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ORAZIO E IL SECCATORE

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by

damiano sabeddu

on 2 March 2015

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Transcript of ORAZIO E IL SECCATORE

Quinto Orazio Flacco nasce a Venosa (66-8 a.C) uomo di umili origini, ma di condizioni economiche non disagiate, infatti suo padre liberto era un esattore di tasse. Partecipo nel 42 a.C alla battaglia dei Filippi con l’esercito di Bruto. Nel 38 a.C lo stesso Mecenate gli dono una villa in Sabina dove Orazio potè vivere una vita campagnola perfetta rispetto alla città dove la vita era faticosa e dispersiva. Dopo partecipò alla propaganda Augustea dove compose numerose odi e carmi celebrativi.
CARATTERISTICHE DELLE SATIRE
ESAMETRO
DIATRIBA SERIO-COMICO
IMPOSTAZIONE SOGGETTIVA





SERMONI PROPIORA
LABOR LIMAE


PUBBLICO RISTRETTO
SATIRE NARRATIVE E DISCORSIVE
introduzione testo
un incontro sgradevole è un componimento pieno di
spirito e comicità
la satira è la rappresentazione dei difetti degli altri.
lo schema utilizzato e quello del
contrasto
tra due personaggi che si scontrano con
intelligenza
e
arguzia

-Le Satire erano chiamate dal poeta come sermone(dialoghi). Queste hanno uno stile poco elevato e sono scritte interamente in latino.

-Questa opera è riservata a pochi intimi ovvero un pubblico di intenditori.

