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Illuminismo in Italia

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ergys dervishaj

on 1 February 2018

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Transcript of Illuminismo in Italia

Milano e Napoli
Illuminismo in Italia

L’illuminismo italiano
Illuminismo a Napoli
Nel Regno di Napoli durante il periodo illuminista prevalgono gli studi di: economia che subiscono una profonda svolta con Antonio Genovesi e Ferdinando Galiani,
di diritto con Gaetano Filangeri e di storia con Vincenzo Cuoco.
Una forte arretratezza data dalla dominazione spagnola, un forte sottosviluppo dal punto di vista economico e la presenza di poche leggi a causa dei dominatori passati (austriaci e spagnoli) è la causa di una forte necessità di riorganizzare le leggi dal punto di vista teorico.

Illuminismo a Milano

A Milano si formano circoli culturali molto attivi sia nei salotti che nelle accademie (per esempio l'Accademia dei Pugni) e viene fondata la rivista "Il Caffè" dai fratelli Verri.
Nel 1761 viene fondata l'Accademia dei Pugni che prende questo nome dalla vivacità delle discussioni che vi si svolgevano.
Nascevano spesso contrasti di tipo ideologico, politico, religioso e sociologico.
L’impegno degli illuministi Lombardi, i quali volevano dare alla cultura un’utilità pratica per farla incidere concretamente sulla realtà, si focalizza soprattutto sugli aspetti della vita economica e giuridica.
I principali esponenti dell’illuminismo lombardo sono: Pietro Verri e Cesare Beccaria.


Cesare Beccaria
Pietro Verri
Il riformismo illuminista in italia
L'illuminismo italiano si sviluppa in ritardo rispetto agli altri paesi a causa della presenza della Chiesa che ostacolò l'innovazione
Esso ha due centri di sviluppo principali: Milano e Napoli

Antonio Genovesi
Ferdinando Galiani
Regno di Napoli
Pietro Verri
Cesare Beccaria
Cesare Beccaria nacque a Milano il 15 marzo 1738. Fu educato a Parma dai gesuiti e si laureò in giurisprudenza il 13 settembre 1758 a Pavia.
L'amicizia con Verri e l'adesione alle idee degli illuministi francesi portano alla realizzazione del suo capolavoro "Dei delitti e delle pene" che venne pubblicato nel 1764 in forma anonima per paura di attacchi o ritorsioni.
Beccaria muore a Milano nel 1794.

