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GIOVANNI BOCCACCIO

La vita, la formazione, le opere; Significato di un capolavoro; Dentro l'opera: strutture, temi e stile del Decameron.
by

Edoardo Lupi

on 26 February 2016

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Transcript of GIOVANNI BOCCACCIO

GIOVANNI BOCCACCIO
Il DECAMERON: una commedia umana
La vita
Analisi novella "Andreuccio da Perugia"
Andrea del Castagno,
Giovanni Boccaccio
, particolare del
Ciclo degli uomini e donne illustri
, affresco, 1450, Galleria degli Uffizi, Firenze
Le notizie sulla data e sul luogo di nascita di Boccaccio sono piuttosto incerte. Giovanni Boccaccio
nacque nel 1313
da una relazione extraconiugale di Boccaccino di Chelino (Boccaccio), mercante fiorentino, con una donna di umilissime condizioni. Non si conosce esattamente il suo luogo natio, se Firenze o Certaldo.
Il fatto di essere un

figlio illegittimo
(anche se poi riconosciuto dal padre) dovette pesare notevolmente sulla psiche di Boccaccio, in quanto nelle opere in volgare costruì
una sorta di biografia mitica
, idealizzata, facendo credere di essere figlio di una donna membro della famiglia dei Capetingi, e prendendo in tal modo spunto dai viaggi mercantili che il padre compiva a Parigi. Riconosciuto in tenera età dal padre, Giovanni fu accolto, verso il 1320, nella casa paterna. Durante la giovinezza Boccaccio ricevette una formazione scolastica tradizionale, imparando i primi rudimenti del latino e delle arti liberali, oltre ad apprendere la
Commedia
di Dante Alighieri, in quanto il padre si era sposato con la nobildonna Margherita de' Mardoli, imparentata con la famiglia Portinari.
L'infanzia fiorentina (1313-1327)
Il periodo napoletano (1327-1340)
Attorno al 1327 Boccaccio si trasferisce a Napoli perché il padre desiderava che il figlio si avviasse alla
professione di mercante
, secondo la tradizione di famiglia e in quella città Boccaccino lavora come agente di cambio per la famiglia dei Bardi (finanziatrice della casata angioina). Boccaccio arriva quindi, quattordicenne, in una realtà totalmente diversa da quella di Firenze: se Firenze era una città comunale fortemente provinciale,

Napoli era invece sede di una corte regale e cosmopolita
, quella degli Angiò. Il re Roberto d'Angiò (1277-1343) era un re estremamente colto e pio, un appassionato della cultura tanto da avere una notevole biblioteca.

Il padre Boccaccino vide ben presto che Giovanni non si trovava a suo agio negli uffici dei cambiavalute. Pertanto Boccaccino iscrisse il figlio a
giurisprudenza
all'Università di Napoli. Boccaccio vi seguì per due anni (1330-31) le lezioni del poeta e giurista Cino da Pistoia, ma anziché studiare con lui il diritto canonico, preferì accostarsi alle lezioni poetiche che il pistoiese impartiva al di fuori dell'ambiente accademico. Grazie a Cino Boccaccio approfondì la grande
tradizione stilnovistica in lingua volgare
, dal momento che Cino stesso fu in amichevoli rapporti con Dante. Inoltre, Giovanni incominciò a frequentare la corte angioina e la grande biblioteca reale e ad occuparsi di letteratura cortese e romanzesca: scrive sia in latino, sia in volgare opere di intrattenimento per il pubblico della corte angioina come il
Teseida
, il
Filocolo
, il
Filostrato
e la
Caccia di Diana
.

