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GIULIO CESARE

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by

erika galletta

on 19 February 2015

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Transcript of GIULIO CESARE

GIULIO CESARE
CESARE E LA CULTURA
LO STILE
Giulio Cesare è il primo storico romani che esclude dai suoi racconti qualsiasi traccia mitologica e divina, ma basa tutti i suoi scritti su un esame critico e accurato dei fatti. Secondo Cesare infatti LA STORIA E' UN PRODOTTO ESCLUSIVAMENTE UMANO. Il suo obiettivo è sempre quello di giustificare la sua condotta ed esaltare le sue vittorie ma il suo stile rimane obiettivo e fedele agli avvenimenti.
I periodi dei suoi scritti sono lineari e regolari, con un utilizzo frequente del participio predicativo e dell' ablativo assoluto, che conferiscono una lettura scorrevole e rapida, e di proposizioni relative e discorsi indiretti che tolgono drammaticità agli avvenimenti.
LE OPERE
Fin dalla prima giovinezza Cesare dimostra straordinarie capacità, soprattutto in quella oratoria, che però abbandona per dedicarsi alla carriera militare e politica. Da ragazzo egli scrive poemi e un carme riguardo al suo viaggio in Spagna. A parte alcuni frammenti de "De analogia", di questo periodo non ci è tramandato nulla, ma la sua attività letteraria ed oratoria è testimoniata sia da Cicerone sia da Svetonio. Della sua produzione ci sono arrivati solamente due commentarii, ovvero i rapporti ufficiali dei magistrati e dei capi militari. In teoria essi dovrebbero fungere da semplici appunti come lavoro preparatorio alla stesura di opere storiche. Gli scritti di Cesare però si dimostrano assolutamente non bisognosi di ulteriori rielaborazioni.

COMMENTARIUS E OPERA STORICA
Per Cicerone l’opera storica è “opus oratorium maxime”: l’aspetto letterario è affiancato dalla ricostruzione storiografica, e prevede un proemio, discorsi diretti e fittizi, ritratti dei personaggi. Il commentarius è un genere molto più semplice, di carattere informativo, uno scritto breve e condensato. Pur essendo molto ben scritti, i commentarii di Cesare non sono considerati opere storiche.
La scelta di utilizzare questo genere riflette molto bene la personalità rapida e pragmatica di Cesare e il suo assoluto bisogno di semlificare e razionalizzare gli avvenimenti di cui tratta. Nel trascriverli li rende chiari e semplici e fa in modo che il lettore non venga annoiato da un racconto troppo minuzioso e lento.

Il De bello Gallico è suddiviso in otto libri, uno per ciascun anno della campagna militare in Gallia, ma solo i primi sette libri (che arrivano fino al 52 a.C.) sono opera di Cesare, mentre l’ottavo libro, che copre gli eventi del 51-50 a.C., fu composto da Irzio, luogotenente di Cesare, per esigenze di completezza e per creare una continuità con il De bello civili, che inizia con il racconto degli avvenimenti del 49 a.C.
Il racconto appare come una minuziosa cronaca militare, tesa a descrivere nei dettagli la campagna di Cesare in Gallia, con particolare attenzione sia per la tecnica e la strategia militare, sia per l’individuazione dei nessi di causa-effetto tra gli avvenimenti. Il resoconto di guerra, però, lascia spazio anche a digressioni culturali sui barbari e, spesso sotto forma di sententiae ovvero massime di sapore filosofico e riflessioni teoriche sull’esercizio del potere e sul rapporto tra Roma e lo straniero. Tuttavia, l’opera di Cesare è diversa dal moralismo che caratterizza la storiografia latina e si avvicina di più all’idea di “storiografia pragmatica” di Polibio.

