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La Follia - Erasmo Da Rotterdam e Ludovico Ariosto

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on 3 May 2014

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Transcript of La Follia - Erasmo Da Rotterdam e Ludovico Ariosto

LA FOLLIA COME
FUROR VIRGILIANO

LA FOLLIA NEL TEMPO
Erasmo da Rotterdam
Ludovico Ariosto
Linea del tempo
Pazzia = Dementia
Citazione
“At trepida, et coeptis immanibus effera Dido,
sanguineam volvens aciem, maculisque trementis
interfusa genas, et pallida morte futura,
interiora domus inrumpit limina, et altos
conscendit furibunda rogos, ensemque recludit
Dardanium, non hos quaesitum munus in usus.”

Il IV libro dell'Eneide è dedicato all'amore di Didone nei confronti di Enea, amore inteso come
furor
, che si contrappone alla
pietas
dell’ eroe troiano;


La regina subisce l’effetto di questa follia d’amore soprattutto in due momenti: quando viene a sapere della partenza di Enea e quando decide di togliersi la vita.
Le civiltà antiche concepivano la malattia mentale come
manifestazione di alcune divinità.
Essendo quindi legato a questa concezione magico-religiosa, la cura era strettamente collegata alla dimensione del sacro. Infatti il sacerdote ricopriva anche il ruolo di medico.
Il ruolo della follia è testimoniato dalla
produzione letteraria omerica
(Ulisse simula la pazzia per evitare di partecipare alla spedizione contro Troia,…);

La follia rappresentava spesso l’unica soluzione possibile per «
fuggire» dalle forze divine
contrastanti;

Anche i filosofi hanno attribuito un significato alla follia:
Socrate affermava che la follia è il contrario della saggezza; eccede il piano umano dirigendosi verso un piano superiore, nella
direzione del divino
.
Aristotele, invece vede la pazzia come eccedente il piano umano, ma soltanto per scadere nella
condizione della bestialità.

Con lo sviluppo della cultura greca si assiste al passaggio da una primitiva interpretazione magica della malattia ad una concezione naturalistica, che si afferma con la
medicina ippocratica
.

Poveri e folli erano simboli religiosi, erano simboli terreni della realtà ultraterrena.

Povertà e vagabondaggio non erano elementi di disordine, garanzia dell’ordine. 

IL FINALE
La follia erasmiana sembra differenziarsi rispetto alle più moderne teorie sul tema della pazzia, rappresentata in termini decisamente meno positivi: ad esempio come una

via di fuga dalla realtà

(si pensi a Pirandello), oppure come un’
emarginazione dalla società.

Oggi, inoltre è evidente come essa rappresenti il più delle volte una scelta del singolo di
estraniarsi dal mondo,
e talvolta - in determinate realtà storiche- un
pretesto
per eliminare dalla società chi non rispetta le regole e le convenzioni predominanti in essa.

'' se la ragione ha prodotto il mondo che vediamo intorno a noi, allora ben venga la follia: una follia capace, paradossalmente, di essere più saggia e avveduta della realtà sociale convinta di ispirarsi al logos.
In Erasmo la follia è vista come una
''diversità''
rispetto a una normalità, considerata dallo stesso Erasmo, terribilmente
iniqua
e
assurda
e realmente '
pazza
'.
Così la '
follia erasmiana'
si configura essenzialmente come
ironia smascheratrice
che rivela la verità delle cose e atteggiamento critico nei confronti di situazioni ingiuste e di costumi corrotti.
Follia deriva dal termine latino follis che significa "pallone", cioè contenitore, da qui il significato "testa vuota". Ma è proprio vuota la testa di una persona "folle"?
Che cos'è la follia?
PAZZIA NEL RINASCIMENTO
PAZZIA, AMORE E BESTIALITA'
LA PAZZIA COLPISCE ANCHE L'AUTORE
L'autore cede la parola alla Follia in persona, la quale ci espone come essa stessa, a suo dire, sia il
''sale della vita'',
elemento connaturato all'intera umanità, necessaria difesa contro l'eccesso di consapevolezza che ci renderebbe impossibile sopravvivere e ingrediente primario di qualsiasi relazione d'amore e di amicizia.
Furor virgiliano
L’intera vita dei mortali, poi, cos’altro è se non un dramma in cui diversi attori si fanno avanti con maschere diverse e recitano ognuno la sua parte, finché il regista non li fa uscire di scena?
E oggi…..
Anche ai giorni nostri il termine “follia” o “pazzia” viene usato con connotazioni positive o negative e viene utilizzato non solo in campo medico ma anche in ambito sociale.
FOLLIA CON ACCEZIONE NEGATIVA
Nelle cronache dei giornali o dei telegiornali, per esempio, la parola “follia” è associata ai delitti più efferati che sono, il più delle volte, quelli compiuti dal vicino di casa, dal marito o fidanzato, da persone normali insomma.

