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età crispina

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by

Fulvio Gambotto

on 27 September 2013

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Transcript of età crispina

1818-1896
Francesco
Crispi

1891: ministero Di Rudinì
1892: ministero Giolitti
primo ministero: 1887-1891
secondo ministero: 1893-1896
direttrici fondamentali:
1. politica estera improntata all'espansionismo coloniale
2. consolidamento in senso autoritario delle strutture dell Stato
primo ministero:
1. firmò il trattato di Uccialli (1889)
2. promosse la costituzione della colonia eritrea (1890)
Giovanni IV muore nel marzo del 1889; tra i vari pretendenti al trono trionfa il ras dello Scioà Menelik (sostenuto anche dal governo italiano), il quale firma con l'Italia il trattato di Ucciali, nel quale:
1. si riconosce l’avanzata italiana fino alla linea del fiume Mareb (fino all’Asmara)
2. viene stabilita la rappresentanza diplomatica italiana del regno etiopico
3. viene stabilito un vero e proprio protettorato italiano sull’Abissinia (il testo in lingua aramaica non faceva menzione di quest’ultima clausola, e quando Menelik lo scoprì denunciò il trattato)
- era un uomo nuovo (nato nel 1842, non aveva un passato risorgimentale)
- il suo credito si fondava esclusivamente sulla fama di abile e scrupoloso amministratore
- le sue idee sulla questione finanziaria erano condivise da tutte le più eminenti personalità del Parlamento
- era ben visto dal sovrano perché non aveva mai preteso di fare economia sul bilancio militare (e poi perché era piemontese).
Primo ministero Giolitti
(maggio 1892 - novembre 1893)
Tuttavia gli si rimproverava:
- lo spostamento a sinistra dell’asse del governo, dato che nessun uomo della Destra aveva accettato le sue offerte di entrare nel ministero
Programma politico:
- ostile all’imposizione di nuove imposte e favorevole piuttosto a un sistema di prelievo fiscale capace di reperire le risorse dove erano veramente (eliminando così lo scandalo di un sistema fiscale “progressivo a rovescio”, come lui stesso lo aveva definito)
- convinto che i contrasti sociali e le spinte che venivano dal mondo operaio e contadino non andassero ignorate o represse e che scioperi e agitazioni fossero uno valido strumento per i lavoratori per poter conquistare condizioni di vita più dignitose (e che pertanto le lotte sociali anziché essere un attentato alla sicurezza dello Stato fossero solo un momento, sia pure particolarmente drammatico, dello sviluppo di una società) lasciò che le organizzazioni dei lavoratori di sviluppassero liberamente (salvo poi depotenziarne gli effetti tentando di assorbirle nell’azione di governo)
agosto 1892, Congresso di Genova: i delegati di numerose associazioni operaie - tra cui la “Lega socialista milanese”, fondata da Filippo Turati, e il “Partito operaio italiano” - fondano il Partito dei lavoratori italiano (Partito socialista dei lavoratori italiani dal 1893 e Partito Socialista italiano dal 1895)
Tra la fine del 1892 e l'autunno 1893 esplode in Sicilia, sull'esempio dei sindacati operai nati nell'Italia settentrionale, il movimento dei Fasci dei lavoratori, per protestare contro l'eccessivo fiscalismo e per una riforma agraria. I Fasci nacquero non tanto per ispirazione socialista (i socialisti erano piuttosto diffidenti del tradizionalismo delle classi contadine), anche se furono guidati da uomini di orientamento socialista (come Giuseppe De Felice Giuffrida, Rosario Garibaldi Bosco), quanto in consuguenza della miseria provocata dalla dissennata politica doganale di Crispi. Sotto la spinta dei Fasci si verificarono in tutta l'isola manifestazioni di protesta (tra cui occupazioni simboliche di terre del demanio)
I fasci dei lavoratori siciliani
Giolitti non fece intervenire l’esercito, attirandosi le dure critiche proprietari terrieri (anche perché contemporaneamente stava proponendo in Parlamento l’imposta progressiva sul reddito).

Crispi approfittò del momento di difficoltà di Giolitti:
- accusando i socialisti di essere responsabili del disordine
- accusando il governo Giolitti di debolezza
- coinvolgendo Giolitti nello scandalo della Banca Romana
e costringendolo infine (dicembre 1893) alle dimissioni.
Crispi tornò al potere deciso a sostenere il ruolo di “salvatore della patria”, dimostrandosi ancora una volta incapace di comprendere le ragioni di fondo delle agitazioni rurali e operaie di quegli anni.- proclamò lo "stato di assedio" in Sicilia e inviò l'esercito per reprimere il movimento dei Fasci dei lavoratori (il movimento fu sciolto e i capi vennero arrestati e giudicati dal tribunale militare di Palermo)
- sciolse il Partito socialista e ne perseguitò i maggiori esponenti
- limitò la libertà di stampa
- privò arbitrariamente, anche solo in base a sospetti, alcune centinaia di migliaia di cittadini del diritto di voto (i votanti passarono da circa 2,9 milioni a 2,1)
Il terzo ministero Crispi
(dicembre 1893-marzo 1896)
Riprese il vecchio programma di espansione in Etiopia
_ dicembre 1893 fa occupare Cassala (in Sudan, ma al confine con l'Etiopia) e permette continui sconfinamenti delle truppe italiane in territorio etiopico, tendendo ulteriormente i già difficili rapporti con Menelik (che aveva nel frattempo denunciato il trattato di Uccialli), il quale riesce a raccogliere intorno a sé i pur discordi ras.
- 7 dicembre 1895: ad Amba (montagna) Alagi un contingente italiano (circa 2.300 uomini) viene attaccato e quasi completamente annientato
- 7-19 gennaio 1896: la guarnigione del forte di Macallé fu costretta, dopo numerose perdite, alla resa

Crispi cercò allora in ogni modo la rivincita e invitò il generale Barattieri a proseguire l'offensiva contro l'impero etiopico (senza attendere i rinforzi al corpo di spedizione italiana che stavano arrivando).
- 1 marzo 1896, nei pressi di Adua, un corpo di spedizione di circa 18,000 uomini, distribuito tra tre colonne non collegate tra loro e con carte geografiche inadeguate (oltre ad armi inadeguate, insufficienti strumenti per la comunicazione, scarponi inadatti al terreno roccioso) fu sorpreso e duramente sconfitto da circa 70.000 etiopi.
Per l'Italia il disastro è totale (7.000 morti, 1.500 feriti, 3.000 prigionieri): il resto dell'esercito fu costretto a rientrare nelle sue basi in Eritrea (abbandonando tutta l'artiglieria e 11.000 fucili).

La sconfitta fu più politica che militare: era evidente che la campagna era stata mal preparata e mal diretta da Roma. In tutta Italia scoppiano violente manifestazioni contro la guerra e contro Crispi, il quale, pur contando sull'appoggio del sovranol, fu costretto a rassegnare le dimissioni (6 marzo 1896)
La politica coloniale
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