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Copy of tesina di terza 2

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andy bozzolyno

on 20 June 2013

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Transcript of Copy of tesina di terza 2

Educazione civica
Nel periodo della Seconda rivoluzione industriale aumentò lo squilibrio sociale tra la classe ricca e quella povera, così quest'ultima era costretta a mandare anche i ragazzi a lavorare in cerca di denaro. Ma, nonostante la relazione fra povertà e lavoro minorile, non bisogna concludere che lo sfruttamento minorile sia un frutto inevitabile della povertà, perché ci sono nazioni con un reddito pro capite basso che hanno pochi bambini al lavoro e viceversa. Il lavoro minorile si sviluppa quando la gente deve affrontare da sola la propria povertà, trovandosi senza scuola e sanità gratuita, senza quella solidarietà sociale che consente di soddisfare almeno i bisogni di base.
Lo sfruttamento minorile, raggruppa tutti quei casi in cui i bambini o ragazzi sotto i 18 anni (anche se questa età varia, anche se di poco, in alcuni Paesi) che sono costretti a dover lavorare duramente come un adulto.
Nella maggior parte dei Paesi del mondo la legge definisce che un individuo diventa maggiorenne dopo il diciottesimo compleanno, e a questa età oramai si ritiene che l'individuo abbia ottenuto la capacità di assumersi le proprie decisioni e responsabilità che la vita adulta sottopone. Comunque i bambini di qualunque età, devono avere gli stessi diritti degli adulti, riconosciuti a livello internazionale.
Lo strumento più completo che si allarga in ogni campo della tutela dei minori è la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia dell' ONU. L'importanza di questa convenzione è che essa è il primo vero trattato a stabilire diritti universalmente riconosciuti a minori. Infatti prima di ciò, si erano sempre fermate solo delle dichiarazioni, dove questi principi venivano solamente enunciati; invece con questa convenzione ogni Stato che ne fa parte è vincolato giuridicamente nel mettere in pratica tutte le norme stabilite.
I diritti attribuiti a tutti i bambini e agli adolescenti, indipendentemente dal colore della pelle, dalla loro religione o dal loro sesso si possono classificare in 5 gruppi:
i diritti di "base" come il diritto alla vita, ad avere un nome e una nazionalità e di essere protetti dai genitori;
i diritti che garantiscono lo sviluppo della persona, e quindi il diritto allo studio e all'apprendimento, ma anche il diritto al gioco e allo svago di cui ogni bambino dovrebbe avere, e anche quello di essere tenuto in sicurezza e in salute;
i diritti che gli assicurano protezione contro ogni abuso e maltrattamento, anche familiare e anche dallo sfruttamento nei rapporti di lavoro;
i diritti all'assistenza ai portatori di handicap, ai rifugiati, alle vittime di violenza ma anche a quelle di guerra e di tortura;
il diritto delle libertà fondamentali: libertà di informarsi, di esprimere le proprie opinioni sulle questioni che li coinvolgono, la libertà religiosa e di associarsi a qualsiasi gruppo con altri minori o con maggiorenni.
Per proteggere questi diritti sono state formate varie organizzazioni internazionali; tra queste la più grande e la più importante è sicuramente l'UNICEF.
L'UNICEF è un'Agenzia delle Nazioni Unite, fondata nel 1946 per aiutare le piccole vittime della Seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra riuscì a fornire ben 800.000 paia di scarpe e 700.000 mq di stoffa per confezionare abiti ; inoltre contribuì alla ricostruzione di scuole e all'istituzione di corsi di educazione popolare e collaborò nell'allestimento di reparti pediatrici negli ospedali. Quando ormai i Paesi europei si stavano rimprendendo economicamente, l'UNICEF decise di spostare l'attenzione ai bambini in Africa, in Asia e in America latina.
Un altra funzione dell'UNICEF è quella di tenerci informati sulla situazione dell'infanzia nelle varie parti del pianeta, situazioni che purtroppo non sono molto confortanti. Infatti, ogni anno al mondo muoiono 11 milioni di bambini per colpa di malattie che si potrebbere evitare. l'AIDS poi, rende orfani 14 milioni di minori e almeno 100 milioni sono quelli che vivono per strada.
Un'altra cifra sconvolgente sono i 50 milioni di bambini che non vengono registrati alla nascita e come conseguenza si ritrovano senza nome, senza nazionalità e senza un'identità.