E’ questa follia patologica che si trasforma in schizofrenia generando così nella persona ammalata allucinazioni e deliri che, nei peggiori dei casi, trasportano tale individuo a commettere stragi di sangue e di violenze?

Non possiamo dare una risposta certa a tutto ciò perché, nonostante siamo nel XXI secolo, non conosciamo ancora fino in fondo i segreti della follia e quali siano le cause che la spingono ad aggirarsi ancora fra gli uomini. 
FOLLIA CON ACCEZIONE POSITIVA
Nel nostro quotidiano la Follia assume anche un'altra identità nei confronti dell’umanità. E' una Follia che si trasforma in passione, coraggio e a volte anche sventatezza che colorano la nostra vita e la rendono più apprezabile; è una forza che ci fa credere nei nostri sogni, che ci fa combattere perchè essi si realizzino, sapendo che dove non arriveremo noi ci saranno i posteri a continuare.

Come dice Erasmo “La vita umana non è altro che un gioco della follia.” 
Folle, perché è quel tocco di follia che rende magica la vita, quel tocco di follia che ti permette di essere diverso ed emergere.
STEVE JOBS
Si parte da un estremo negativo, che per Erasmo è rappresentato dalle guerre, dalla corruzione e dall'ignoranza del clero e della Chiesa intera a cominciare dal papa che è più interessato a ottenere ricchezze materiali che preoccuparsi di accumulare “i tesori di lassù” ed è disposto perfino a mettersi alla testa di un esercito.
Ma si giunge anche a un estremo positivo che è esattamente agli antipodi del primo in quanto è costituito dalla fede in Cristo, che è follia della Croce. E’ qui quindi che Erasmo cita San Paolo.
“...noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani...”
I lettera ai Corinzi



E' una pazzia credere che un Dio possa accettare di sacrificare suo Figlio e di sacrificarlo in quol modo tanto violento per amore degli uomini

È una pazzia credere che uno strumento di tortura e di morte come la croce possa rappresentare un simbolo di grazia e di vita.

Solo la pazzia può scommettere su una sconfitta. Solo la pazzia può credere che un uomo abbandonato da tutti sulla croce, possa diventare la speranza dell’umanità.
ETA' ANTICA
ANTICA GRECIA
FOLLIA
Dimensione
diabolica
: tentazioni e magia nera; quindi la follia diventava il luogo della perdizione.

Dimensione
mistica
:
il rifiuto di ogni forma di razionalità e di sapere umano permetteva di avvicinarsi maggiormente alla verità della Rivelazione.

MEDIOEVO
La follia assume un significato diverso durante la cultura romantica: la rappresenta come
un eccesso e un'esaltazione
che rivela la natura più profonda dell'individuo.

ROMANTICISMO
Erasmo
: la pazzia è lo strumento grazie al quale l’uomo può acquistare la vera conoscenza

Ariosto
: la follia non ha nulla di divino né di diabolico ma fa parte dell’uomo che a volte va oltre il limite della “normale pazzia” e viene trascinato fuori dal sentimento,diventando furioso



Ciò avviene quando non accetta di non poter raggiungere l’oggetto del suo desiderio , non accetta la realtà, insegue mete vane e una felicità illusoria (come accade ad Orlando che insegue Angelica senza mai riuscire a raggiungerla)
FOLLIA COME PARADOSSO IN ERASMO E IN ARIOSTO
La follia che giunge nel Rinascimento dal Medioevo è una realtà terrena che rimanda però ad altro, ad un aldilà fuori dalla Terra.

