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L'Unità d'Italia nella letteratura

Rapporto tra Storia e Letteratura
by

Aldo Ranieri

on 19 January 2012

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Transcript of L'Unità d'Italia nella letteratura

IL GATTOPARDO
Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un libro di cui si parla e si è parlato molto. Le sue diverse stesure, la pubblicazione, avvenuta quando l’autore era già morto, il fatto che sia il lavoro di tutta una vita. Tomasi di Lampedusa rientra in quel tipo di narrativa in cui la centralita' e' data ai personaggi, al tempo, al destino. Temi variamente affrontati, dibattuti, mentre a noi resta un’opera che anche nella versione cinematografica di Luchino Visconti, mantiene ancora intatta la sua magia.
La storia del Principe di Salina – e della Sicilia borbonica al tramonto, che fa da sfondo ad un mondo che cambia, non solo un’area geografica circoscritta, restando uguale a stesso – è la chiave di lettura più ovvia e sicuramente quella che rende questo libro un classico, cioè quella di una interpretazione letta con lo sguardo dei vinti. Copertina libro:
Il Gattopardo Versione cinematografica
di Luchino Visconti Il 1848:
- La primavera dei popoli - 1859-1861:
- La seconda guerra d'indipendenza e l'Italia unita - Dal 1861 alla fine del secolo:
- Il periodo post-unitario - “L’idea di Italia nella letteratura". E' un viaggio multimediale, attraverso letture, musiche e immagini, nella storia della letteratura e della lingua come fattori di unificazione, alle radici dell’identità culturale nazionale già espressa nei versi e negli scritti di poeti e letterati che si sentivano “italiani” ancor prima dell’Unità. Leonardo Sciascia Luigi Settembrini Cristina di Belgioioso Edmondo De Amicis Ippolito Nievo L'Unità d'Italia nella letteratura Giovanni Verga Giuseppe Tomasi
di Lampedusa Giuseppe Cesare Abba IL QUARANTOTTO
Il racconto Il quarantotto è contenuto nella raccolta Gli zii di Sicilia pubblicata da Sciascia in una prima edizione nel 1958 e in un'edizione definitiva nel 1961. Quello dell'Unità d'Italia furono delle gloriose lotte risorgimentali; Il Quarantotto è ambientato a Castro, paese siciliano, sul quale Sciascia proietta il mondo di Regalpetra, rendendolo così emblematico della Sicilia intera negli anni compresi tra il 1847 e il 1860. La storia comincia con la descrizione del palazzo del barone Garziano, possidente borbonico, prepotente, e sempre attento ad adattarsi ai capovolgimenti politici per mantenere intatto il suo potere. La voce narrante è quella di un ragazzo, il figlio di mastro Carmelo, giardiniere e cocchiere al servizio del barone. RICORDANZE DELLA MIA VITA
Settembrini si dedicò alla scrittura, scrisse il suo unico romanzo, i neoplatonici, pubblicato nel 1977, e stese la su autobiografia, con il titolo di Ricordanze della mia vita. L’opera, divisa in due parti, ricostruisce gli avvenimenti che segnarono gli anni compresi fra l’infanzia dello scrittore e il 1860. Nel primo brano, Settembrini rievoca il ritorno da Malta e il clima di euforia e confusione che dominava Napoli nei giorni in cui si aspettava la costituzione concessa da Ferdinando II. Nel secondo brano, invece viene raccontata la fatale giornata del 15 maggio 1848, con i combattimenti fra l’esercito fedele al re e i difensori del neoeletto parlamento. IL 1848 A MILANO E A VENEZIA
Questo brano fu composto da Cristina di Belgioioso in pieno 1848, quando raggiunse Parigi per sfuggire alla repressione austriaca, dopo il fallimento della Prima guerra d’Indipendenza. In questo brano, la principessa racconta come fu accolta a Napoli la notizia dell’insurrezione milanese del marzo 1848 e dell’entusiasmo di tanti giovani partenopei che vollero accompagnarla in Lombardia per combattere contro Radetzky e le sue truppe. La Belgioioso, più volte pone l’accento sul desiderio del sovrano di allargare i confini del suo Regno conquistando il Lombardo-Veneto: in ultima analisi il re di Sardegna le pare, più che un patriota, un abile opportunista. Ciò non le impedisce, tuttavia, di mostrare grande simpatia per i volontari che da tutta Italia accorrono per difendere la causa dell’indipendenza nazionale. CUORE
