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IFIGENIA IN TAURIDE

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giulia mork

on 10 November 2012

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Transcript of IFIGENIA IN TAURIDE

PERSONAGGI IL DOPPIO RICONOSCIMENTO . TRAMA ORESTE: fratello di Ifigenia, uccisore della madre Clitemnestra IFIGENIA TAURICA o in Tauride prima rappresentazione nel 414 a.C.
Euripide Ifigenia, olio su tela di
Anselm Feuerbach, 1862 Cratere apulo proveniente da Ruvo, L'incontro tra Oreste e Ifigenia in Tauride, 350-325 a.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale, cat. 225. MARCHESINI Alessandro, 1664-1738 (Italy)
1) Sacrificio d'Ifigenia (Ifigenia in Aulide);
2) Ifigenia in Tauride Vaso greco antico con la rappresentazione dell'incontro di Oreste e Pilade con Ifigenia Il sacrificio di Ifigenia Ifigenia
(Anselm Feuerbach) LA FORTUNA EURIPIDE 1779 Ifigenia in Tauride
Un film di Orazio Costa, Mario Ferrero. Con Lilla Brignone, Enrico Maria Salerno, Osvaldo Ruggeri Drammatico, - Italia 1957. Letteratura
Ifigenia - Tragedia di Jean Racine
Ifigenia - Tragedia di Ramón de la Cruz
Ifigenia in Delfi - Tragedia di Gerhart Hauptmann
Ifigenia in Tauride - Tragedia di Giuseppe Biamonti
Ifigenia in Tauride - Tragedia di Gian Rinaldo Carli
Ifigenia in Tauride - Tragedia di Cesare della Valle
Ifigenia in Tauride - Tragedia di Euripide
Ifigenia in Tauride - Tragedia di Johann Wolfgang Goethe
Ifigenia in Tauride - Tragedia di Pier Jacopo Martello
Ifigenia in Tauride - Tragedia di Jean Moréas
Ifigenia in Tauride - Tragedia di Ippolito Pindemonte
Ifigenia in Tauride - Tragedia di Guimond de la Touche
Il sacrificio di Ifigenia - Tragedia di José de Cañizares
Ifigenia - romanzo del 1924 della scrittrice venezuelana Teresa de la Parra

M PitturaSacrificio di Ifigenia di Giambattista TiepoloIfigenia di Anselm FuerbachScultura Ifigenia occupa un posto importante nell'iconografia delle arti plastiche figurando in bassorilievi classici:Vaso Medici a FirenzeStucco del Museo Chiaromonti a RomaCinema Ifigenia: film del regista greco Michael Cacoyannis;Ifigenia: film del cineasta venezuelano Iván Feo. Musica Ifigenia in Tauride - Opera lirica di Michele CarafaIfigenia in Tauride - Opera musicale di Hugh Clarke e Charles WoodIfigenia in Tauride - Opera lirica di Henri Desmarets e André CampraIfigenia in Tauride - Opera lirica di Christoph Willibald GluckIfigenia in Tauride - Opera musicale di Ludwig Theodor GouvyIfigenia in Tauride - Opera lirica di Niccolò JommelliIfigenia in Tauride - Opera lirica di Benedetto Pasqualigo (libretto)Ifigenia in Tauride - Opera lirica di Niccolò PiccinniIfigenia in Tauride - Opera lirica di Giuseppe OrlandiniIfigenia in Tauride - Opera lirica di Domenico ScarlattiIfigenia in Tauride - Opera lirica di Angelo TarchiIfigenia in Tauride - Opera lirica di Tommaso TraettaIfigenia in Tauride - Opera lirica di Leonardo Vinci Il sacrificio di Ifigenia, François Perrier Tragedia 414 a.C. Tragedia Claude Gumond de la Touche 1757 Christoph Willibald Gluck Tragedia lirica in 4 atti Tragedia Wolfgang Goethe 1787 1977 Diretto da Michael Ifigenia Cacoyannis Ifigenia scampò per poco dall'essere immolata dal padre Agamennone come vittima sacrificale: all'ultimo momento la dea Artemide (per la quale il sacrificio avrebbe dovuto essere fatto) intervenne sostituendola con un cervo, e portando la principessa in Tauride. Divenuta sacerdotessa al tempio di Artemide, si trovò a dover forzatamente svolgere il crudo compito di eseguire il sacrificio rituale di ogni straniero che sbarcasse sull'isola.
