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Eneide Libro Primo

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by

Lucia Fruga

on 9 May 2014

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Transcript of Eneide Libro Primo


Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris
Italiam, fato profugus, Laviniaque venit
litora, multum ille et terris iactatus et alto
vi superum saevae memorem Iunonis ob iram;
multa quoque et bello passus, dum conderet urbem,
inferretque deos Latio, genus unde Latinum,
Albanique patres, atque altae moenia Romae.
Musa, mihi causas memora, quo numine laeso,
quidve dolens, regina deum tot volvere casus
insignem pietate virum, tot adire labores
impulerit. Tantaene animis caelestibus irae?
Libro primo
INTRODUZIONE
Personaggi
Trama
Incipit
Enea
Didone
Giunone
Eolo
Venere
Cupido
Dopo la tradizionale invocazione alla Musa, il poema entra in medias res: Enea sta veleggiando verso l'Italia, il nuovo mondo che gli è stato promesso dal fato. Giunone, di cui ci vengono riferite le ragioni del suo odio per i Troiani, non lo vorrebbe e perciò scatena addosso, complice Eolo, il re dei venti, una tempesta. I naufraghi approdano sulle coste libiche dove Venere, madre di Enea, viene in loro aiuto. Conduce il figlio e i suoi compagni a Cartagine dove la regina Didone li accoglie con benevolenza.
FATO:
-ordine immutabile insito nelle cose.
- leggi inalterabili : la condizione morale degli esseri umani e il periodo di attesa che le
anime degli insepolti dovevano trascorrere nel limbo dopo la morte
eventi predestinati : la caduta di Troia, l'unione dei Troiani e dei Latini per formare una nuova
stirpe, la morte di Turno o di Camilla in una determinata guerra, la nascita di Roma, le conquiste di Roma
- fato come una "mens" che governa provvidenzialmente il mondo,
-assicura un ordine razionale e morale agli avvenimenti.
GLI DEI:
- la vita degli dei scorre parallelamente alla vita degli uomini
- l’Olimpo è proiezione ingrandita della condizione umana;
-gli dei vivono una vita molto più elevata di quella umana, per autorità, giustizia, e purezza immune da ogni vizio.
Eneide
Genere dell'opera
Confronto
Pietas
Speranza della pace
Virgilio in Dante
la pace augustea auspicata e attesa
la pace come premio di tante fatiche
il fato segue un disegno provvidenziale
il destino di Roma è governare per imporre la pace
Metafore e similitudini con il mondo naturale
Lessico ricco di arcaismi, neologismi e grecismi
Metrica: esametro perfetto con dattili e spondei
Stile e struttura
ENEA
Personaggio complesso
Doppio statuto: soggettivo
e oggettivo
Rispetta gli Iussa Deum

DIDONE

Non ha un ruolo fondamentale
Eccezionale valore poetico
Tragedia inscritta nel poema
Suicidio eroico, non vogliacco
Ruolo importaante nei conflitti tra le diverse volontà (Enea, dèi, Didone..)
GIUNONE
Madre degli dèi
Avversa ai Troiani
(Scelta di Paride, distruzione di Cartagine)
Chiede aiuto ad Eolo
EOLO
Dio dei venti
Risiede nelle Eolie
Scatena la tempesta contro Enea
Nettuno lo ferma
VENERE
Dea della bellezza
Madre di Enea
Aiuta i Troiani in Libia
CUPIDO
Figlio di Venere
Si trasforma in Ascanio (Iulo)
Colpisce Didone con le sue frecce per farla innamorare di Enea
Poema epico nazionale
Omaggio al princeps
Mito di Enea=prefigurazione della storia romana
Nuovo concetto di integrazione sociale, "ragione dei vinti"
Celebrazione di Roma
Iliade: Cantami, o Diva, dell'ira funesta del Pelide Achille...
Odissea: Narrami, Musa; dell'eroe multiforme...
Eneide: Canto le armi e l'uomo che per primo...
Orlando Furioso: Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori...
Gerusalemme Liberata: Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori...
Apre una nuova storia
Scelto dal destino,
obbedisce, anche se con
dubbi e incertezze
Pietas
Potere = Onus = Pondus
-Gli dei epici non possono vantare superiorità nei confronti degli uomini, non offrono modelli di vita da seguire.
-Gli dei sono potenze individuali con volere e fini propri,
-si preoccupano di perseguire i propri scopi personali, e per farlo talvolta entrano in contrasto tra loro e le conseguenze ricadono sugli uomini
- Il loro volere può spaziare fin dove vogliono, purchè non interferisca con quello degli altri dei;
- compare una gradazione di potere: dei maggiori (Giunone, Venere-dea dell’amore-, Apollo, Nettuno, Vulcano...) e dei minori.
-Tutti gli dei sono coesistenti al Fato e devono obbedire ai suoi decreti.
-Spesso il volere di Giove è superiore a quello degli altri dei, si identifica con i decreti del Fato e ne è forse l’autore o l’esecutore. Nel caso in cui gli dei siano tutti d’accordo e obbedienti al volere di Giove acquistano una potenza collettiva, ma quando i loro intenti sono in contrasto, allora gli effetti dell’azione divina non si può prevedere se saranno benevoli o malevoli.
FATO E DEI
Strutturato in dodici libri: I parte Odissea; II parte Iliade
Influenzato da Omero, Ennio e Nevio, Lucrezio e Catullo
Stile soggettivo
Sintassi: paratassi con ablativo assoluto e participio congiunto (immediatezza espressiva)
Enea nuovo tipo di eroe
Non più esaltato per il coraggio militare
Si identifica nella virtù morale
Obbedisce sempre agli dei e al fato mettendo in secondo piano le vicende personali (come l'amore per Didone)
Rispetto di valori come la famiglia,la tradizione, la patria e la religione
Pietas deriva dal verbo "piare" e indicava in origine la purezza di cuore
- La fonte a cui Dante attinge nella stesura della Commedia è principalmente Virgilio