Il problema più grave è che se una persona non viene registrata all'anagrafe non può essere curata in ospedale, non può essere ammessa a scuola e non
può neanche essere adotta legalmente perchè non esiste. Però purtroppo, questi poveri bambini vengono facilmente presi dai trafficanti umani che li vendono per essere sfruttati in lavori domestici e agricoli. Questa situazione è molto comune nei Paesi dell'Africa subshariana e dell'America latina ma anche nell'Asia meridionale dove i genitori scelgono di non registrare i loro figli. Questa decisione deriva dal fatto che può risultare troppo costosa per le famiglie, oppure c'è chi la ritiene inutile; in alcuni Paesi islamici i bambini nati al di fuori dal matrimonio, la madre non può trasmetterli il cognome e la cittadinanza.
Questo ci fa capire che le norme, da sole, non bastano a tutelare determinati diritti, ma sono gli Stati, le istituzioni e ogni individuo che devono contribuire alla loro realizzazione.
I diritti della
Convenzione internazionale

L'UNICEF
Nel mondo circa 250 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni sono costretti a lavorare numerose ore al giorno.
La maggior parte di essi vive in Asia dove si verificano le forme peggiore di sfruttamento del lavoro infantile.
Qui sono impiegati nelle piantagioni, nelle cave, nelle miniere, nei laboratori tessili e dei giocattoli, nel lavoro domestico e nella selezione dei rifiuti.
In Africa invece, i giovani vengono usati soprattutto nel settore dell'agricoltura.
Altri ragazzi vivono nell'America latina e lavora nelle imprese agricole, nelle miniere ma anche nella fabbriche di abbigliamento.
In ogni caso, il 70% di questi lavoratori è impiegato in attività pericolose.
Una cosa importante da tener conto, è che in tutti i Paesi del mondo il lavoro infantile è ritenuto illegale. Inoltre il lavoro minorile non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo, dove si cerca in tutti i modi di ricavare del denaro, ma riguarda anche i Paesi ormai industrializzati come gli Stati Uniti e l'Europa, in particolare l'Italia, il Portogallo, la Gran Bretagna e i Paesi ex socialisti.
Il lavoro minorile è molto vantaggioso per i datori di lavoro in quanto permette di abbassare i costi di produzione, infatti i bambini vengono pagati molto di meno rispetto agli adulti e poi questa manodopera non si ribella, non si organizza per rivendicare un trattamento migliore.
Inoltre i bambini per la loro agilità e la loro corporatura, rendono meglio rispetto ad un adulto in determinate mansioni. Per fare un esempio, molte delle essenze con cui sono fatti i nostri profumi sono prodotte sfruttando il lavoro minorile: alcuni fiori, come i gelsomini, sono raccolti di notte dai bambini la cui altezza è uguale a quella delle piante e le cui piccole mani non rischiano di danneggiare i boccioli.
Il lavoro minorile
I bambini-soldato
Tra 1985 e il 1995, secondo le stime dell'UNICEF, oltre 2 milione di bambini sono stati uccisi in conflitti armati, 6 milioni quelli feriti in modo grave o resi invalidi, 12 milioni sono rimasti senza casa, 10 milioni hanno invece riportati gravi traumi psicologici. Le guerre, inoltre, agnentano i sistemi sanitari e quelli di assistenza sociale, esponendo i bambini a rischio di malattie e contaggi mortali.
I bambini che non esistono
Questo problema persiste anche negli Stati più ricchi. Gli USA arruolano nei marines anche diciassettenni, mentre la Gran Bretagna e la Francia accettano sedicenni nelle scuole militari. In Italia, con un'apposita legge, ha cancellato le norme che permettevano ai minori di 18 anni l'arruolamento nell'esercito.
Attualmente nel mondo sono più di 30 i Paesi in guerra, in cui sono impegnati almeno 300 mila bambini e bambine di età inferiore ai 18 anni. Generalmente i minori sono costretti a combattere nelle guerriglie e negli eserciti irregolari. Si arruolano in genere bambini poveri, separati dalle loro famiglie e, spesso, senza alternative per sopravvivere.
L'istruzione negata
I bambini che lavorano, che combattono o che vengono sfruttati sessualmente non hanno la possibiltà di studiare e, di conseguenza, non acquisiscono strumenti utili a migliorare la loro vita. Nel mondo sono 130 milioni i bambini che non frequentano la scuola, di cui i 2/3 sono femmine. Insieme agli adulti analfabeti formano un miliardo di persone, 1/6 della popolazione mondiale non è in grado di leggere un libro o di scrivere il proprio nome.
Una buona istruzione di base è indispensabile per diventare cittadini consapevoli dei propri diritti e partecipi della vita politica del proprio Paese. Tra mancanza di istruzione e alta percentuale di mortalità infantile, diffusione di malattie contagiose, sfruttamento del lavoro minorile e, in generale, ogni forma di abuso dei minori c'è sicuramente un legame strettissimo.