Nel frattempo il fratello Oreste, aiutato da Pilade e dalla sorella Elettra, ha ucciso Clitennestra, sua madre, per vendicare l'uccisione del padre Agamennone. Tormentato dalle Erinni, Oreste è spesso preda di attacchi di follia. Incaricato da Apollo di rubare una statua sacra di Artemide da portare ad Atene per essere liberato dal tormento, si reca con Pilade in Tauride, non sapendo della presenza della sorella, ma viene catturato insieme all'amico, e portato al tempio per essere ucciso, come di consueto. Ifigenia e Oreste si riconoscono, e architettano la fuga, portando con sé la statua di Artemide. Atena compare nel finale per dare alcune istruzioni ai tre. IFIGENIA: figlia di Agamennone e Clitemnestra e sorella di Oreste ed Elettra. PILADE: amico fidato di Oreste e marito di Elettra CORO: composto da schiave greche MANDRIANO: portatore della notizia dell'arrico di due stranieri (Oreste e Pilade) in Tauride TOANTE: Re del Ponto MESSO: colui che riferisce a Toante che Ifigenia è scappata con Oreste e Pilade. ATENA: la dea che favorisce la fuga dei fratelli placando l'ira di Toante IL SACRIFICIO Ifigenia incontra i due stranieri e subito li interroga com’era consuetudine sulla loro identità. La fanciulla appare molto brusca durante il dialogo ponendo con molta insistenza una domanda dopo l’altra: la donna chiede in primo luogo notizie riguardo al padre, madre e eventuali sorelle e fratelli, riguardo alla provenienza dei due uomini, mentre solo in un momento successivo chiede il loro nome. Alla domanda che la donna fa ad Oreste: «e a te quale nome impose il padre che ti generò?» l’uomo risponde in maniera evasiva ed ironica. Ad una seconda richiesta da parte di Ifigenia, egli nuovamente risponde «morendo nell’anonimato, potrei sfuggire alla derisione». In questa tragedia possiamo dire che il riconoscimento equivale alla peripezia. Nella tragedia euripidea è Ifigenia a pronunciare il proprio nome durante la lettura della lettera, mentre Oreste non lo pronuncerà mai durante la scena di riconoscimento. Un primo indizio che potrebbe, in realtà, favorire l’immediato riconoscimento: l’uomo e Ifigenia provengono dalla stessa patria. Oreste, da parte sua, chiede un’unica volta alla donna chi sia da questo punto in poi si può notare un cambio di comportamento da parte di Ifigenia nei confronti di Oreste: è come se fosse scomparso il sentimento di ostilità iniziale per lasciare spazio ad un vivo interesse reciproco che cresce con il protrarsi del dialogo («e certamente giungi tanto desiderato venendo da Argo»)fino ad arrivare alla supplica («no, per gli dei, ma parla affinché io possa gioire»). Anche in Oreste si ha la possibilità di notare condizioni emotive diverse, che mutano secondo una climax ascendente: dapprima il suo tono è diffidente e distaccato poi irritato dall’elevato numero di domande della donna «quante cose mi chiedi tutte in una volta») e in ultimo interessato e partecipe alla condizione di Ifigenia («ma tu chi sei? Come sembri informata, sulla Grecia») Ma Ifigenia durante tutto il dialogo è fuorviata dal sogno premonitore: la sua mente non è predisposta ad una possibile svolta degli eventi. Il tragediografo sembra costruire appositamente un personaggio reticente, avaro di informazioni sul proprio conto: questa strategia drammaturgica è funzionale alla realizzazione del doppio riconoscimento, di cui non può essere anticipato alcun indizio a rischio di una caduta