Nel ‘500 la follia viene generalmente considerata come
compagna dell’avventura umana
: molte sono le opere in cui vediamo questa nuova idea di follia:

1509 “L’Elogio alla Pazzia” di Erasmo da Rotterdam;
1532 « L’Orlando Furioso» di Ludovico Ariosto;
1600-1602 «Amleto» di Shakespeare;
1605-1615 «Don Chisciotte» di Miguel de Cervantes Saavedra;
1635 « La vita è sogno» di Pedro Calderon de La Barca.

RINASCIMENTO
è il momento supremo della crisi
dell’uomo

è il ritorno alla vita comune (paradosso)

è varcare il limite umano

Errore di Orlando
: non aver capito i propri limiti in quanto uomo e nel varcare tali limiti
1) ha abbandonato la sua razionalità
2) ha acquistato infelicità e follia
E' difficile dare una definizione di follia poichè è necessario analizzare questo termine sotto diversi aspetti:
-Da una prospettiva socio-culturale si concepisce la follia come una violazione delle convenzioni sociali.
-Dal punto di vista medico, follia è intesa come mancanza di adattamento che il malato esibisce nei confronti dell'ambiente di vita attraverso il suo comportamento, le relazioni interpersonali e stati psichici alterati.
IMPAZZIRE È……
Nell’Orlando Furioso si ritrova una sfiducia nella natura umana , debole e incapace di controllare i propri istinti

I personaggi, a causa delle proprie passioni, finiscono col perdere il proprio equilibrio
Orlando diviene pazzo per amore d’Angelica

Rodomonte è folle di dolore perché Doralice gli ha preferito Mandricardo

Fiordiligi è sconvolta fino quasi alla pazzia quando le è annunciata la morte dell’amato Brandimarte

FOLLIA COME CRISI DELL’IDEALE RINASCIMENTALE DI EQUILIBRIO
Nell’amor cortese




Concezione sublimante e idealizzante dell’amore
Nell’Orlando Furioso



L’amore non nobilita ma lo porta ad una condizione bestiale e alla pazzia:amore come fonte di follia


Orlando da eroe
ad antieroe

AMORE E PAZZIA
ha perso l’uso della parola,
vaga per la selva nudo,
dorme sotto le stelle,
usa la forza sovrumana contro piante,
animali, uomini.
SEGNI DELLA PAZZIA A LIVELLO FISICO
<<O impazzito,offuscato in ogni senso dal furore>>

<<per lungo sprezzarsi “come stolto avea di fera,più che d’uomo, il volto (45, 7-8)

Privato del senno il paladino è spogliato della propria umanità, è ormai FERA, una bestia, non è più riconoscibile, ha perso ogni aspetto della sua umanità



Aristotele intelletto, parola, volontà distinguono l’uomo dalla bestia

LA BESTIALITÀ DI ORLANDO
canto I ottava 2 “se da colei che tal quasi m’ha fatto/che ‘l poco ingegno ad or ad or mi lima/me ne sarò però tanto concesso,/che mi basti a finir quanto ho promesso”




Ariosto dipinge se stesso prossimo alla pazzia per cui il suo giudizio sulla pazzia degli uomini è fatto da chi si sente partecipe, non è moralismo ma saggia tolleranza!
LA FOLLIA COLPISCE ALLO STESSO MODO I PERSONAGGI…...E……ANCHE L’AUTORE!!