Pietro Verri insieme a suo fratello Alessandro fondarono la rivista "Il Caffè", un periodico italiano pubblicato dal giugno 1764 al maggio 1766.
Il periodico trattava di molteplici argomenti senza
concentrarsi su uno in particolare: trattava tutto quello che potesse ampliare gli orizzonti del lettore.
Il periodico divenne il principale strumento di diffusione del pensiero illuminista in Italia
Intruduzione della rivista "Il Caffè" scritta da Pietro Verri in persona sulla copertina della prima edizione pubblicata
“Cos'è questo Caffè? È un foglio di stampa, che si pubblicherà ogni dieci giorni. Cosa conterrà
questo foglio di stampa? Cose varie, cose disparatissime, cose inedite, cose fatte da diversi Autori,
cose tutte dirette alla pubblica utilità. Va bene: ma con quale stile saranno scritti questi fogli? Con
ogni stile, che non annoi. E sin a quando fate voi conto di continuare quest'Opera? Insin a tanto che
avranno spaccio. Se il Pubblico si determina a leggerli, noi continueremo per un anno, e per più
ancora, e in fine d'ogni anno dei trentasei fogli se ne farà un tomo di mole discreta: se poi il
Pubblico non li legge, la nostra fatica sarebbe inutile, perciò ci fermeremo anche al quarto, anche al
terzo foglio di stampa. Qual fine vi ha fatto nascere un tal progetto? Il fine d'una aggradevole
occupazione per noi, il fine di far quel bene che possiamo alla nostra Patria, il fine di spargere delle
utili cognizioni fra i nostri Cittadini, divertendoli, come già altrove fecero e Stele, e Swift, e
Addison, e Pope ed altri. Ma perché chiamate questi fogli il Caffè? Ve lo dirò ma andiamo a capo.
Un Greco originario di Citera, isoletta riposta fra la Morea e Candia, mal soffrendo l'avvilimento, e
la schiavitù, in cui i greci tutti vengon tenuti dacché gli Ottomani hanno conquistata quella
Contrada, e conservando un animo antico malgrado l'educazione e gli esempi, son già tre anni che
si risolvette d'abbandonare il suo paese: egli girò per diverse città commercianti, da noi dette le
scale del Levante; egli vide le coste del Mar Rosso, e molto si trattenne in Mocha, dove cambiò
parte delle sue merci in Caffè del più squisito che dare si possa al mondo; indi prese il partito di
stabilirsi in Italia, e da Livorno sen venne a Milano, dove son già tre mesi ha aperta una bottega
addobbata con richezza ed eleganza somma. In essa bottega primieramente si beve un Caffè, che
merita il nome veramente di Caffè: Caffè vero verissimo 3 di Levante, e profumato col legno d'Aloe
che chiunque lo prova, quand'anche fosse l'uomo il più grave, l'uomo il più plumbeo della terra,
bisogna che per necessità si risvegli, e almeno per una mezz'ora diventi uomo ragionevole. in essa
bottega vi sono comodi sedili, vi si respira un'aria sempre tepida, e profumata che consola; la notte
è illuminata, cosicché brilla in ogni parte l'iride negli specchi e ne' cristalli sospesi intorno le pareti,
e in mezzo alla bottega; in essa bottega, che vuol leggere, trova sempre i fogli di Novelle Politiche,
e quei di Colonia, e quei di Sciaffusa, e quei di Lugano, e vari altri; in essa bottega, chi vuol
leggere, trova per suo uso e il Giornale Enciclopedico, e l'Estratto ella Letteratura Europea, e simili
buone raccolte di Novelle interessanti, le quali fanno che gli uomini che in prima erano Romani,
Fiorentini, Genovesi, o Lombardi, ora sieno tutti presso a poco Europei; in essa bottega v'è di più
un buon Atlante, che decide le questioni che nascono nelle nuove Politiche; in essa bottega per fine
si radunano alcuni uomini, altri ragionevoli, altri irragionevoli, si discorre, si parla, si scherza, si sta
sul serio; ed io, che per naturale inclinazione parlo poco, mi son compiaciuto di registrare tutte le
scene interessanti che vi vedo accadere, e tutt'i discorsi che vi ascolto degni da registrarsi; e
siccome mi trovo d'averne già messi i ordine vari, così li do alle stampe col titolo Il Caffè, poiché
appunto son nati in una bottega di Caffè”.
Nell'introduzione del "Il Caffè" si parla di tutto quello che sarebbe stato, e cosa avrebbe trattato la rivista.