di interesse da parte del pubblico. L’eroe si mostra fermamente convinto di voler salvare la vita dell’amico sacrificandosi («ma decidiamo così: consegna la tavoletta a lui; la porterà ad Argo e così starai bene»): viene concessa quindi a Pilade la possibilità di salvarsi mentre Oreste, destinato alla morte, rimane al cospetto di Ifigenia. D’altra parte Pilade è stato già riconosciuto, nessuno deve chiedergli nulla riguardo alla sua identità e può liberamente partire; Oreste al contrario non potrebbe essere il latore della lettera: non riconosciuto, è sul punto di morire in Tauride, ma può ancora rispondere ad altre domande. Ifigenia accoglie la richiesta di Oreste di sacrificarsi in luogo dell’amico attraverso una battuta nella quale sono già contenuti potenziali elementi per un riconoscimento«animo sublime! Certo sei nato da un nobile e sei un vero amico nei confronti degli amici. Oh se pari a te fosse colui che è rimasto tra i miei consanguinei! Anch’io infatti, o stranieri, ho un fratello, anche se non lo vedo»). Questi versi ci avvicinano allo scioglimento dell’intreccio, creando un’atmosfera surreale: Ifigenia intravede nell’animo di Oreste la nobiltà che era del fratello. Si apre quindi uno spiraglio di salvezza, quando Oreste richiede una degna sepoltura, manifestando il desiderio che questa avvenga per mano della sorella. Ma Ifigenia risponde mettendo in rilievo l’ipotetica lontananza di “quella sorella” con il risultato di sortire un effetto comico. Neppure il paragonare la nobiltà d’animo dello straniero con quella del “vero” Oreste può ancora favorire in questo frangente il riconoscimento. Belli’apparizione improvvisa di Oreste e l’incontro-scontro con Ifigenia travolgono, quindi, gli spettatori con un artificioso affastellarsi di difficoltà che si frappongono al riconoscimento e che sono funzionali a indurre nel loro animo le stesse ambigue sensazioni che provano i fratelli sulla scena. Ripercorrendo le difficoltà di Oreste ed Ifigenia il pubblico partecipa con un alto grado di suspense alla loro vicenda fino al momento cardine dell’intreccio, costituito dalla rivelazione reciproca del loro nome: uno scioglimento della vicenda che ne distenderà provvisoriamente gli animi. AGAMENNONE IFIGENIA sacrifica ad Artemide sacrifica ad Artemide chiunque arrivi in Tauride Strofe secondaTe beata! Alla patriad'un legno acheo t'adducono i cinquantaremi. Il cerato calamodi Pan montano sufolal'abbrívo al corso; e cantail vate Febo, e l'accompagna il sònitodi sua lira, con settefila: addurti con prosperocorso d'Atene al pingue suol promette.Te lungi adduce il remo,e noi qui resteremo:agli aliti dell'ètere,traggon le vele, gonfie i Antistrofe seconda
Deh, su la lizza fulgida
fossi, ove il Sol dirige il fiammeo corso!
Sopra le case patrie
delle mie penne l'impeto
ripiegherei sul dorso.
Deh, fra le danze fossi, ove, partendomi
dalla mia madre cara,
fra le compagne vergini
a danze d'imenei movevo a gara!
Gara di grazie, e ondanti
chiome, e superbi manti.
Variopinte ondeggiano
a me d'intorno, mentre il pie' si lancia,
le belle vesti, e i riccioli
m'ombreggiano la guancia. IL CANTO DELL'ALCIONE ORESTE è disposto a sacrificarsi per Pilade e a morire insieme alla sorella Ifigenia piuttosto che separarsi nuovamente da lei. Strofe prima
Tu ripeti, Alcione,
fra le rupi del pelago
la tua triste canzone:
dicono a chi ben sa le tue querele
che tu piangi, al tuo sposo ognor fedele.