Il diritto all'istruzione è stato proclamato più di 50 anni fa con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 ed è stato poi ribadito dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia del 1989.
Il diritto all'istruzione è molto importante perchè svolge un ruolo primario nella lotta contro la povertà e la violazione dei diritti umani.
Educazione fisica
Il tennis tavolo, è uno degli sport di maggior diffusione nel mondo ed è una specialità olimpica.
Questo sport è più conosciuto come ping pong però, questo termine, si intende questo sport praticato come passatempo, mentre tennistavolo indica la specialità olimpica.
La federazione sportiva internazionale del tennis tavolo è l’ ITTF ( International Table Tennis Federation), con sede a Losanna in Svizzera.
Le origini del tennis tavolo sono ancora incerte infatti esistono due principali ipotesi:
•La prima è che sia nato in cina, nei palazzi imperiali.
•La seconda invece, ipotizza che sia nato dal tennis, in Inghilterra. Questa ipotesi afferma che, mentre alcuni signori dell’alta società giocavano a tennis, iniziò a piovere, così decisero di spostare la partita all’interno, in un campo più ristretto: quello da ping pong.
Il tennis tavolo si può giocare in due giocatori che gareggiano tra loro (singolo), oppure in due squadre di due giocatori ciascuna (doppio). Per giocare è necessaria una racchetta per ogni giocatore, una pallina e un tavolo idoneo, nonché una zona di gioco adeguatamente larga (per un incontro regolamentare si deve disporre di un'area di gioco di 12 metri di lunghezza, 6 metri di larghezza e 4 metri di altezza nelle competizioni internazionali, mentre in quelle nazionali diminuisce di 2 metri in lunghezza e 1 in larghezza.
Al centro dell'area di gioco è posto il tavolo in legno le cui dimensioni sono: 274 cm in lunghezza, 152,5 cm in larghezza e 76 cm altezza. Il tavolo è suddiviso in due metà (dette campo) da una rete in nylon alta 15,25 cm e lunga 184 cm, la rete e i supporti sporgono su due lati lunghi per 15,25 cm ognuno.
La pallina è vuota e sferica ed è fatta generalmente di celluloide, ma si può giocare con palline di materiali plastici diversi, purché pesino precisamente 2,7 grammi e abbiano un diametro di 40 mm. La pallina può essere indifferentemente bianca o arancione.
I giocatori possono utilizzare racchette di qualsiasi dimensione, forma e peso, ma il telaio, ovvero la parte dove si colpisce la pallina e la parte centrale dell’impugnatura deve essere piatto e rigido. Esso deve inoltre essere composto almeno all'85% di legno ma può anche avere dei rinforzi interni. Le facce della racchetta usate per colpire la pallina devono essere ricoperte o da un foglio di gomma uniformemente coperta al suo esterno da puntini sporgenti oppure da uno strato di gommapiuma su cui è posto il foglio di gomma che può stavolta, o avere la puntinatura esterna, o rivolta verso la gommapiuma (questo tipo di gomma è definito “sandwich”).
La racchetta deve essere di due colori: rosso e nero per permettere all’avversario di capire che effetto darà il colpo alla pallina, infatti i due colori differiscono per tipo della gomma (puntinata o liscia) e il materiale utilizzato. Per questo prima della partita entrambi i giocatori osservano e toccano la racchetta dell’avversario per capire come sono fatti i due rivestimenti.
Una volta che la palla è stata servita, l'altro giocatore deve effettuare un "rinvio" (o "risposta"). Per compiere un rinvio il giocatore deve colpire, con la racchetta o con la mano (fino al polso) che tiene la racchetta, la pallina dopo che essa ha colpito una volta il proprio campo e prima che colpisca il tavolo una seconda volta. Dopo che il giocatore ha colpito la pallina, questa deve arrivare a colpire il campo avversario senza prima toccare altro se non la rete. I giocatori devono effettuare una risposta a testa finché uno dei giocatori non manca una risposta o non commette fallo.
La pallina è considerata "in gioco" quando lascia la mano del giocatore che effettua il servizio.
Si ottiene un punto nei seguenti casi:
•l'avversario effettua un servizio sbagliato o manca di effettuarlo dopo che ha messo in gioco la pallina.
•l'avversario manca o sbaglia un rinvio
•l'avversario commette un fallo per cui non è prevista la ripetizione dello scambio.