L'introduzione rappresenta una sorta di paradigma dell’Illuminismo lombardo riassumibile in diversi punti:
la rivista si propone di trattare qualsiasi argomento che interessi ai suoi lettori
la rivista è orientata dalle scelte e dai gusti dei suoi lettori, che attraverso la loro approvazione e il loro interesse incoraggeranno le pubblicazioni: il giornale si farà fintanto che qualcuno vorrà leggerlo
gli argomenti trattati saranno basati sulla pubblica utilità
il giornale si ispira agli incontri culturali che avvengono, appunto, in un caffè, dove si leggono giornali, ci si confronta e si discute, al fine di abbandonare ristrette visioni particolaristiche e di andare verso la direzione di un sentito cosmopolitismo.
Contro la pena di morte
Il brano è dedicato al tema della pena di morte e la tortura.
Beccaria sostiene l'inutilità dell'esecuzione capitale (salvo alcuni casi ben precisi: quando il colpevole in carcere potrebbe ancora nuocere e quando è in pericolo lo stato) da un punto di vista non solo etico ma anche pratico.
Egli mostra che è più efficace una pena durevole che non una pena che dura un solo istante e che potrebbe addirittura, per la sua ferocia, sollecitare la solidarietà degli spettatori verso il condannato.
Riguardo la tortura egli sostiene che non è efficace perchè si basa sulla forza fisica e la resistenza dell'accusato, se egli riesce a resistere al dolore ma è colpevole non svelerebbe che in realtà è colpevole, trattandosi invece di una persona più debole e con meno resistenza al dolore essa potrebbe confessare di essere colpevole anche nel caso in cui egli non lo è.
<<Non è l’intensione della pena che fa il maggior effetto sull’animo umano, ma l’estensione di essa; perché la nostra sensibilità è più facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggiero movimento.
L’impero dell’abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come l’uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, cosí l’idee morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse.>> [Righe 14..19]
In queste righe Beccaria ci vuole far capire che non è l’intensità della pena,ma la sua estensione, a impressionare gli uomini.
<<Chi dicesse che la schiavitù perpetua è dolorosa quanto la morte, e perciò egualmente
crudele, io risponderò che sommando tutti i momenti infelici della schiavitù lo sarà forse anche di più, ma questi sono stesi sopra tutta la vita, e quella esercita tutta la sua forza in un momento; ed è questo il vantaggio della pena di schiavitù, che spaventa più chi la vede che chi la soffre; perché il primo considera tutta la somma dei momenti infelici, ed il secondo è dall’infelicità del momento presente distratto dalla futura. Tutti i mali s’ingrandiscono nell’immaginazione, e chi soffre trova delle risorse e delle consolazioni non conosciute e non credute dagli spettatori, che sostituiscono la propria sensibilità all’animo incallito dell’infelice.>> [Righe 58..68]
In queste righe Beccaria intende dire che l’ergastolo è più doloroso della morte perchè è una somma di momenti infelici che dura tutta la vita, esso appunto, "
spaventa più chi la vede che chi la soffre
".
<<Non è utile la pena di morte per l’esempio di atrocità che dà agli uomini. Se le passioni o la necessità della guerra hanno insegnato a spargere il sangue umano, le leggi moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbono aumentare il fiero esempio, tanto più funesto quanto la morte legale è data con istudio e conformalità.
Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio. Quali sono le vere e le più utili leggi? Quei patti e quelle condizioni che tutti vorrebbero osservare e proporre, mentre tace la voce sempre ascoltata dell’interesse privato o si combina con quello del pubblico. >> Righe [95..102]
Beccaria dice che la pena di morte è inutile e dannosa per il legislatore, in quanto è un esempio di atrocità, mentre le leggi dovrebbero essere moderatrici della condotta umana
L'illumismo fu la causa di tante riforme dal punto di vista politico/economico presso il Regno di Napoli e la Lombardia austriaca
In Lombardia si ebbero tante riforme riguardanti sia l'economia che i rapporti con la Chiesa e le religioni in generale.
Le principali riforme furono:
Catasto delle proprietà terriere che permise di tassare i patrimoni fondiari sulla base di un rivelamento più dettagliato e sicuro e di cancellare i privilegi della grande proprietà laica ed ecclesiastica
Abolizione della ferma (riscossione dei tributi affidata a privati)
Abolizione delle corporazioni
Politica giurisdizionalista (maggiore controllo sulle attività dei vari enti religiosi da parte dello stato)
Espulsione dei gesuiti e tolleranza religiosa
Nel Regno di Napoli furono fatte tante riforme focalizzate sui problemi economici e riguardo l'amministrazione della giustizia e i privilegi ecclesiastici ma i progetti di riforma purtroppo si rivelarono quasi inutili: la loro efficacia risultò assai inferiore rispetto alle attese.
"
Dei delitti e delle pene
"
è formato da quarantadue brevi capitoli il cui scopo è quello di dimostrare che il sistema giuridico settecentesco era fondato sulla repressione e non era focalizzato sul garantire il benessere dei cittadini.
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