Ariosto si identifica con Orlando


Fino alla completa sovrapposizione

"credete a chi n’ha fatto esperimento”


“Quando vincer da l’impeto e da l’ira si lascia la ragion…e che ‘l cieco furor sì innanzi tira o mano o lingua…" “vinto dall’aspra passion vaneggio", “Non men son fuor di me,che fosse Orlando;e non sono men di lui di scusa degno”

LA FOLLIA DI ARIOSTO E QUELLA DI ORLANDO
Infatti:
Si muove senza una rotta precisa,
abbandona e riprende un argomento,
fa della digressione narrativa una dimensione di fuga dalla realtà e quindi di PAZZIA


Legame follia e scrittura
ARIOSTO SI IDENTIFICA CON ORLANDO
Astolfo ha compreso che gli uomini vivono la loro esistenza privi della ragione, dominati dalla pazzia che li spinge a comportamenti insensati e lesivi della loro dignità



ma offre ai lettori una soluzione positiva


Per l’uomo è ancora possibile affidarsi alla ragione e alla fiducia nelle sue possibilità
Possiamo definire la FOLLIA come la sovrapposizione della nostra parte instintuale su quella razionale. La follia ci può aiutare a tirar fuori la parte più creativa di noi stessi, quindi si può accogliere come parte fondamentale della nostra personalità.


Nella prospettiva moderna il folle non è visto come colui che manifesta la propria personalità ma come un individuo da isolare, e viene posto ai margini della società.
Intellettuali come Van Gogh, Nietzsche o Virgina Woolf, di cui è stata accertata la malattia mentale, sono esempi che il folle può esprimere una realtà che agli occhi di persone "normali" può apparire distorta soltanto perchè non è una visione comune.
IL SENNO RITROVATO:
UNA SOLUZIONE CONCILIANTE
FOLLIA COME GENIO CREATIVO

La letteratura non deve, quindi, essere solo divertimento e mezzo per fuggire dalla realtà , ma anche la più alta espressione della dignità umana e della capacità dell’uomo di comprendere e dominare la realtà anche quando è negativa e dolorosa.

LA MORALE
A tutti gli uomini capita prima o poi, di inseguire una qualsiasi Angelica, o di perdersi in un palazzo di Atlante; ogni uomo insegue un ideale irraggiungibile e quindi tutti siamo condannati a non veder realizzato il nostro desiderio.
Per Ariosto l’uomo deve essere capace di guardare la vita con serena e laica tolleranza, senza cadere nell’ottimismo o nel pessimismo estremi.

La dignità e la saggezza dell’uomo stanno anche nell’accettazione dei propri limiti.
LA FOLLIA E LA LETTERATURA
La follia è stata un buon argomento letterario per tanti secoli. Perchè si racconta la follia? Una delle principali funzioni cui lo scrittore assolve è proprio quella di farsi
interprete dei moti nascosti della psiche umana.
In fondo l'artista non è altro che un individuo che sa captare ed esprimere meglio degli altri ciò che si verifica dentro di noi al contatto con la realtà esterna.
Ma un altro motivo, più profondo e forse incosapevole, muove lo scrittore: esso ancor più dello psichiatra e ancor più del filosofo è alla continua ricerca del senso della follia.
FOLLIA IN ITALO SVEVO
Svevo, segnato dal confronto con il pensiero di Schopenhauer e di Sigmund Freud, esprime un particolare interesse per la psicoanalisi. Lo vediamo bene nel romanzo "La coscienza di Zeno". Il romanzo assume la forma del diario che Zeno, il protagonista nevrotico, scrive su richiesta del suo psicanalista; l'autoracconto percorre le tappe della sua vita malata.
Svevo si mostra interessato al valore conoscitivo della psicanalisi e al concetto di inconscio, ma mette in dubbio le possibilità terapeutiche che può avere la psicoanalisi.
L'autore intende follia come una malattia che non è il prodotto di una individuale conformazione psichica, e quindi curabile, ma come la condizione normale dell'esistenza.
La salute in realtà non esiste e l'unica possibile salvezza è la coscienza critica della malattia stessa.
SAN PAOLO
" La pazzia è una forma di normalità"
cit. Luigi Pirandello
Van Gogh disse di sé: " sono un pazzo o un epilettico "
Dante
“tradisce” il personaggio omerico
facendone un uomo che rinuncia alle gioie del ritorno riprendendo il mare per amore di sapere, per sete di conoscenza

