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Arte e infanzia.

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Antonio Passanese

on 15 June 2015

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Transcript of Arte e infanzia.

È uno dei linguaggi universali che da sempre ha accompagnato tutte le culture e tutti i popoli. I bambini, non diversamente dagli adulti, si lasciano coinvolgere con naturalezza nel processo che li avvicina al linguaggio artistico, manifestando stupore e riflessione. Avvicinarli al mondo dell’arte significa dar loro gli strumenti utilizzabili non solo in campo artistico, bensì strumenti atti a poter osservare e interpretare il mondo intero.
John Dewey
, influente filosofo e pedagogista americano, affermò con convinzione l’idea che l’arte fosse il mezzo più indicato per utilizzare, in maniera costruttiva,
l’energia creativa racchiusa nel bambino
. Nella concezione di Dewey, l’arte non deve essere considerata come un’esperienza a se stante, bensì essa va messa in relazione alla psicologia dei singoli individui e alle realtà socio-culturali da cui scaturisce. Il filosofo sottolinea infatti come il fine ultimo dell’attività creativa del bambino non debbano essere i “manufatti” che egli realizza, quanto piuttosto la capacità di osservazione, le abilità mnemoniche e l’immaginazione, che l’arte contribuisce a sviluppare e che conferiscono all’individuo buone capacità critiche e di risoluzione dei problemi.
L’arte infantile
è una componente della prima cultura dell’uomo. Essa inizia a manifestarsi nel bambino ancora molto piccolo, prosegue per tutta l’infanzia e anche oltre. Il bambino inizia così un gioco di esplorazione che lo porterà, grazie ai propri sensi e alla propria mente, a raccogliere dati che gli permetteranno progressivamente di scoprire attraverso una continua sintesi e un continuo aggiustamento le leggi che governano il mondo in cui vive.
L’apprendimento esperienziale costituisce un modello di apprendimento basato sull’esperienza, sia essa cognitiva, emotiva o sensoriale. Il processo di apprendimento si realizza attraverso l’azione e la sperimentazione di situazioni, compiti, ruoli in cui il soggetto, attivo protagonista, si trova a mettere in campo le proprie risorse e competenze per l’elaborazione e/o la riorganizzazione di teorie e concetti volti al raggiungimento di un obiettivo.
In Italia, quasi contemporaneamente a Dewey,
Maria Montessori
elaborò un analogo concetto di “esperienza”, in cui il fare e l’azione rappresentano la
manifestazione esterna del pensiero
. In questa concezione, l’esperienza manipolativo-sensoriale, tipica della produzione artistica, assume un ruolo centrale in chiave evolutiva e la
mano
può essere considerata una sorta di
“protesi” della mente.
Il lavoro creativo, nel suo svolgimento, coinvolge numerose capacità cognitive e un soggetto assorto a dipingere, scrivere, danzare, comporre, ascoltare musica o utilizzare uno strumento musicale non farà, altro, che “pensare” con i propri sensi, indipendentemente dalla proprie capacità cognitive e motorie. Dal punto di vista cognitivo le arti insegnano: “a sviluppare capacità di problem solving; ad elaborare una prospettiva multipla, influenzando anche il modo di osservare e interpretare la realtà.
Tutti i materiali in un ambiente Montessori sono progettati per la massima autonomia nel bambino. Libertà e disciplina sono altrettanto importanti quanto l'ambiente fisico e il suo contenuto. L'ambiente Montessori dà ai bambini gli strumenti necessari, ma devono anche avere la libertà di usarli e di manifestare le loro tendenze a ripetere, a esplorare o manipolare. A ogni bambino viene data la libertà di scelta.
a collaborazione, quindi, fra il cervello e la mano, ci ha permesso di arrivare dove siamo: dobbiamo preoccuparci di conservare l'abilità delle mani e l'agilità delle sue dita, tornando ad usarle. Sviluppare una buona manualità, tornando ai vecchi giochi delle costruzioni, alla pittura, alla bella scrittura, all’arte, all'artigianato significa anche mettere armoniosamente insieme mano e cervello, abilità pratica e capacità immaginativa.