-Orazio definisce l’ iniziatore della satira Lucilio


SATIRE
Latino (sermones,I,9)
UN INCONTRO SGRADEVOLE
VITA
NON AUTOBIOGRAFIA
DIFF. CON LUCILLIO
CARATTERISTICHE DELLE SATIRE
MESSAGGIO E STILE
METRIOTES
AUTARKEIA
RIFLESSIONE VERSO LA MORALE E LA SERENITà DELL' ANIMA.
EPICURISMO
il seccatore
orazio
spregiudicato
e immorale
ama vivere e stare in pace
storia testo
orazio racconta il suo incontro con un petulante scocciatore che gli si pianta alle costole e vuole a tutti i costi strappargli una "raccomandazione" per entrare nel circolo di mecenate: in cambio è pronto a fargli da spalla.la satira si conclude con il seccatore che entra in tribunale
traduzione testo
Mi trovavo a camminare lungo la via Sacra, come è mia abitudine, mentre pensavo fra me e me non so che sciocchezze, tutto preso in quelle: ed ecco che arriva un tizio che mi era noto solo di nome, ed afferratami la mano mi dice: "Come va, carissimo ?". "Benissimo, finora - io dico - e ti auguro ogni bene". Poiché mi teneva dietro, lo precedo: "Desideri forse qualcosa ?". Ma egli disse: "Dovresti conoscermi, siamo letterati". Allora io dico: "Per questo fatto conterai di più ai miei occhi". Tentando disperatamente di andarmene, andavo più veloce, talvolta mi fermavo, dicevo non so che all'orecchio dello schiavo, mentre il sudore grondava fino all'estremità dei calcagni. Dicevo fra me: "Felice te, Bolano, che ti va subito il sangue alla testa" - mentre egli ciarlava di qualunque cosa e lodava i quartieri e la città. Poiché non gli rispondevo nulla, disse: "Cerchi invano di andartene, lo vedo già da un pezzo; ma non ti serve a nulla, ti terrò sempre dietro; ti starò alle costole da qui a dove sei diretto". "Non c'è bisogno che tu faccia un giro così lungo: voglio far visita ad un tale che tu non conosci; è a letto malato distante da qui, oltre il Tevere, vicino ai giardini di Cesare". "Non ho niente da fare e non sono pigro: ti seguirò senza tregua". Abbasso le orecchie, come un asinello scontento, quando sopporta con la schiena un peso troppo gravoso. Egli attacca a parlare: "Se ben mi conosco, non stimerei di più l'amico di Vario, non di più l'amico di Visco: infatti chi potrebbe scrivere versi più lunghi o chi più velocemente di me ? Chi potrebbe danzare più leggiadramente ? Io canto in modo tale che persino Ermogene sarebbe invidioso". 26 Quello era il momento di interromperlo: "Hai una madre, un cognato, che hanno bisogno che tu stia bene ?". "Non ho nessuno: li ho seppelliti tutti". "Beati loro, ora resto io. Dammi il colpo di grazia: dunque incombe su di me il triste destino che una vecchia fattucchiera sabina mi vaticinò mentre ero ragazzo dopo aver scosso l'urna profetica: costui non porteranno via né i terribili veleni, né la spada di un nemico, né la pleurite, né la tisi, né la gotta che rende lenti: una volta o l'altra un chiacchierone lo distruggerà; se ha buon senso eviti le persone loquaci, appena sarà diventato adulto". Si era giunti presso il tempio di Vesta, trascorsa ormai la quarta parte del giorno ( 9/10 del mattino ) e allora gli toccava presentarsi in giudizio, avendo offerto garanzia; se non l'avesse fatto, doveva perdere la contesa. "Se mi vuoi bene, disse, assistimi un po' qui". "Possa morire, se sono capace di assisterti, o conosco i diritti civili; ed inoltre sono diretto di fretta dove sai". "Sono in dubbio su cosa fare - disse- se lasciare te o la causa". "Me, per favore". "Non lo farò" - rispose - e prese a precedermi; io, dal momento che è difficile lottare col vincitore, lo seguo; da questo punto riprende il discorso: "Come si comporta Mecenate con te ?". "E' un tipo di poca compagnia e di sano giudizio". "Nessuno ha saputo far uso della fortuna meglio di te. Avresti in me un grande aiutante, che potrebbe farti da spalla, se volessi presentare ( a lui ) quest'uomo: potessi morire se non avresti scalzato tutti". "Lì non si vive in questo modo che tu pensi; e non c'è casa più pura di questa, né più aliena a questi mali - io dico - e non mi disturba affatto che egli sia più ricco o più saggio: c'è per ciascuno il suo posto". "Racconti un fatto grande, a stento credibile". "Eppure è così". "Mi interessi, perciò vorrei essere uno dei suoi intimi amici". "Basta che tu lo voglia: dato il tuo valore, lo conquisterai; ed è tale da poter essere vinto, e per questo ritiene difficili i primi approcci". 56 "Non mancherò di ardire: corromperò i servi con doni; non desisterò se oggi non sarò stato ricevuto; cercherò le occasioni giuste, gli andrò incontro agli incroci, lo accompagnerò. Niente la vita diede agli uomini senza grande fatica". Mentre dice queste cose, ecco che arriva Fusco Aristio, a me caro e tale da conoscere bene quell'individuo. Ci fermiamo. "Da dove vieni e dove vai ?" - chiede e risponde. Presi a tirarlo per la toga, stringergli con la mano le braccia del tutto insensibili, facendo cenni, ammiccando con gli occhi, perché mi portasse via. Quel cattivo burlone faceva finta di niente ridendo; la bile mi bruciava il fegato. "Dicevi di volermi dire certamente in segreto non so che". "Mi ricordo bene, ma te lo dirò in un'occasione migliore: oggi è il trentesimo sabato: non vorrai mica recare offesa agli ebrei circoncisi ?". Io rispondo: "Non ho nessuno scrupolo religioso". "Ma io sì ! Sono un po' meno sicuro, uno dei tanti. Mi perdonerai; me ne parlerai in un altro momento". Questo giorno era sorto così nero per me ! Il briccone se la svigna e lascia me sotto il coltello. Per caso gli viene incontro l'avversario nella causa ed esclama a gran voce: "Dove vai, scellerato ? - e - Posso prenderti per testimone ?". E io senza esitazioni gli porgo l'orecchio. Lo trascina in giudizio; confusione da entrambe la parti, accorrere da ogni parte. Così mi salvò Apollo.
analisi del periodo
stampata
conclusioni e commento
il testo rappresenta la letteratura tipica di Orazio con un linguaggio tipico di una conversazione e una vena di ironia.
l'utilizzo della
diatriba.


Damiano Sabeddu, Ibba Nicola
Roberta Zedda, Silvia Porcu,
Cavalleri Michele




Cartoon
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