Cuore è certamente uno dei più famosi e interessanti libri italiani dell’Ottocento. La storia si svolge a Torino, ed è facile riconoscere, nell’insieme di piccoli italiani che compongono la classe, un ritratto in miniatura della nuova Italia, con le sue difficoltà sociali, le tensioni interne, e il problema della complicata integrazione fra italiani del Nord e del Sud. La piccola vedetta lombarda, s’inquadra nelle vicende della Seconda guerra d’Indipendenza e racconta la storia di un ragazzo delle campagne del vogherese che sacrifica la sua vita per fare da vedetta a un drappello di soldati piemontesi. NOVELLE RUSTICANE
Il titolo della raccolta rivela immediatamente che i racconti sono ambientati nella Sicilia del contado e dei piccoli centri: rustico e rusticano infatti derivano dal latino “rus” che significa appunto campagna. Le storie ruotano attorno ai temi come il sopruso verso l’indifeso e la lotta ossessiva e distruttiva per l’accumulazione dei beni. La novella Libertà racconta la tragica rivolta dei contadini di Bronte, paese della provincia di Catania, i quali, fra il 2 e il 5 agosto del 1860, insorsero contro i proprietari terrieri e i notabili del paese. La sommossa era nata in seguito alla mancata spartizione delle terre demaniali, annunciata dopo lo sbarco dei garibaldini a Marsala ma non realizzata a Bronte. Nino Bixio, luogotenente di Garibaldi, fu inviato dal Generale a spegnere la rivolta e si rese responsabile di una durissima repressione. All’epoca dei fatti Verga aveva vent’anni, viveva a Catania e si era arruolato nella Guardia Nazionale. È significativo che fra i compiti di questa formazione ci fosse anche la repressione dei disordini e delle agitazioni che scoppiarono in quel periodo nella provincia catanese. Il ricordo di quei mesi doveva essere ancora vivo nello scrittore quando, vent’anni dopo, nel 1882, pubblicò la novella. LETTERE GARIBALDINE
Nel corso della spedizione dei Mille, Nievo scrisse sessantatré lettere ad amici e familiari, che vanno sotto il nome di Lettere garibaldine. Le lettere furono inviate da Palermo alla cugina, Bice Melzi Gobio, e alla madre, Adele Nievo Marin. L’autore ricostruisce brevemente gli eventi relativi allo sbarco dei garibaldini a Marsala, e al loro ingresso a Palermo, e fornisce le sue impressioni sulla Sicilia di quegli anni. La società siciliana appare a Nievo ancora immersa nel clima del secolo precedente. La diffidenza dell’autore verso i siciliani, però, non si limita alle vecchie e improduttive classi dirigenti, ma colpisce anche i giovani volontari, i cosiddetti picciotti, arrivati da ogni parte dell’isola per unirsi ai Mille. Nievo li considera poco più che briganti che, con il pretesto dell’Unità nazionale, vogliono saccheggiare i proprietari terrieri delle loro ricchezze. Le lettere, tuttavia, hanno anche tratti leggeri; basti pensare alla vanità con cui Nievo racconta della sua camicia rossa con i nuovi gradi da ufficiale, o del potere e del prestigio che ha assunto dopo essere stato nominato tesoriere generale dal Governo provvisorio, carica che lo rende molto corteggiato dalla nobiltà palermitana. DA QUARTO AL VOLTURNO
Da Quarto al Volturno è probabilmente il capolavoro della letteratura garibaldina. Nelle pagine di Abba il Generale giganteggia per statura morale e indole guerriera, ma lo stile non è mai trionfalistico, anzi alterna momenti di entusiasmo a passaggi più riflessi. Scritto in forma di diario, il racconto segue spontaneamente l’avanzare dei Mille fra Sicilia e Italia del Sud. Il protagonista è aperto al mondo che gli si apre davanti, al paesaggio meridionale e ai personaggi che incontra. In questo brano si descrive l’incontro fra Garibaldi e Vittorio Emanuele a Teano, e la fine dell’impresa. E’ da notare il tono malinconico del racconto, l’amarezza per la fine dell’avventura e soprattutto per l’indifferenza con cui il re e l’esercito regolare trattano i garibaldini e il loro Generale. Bisogna ricordare la loro esperienza con la conquista del Sud; in loro, infatti, era vivissima l’intenzione di continuare l’opera e arrivare fino a Roma e a Venezia. Edmondo De Amicis RICORDI DEL 1870-71