Malaguzzi elaborò un metodo formativo basato sulla convinzione che ciò che i bambini apprendono non discende necessariamente da quanto viene loro insegnato, ma è in gran parte il prodotto dell’attività degli stessi bambini e dell’impiego delle risorse di cui sono dotati. In questa ottica innovativa, l’apprendimento diventa un processo “auto-costruttivo” e i bambini sono parte attiva nel proprio processo di crescita.
Malaguzzi introdusse nella scuola ateliers e laboratori, come luogo di interscambio e di dialogo fra la materialità del “fare”, del “pasticciare” e i processi cognitivi della mente. Con questo obiettivo, i nidi e le scuole per l’infanzia che abbracciano il credo malaguzziano, sono impegnati a valorizzare le potenzialità (di pensiero, di espressione, di comprensione e di relazione) del bambino, attribuendo pari dignità a tutti i linguaggi espressivi, siano essi verbali o non verbali.
l laboratorio invece assume il ruolo di luogo preservato del “fare per capire”, dove si fa “ginnastica mentale”, di luogo di incontro educativo e collaborazione, in cui imparare ad osservare le realtà con tutti i sensi, non solo con gli occhi. Per fare arte, oltre ad essere creativi, è importante imparare la tecnica perché non è possibile comunicare senza conoscenze tecniche.
Bruno Munari, che fu precursore nella comunicazione visiva, nel design e nella didattica, adottò nei propri studi un approccio interdisciplinare, che univa creatività, tecnica e psicologia. Gli obiettivi del suo metodo sono finalizzati a coltivare la spontaneità e la curiosità infantili, a sviluppare la fantasia, la creatività e la libertà di pensiero, a favorire la diffusione di una nuova sensibilità estetica.
Il “Metodo Munari” è il risultato più importante della sua ricerca poliedrica sul tema del gioco e dell’infanzia. Egli suggerisce l’uso della creatività in tutte le diverse situazioni del quotidiano e insiste sull’importanza di accompagnare i bambini nell’esplorazione della realtà, senza dire cosa fare, ma incoraggiando il senso critico e una personale elaborazione dell’esperienza.
Nel laboratorio non si trovano verità precostituite o modelli da trasmettere ma la possibilità di ricercare più verità e più modelli. Nel laboratorio si scopre attraverso un lavoro creativo, una sperimentazione sia personale che collettiva, una gamma di possibilità e di variabili da conoscere e mettere a confronto per poi scegliere vivendo così un continuo e ricco rapporto con le cose e le persone.
I laboratori si propongono di avvicinare i bambini all’arte attraverso “ il fare ”. La conoscenza plurisensoriale, l’osservazione della natura e delle opere d’arte, la sperimentazione di materiali, strumenti e tecniche, attraverso il gioco come scoperta, secondo il principio del “ fare insieme per capire ” e del “ non dire cosa fare, ma come fare “, stimolano la creatività infantile come premessa al conseguimento di una personalità originale ed autonoma.
E’ proprio l’esperienza visiva e manuale che avvicinerà a tali linguaggi, attraverso una molteplicità di sollecitazioni che educheranno il bambino al linguaggio dell’arte fornendogli spunti sui caratteri tattili di oggetti e materiali, sull’espressività delle forme e suggerendogli un modo di conoscere e di procedere che egli stesso sperimenterà realizzando da sé le sue opere. Non si tenderà quindi a far imitare un’opera o a ricrearla, ma piuttosto a fornire spunti creativi che il bambino rielaborerà, evitando un’assimilazione passiva e provocando invece la mobilitazione verso suggestioni creative che potenzino i percorsi originali insiti in ogni bambino.
L’arte contemporanea appare uno strumento educativo di straordinaria importanza, dato che nei lavori degli artisti si rintracciano gli interrogativi, le scelte, le conflittualità del nostro vivere quotidiano: avvicinarsi a queste esperienze aiuta a elaborare una nuova consapevolezza di sé e del mondo. L’artista contemporaneo, così come il bambino, sono esploratori del mondo attuale. Entrambi sono capaci di mettere in atto una traduzione di realtà nella quale non vivono schemi determinati e chiusi, ma dove il punto di vista è aperto a considerare rappresentazioni anche prive di collegamento con il reale.