Altro elemento inusitato per l'educazione tipica dell'epoca è
l'apprendimento di alcune nozioni grammaticali e lessicali del greco
da parte del monaco e teologo bizantino Barlaam di Seminara, giunto nell'Italia Meridionale in ambasceria per conto dell'imperatore bizantino. La giovinezza napoletana non si esaurisce, però, soltanto nella frequentazione degli ambienti accademici e di corte: le fiabe e le avventure dei mercanti che Boccaccio sente mentre presta servizio al banco commerciale saranno fondamentali per il grande affresco narrativo che prenderà vita col
Decameron
.
Il periodo napoletano si conclude improvvisamente nel 1340 quando il padre lo richiama a Firenze per un forte tracollo economico dovuto al fallimento di alcune banche in cui aveva fatto numerosi investimenti.
Il periodo fiorentino (1340-1350)
L'orizzonte di Boccaccio, col ritorno a Firenze agli inizi degli anni '40, cambia totalmente dal punto di vista economico e sociale: Napoli nella sua memoria diviene il luogo della dorata giovinezza.
Firenze ha una vita troppo ristretta e provinciale per Boccaccio
, travagliata da crisi politiche ed economiche, poco vivace culturalmente. Nonostante quest'insofferenza, Boccaccio contemporaneamente percepisce quell'
affettività "materna"
nei confronti della sua città natale, tipico della cultura medievale, cercando di accattivarsi l'animo dei suoi concittadini attraverso la realizzazione della
Commedia delle Ninfe fiorentine
e del
Ninfale fiesolano
. Nonostante i successi letterari, soprattutto l'innovativa
Elegia di madonna Fiammetta
, la situazione economica di Boccaccio non diede segni di miglioramento: Boccaccio si deve allontanare per ottenere una posizione in qualche corte emiliana.

Tra il 1345 e il 1346 Boccaccio
risiedette a Ravenna
, presso la corte di Ostasio da Polenta: qui potè entrare in contatto con l'ambiente in cui Date aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita. Nel 1347 Boccaccio si trasferì a Forlì alla corte di Francesco II Ordelaffi.

Nonostante questi soggiorni, Boccaccio non riuscì ad ottenere i posti desiderati tanto che, tra la fine del 1347 e il
1348
,
fu costretto a ritornare a Firenze
. Il ritorno del Certaldese, però, coincise con la terribile "peste nera" che contagiò la stragrande maggioranza della popolazione, causando la morte di molti suoi amici e parenti, tra cui il padre e la matrigna. Fu però durante la terribile pestilenza che Boccaccio elaborò quello che sarà
la base narrativa della novellistica occidentale
, cioè il
Decameron
, che probabilmente completò nel 1351.
Ereditato il patrimonio familiare e divenuto un personaggio eminente a Firenze, Boccaccio fu incaricato di numerose ambascerie, fu nominato tesoriere del Comune e condusse trattative ufficiali in funzione antiviscontea.

Nel 1350 Boccaccio conobbe Petrarca
, il poeta che tanto ammirava e con il quale strinse un'amicizia che durò tutta la vita, con continui scambi culturali e umani, nonostante le divergenti vedute politiche. Nel 1352 raggiunse Petrarca a Padova per portargli l'invito ufficiale (che non fu accolto) a insegnare all'università fiorentina.
Nel frattempo Boccaccio, per influenza di Petrarca (amore per la cultura classica), si dedicò alla ricerca di manoscritti latini antichi: scoprì nell'abbazia di Montecassino manoscritti di Varrone, Tacito, Apuleio. Inoltre Boccaccio si impegnò affinché all'università a Firenze fosse

insegnato il greco
(iniziativa senza precedenti nel mondo occidentale: Omero per la prima volta poté essere letto in lingua originale!)
Fino all'incontro con Petrarca, Boccaccio continuò a vedere i classici nell'ottica della salvezza cristiana, deformati rispetto al loro messaggio originario ed estraniati al contesto in cui furono composti.
I vari incontri con il poeta laureato, mantenuti costanti attraverso una fitta corrispondenza epistolare e l'assidua frequentazione degli altri proto-umanisti, permisero a Boccaccio di sorpassare la mentalità medievale e di abbracciare il nascente umanesimo.
La "conversione" del Boccaccio al nascente umanesimo
Nel 1360 Boccaccio, che già in precedenza aveva ricevuto gli ordini minori, ebbe l'autorizzazione della cura delle anime in cattedrale a Firenze. Nel dicembre dello stesso anno tuttavia una
fallita congiura
coinvolse alcuni suoi amici e di conseguenza i rapporti con il Comune si raffreddarono, tanto che
perse gli incarichi pubblici
. Fortemente amareggiato Boccaccio si ritira a Certaldo nel luglio 1361 dedicandosi ormai solo agli studi tranne in occasione di qualche viaggio come quello a Venezia da Petrarca (1363).