-Un fallo è commesso nei seguenti casi:
•la pallina rimbalza due o più volte nel proprio campo
•la pallina è colpita senza che essa abbia rimbalzato una volta nel proprio campo (colpo al volo)
•la pallina viene colpita o toccata con qualcosa di diverso della racchetta di gioco o dalla mano che la tiene
•la pallina è colpita due volte consecutivamente (doppio tocco, racchetta-racchetta, mano-racchetta)
-Inoltre un fallo è commesso anche se:
•il giocatore (racchetta compresa) tocca la rete
•il giocatore tocca il tavolo con la mano libera
•il giocatore sposta il tavolo di gioco
•il giocatore parla durante lo scambio
Un normale incontro di ping pong si disputa in 5 partite e vince chi si aggiudica per primo tre partite, mentre, nei tornei internazionali, campionati del mondo, olimpiadi ed in altre competizioni gli incontri si disputano in 7 partite e vince chi se ne aggiudica 4. Molto più comunemente si usa (anche se è un errore) disputare le partite a 21 punti per la vittoria, quelle persone che ritengono il tennistavolo un hobby, commettono quest'errore.
Un giocatore vince un set quando raggiunge 11 punti mentre l'avversario ne ha realizzati meno di 10. Se nella partita i giocatori raggiungono entrambi 10 punti vince chi riesce per primo a conquistare 2 punti in più sull'avversario.
All'inizio di un incontro si sorteggia chi batterà il primo servizio.
Il servizio consiste nel colpire la pallina con la racchetta per farla rimbalzare una volta nel proprio campo e, superando la rete, farla ricadere nel campo avversario. Se durante il servizio la palla tocca la rete (supporti compresi) prima che tocchi il campo avversario si commette un fallo, senza penalità, e il servizio deve essere ripetuto.
Questo fallo è chiamato “let” dall’inglese “let’s play again” cioè “rigiochiame” e non “net” come la maggior parte delle persone pensa. Infatti il termine “net” deriva dalla parola inglese “network”, ovvero rete.
Comunemente si effettua uno scambio per la palla, chi vince lo scambio ottiene il servizio. Chi inizia a battere effettua 2 servizi consecutivi, poi toccherà all'avversario, la sequenza di due battute si alterna sino alla fine della partita. In caso di parità sul punteggio di 10 punti la sequenza delle battute è limitata ad un solo servizio a testa.
Il gioco ha inizio quando la pallina lascia la mano del giocatore che effettua il servizio, quindi se il battitore non colpisce la pallina dopo averla lanciata è punto dell'avversario.
Per essere ritenuto valido il servizio bisogna ripettare alcune regole: all'inizio del servizio, la pallina dev'essere liberamente posta sul palmo aperto della mano libera ed immobile in modo da essere visibile dall'avversario. Il battitore deve quindi lanciare la pallina verso l'alto senza imprimere effetto così che si sollevi dal palmo della mano libera di un minimo di 16,5 cm e ricadere senza che abbia toccato nulla; la pallina deve essere colpita oltre e al di sopra della linea di fondo del tavolo.
Se una delle regole del servizio non viene rispettata, l'arbitro dopo un primo ammonimento, ad ogni successivo errore chiamerà il fallo al battitore e conseguente punto per l'avversario. Inoltre, se prima del servizio del battitore l'avversario alza la mano per ragioni valide e non tocca la pallina facendola cadere sul pavimento, il battitore dovrà effettuare un nuovo servizio senza sanzioni per l'avversario.
In caso di disabilità fisica l'arbitro può permettere al battitore di servire senza rispettare pienamente il regolamento sul servizio. Questo è valido solo per i giocatori che hanno perso l'uso di un braccio o di una mano.
Attrezzature
Il tennis tavolo
Partita
Punti e set
Regole del servizio
Servizio
Rinvio e falli
Nel tennistavolo è di fondamentale importanza saper imprimere giro alla pallina, e saper rispondere ottimamente a una palla girata. Questo perché, sebbene le racchette possano essere molto diverse tra loro, sono tutte molto sensibili al giro della pallina, che può arrivare ad avere rotazioni molto considerevoli durante uno scambio. Esistono diversi tipi di giro (o di effetto) che vengono distinti in base alla sua direzione rispetto all'asse del tavolo. I suoi effetti sono diversi e possono essere notati debolmente quando la pallina è in aria, meglio quando essa tocca il tavolo, quindi in misura varia quando tocca la racchetta di un giocatore, questo in base al tipo di gomma che questi utilizza.
Tecniche di gioco
•Inferiore, o taglio o backspin: si ottiene colpendo la pallina strusciandola dal basso, in modo da darle una rotazione contraria al moto. La pallina con giro inferiore tende ad abbassarsi lentamente mentre è in aria, e a lievitare leggermente. Quando la pallina tocca il tavolo rallenta bruscamente e rimbalza verso l'alto.