La sezione dei Ricordi dedicata ai giorni della presa di Roma è costituita da capitoli un po’ celebrativi in cui l’autore si sofferma sugli entusiasmi della popolazione per la venuta dei “liberatori”, sulla difficoltà dei romani a confrontarsi nelle grandi assemblee pubbliche che si svolsero fra il Campidoglio e il Colosseo, e sul loro stupore per il fatto che bersaglieri e soldati italiani non mettessero a ferro e fuoco chiese e monasteri, ma rispettassero sinceramente la religione. L’autore descrive l’entrata dei bersaglieri a Roma e la visita che egli stesso fa, nei giorni successivi alle operazioni militari, alla Basilica di San Pietro. A caratterizzare questo brano sono lo stupore e la meraviglia dei soldati italiani, spesso provenienti da piccoli paesi, spesso contadini del Nord e del Sud della penisola, di fronte alla grandezza dei movimenti, delle piazze e delle fontane della Città Eterna. Federico De Roberto I VICERE'
Il romanzo è incentrato sulla storia di una nobile famiglia catanese di origine spagnola, gli Uzeda, principi di Francalanza, i cui antenati si erano stabiliti in Sicilia intorno al 1300 e avevano ricevuto la carica di Viceré al tempo di Carlo V. La vicenda si colloca negli anni compresi fra il 1855 e il 1882, e si apre con la notizia della morte della principessa Teresa, vedova di Consalvo VII Uzeda e detentrice di tutto il patrimonio della dinastia. L’attenzione, convogliata in un primo momento sull’intera famiglia raccoltasi per i funerali della principessa, si sposta progressivamente sui singoli componenti. Tutti gli Uzeda sono accomunati dall’avidità e dalla superbia, che alimentano in ciascuno una particolare forma di mania dalla quale sono indotti a scatenarsi distruttivamente gli uni contro gli altri. Aggredendo, e quasi perseguitando, i suoi personaggi, De Roberto ne rappresenta con disgusto la meschinità e la brama di potere, e attraverso loro illumina un’intera epoca della storia d’Italia, segnata dal malcostume, del decadimento morale e dal tradimento degli ideali risorgimentali. Ma ciò che maggiormente inquieta il lettore è che la pazzia e la corruzione non impediranno agli Uzeda, borbonici per la pelle, di conservare il potere anche dopo il 1860, adeguandosi opportunisticamente alle nuove forme di governo dello Stato unitario. Consalvo VIII Uzeda, candidandosi alle elezioni del 1882, capisce che per conquistare un seggio in parlamento è necessario rompere con lo zio e sostenere idee riformiste. Nel brano lo ascoltiamo, durante un comizio elettorale, sostenere con forza ideali di libertà, progresso e democrazia. Luigi Pirandello I VECCHI E I GIOVANI
Pirandello definì i vecchi e i giovani come «Il Romanzo della Sicilia dopo il 1870, amarissimo e popoloso romanzo, ov’è racchiuso il dramma della mia generazione». Si tratta di un vasto affresco storico della Sicilia post-risorgimentale, nel quale, uno straordinario numero di personaggi dà corpo alla complessa situazione storico-politica italiana sul finire del secolo. Più che allo scontro, il titolo rimanda alla coesistenza sfiduciata tra due generazioni: quella che aveva vissuto in prima persona gli anni dell’unificazione nazionale, e quella successiva. La prima in parte subisce sgomenta la caduta degli ideali del Risorgimento e in parte ne è diretta responsabile; la seconda, invece, in alcuni casi è costretta a patire la prepotenza, la corruzione e il malaffare che caratterizzano l’Italia post-unitaria. Nel primo brano l’autore, attraverso le parole di donna Caterina, sorella del principe Ippolito Laurentano e vedova di Stefano Auriti, combattente garibaldino morto in battaglia nel 1860 fornisce un’amara riflessione sulla politica italiana dopo la nascita dello Stato Unitario. Copertina libro:
I Vicerè Copertina
Da Quarto al Volturno Copertina libro:
Ricordanze della mia vita Copertina libro:
I vecchi e i giovani Copertina
Cuore Copertina libro:
Novelle rusticane «Se vogliamo che tutto rimanga com'è,
bisogna che tutto cambi» Versione cinematografica
di Robeto Faenza Aldo Ranieri V H
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