Riammesso alla vita pubblica fiorentina ritornò anche il riconoscimento del suo prestigio culturale: nel 1365 Boccaccio venne messo a capo di una missione diplomatica presso la corte papale di Avignone e nel 1367 si recò a Roma per congratularsi del ritorno del papa nella sua sede diocesana. Tuttavia la sua salute inizia a farsi cagionevole.

La Chiesa di Santo Spirito, coll'annesso monastero agostiniano, negli ultimi anni del Boccaccio fu

luogo d'incontro tra i vari intellettuali vicini alla sensibilità umanistica
. Ospitò anche la cosiddetta «Parva libreria», cioè l'insieme dei libri che Boccaccio donò a Martino da Signa, in base alle sue volontà testamentarie.
Gli anni successivi videro sempre più un rallentamento dei viaggi del Boccaccio: nel 1368 incontrò per l'ultima volta l'amico Petrarca, ormai stabile ad Arquà; tra il 1370 e il 1371 fu a Napoli, città in cui decise sorprendentemente di non fermarsi più a risiedere per l'età avanzata e la salute sempre più precaria. Lo scopo principale del Certaldese, negli ultimi anni di vita, fu quello di portare a termine le sue opere latine e
rafforzare il primato della cultura umanistica in Firenze
. Fu proprio in questi anni che Boccaccio, già ammirato dall'élite culturale italiana, poté crearsi una cerchia di fedelissimi a Firenze presso il convento agostiniano di Santo Spirito. Tra questi si ricordano fra' Martino da Signa, Benvenuto da Imola e, soprattutto, il notaio e futuro cancelliere della Repubblica Coluccio Salutati.

A fianco della produzione umanista, Boccaccio continuò a coltivare il suo amore per la poesia volgare, specie per Dante. Di costui, infatti, curò un'edizione critica delle opere, cui premise il
Trattatello in Laude di Dante
, realizzato in due versioni negli anni Cinquanta e Sessanta. Nel 1370, inoltre, trascrisse un codice del Decameron, il celeberrimo
Hamilton 90
scoperto da Vittore Branca e giunto fino ai nostri giorni. Nonostante le malattie si facessero sempre più gravi (tra cui una fastidiosa obesità), Boccaccio nel 1373 accettò un ultimo incarico dal Comune di Firenze, iniziando

la prima lettura pubblica della
Commedia
dantesca
nella chiesa di Santo Stefano di Badia, interrotta al canto XVII dell'Inferno a causa del tracollo fisico.
Malato, Boccaccio si ritirò a Certaldo, dove nell'ottobre del 1374 gli giunse la notizia della morte di Petrarca: il dolore per la perdita dell'amico fu molto forte come testimoniato dall'
Epistola XXIV
indirizzata al genero di Petrarca, Francescuolo da Brossano, in cui il poeta rinnova l'amicizia con il poeta laureato, sentimento che si protrarrà oltre alla morte. Infine, il 21 dicembre 1375 Boccaccio spirò nella sua casa di Certaldo.

Il periodo fiorentino-certaldese (1363-1375)
La produzione letteraria
La produzione letteraria di Boccaccio può essere distinta in
due fasi molto diverse
, separate fra loro, intorno al
1350
, dalla stesura del
Decameron
e dal nascere dell'amicizia con Petrarca.

Rispetto alla poetica di Petrarca, la ricerca letteraria di Boccaccio si muove nella direzione diametralmente opposta:
l'io dell'autore tende a scomparire
, o quando appare, a oggettivarsi in un autobiografismo romanzato e in testi dal carattere narrativo, mai lirico.

Inoltre, nella prima fase che arriva fino al
Decameron
, l'opera di Boccaccio rivela una
vocazione a raccontare
, alla quale si accompagna una sperimentazione di tutte le forme del raccontare disponibili al suo tempo, in prosa come in versi: romanzo avventuroso e cavalleresco, racconto allegorico, pastorale-mitologico e psicologico, cantare, novella.
Al primo periodo napoletano risalgono i componimenti più antichi delle
Rime
, la cui stesura si estenderà per tutta la vita dell'autore. Nelle opere di questo periodo (
Caccia di Diana
,
Filostrato
,
Filocolo
,
Teseida
) è centrale sia il
tema d'amore
sia la
vicenda autobiografica
(secondo la tradizione cortese).
Gli influssi che Boccaccio raccoglie provengono della narrativa cortese e cavalleresca apprezzata sia dall'ambiente mercantile che dalla corte angioina. La sua produzione narrativa è prevalentemente
in volgare
.

