, l'accorata denuncia dei crimini commessi ai danni dei civili dei Paesi di cui, di volta in volta, le truppe tedesche violavano i confini e devastavano i territori.
Fino al 1917 il reclutamento in Canada era su base volontaria, ma per far fronte alla diminuita accorsa alle armi e alle pesanti perdite al fronte, il governo dovette rendere obbligatoria la chiamata alle armi. Nel Quebec francofono la propaganda utilizzò mmagini che richiamavano gli eroi e gli eroismi di quel territorio.
Nel caso particolare della Francia la propaganda si concentra in modo particolare sulla difesa del suolo, della terra e dei valori cari ai francesi, dimostrando così anche quanto la Francia sia un paese rurale.
Il primo principio è che la decisione di entrare in guerra non è la principale, ma che si è stati costretti. La propaganda francese utilizza questo principio per sviluppare i manifesti "antitedeschi" come questi di Victor Prouvé (1918). Questi manifesti sono stati creati per inculcare ai giovani francesi opinioni e idee che diverranno famose: " L'Allemagne a forcé le monde à combattre contre elle"; "par la guerre et la perfide, la Prusse" " l'Allemagne a martyrisé la Pologne"ecc..Frasi che insinuano come la Germania abbia forzato gli altri Paesi a subire le sue violenti azioni.
Il secondo principio è basato sul fatto che la guerra persegue nobili scopi, in modo particolare la difesa della patria, dei cittadini e del territorio. Per la Francia si tratta ad esempio di recuperare l'Alsace Lorraine persa nel 1870 contro i prussiani vissuta da tempo come un umiliazione e un'ingiustizia. La Francia approfitta dell'occasione per ricordare ai francesi l'importanza di riportare tali terre nel proprio territorio.
Il terzo principio vuole che il nemico sia mostrato come impietoso e crudele.
Il quarto principio è che le vittorie contro il nemico sono sempre travolgenti e che le nostre perdite sono meno alte delle loro. Questo principio è essenziale per mantenere il morale delle persone che non sono state mobilitate, ma anche per le truppe che nel frattempo sono impegnate su altri fronti.
Il quinto principio è che la popolazione non mobilitata che è rimasta a casa ha il dovere di partecipare allo sforzoin ogni modo. Infatti, la guerra ha un costo materiale, finanziario e umano. Nella fantasia di tutti questa guerra doveva durare solo per un breve periodo, ma in una situazione di crescenti critiche, il governo deve raggiungere l'ovvio: il costo di questo conflitto sarà molto più grande del previsto e i soldi potrebbero esaurirsi presto. La Francia deve trovare rapidamente un modo per pagare ed essere in grado di affrontare la spesa militare sempre cresciente e la mancanza di attrezzature.
propaganda militare
Fra le tante novità introdotte dalla prima guerra mondiale ci fu anche il ricorso, per la prima volta massiccio e sistematico, alla propaganda. In tutti i conflitti chi comanda (i generali, i re, i governi) cerca di mettere in buona luce i risultati militari ottenuti, esaltando le vittorie e minimalizzando gli insuccessi come nella cartolina di propaganda dell'esercito per i soldati nell'immagine a destra: la guerra in atto è uguale alle guerre di indipendenza e allo scopo di scacciare gli austriaci. Ma la Grande Guerra richiese una mobilitazione mai vista prima di uomini, mezzi, capacità produttive. Controllare la diffusione delle notizie dai fronti diventò quindi importantissimo per mantenere alti l'impegno e il consenso della guerra, per giustificare uno sforzo che stava costando tante sofferenze. Le informazioni sull'anadmento del conflitto venivano selezionate ad appositi uffici a stampa miliatri, che le passavano ai giornali. C'erano poi i bollettini di guerra ufficiali, diffusi ogni giorno dagli alti comandi:e, confrontando bollettini nemici dello stesso giorno, si vede che spesso gli stessi eventi erano presentati in modo del tutto diverso.
Ma non basta. Le lettere dei soldati ai famiglairi venivano lette e controllate prima di essere spedite. Non dovevano contenere nessuna informazione di carattere militare e, da un certo momento in poi, diventeranno anche delle prove di accusa contro i soldati: molti di loro vennero puniti perchè nelle lettere avevano espressostanchezza, disperazione o critiche verso i comandi.
Avanti

Avanti! è stato il quotidiano storico del Partito Socialista Italiano (PSI). Il primo numero uscì a Roma il 25 dicembre 1896 sotto la direzione di Leonida Bissolati. La testata prese il nome dall'omonimo quotidiano tedesco Vorwärts, organo del Partito Socialdemocratico di Germania, fondato nell'ottobre del 1876.
La testata è stata disciolta nel 1994 e non è collegata con le numerose riedizioni degli anni novanta e duemila, con cui ha in comune solo il nome e il marchio, utilizzato nel pubblico dominio, a volte in maniera completamente abusiva.
Alla metà degli anni novanta dell'Ottocento, il Partito socialista italiano contava numerosi giornali - circa quaranta - tra settimanali, quindicinali e mensili pubblicati in varie parti d'Italia. In realtà molti di essi avevano tirature assai limitate e rappresentavano soltanto sé stessi o situazioni locali assai circoscritte. Nel congresso socialista di Firenze del luglio 1896 erano emersi programmi di sviluppo editoriale e la decisione di fondare un giornale a carattere nazionale. È da tenere presente il fatto che nelle elezioni politiche tenutesi in quell'anno, il Partito socialista aveva quasi quadruplicato i suoi consensi rispetto al 1892 e mandato in parlamento 16 deputati.
Venne lanciata una sottoscrizione a livello nazionale tra i militanti grazie alla quale si ottennero 3000 abbonamenti: uno dei primi abbonati fu il filosofo liberale Benedetto Croce. Il 25 dicembre 1896 a Roma uscì il primo numero del giornale. Ne era direttore Leonida Bissolati, redattori Ivanoe Bonomi, Walter Mocchi, Alessandro Schiavi, Oddino Morgari, Gabriele Galantara. La testata riprendeva quella dell'omologo giornale della socialdemocrazia tedesca, Vorwärts, altri giornali che portavano lo stesso titolo erano stati fondati precedentemente, tra cui uno nel 1881 a Cesena da parte di Andrea Costa e un altro nel maggio dello stesso 1896 dal filosofo Antonio Labriola.
Nel 1911 la sede del giornale venne trasferita a Milano. L' Avanti! sostenne una forte campagna per la neutralità assoluta da tenere nei confronti degli opposti schieramenti della prima guerra mondiale. Dopo aver sostenuto questa posizione, il quotidiano si pronunciò a favore dell'intervento sotto la spinta del suo direttore Benito Mussolini. Per questo Mussolini chiese alla direzione nazionale del partito di approvare la sua linea altrimenti avrebbe presentato le proprie dimissioni: si dimise dall'incarico il giorno seguente e fu poi espulso dal PSI. Dopo la guerra, fra i direttori ci fu Giacinto Menotti Serrati.
Il 15 aprile 1919, a Milano, nazionalisti, fascisti, allievi ufficiali e arditi furono protagonisti di un assalto squadristico, durante il quale incendiarono e devastarono la sede del quotidiano. Nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1921 la sede milanese di Via Lodovico da Settala, 22 fu bersagliata dalle bombe di una squadra fascista, quale immediata rappresaglia alla strage del Diana, avvenuta poche ore prima per mano di anarchici. Il governo Mussolini sospese la pubblicazione nel 1926, ma l'Avanti! continuò ad essere pubblicato in esilio, con cadenza settimanale, a Parigi e a Zurigo.
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