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Medea di Pasolini

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Martina Pignatone

on 4 May 2014

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Transcript of Medea di Pasolini

Medea di Pasolini
Scritto e diretto da: Pier Paolo Pasolini
Fotografia Ennio Guarnieri; scenografo arredatore Dante Ferretti; architetto Nicola Tamburro; costumi Piero Tosi; commento musicale Pier Paolo Pasolini con la collaborazione di Elsa Morante; montaggi: Nino Baragli; collaborazione alla regia Sergio Citti; assistente alla regia Carlo Carunchio.
Interpreti e personaggi:
Maria Callas (Medea);Laurent Terzieff (il Centauro); Massimo Girotti (Creonte); Giuseppe Gentile (Giasone). E inoltre Margareth Clementi, Sergio Tramonti, Anna Maria Chio.
Prima Scena: Giasone e il Centauro
Scena Finale

Il riferimento ai rituali primitivi legati al mondo dell’agricoltura è
essenziale per introdurre la scena successiva: il sacrificio nella Colchide, officiato da Medea, maga e sacerdotessa, il cui mondo fa il suo ingresso sulla scena in tutta la sua sacralità:
"Dà vita al seme e rinasci con il seme"
Il rituale di sacrificio umano presente al principio di Medea ha le caratteristiche del documentario etnografico ed è per questo dettagliato, scientifico, apparentemente distaccato dall'oggetto che descrive, eppure, in maniera sottile, partecipe dell'ideale di rinnovamento che il rito vuole rappresentare.
Seconda Scena: Sacrificio nella Colchide
Terza Scena: Nel regno di Iolco
Vediamo il regno di Iolco, anche figurativamente esso è molto diverso dall'universo della Colchide che è rappresentato da immagini circolari e curvilinee, quello di Giasone al contrario è geometrico e lineare. Facendo ciò Pasolini esprime e sottolinea la diversa interiorità dei personaggi. L'arrivo in Colchide di Giasone e dei suoi compagni, Pasolini si sofferma soprattutto sulla brutalità con la quale la sacralità colchica viene violata:
Gli Argonauti sono raffigurati come una banda di giovani predoni arroganti e
aggressivi che rubano cavalli e tesori sacri, la penetrazione nell’universo arcaico di Medea è quindi tutt’altro che pacifica.

Quarta Scena: Il furto del Vello
Le ancelle di Medea la preparano per la preghiera al tempio ma prima di accedervi si sottopone ad un rito di purificazione passando attraverso il fuoco. Medea sviene e ha la sua prima visione di Giasone, così tenta invano di rubare il Vello e dunque chiama il fratello Absirto
Quinta Scena: Medea uccide il fratello
In seguito alla scoperta del furto, iniziano le ricerche e Medea uccide il fratello abbandonando le sue membra lungo il percorso. Gli Argonauti salpano per il regno di Pelia con lei, la quale però all'arrivo si ribella e tenta di instaurare un dialogo con gli elementi naturali e con la Divinità dopo di che sentendosi incompresa si allontana dall'accampamento , Giasone la segue e la riporta alla sua tenda dove avviene l'unione amorosa.
Sesta scena: Corinto
Sorge il sole e Medea viene spogliata dei suoi vestiti sostituiti con abiti corinzi, da questo momento in poi lei non è altro che una barbara in una terra che le è ostile. La crisi che la turba viene rappresentata da un altro elemento cioè il vento. D'altra parte Giasone comprende i valori della cultura arcaica di Medea ma il suo tono denuncia che comunque rimangono per lui completamente estranei.
Settima Scena: Le visioni di Medea
A Corinto Giasone incontra il centauro Chirone che risulta però sdoppiato: uno sacro che ha conosciuto da bambino ed uno sconsacrato con il quale ora sta parlando. Tornata a casa Medea si rende conto della sua condizione di donna abbandona e scoppia in un pianto dirotto ha una visione nella quale indossa i suoi antichi abiti dialoga con il sole e svela alla nutrice la sua idea di vendetta. Giasone è condotto da lei insieme ai due figli che hanno il compito di portare a Glauce una veste ed un diadema per le imminenti nozze. Medea ha così modo di attuare la sua vendetta uccidendo Glauce tramite dei filtri nei quali imbeve la veste e così muore arsa insieme al padre Creonte.
Ottava Scena: Creonte caccia Medea
Medea viene bandita dalla città insieme ai suoi figli, non solo per la paura derivata dal suo possesso di poteri magici ma soprattutto perchè Creonte teme per l'incolumità della figlia la quale potrebbe uccidersi a causa del senso di colpa. Medea dialoga con Creonte e in seguito con Giasone e decide di dirgli addio attraverso l'unione amorosa.
Nona scena: Morte di Glauce e Creonte
Questa scena si presenta come una ripetizione della visione di Medea solo che ora è reale. L'unico dettaglio a differire dal sogno è che Glauce non muore per i filtri ma per sua volontà buttandosi dalle mura di Corinto una volta indossate le vesti.
Decima Scena: L'infanticidio

Medea con estrema calma ma con la consapevolezza del destino che li attende prepara i suoi figli per metterli a dormire. Li lava e veste, li tiene in braccio. Una rapida inquadratura del coltello sostituisce la rappresentazione delle uccisioni, non rapprentate esplicitamente come quelle precedenti. Il bagno rappresenta un rito di passaggio riservato alle vittime sacrificali, inoltre le loro teste vengono ornate con ghirlande di fiori evocando un parallelismo con la vittima del sacrificio in Colchide. La casa viene poi arsa dalle fiamme.
L'ultima scena si basa, così come il dialogo tra Giasone e Medea e quello tra Medea e Creonte, sull'opposizione tra alto e basso. Medea però si trova questa volta in una posizione di superiorità, sul tetto della casa. Le fiamme che separano Giasone e Medea non simboleggiano altro che l'incolmabile incomunicabilità esistente tra i due. La loro distanza che si traduce in conflitto non è solo sentimentale ma culturale.
Interpretazione del regista
Medea secondo Pier Paolo Pasolini è la storia di un conflitto irrisolvibile, visto alla sua nascita in un mondo primitivo e primordiale; Giasone non è ancora un eroe tutto moderno, ma un ragazzo incosciente, che vive soprattutto la sua fisicità, come molti personaggi pasoliniani: è il razionalismo borghese (rappresentato soprattutto dal Centauro umano e da Creonte) che lo spinge a rimuovere l’amore per Medea. Tutta la curva drammaturgica del film vuole visualizzare l’assurdità di questa rimozione, senza sfociare nella morte, ma ribadendo solo il punto di non ritorno a cui porta l’abbandono del mitico, cioè del barbarico […] Medea racconta quindi l’origine mitica dell’alienazione borghese, tragicamente ineluttabil
Ambientata nella laguna di Grado, la scena presenta un'atmosfera senza tempo. Vi sono Giasone tredicenne ed il Centauro Chirone, figura chiave di tutta la storia. Identificato quasi al livello di una figura genitoriale il centauro narra al bambino le sue origini raccontando il mito del Vello d'oro. Questa scena pone le basi del percorso che porterà Giasone dalla purezza sino al definitivo abbandono dela sacralità a favore della razionalità
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