Nel poemetto in terzine
Caccia di Diana
vengono ripresi dei motivi tematici ormai canonici dopo Dante, la caccia e la rassegna delle belle donne. Si celebra la bellezza e la nobilità delle belle donne napoletane, nascoste da un travestimenti mitologico.

Nel romanzo in prosa
Filocolo
(titolo grecizzante "fatica d'amore") sono narrate le avventure di Florio all ricerca dell'amata Biancifiore. Qui per la prima volta compare la figura di Fiammetta (mito letterario di Boccaccio secondo la tradizione stilnovistica: forse si può idenificare con Maria d'Aquino, figlia illegittima di Roberto D'Angiò): è l'ispiratrice dell'opera per le esperienze d'amore forse vissute con Boccaccio.

Nel
Filostrato
("vinto d'amore") Boccaccio inaugura l'uso narrativo dell'ottava (secondo alcuni ne sarebbe l'inventore), forma metrica tipica della narrativa in versi italiana e molto utilizzata tra '400 e '500. Poema cavalleresco che trascura la guerra, racconta la vicenda dell'amore tragico di Troilo, figlio di Primo, per la prigioniera greca Criseida. Il protagonista, tradito dalla sua amata, si lascia uccidere da Achille.
Nella prima fase si distinguono a sua volta due periodi:
periodo napoletano (1327-1340)
periodo fiorentino (1340-1350)
La sperimentazione narrativa rimane anche nel secondo periodo ma con una
più stretta adesione alla tradizione letteraria fiorentina
e in particolare a quella dantesca. Si nota un maggior controllo dell'elemento classico, una riduzione della componente autobiografica, una vicinanza con la realtà fiorentina e con il pubblico comunale, meno raffinato della corte angioina.

Comedia delle ninfe fiorentine
è una narrazione in prosa, inframmezzata da componimenti in terzine (modello
Vita nuova
). Narra la storia di Ameto, un rozzo pastore che grazie al suo amore per la ninfa Lia da bruto diviene pienamente essere umano, nel rispetto della concezione stilnovistica degli effetti nobilitanti dell'amore. L'educazione all'amore viene svolta della ninfe che raccontano a turno storie dei loro amori invenzione rilevante è la comunità narrante che, al riparo da preoccupazioni quotidiane, racconta novelle.

Elegia di Madonna Fiammetta
è un romanzo in prosa che racconta di una dama napoletana abbandonata e dimenticata dal giovane mercante fiorentino Panfilo (forse proprio Boccaccio?). La lontananza di Panfilo le crea grande tormento, accresciuto dal fatto che Fiammetta è sposata e deve nascondere al marito il motivo della sua infelicità.
L'opera ha la forma di una lunga lettera rivolta alle donne innamorate
(ricerca di solidarietà femminile); la lunga confessione della protagonista consente una minuziosa
introspezione psicologica
(è un monologo in cui i fatti emergono attraverso le ripercussioni nel soggetto narrante).
La vicenda è narrata dal punto di vista della donna
, un elemento innovativo rispetto ad una tradizione nella quale la donna era oggetto e non soggetto amoroso: essa non viene più ad essere ombra e proiezione della passione dell'uomo, ma attrice della vicenda amorosa (passaggio della donna da un ruolo passivo ad un ruolo attivo). Inoltre Fiammetta non è una eroina letteraria, ma una
donna contemporanea
, ritratta nella sua concreta storicità all'interno di una ben riconoscibile situazione socio-culturale.
Le opere della maturità (dopo il 1350)
Nell'ultimo ventennio della sua vita Boccaccio, dopo il
Decameron
, si dedicò a scrivere opere che
si distinguono per l'abbandono della narrativa
,
della ricerca sperimentale
e in parte anche
del volgare
. La ragione di tale svolta è da identificare
nell'amicizia con Petrarca
e all'emergere di nuovi interessi culturali dovuti sia all'amico umanista che a un ripensamento interiore. La loro è un'intesa e un'amicizia fondata sulla coscienza del valore morale e cristiano della cultura, classica e moderna. Boccaccio si pone accanto a Petrarca come "il rifondatore del classicismo europeo" infatti nel suo circolo letterario del Santo Spirito si forma la prima generazione propriamente umanista di Firenze.