Quando poi tocca la racchetta del giocatore ricevente si muove verso il basso, quindi andrà sulla rete se il giocatore non ha opportunamente aperto la racchetta, ovvero inclinato verso l'alto.
•Superiore, o topspin: è il giro inverso all'inferiore, quindi si ottiene colpendo la pallina dall'alto. In questo caso la pallina si abbassa velocemente, quindi accelera al contatto con il tavolo, con un rimbalzo schiacciato. Quando tocca la racchetta del ricevente tende a rimbalzare verso l'alto. Il colpo di risposta al topspin è il blocco, che si effettua chiudendo la racchetta, inclinandola, cioè, verso il tavolo.
Il topspin è il colpo che imprime alla pallina il giro omonimo. È un colpo di attacco, in quanto accelera lo scambio ed è difficile da ricevere. Il blocco, infatti, è un colpo passivo, che permette all'avversario di piazzare colpi sempre migliori; d'altronde non c'è un altro modo facile per rispondere a un topspin.
•Laterale, o sidespin: è un giro utilizzato soprattutto in battuta. La pallina ha una rotazione sullo stesso piano del tavolo. Quando è stato impresso alla pallina questa tende a cambiare il proprio moto verso destra o verso sinistra, rispettivamente nel caso che la pallina sia stata strusciata da sinistra o da destra. A meno che una pallina "laterale" non abbia anche un altro tipo di spin (ad esempio superiore o inferiore, com'è nella maggioranza dei casi) toccando il tavolo avrà un rimbalzo normale, ma sulla racchetta del giocatore ricevente scarterà brucamente verso destra o sinistra a seconda della rotazione.
•Corkspin, o cavatappi o giro a vite: è il tipo di spin in assoluto meno utilizzato, solo in alcune battute. La pallina assume una rotazione intorno all'asse del moto. La pallina con giro a vite non ha evidenti variazioni di movimento mentre è in aria, invece si sposta velocemente verso sinistra o verso destra — a seconda di come era stato dato il giro — nel momento in cui tocca il tavolo. Considerando che la direzione del moto della pallina battuta con corkspin cambia notevolmente dopo che ha toccato il tavolo due volte, arriva al giocatore ricevente con giro superiore.
I tipi di giro "semplici" usati nel tennistavolo sono:
Lo "stile occidentale" consiste nel tenere il manico della racchetta con 3 dita, l'indice sulla gomma di un lato della racchetta, il pollice sulla gomma dell'altro lato della racchetta. Questa impugnatura consente di colpire la pallina sia col dritto che col rovescio.
Impugnatura
Esistono due differenti modi di impugnare la racchetta e quindi due diversi stili.
Lo "stile cinese”, o "a penna", consiste invece nel tenere il manico della racchetta nell'incavo della mano tra pollice e indice. In questo caso vi sono due varianti che appartengono a due diverse scuole.
•L' "impugnatura cinese" costringe ad un maggior movimento per colpire sempre col dritto, ma consente più forza nel colpo e servizi più efficaci, grazie alla maggior mobilità del polso.
•L' "impugnatura giapponese" somiglia a quella cinese, ma le dita dietro alla racchetta non sono contratte, bensì distese e questo limita il movimento del polso. Inoltre le racchette giapponesi sono tradizionalmente più grandi, di forma quadrata e col manico più lungo di quelle cinesi.
Nel tennis tavolo si disputano anche incontri di doppio. Le regole sono le stesse previste per il singolare, tranne:
•Il campo è diviso in due parti da una linea lungo il lato lungo del tavolo. La suddivisione è utile solo in occasione del servizio di battuta;
•È obbligatorio battere il servizio dalla parte destra del proprio campo inviando la pallina nella parte destra del campo avversario;
•I giocatori di una coppia devono alternarsi in uno scambio ribattendo la pallina una volta per uno;
Il doppio
In un incontro di doppio assumono un diverso rilievo alcune considerazioni generali sulla forza dei singoli giocatori. Infatti non sempre due giocatori con miglior classifica individuale vincono contro una coppia che è considerata complessivamente più debole. È infatti importante in questa specialità che i due siano allenati e affiatati. Nel doppio risulta essenziale il movimento sincronizzato dei giocatori ed essere sempre nella posizione migliore per colpire senza ostacolarsi a vicenda.
La composizione ideale del doppio è considerata quella formata da un giocatore mancino e da un destro, in quanto in questo modo è necessario un minor movimento per raggiungere la posizione ideale per colpire la pallina.
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