- Nella catabasi incontrano entrambi i medesimi personaggi nell'inferno

- vengono presentati in entrambi Caronte e Minosse (Caronte virgiliano più statico)

- Nell'incontro con Cerbero,Virgilio per distrarlo gli getta tra le fauci del fango, mentre la Sibilla gli offre del pane soporifero

- Virgilio sarà la guida di Dante nell'inferno e nel purgatorio
rispettano la struttura classica del proemio
-presentazione dell'argomento
-attualizzazione temi affrontati
-invocazione alla Musa
-dedica

Tasso antepone il verbo "canto" indice di sicurezza delle proprie capacità poetiche
Virgilio e Ariosto lo antepongono previlegiando il contenuto e gli argomenti in prima posizione
Muse antitetiche ( donna che lo rende pazzo, grazia divina...)
Scontro tra culture diverse
1^ comparsa di Enea
Extemplo Aeneae solvuntur frigore membra:
ingemit et duplicis tendens ad sidera palmas
talia voce refert: <<O terque quaterque beati,
quis ante ora patrum Troiae sub moenibus altis
contigit oppetere, o Danaum fortissime gentis
Tydide, me ne Iliacis occumbere campis
non potuisse tuaque animam hanc effundere dextra,
saevus ubi Aecidae telo iacet Hector, ubi ingens
Sarpedon, ubi tot Simois correpta sub undis
scuta virum galeasque et forti a corpora volvit?>>
All'istante le membra di Enea si sciolgono dal brivido;
geme e tendendo entrambe le mani alle stelle
così esprime a voce: "O tre quattro volte felici,
cui toccò affrontare la morte davanti ai volti dei padri e sotto
le alte mura di Troia, o Tidide, il più forte della razza
dei Danai, io non potei cadere nelle piane iliache
e spendere questa vita per mano tua, dove giace
il fiero Ettore per l'arma dell'Eacide, dove Sarpedo gigante,
dove sotto l'onde il Simoenta travolge tanti scudi strappati
ed elmi e forti spoglie d'eroi?"
O socii - neque enim ignari sumus ante malorum
o passi graviora, dabit deus his quoque finem.
Vos et Scyllaeam rabiem penitusque sonantis
accestis scopulos, vos et Cyclopea saxa
experti, revocate animos maestumque timorem
mittite: forsan et haec olim meminisse iuvabit.
Per varios casus, per tot discrimina rerum
tendimus in Latium, sedes ubi fata quietas
ostendunt, illic fas regna resurgere Troiae.
Durate et vosmet rebus servate secundis.
Talia voce refert curisque ingentibus aeger
spem voltu simulat, premit altum corde dolorem
" O amici certo non siamo ignari prima dei mali,
o ne provaste più gravi, un dio pure ad essi darà una fine.
voi avvicinaste anche la rabbia scillea e totalmente
gli scogli risonanti, voi anche provaste le rocce
ciclopiche: rianimate i cuori e lasciate il triste
timore; forse un giorno gioverà ricordare anche questo.
Tra varie vicende, tra tanti rischi di eventi
miriamo al Lazio, dove i fati mostrano dimore
tranquille; là è giusto risorgano i regni di Troia:
resistete e mantenetevi per giorni migliori."
Così dice a parole e triste per gli enormi affanni
finge col volto fiducia, reprime nel cuore il forte dolore.
vv. 92-101
vv. 198-209
O socii - neque enim ignari sumus ante malorum ­

o passi graviora, dabit deus his quoque finem.

Vos et Scyllaeam rabiem penitusque sonantis

accestis scopulos, vos et Cyclopea saxa

experti, revocate animos maestumque timorem

mittite: forsan et haec olim meminisse iuvabit.

Per varios casus, per tot discrimina rerum

tendimus in Latium, sedes ubi fata quietas

ostendunt, illic fas regna resurgere Troiae.

Durate et vosmet rebus servate secundis. (vv. 198-207)
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