Anch'io per le mie nenie a te son pari,
senza piume augelletta, a cui de l'Ellade
i concilii son cari,
e Artemide, che, vigile
ai parti, abita il cinzio
colle; e la palma da le molli foglie,
e i fusti de l'alloro
agile; e il ramo dell'ulivo glauco,
onde Latona un giorno ebbe ristoro;
e l'acque in giro effuse,
del palude ove il cigno, alito armonico,
ministro è delle Muse. Antistrofe prima
Su le mie guance flutti
proruppero di lagrime,
quando cadder distrutti
gli spalti, e prigioniera io fui condotta,
fra lance e remi, all'inimica flotta.
Questo barbaro suol, poi, da un acervo
d'oro comprata, m'ebbe: ivi la figlia
d'Agamennone servo,
ministra della vergine
Diva che i cervi stermina,
dell'are ove non sono agni le vittime.
Di chi sempre fra pene
la sua vita passò, la sorte invidio:
senza fiaccarsi il peso ei ne sostiene.
è tramutar sciagura:
a chi miseria prova, dopo il prospero
stato, la vita è dura. Strofe seconda
Te beata! Alla patria
d'un legno acheo t'adducono i cinquanta
remi. Il cerato calamo
di Pan montano sufola
l'abbrívo al corso; e canta
il vate Febo, e l'accompagna il sònito
di sua lira, con sette
fila: addurti con prospero
corso d'Atene al pingue suol promette.
Te lungi adduce il remo,
e noi qui resteremo:
agli aliti dell'ètere,
traggon le vele, gonfie insino a prora,
sul bompresso, le gómene
dell'agil nave che la via divora. L'Ifigenia goetheana non ama compromessi e per questo decide di confessare il suo progetto di fuga al re Toante, cui è legata da immensa gratitudine. Sono infatti giunti in Tauride suo fratello Oreste, in preda alla follia per aver ucciso la madre Clitennestra, ed il suo amico Pilade, con lo scopo di compiere un oracolo di Apollo, cioè di rapire "sua sorella". Quando Oreste rinsavirà, in seguito ad un colloquio con Ifigenia, comprenderà che la sorella da rapire non è quella di Apollo, cioè la statua di Diana, bensì la sua, Ifigenia appunto. Ma Ifigenia rifiuterà di ingannare il re, innamorato di lei, e gli riferirà il loro progetto. Colpito dall'onestà della fanciulla e dalla rivelazione che Oreste è suo fratello, il re li lascerà a questo punto tornare in patria.
L'Ifigenia rappresenta il nuovo ideale goetheano di umanità "contenuta", che comporta il riconoscimento che la limitazione (in questo caso rappresentata dalla morale) è anch'essa un fenomeno della vita soggettiva. Ifigenia in Tauride di Wolfgang Goethe - 1968 -
con Anna Miserocchi, Gianni Santuccio,Mario Mariani,Nando Caiati,Bob Marchese "Comunque sia, anche se trarti in salvo mi dovesse costare la vita, non mi tirerò indietro: perché se muore un uomo, tutta la sua casa lo rimpiange senza darsi pace, ma quanto poco vale la vita di una donna!"
Ifigenia Nel lavoro di Goethe si può notare una riduzione dell'intreccio, che ha porta ad una eliminazione dell'azione e ad un potenziamento dei processi meditativi e interiori dei personaggi,.
I personaggi sono avvolti dalla malinconia esponendo le vicende in maniera lenta e struggente. Andate lieti e felici, voi,
a cui la sorte fu benigna.
O Vergine Atena,
venerata in cielo e in terra,
obbediremo alla tua volontà,
perché buone, inattese novelle
ci carezzano le orecchie.
O Santa Vittoria, i trionfi teatrali
costellino la mia esistenza,
mi garantiscano sempre l'applauso.
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