Boccaccio si dedicò alla stesura di
opere enciclopediche
(la
Genealogia deorum gentilium
e il
De montibus
) sulla scia dell'amico e maestro Petrarca, affiancandola anche al
De mulieribus claris
e il
De casibus virorum illustrium
, impregnate di un sapore moralisticheggiante per il loro fine etico. Tornando sul filone della letteratura in lingua volgare, dell'ultimo Boccaccio si ricorda principalmente
Il Corbaccio
(o
Laberinto d'amore
), opera dal titolo oscuro, datato dopo il 1365 e nettamente in controtendenza rispetto alla considerazione positiva che le donne ebbero nell'economia letteraria boccacciana la narrazione è incentrata
sull'invettiva contro le donne
: il poeta, illuso e rifiutato da una vedova, sogna di giungere in una selva (che richiama il modello dantesco) nella quale gli uomini che sono stati troppo deboli per resistere alle donne vengono trasformati in bestie orribili. Qui incontra il defunto marito della donna, il quale dopo avergli elencato ogni sorta di difetto femminile lo spinge ad allontanare ogni suo pensiero da esse lasciando
più ampio spazio ai suoi studi
, che invece innalzano lo spirito (ideale umanistico).

Infine, oltre agli studi filologici, Boccaccio si dedica
al suo culto per Dante
: più volte ne copia personalmente una serie di scritti, fra cui la
Commedia
e cerca di promuovere la figura del poeta anche attraverso le
Esposizioni sopra la Comedia
, frutto dei commenti esegetici tenuti in Santo Stefano in Badia poco prima della morte.
L'opera di Boccaccio nel suo complesso è caratterizzata dalla compresenza di
molteplici elementi culturali
, dallo
sperimentalismo
e dalla
commistione di forme e stili
presenti nelle tradizioni letterarie classica, latina-medievale, romanza e volgare.

Boccaccio mira a conciliare l'amore per l'antichità con l'attenzione per il mondo contemporaneo dei mercanti e delle corti, l'autobiografismo con l'erudizione.

L'idea composita della letteratura di Boccaccio lo porta a oscillare fra letteratura alta e solenne e letteratura mediana d'intrattenimento, fra gusto medievale e umanismo.
Una considerazione finale...
Federigo degli Alberighi con il falcone
La morte dell'amante di Lisabetta da Messina
Boccaccio compone fra il 1348 e il 1351 l'opera in cui convivono stili, generi e toni di differente natura, unendo la sua
visione laica e terrena del mondo
.
Il titolo
Decameron
è modellato sul greco e significa "dieci giornate" nel corso delle quali si distribuiscono 100 novelle narrate a turno da dieci giovani.
La vicenda della lieta brigata, rifugiatasi in un'amena località di campagna vicino a Firenze lontano dalla peste che nel 1348 infuria in città, costituisce la
cornice
dei singoli racconti e ha la funzione di raccontare dentro una salda struttura la materia multiforme delle novelle.

Il
Decameron
è un'opera completamente nuova rispetto alla precedente produzione di Boccaccio:
- non più racconto lungo ma
novella
;
- dalla centralità del tema amoroso si passa a una
pluralità di temi

Nel
Decameron
si incontrano elementi della produzione anteriore:
- il
pubblico femminile
come destinatario privilegiato dell'opera;
- la ricerca di uno stile più disteso con un'apertura verso il
realismo linguistico


Le finalità del Decameron sono sintetizzate nel sottotitolo "cognominato prencipe Galeotto": richiama il romanzo francese Lancelot e anche l'episodio di Paolo e Francesca nel canto V dell'Inferno dantesco. In senso lato nel Decameron Galeotto assume il significato di amico e consigliere, confidente e consolatore delle pene d'amore si allude al
ruolo consolatorio nei confronti delle donne afflitte d'amore
, come l'autore stesso scrive nel
Proemio
. Le donne dell'opera sono reali, spesso sottomesse agli uomini, la condizione femminile viene posta per la prima volta sotto i riflettori.