Nel campo specifico della didattica, il fine non è dunque l’ammirazione acritica dell’opera, ma lo stimolo alla comprensione, l’attivazione di processi percettivi e cognitivi in grado di cogliere le molteplici implicazioni contenute nelle forme d’arte e di stimolare percorsi di creatività e rielaborazione personale.
In ciò, ruolo fondamentale rivestono progetti e laboratori didattici per bambini, questi ultimi luoghi privilegiati dove il bambino può imparare a mettersi in gioco, dove la fantasia e la creatività possono prendere forma. Il laboratorio è il luogo dove si sperimenta e dove si possono sviluppare i linguaggi grafici, pittorici e plastici, strumenti di comunicazione per il bambino, altrettanto importanti quanto quelli verbali e simbolici.
La parte più interessante per il bambino è sicuramente la ricerca, che permette di sviluppare l’ingegnosità, parte originale e inimitabile in ogni bambino. Per questo motivo occorre pensare un percorso nel quale l’originalità di ogni bambino può irrompere per far sì che quest’ultimo possa rendere il lavoro proprio e possa quindi lasciare un segno nella sua crescita.
I laboratori creativi offrono strumenti, mezzi e tecniche, ma non suggeriscono soggetti o contenuti, lasciando che ognuno trovi la sua strada per esprimersi con quello che ha visto fare e che poi lui stesso realizza.
Il punto focale di questo progetto è quello di sviluppare una significativa esperienza, che può dedicarsi attivamente ad un incontro tra infanzia e arti espressive contemporanee. Esso sostiene l’idea che nei bambini, piccoli micromondi plasmati dal nostro agire in continuo movimento dentro al nostro quotidiano, sta depositato ciò che possiamo costruire per il futuro collettivo. Essi sono lo spazio nel quale vertono fulminei passato, presente e futuro e nel quale possiamo andare a proporre significative esperienze che si dedichino alla crescita di una futura società, fatta di persone consapevoli e critiche, capaci di attuare differenti disegni del mondo e nuove capacità multiformi per muoversi nella condizione odierna.
Da queste considerazioni è nato il movimento intorno all’immaginario di Borgo Indaco, pensato come ad un giardino segreto per l’infanzia, nel quale la fantasia è la regina incontrastata e dove quel flusso straordinario che è la creatività infantile può manifestarsi liberamente.
All’interno di Borgo Indaco l’idea è quella di un progetto che si impegni a diffondere, già dall’infanzia, un’alfabetizzazione visiva che consideri i codici espressivi e comunicativi attuali, costruendo capacità di lettura dei linguaggi artistici contemporanei.
Chi entra a Borgo Indaco sa che vivrà per cinque settimane in una fiaba. Gli artisti che tengono i laboratori non sono adulti titolari di laboratori, ma abitanti di Borgo Indaco che accompagnano per mano i bambini in un viaggio fatto di atre, sensazioni, emozioni. E gli educatori, assistenti degli artisti non sono educatori assistenti degli artisti, ma folletti, elfi e creature surreali che accompagnano i bambini e li assistono durante il giorno.
È uno dei
linguaggi universali
che da sempre ha accompagnato tutte le culture e tutti i popoli. I bambini, non diversamente dagli adulti, si lasciano coinvolgere con naturalezza nel processo che li avvicina al linguaggio artistico, manifestando stupore e riflessione. Avvicinarli al mondo dell’arte significa dar loro gli strumenti utilizzabili non solo in campo artistico, bensì strumenti atti a poter osservare e interpretare il mondo intero.
Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare.

Bruno Munari

Antonio Passanese


Arte e infanzia. Dall’attivismo pedagogico di John Dewey al Metodo Munari, fino alle arti contemporanee.
Prof. Relatore
Lorenzo Canova
Prof. Correlatore
Luca Refrigeri
Grazie per
l'attenzione !!!

Attivismo pedagogico
L’obiettivo di questa scuola non si può racchiudere in uno schema, né può essere descritto seguendo un unico filo di pensiero.
L’idea è che i bambini hanno diritto ad avere uno spazio in cui gli è consentito di esprimere la loro individualità e la loro interiorità con canali che non hanno mai conosciuto prima.
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