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EDUCAZIONE (SCIENTIFICA)

Dove siamo, da dove veniamo, dove vogliamo andare
by

Alfredo Tifi

on 18 October 2012

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Transcript of EDUCAZIONE (SCIENTIFICA)

da dove veniamo, dove siamo,
dove vogliamo andare, come ci vogliamo arrivare Educazione attraverso la Scienza Persone capaci di... occorrono attività idonee: IBSE

ma non solo, non sempre.

Non sempre un bravo studente sa che sta lavorando ad un'investigazione ed alla ricerca di risposte a un problema aperto o chiuso che sia.
Non dimentichiamo che lo studente sa che la conoscenza è "insegnata", cioè trasmessa, non sa e/o non vuol sapere che essa è costruita.

In ogni caso l'insegnante ha il compito di anticipare e "prestare" la consapevolezza che manca allo studente, esplicitamente, lasciando aperta la possibilità che lo studente scopra il proprio ruolo Attività genericamente "Inquiry Based",
possono servire ad una o più di queste cose DIVERSE che richiedono ciascuna un diverso "focus":
veicolare particolari concetti disciplinari o interdisciplinari (es. variabile, modello)
acquisire familiarità con specifici principi della metodologia scientifica
comprendere la N.O.S. attraverso i suoi processi applicati in contesti autentici
Sviluppare le abilità di pensiero che costituiscono l'obiettivo educativo Eppure il Quadro di Riferimento P.I.S.A. per la Literacy Scientifica (2006) assegna alla Educazione Scientifica il peso dovuto in quanto METODO: "...
ciò che occorre è un certo grado di conoscenza della scienza in quanto metodo, cioè in quanto processo che produce conoscenza e che propone spiegazioni sulla natura." E, più avanti: "...comprensione degli aspetti distintivi della scienza intesa come forma di sapere e di indagine...", e "...comprensione dei processi attraverso i quali gli scienziati ricavano i propri dati e propongono le proprie spiegazioni...la natura congetturale delle ipotesi scientifiche, la disposizione a rivedere sempre in modo critico i risultati...". pensare in modo intellettuale, formale, analitico,
essendo cioè capaci di scorporare il contenuto di informazione dalla fonte dell'informazione, dal proprio punto di vista, da una percezione globalizzante, distanziando gli aspetti emotivi, riconoscendo significati distinti e relazioni tra essi.

pensare, leggere ed ascoltare in modo critico, "allertato" o "inquisitivo"

pensare, ascoltare e leggere in modo riflessivo, cioè:
immaginativo in modo controllato,
costruendo argomentazioni logico-verbali
postponendo le asserzioni di conoscenza e i giudizi di valore

pensare in modo creativo-costruttivo,
cioè generativo, connettivo, produttivo
sintetico-globale