La
cornice
in cui vengono inserite le novelle e la situazione che in essa si esprime (il raccontarsi storie mentre incombe un pericolo mortale) sono motivi che risalgono alla narrativa classica (
Metamorfosi
di Apuleio) e alla novellistica orientale (
Mille e una notte
).
Tuttavia Boccaccio inserisce delle innovazioni tematiche: il pericolo esterno che incombe sulla compagnia è la
peste
, che assume una connotazione metaforica. Infatti la peste rappresenta la morte e la dissoluzione delle leggi che regolano il consorzio umano. Se la peste è il caos, l'armonia della campagna è il
locus amoenus
in cui si ricostruiscono le regole della convivenza civile.
La fuga dei giovani acquista il senso di una scelta etica. Al diritto alla vita contro la morte si unisce l'esigenza di restaurare i valori travolti dalla peste: la razionalità, l'onestà, il decoro, una sana socialità. Per tale motivo la brigata organizza le giornate in modo rigido, di contro alla peste e al caos.
Secondo il
modello medievale della "corte d'amore"
ogni giornata prevede un "re" o una "regina" che fissa il tema delle novelle al quale la brigata si deve attenere e si chiude con una ballata cantata da uno dei giovani nominato di volta in volta.

La cornice
non è un semplice contenitore
, ma ha un significato e una funzione specifici poiché in essa confluiscono sia la comunità dei narratori sia il loro stesso narrare: ad es. il fatto che si descrivono le reazioni della brigata alle novelle narrate è indicativo della interazione tra cornice e racconto; inoltre i temi delle dieci giornate sono proposti nella cornice, che si pone come principio organizzatore e ordinatore.

Prima giornata (regno di Pampinea) argomento libero
Seconda giornata (regina Filomena) dedicata a casi di fortuna, a lieto fine
Terza giornata (Neifile) acquisto di cosa desiderata o ritrovamento di cosa perduta
Quarta giornata (re Filostrato) narra gli amori sventurati
Quinta giornata (regina Fiammetta) narra gli amori risolti bene
Sesta giornata (regina Elissa) dedicata alla prontezza e ai motti di spirito
Settima giornata (re Dioneo) narra le beffe delle donne per salvare dai mariti se stesse e gli amanti
Ottava giornata (regina Lauretta) tratta dei vari inganni
Nona giornata (regina Emilia) argomento libero
Decima giornata (re Panfilo) tratta della liberalità e della magnificenza

Tra i novellatori Dioneo ha il privilegio di non sottostare all'argomento imposto.
Mediante la cornice e le novelle Boccaccio rappresenta non solo il mondo contemporaneo, ma anche un
ideale itinerario ascensionale dell'uomo dal vizio alla virtù
, secondo lo schema della Commedia dantesca, anche se fondato su presupposti tutti terreni: non a caso l'opera ha inizio nel mondo dei mercanti e degli usurai (Ser Ciappelletto) e termina nel mondo feudale (novella di Griselda, esempio di sacrificio d'amore).


L'organizzazione del materiale narrativo per grandi tematiche (fortuna, natura, ingegno, onestà) consente di delineare un affresco ampio della realtà
al cui centro c'è l'uomo con le sue virtù e i suoi difetti
, in continuo confronto con le forze del mondo, ossia la fortuna, l'amore e l'ingegno.
Con uno stile duttile e una prosa adeguata alla varietà di temi e personaggi
Boccaccio ritrae la realtà umana in tutte le sue manifestazioni
, senza pregiudizi moralistici, in linea con la
mentalità laica
ormai prevalente nell'epoca, attraverso un'attenta osservazione del tessuto sociale.
Il mondo mercantile dal quale Boccaccio proveniva occupa un ruolo prelevante del libro: le sue leggi e il suo codice di valori vengono presenti con concretezza, con riferimenti a fatti e personaggi storici.
Boccaccio sostituisce una narrazione finalizzata solo all'intrattenimento del pubblico proponendo modelli portatori delle doti più apprezzate dalla società mercantile (ingegno, iniziativa, scaltrezza) ma in grado di
fondersi con le virtù cortesi
ormai in declino (lealtà, cortesia, liberalità, magnificenza).