LA CULTURA NELLA SUA POLITICA
Politica che promuove l' arte e lo studio
Progetto della biblioteca pubblica
Cittadinanza agli intellettuali residenti a Roma
INTRODUZIONE ALLO STILE
Ispirato alla dottrina alessandrinica (regolarità morfologiche e lessicali)
Purista
Eccellente in campo oratorio ( lodato anche da Cicerone)
LO STILE DEL "DE BELLO GALLICO"
Stile distaccato, in terza persona, con una esposizione lineare e oggettiva
Lessico semplice, ripetitivo, rapido e conciso, ma la prosa rimane elegante e ricca. Non utilizza termini stranieri, a meno che non vi sia una traduzione latina, ma il suo linquaggio rimane comunque preciso e chiaro.
Cesare non inserisce commenti espliciti ma le sue opinioni traspaiono comunque dal testo. In pochissime occasioni si inserisce in modo diretto nella discussione.
LO STILE DEL "DE BELLO CIVILI"
Nel secondo commentari risulta esserci molta meno oggettività rispetto al precedente, in quanto Cesare sente la necessità di autodifendersi e ripristinare l' antica gloria, criticando i propri nemici e lodando i propri soldati. Compaiono nel testo maggiore pathos e drammaticità. Il linguaggio diventa più ricco e dinamico e la rpoverbiale rigidità dell' autore scompare nel momento in cui Cesare cambia l' ordine cronologico degli avvenimenti.
DE BELLO GALLICO
IL CONTENUTO
LIBRO I: breve descrizione fisica della Gallia , abitata da popolazioni differenti per lingua, istituzioni e leggi e tra loro in rapporti di ostilità. Sono poi indicate le cause dell’intervento romano nella regione, presentandolo come un atto di difesa dei territori della provincia romana della Gallia Narbonense dagli Elvezi, intenzionati a lasciare i propri territori per conquistare tutta la Gallia. L’intervento militare di Cesare costringe gli Elvezi alla resa e pone i Romani in una posizione di forza.
LIBRI II-III: si descrive il procedere delle operazioni militari e la sconfitta romana di altre popolazioni della Gallia che, anziché sottomettersi ai Romani, tentavano di opporvisi. Una volta conclusa la conquista della Gallia, Cesare cerca di rafforzarne i confini e di sottomettere anche i popoli vicini, per evitare che possano portare aiuto ai Galli e dare il via alla ribellione.
LIBRI IV-V: Cesare compie quindi delle campagne nei territori dei Germani, al di là del Reno, e in Britannia. L’invasione della Britannia, però, è interrotta dallo scoppio di una rivolta generale in Gallia, dove si è formata una lega antiromana formata da Galli e Germani.
LIBRI VI-VII: la ribellione è faticosamente repressa da Cesare, che riesce a sottomettere tutti i popoli ribelli.
DE BELLO CIVILI
IL CONTENUTO
LIBRO I: nei primi capitoli viene esposta la situazione politica di Roma; segue il passaggio del Rubicone, la conquista d'Italia, la fuga di Pompeo. Vengono trattati poi l'assedio di Marsiglia, la guerra in Spagna con la vittoria sui legati di Pompeo, Afranio e Petreio a Ilerda (oggi Lerida).
LIBRO II: si narra la fine dell'assedio di Marsiglia, la resa delle ultime legioni pompeiane comandate da Varrone. Segue la sconfitta e la morte del luogotenente di Cesare, Curione, nella campagna militare in Africa contro i pompeiani e il loro alleato Giuba di Numidia.
LIBRO III: si raccontano la guerra di Cesare contro Pompeo, in Epiro e in Tessaglia, la battaglia di Farsalo, l'inseguimento di Pompeo in Egitto, il suo assassinio da parte di Tolomeo, l'intervento di Cesare che rimette sul trono Cleopatra e l'inizio della guerra alessandrina.
Si ritiene che sia stato composto nel periodo compreso tra la seconda metà del 47 a.C. e il 46 a.C. per essere poi pubblicati nello stesso anno. Si divide in tre libri. L’opera di Cesare lascia trasparire le sue tendenze politiche soprattutto nei commenti indirizzati alla aristocrazia, ritenuta corrotta. La satira è la sua arma più efficace per svelare le vere intenzioni dei suoi nemici.
LA VITA DI CESARE

Gaio Giulio Cesare nasce a Roma nel 100 a.C, membro di una famiglia di antica nobiltà (si faceva risalire l'origine della gens Iulia da Iulo/Ascanio, il figlio di Enea). Era il periodo degli scontri tra le fazioni degli optimates guidata da Silla e i populares guidata da Mario (zio di Cesare); Cesare fin da giovane si posiziona vicino alla fazione dei populares, e inoltre sposa la figlia di Cinna (l'alleato di Mario). Dopo la vittoria di Silla (82), temendo per la sua vita, si reca in Asia Minore dove compie le sue prime esperienza militari. Torna in Italia nel 78 dopo la morte di Silla e riprende la sua carriera politica. Nel 74 viene eletto tribuno militare, seguendo una linea politica vicina ai populares. Nel 60 si allea con Crasso e Pompeo (Primo Triumvirato) e grazie al loro appoggio viene eletto console per il 59. Finito il mandato ottenne per 5 anni il proconsolato di tre province (Gallia Cisalpina, Gallia Narbonese e Illirico). Tra il 58 e il 50 compie la conquista dell'intera Gallia . Il Senato, però, è preoccupato dall'ascesa di Cesare, così Cesare invade l'Italia con l'esercito: è la guerra civile (49-45) che vedrà il trionfo di Cesare. Egli diventa il padrone assoluto di Roma e viene eletto dittatore a vita, ma, alle Idi di marzo del 44, viene assassinato da una congiura guidata da Bruto e Cassio.
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