“…
né dolcezza di figlio, né la pietà del vecchio padre,
né l’ debito amore lo qual dovea Penelope far lieta,
vincer potero dentro a me l’ardore ch’i ebbi
a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore.”
Freud con l'intuizione della guarigione perseguibile tramite una ricerca interiore ed un rapporto più umano con il terapeuta, mutò nuovamente la storia del folle e del significato della follia.
Quando Orlando è preda della pazzia si trasforma anche a livello fisico:
Tutti in un modo o nell'altro siamo folli, chi più chi meno. Ogni individuo nella società porta una maschera che lo obbliga a recitare sempre la stessa parte imposta dall'esterno sulla base delle convenzioni sociali. E l'unico modo per evitare l'isolamento è il mantenimento della maschera, altrimenti si viene allontanati, rifiutati, perchè gli altri pensano che la diversità di comportamento sia dovuta ad una forma di follia della persona. Il concetto di normalità, non dovrebbe intendersi più come “seguire le norme”, ma bisognerebbe sostenere che “normale” è ciò che da ciascuno viene fatto seguendo i propri intimi bisogni.
Tuttavia la follia è sempre alle porte e ciascuno di noi combatte tutta la vita per non scegliere comportamenti che potrebbero essere segni di “confusione”. La normalità non è mai garantita (sempre se questa esista), ma sempre affermata e difesa. L’equilibrio psichico di ciascuno è instabile, ma si regge per una serie di meccanismi interpersonali. L’immagine che una persona ha di sé stesso è in primo luogo un’immagine sociale, che viene avvalorata o meno dagli altri. L’equilibrio personale è equilibrio sociale.


De Chirico non è certamente un folle ma riesce a riportare un clima che al di là della normalità borghese, è come se stesse all’inizio di una strada che condotta agli esiti estremi può incontrarsi con quella del delirio, dell’allucinazione e della follia.
ERASMO
Erasmo, nella sua dettagliata analisi dei campi d’azione della pazzia, dei luoghi e delle situazioni in cui si manifesta, la presenta in un'estesa gamma di gradi a cui essa si manifesta.
ANTICA ROMA
A Roma le credenze superstiziose popolari continuarono a influenzare il trattamento dei malati mentali, che erano dimenticati, banditi, perseguitati, privati della libertà di azione e giudicati incapaci di curare i loro affari privati e pubblici.

Gli autori latini più famosi per aver trattato di follia sono Seneca (Fedra) e Virgilio (Eneide)

Per Virgilio l’amore è
dementia
cioè mancanza di senno e come tale ha solo effetti negativi: è una forza irrazionale che provoca dolore e morte.

Virgilio condanna questa passione totalizzante che stravolge la gerarchia dei valori, perché fa prevalere gli interessi del privato sul pubblico, dell’individuo sulla società.

“ma Didone trepidante e crudele per le azioni intraprese immani,
volgendo la pupilla sanguine, le guance cosparse di macchie tremanti,
e pallida per la morte imminente, irrompe nelle stanze interne della casa e
sale sugli alti roghi
furibonda
, sguaina la spada Dardania,
dono non richiesto per questo uso”

IL FOLLE VOLO DI ULISSE
Ulisse è privo della rivelazione divina: ritenne esaltante ed umana la corsa verso l’oceano alla ricerca di qualcosa che non era dato conoscere agli uomini, o almeno agli uomini non assistiti dalla grazia.

La sua follia consiste nell'
eccesso di intelligenza e inaccettazione della realtà
da cui tutti gli uomini sono definiti e limitati.

“…e volta nostra poppa nel mattino, de’ remi facemmo ali al folle volo…”

Il “folle volo” di Ulisse è il simbolo di ogni viaggio inteso come percorso conoscitivo, che è sempre potenzialmente pericoloso, perché avventura verso l’ignoto.

Ulisse rappresenta la ragione
, che dopo aver sondato tutto il conoscibile, non è capace di arrestarsi sull’argine del trascendente: la sua sconfitta è quindi inevitabile e necessaria.
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