Il
Decameron
presenta uno stile medio in generale, ma anche escursioni di stile verso l'alto o verso il basso.
La novella Andreuccio da Perugia è narrata nella
seconda giornata
che ha per argomento il potere della fortuna e le avventure a lieto fine. La regina della giornata è
Filomena
. Il
narratore
che racconta la novella è invece
Fiammetta
, nome che evoca la protagonista dell'
Elegia di madonna Fiammetta
, opera giovanile di Boccaccio (il nome è da ricollegare forse alla prima amante del poeta, che lo avrebbe introdotto alle gioie e dolori dell'amore).
La storia è ambientata nei quartieri malfamati di Napoli, dove il giovane mercante Andreuccio da Perugia si reca per comprare dei cavalli per conto del padre. Andreuccio, giovane provinciale rozzo e poco cauto, dopo una serie di peripezie, diviene malizioso, cioè cresce in ingegno e in esperienze di vita. È il caso che gli permette, con i suoi eventi imprevisti e imprevedibili, di passare indenne in mezzo a una variopinta umanità formata da prostitute, ruffiani, ladri e gendarmi. Andreuccio, attraverso la sua esperienza riesce a diventare governatore della fortuna.
Tre sono i
gravi accidenti
a cui Andreuccio scampa e che segnano
le tre sequenze narrative del racconto
(ogni disavventura finisce con un caduta e una risalita che segnano
il percorso di crescita del protagonista
).


- la prima disavventura vede Andreuccio coinvolto con una
bella prostituta siciliana
che, fingendosi sua sorella naturale, lo raggira per rubargli la borsa del denaro che incautamente Andreuccio mostra al mercato per comprare i cavalli il giorno dopo; Fiordaliso, con l'aiuto inconsapevole di una vecchia che conosceva la famiglia di Andreuccio, raggira il giovane fingendosi sua sorella, ma nel momento in cui Andreuccio va in bagno gli ruba i vestiti e il denaro (il giovane si salva per caso grazie a una
caduta dal gabinetto
sospeso tra due edifici, perché altrimenti la prostituta l'avrebbe ucciso con l'aiuto di un violento complice) lasciandolo nel vicolo sporco e senza averi;
- la seconda disavventura Andreuccio la vive per strada perché, desideroso di lavarsi in mare prima di tornare in albergo, incontra di notte per le strade malfamate
due ladri
che intendono depredare la tomba di un arcivescovo che doveva contenere molti tesori; i ladri gli propongono di prendere parte all'impresa e Andreuccio accetta per disperazione, desideroso di riprendersi i denari perduti. Tuttavia prima decidono di lavare Andreuccio
calandolo in un pozzo
(seconda caduta): proprio mentre si sta lavando passando dei gendarmi e i ladri scappano, abbandonando Andreuccio che viene tirato su casualmente proprio dalle guardie che prendono a loro volta paura e scappano;
- la terza disavventura di Andreuccio vede compiersi il misfatto progettato dai ladri: per caso ancora una volta il giovane
si ritrova con i ladri
e vanno alla chiesa dove è sepolto l'arcivescovo. Qui tocca ad Andreuccio calarsi dentro la tomba monumentale (terza caduta e risalita - ovviamente i due ladri lo vogliono usare e poi raggirare) costretto dalle minacce di morte dei due briganti. Tuttavia finalmente la lunga notte ha dato i suoi frutti:
Andreuccio è diventato più malizioso
e si tiene l'anello per sé, nascondendolo ai ladri che arrabbiati lo abbandonano dentro la tomba chiusa (sarcofago di pietra).
Andreuccio si salva con il suo ingegno e la fortuna
: arrivata un'altra brigata di ladri, aperto il sarcofago, Andreuccio li spaventa e può tornarsene al suo albergo e ripartire per Perugia. Non ha comprato cavalli ma è cresciuto. Il finale della novella rivela la logica mercantile sottesa al racconto, in cui tutto è misurato attraverso la logica del profitto e del guadagno (nessuna morale).
Full transcript