emozionarsi e trasmettere
l'emozione nel funzionare
in questo modo disorientamento, frammentazione affettivo-cognitiva, dentro/fuori dalla scuola
Disconoscimento natura socioculturale dell'apprendimento, studio in solitudine con ancora scarso accesso ai significati, apprendimento passivo e idiosincratico
Apprendimento averbale per manipolazione, prove ed errori in domini virtuali
In calo: esperienze di apprendimento autodiretto tramite attività manipolative con oggetti concreti (es. LEGO), responsabilità individuale, progettualità, attenzione volontaria, capacità di argomentazione logico-verbale, necessità-uso della lettura-scrittura, pensiero concettuale-astratto, dimensione della memoria di lavoro e a lungo termine
In crescita: opportunità di motivazione intrinseca, accesso alle informazioni, opportunità di presa di coscienza autonoma almeno di significati concreti sapere statico, immutabile sapere "liquido" Per andare dove vogliamo andare
occorrono METODOLOGIE, varie, dotate dei seguenti "ingredienti":
apprendimento collaborativo
riflessione sui processi
riflessione sui contenuti
argomentazione
problemi autentici
costruzione condivisa di sistemi di conoscenza in poche parole: strutturare la classe e i suoi insegnanti come comunità di apprendimento http://www.scienzainrete.it/Investigazioni/15_02_7_BARATTOLINI/report_15_2_barattolino.htm Nel sistema educativo italiano l'insegnamento della metodologia scientifica non trova applicazione sistematica, intenzionale e prolungata in nessun curriculum formativo sapere situato, flessibile perché IBSE?
"non si apprende leggendo e ascoltando, ma facendo e pensando" (David Jonassen) sapere "alieno" o sganciato dalla vita, dal mondo reale, dal sé vissuto
Verbalismo e memorizzazione di conoscenze inerti
Creazione di automatismi scambiati per significati
Reificazione dei simboli
Pensiero riproduttivo
Eccessiva attenzione alla forma e, all'opposto, addestramento puramente tecnico-pratico,
Scarsa autonomia, scarsa flessibilità, scarsa trasferibilità di ciò che si sa/si sa fare
cultura etnocentrica, egocentrismo linguistico
Conformismo, pregiudizio, buona responsabilità individuale e motivazione estrinseca Dove eravamo Dove
siamo N.o.S. = Nature of Science L'insegnante che fa la differenza si è imbarcato in un percorso di C.P.D.:
insegnante come soggetto che apprende,
insegnante efficace,
insegnante riflessivo e sperimentatore,
insegnante come leader C.P.D. = Continuous Professional Development Una volta raggiunto un simile livello di autonomia, riflessività, capacità di porsi in modo proattivo di fronte alla complessità,
una volta costruito un senso di autoefficacia e di sfida, sufficienti motivazione intrinseca e curiosità,
essendo entrato in possesso di conoscenze di base anche disciplinari, di capacità di trasferire tali conoscenze e argomentare e interagire nelle comunità di idee, e
avendo costruito tutto ciò lungo percorsi graduali, attraverso unità I.B.S.E. autenticamente risolvibili,
lo studente sarà ben lieto anche imbarcarsi in attività I.B.S.E. orientate allo studio di problemi aperti di natura sociale di una certa complessità e rilevanza per l'educazione alla cittadinanza. Iniziare direttamente da questo genere di problemi perché si presume che per la loro rilevanza essi siano capaci di catalizzare un interesse maggiore, significa voler cortocircuitare un percorso lungo e complesso e perseguire, di fatto, il percorso che mira alle: "Conoscenze scientifiche utili per il cittadino attraverso l'educazione sui temi di rilevanza sociale", cioè l'esatto opposto ci quanto il progetto PROFILES dichiara di voler fare. D'altra parte la pratica dell'insegnamento dimostra che il climax sereno e fertile per ottenere coinvolgimento attivo, ordinato, interesse duraturo e la riflessione degli alunni, per ottenere cioè una comunità "pensante", per suscitare emozioni positive e senso di autoefficacia, non è affatto correlato all'importanza sociale dei temi trattati, quanto piuttosto a ciò che l'insegnante fa per tenere gli studenti attivi, per tirare in campo il loro vissuto, per aiutarli a prendere coscienza del senso di ciò che essi fanno. Ci troviamo oggi di fronte a qualcosa che si presenta come un rompicapo. Nei primi anni di scuola tutto sembra funzionare molto bene. I bambini sembrano entusiasti, vivaci, allegri. In generale, vi è un'atmosfera generale di spontaneità, in cui sono incoraggiati a esplorare, a scoprire e a creare...
Tuttavia se consideriamo quello che è accaduto quando i bambini hanno raggiunto l'adolescenza, siamo costretti ad ammettere che spesso la promessa dei primi anni rimane inadempiuta.
Moltissimi ragazzi finiscono la scuola portando con sé il sapore amaro della sconfitta, senza neppure avere una discreta padronanza di quelle capacità fondamentali che la società richiede, e senza essere diventati delle persone in grado di godere dell'esercizio dell'intelligenza creativa. Il problema sta quindi nel comprendere come mai una cosa che comincia
così bene possa finire tanto male.

Margaret Donaldson,
Springer-Verlag Italia, 2010 dove vogliamo
arrivare
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