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Il Viaggio

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by

giovanni mori

on 20 June 2014

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Transcript of Il Viaggio

La visione dopo il sermone

(1888)
Paul Gauguin
Il Viaggio di Charles Baudelaire (1859)
Siddharta
racchiude la visione del viaggio di un artista e filosofo "nevrotico", dalla vasta e poliedrica formazione culturale. Nel viaggio di Hesse, più spirituale che fisico, confluiscono più influenze:
il
movimento decadente
,
Schopenhauer
e
Nietzsche
furono sicuramente i maggiori maestri con cui dovette confrontarsi.

Siddharta
(1922)
Il Viaggio
On The Road (1957)
Kerouac decide di scrivere un romanzo su un rotolo di carta telescrivente, trovato in uno dei sui viaggi. Quel libro diventa l'espressione di una sensibilità emergente tra le prime generazioni di vagabondi, che pur non avendo combattuto nel conflitto mondiale, avvertono i disagi di una civiltà illusa dal progresso e dal consumismo che non garantisce alcuna prospettiva certa per il futuro.
Il romanzo è la storia di una vita, di un viaggio senza fine e senza meta, il cui protagonista Sal, accompagnato dal "cretino sovraeccitato" Dean, appare alla ricerca disperata di un nuovo valore morale e di una nuova ragione del mondo. Quella che appare una fuga affannosa dal mondo è in realtà una corsa dentro se stessi: droga, alcool, sesso, musica jazz e velocità sono i mezzi per far emergere la propria individualità, minacciata da una società che non li rappresenta. La degradazione in realtà si trasforma in un'aspirazione all'innocenza perduta, in una ribellione al conformismo che soffoca la creatività umana.
Le ubriacature di Kerouac non sembrano in fondo tanto diverse da quelle di Baudelaire o Rimbaud e degli altri poeti maledetti che furono presi come maestri dalla Beat Generation. Entrambi violentemente antiborghesi, conducevano una battaglia senza quartiere per sopraffare il conformismo del loro tempo e imporre (o cercare) il proprio credo morale.
« Eppure era questa che bisognava trovare: scoprire la fonte originaria nel proprio Io, e impadronirsene! Tutto il resto era ricerca, era errore e
deviazione ».
« Una meta si proponeva Siddharta: diventare vuoto, vuoto di sete, vuoto di desideri, vuoto di sogni, vuoto di gioia e di dolore.
Morire a se stesso, non essere più lui, trovare la pace del cuore svuotato, nella spersonalizzazione del pensiero rimanere aperto al miracolo, questa era la sua meta ».
Nella trattazione dell'argomento cercherò di conciliare due visioni differenti:
la prima è quella di
On The Road
di Jack Kerouac e del viaggio inteso come noi tutti lo intendiamo, la seconda invece è quella di
Siddharta
di Hermann Hesse e del cammino spirituale del suo "Der Suchende" (colui che cerca).
Inoltre, poichè erede dello stesso substrato storico e sociale "decadente" analizzerò un estratto di una poesia di Baudelaire e proporrò due opere di Gauguin, uno spirito libero, che fu sempre affascinato dall'esotico e dalle civiltà più primitive.
Il viaggio di cui intendo parlare non è tanto il pellegrinaggio religioso in cerca di un miracolo o una rivelazione mistica, quanto piuttosto la ricerca di un nuovo sistema di valori, di nuove certezze e di una vita libera, priva di sovrastrutture sociali opprimenti, in sintonia con se stessi e con il mondo.
« We travel not to escape life but for life not to escape
us ».
« Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s´allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo! ».
(
Il Viaggio
, Charles Baudelaire)
Rupe Rupe
(1899)
L'opera, che appartiene al periodo bretone, mostra già la piena maturità artistica del pittore, almeno da un punto di vista formale. Degli inizi impressionisti oramai non c'è più alcuna traccia.
Il dipinto appartiene alla serie di tele dipinte durante il secondo soggiorno tahitiano, che raffigurano i soggetti legati a una civiltà primitiva tramite uno stile sempre più eclettico e simbolico.La composizione della tela, di grande dimensione, è una delle più monumentali dell'artista.
Principali caratteristiche stilistiche dell'autore

Uso prevalente di colori primari e estraneazione di questi ultimi che non vengono usati nel modo convenzionale, bensì simboleggiano sempre qualcosa di preciso.
Adozione della tecnica "Cloisonnisme": il risultato è uno spiccato effetto antinaturalistico: la classica costruzione prospettica e il chiaroscuro sono del tutto estrani all'opera
Linee e colori spesso tendono al puro decorativismo
Grande sintetismo
Forte impianto di ispirazione giapponista


Ho scelto di inserire Gauguin in questa tesina, non tanto perchè è uno degli artisti che più apprezzo, ma sopratutto per la sua sensibilità e la sua biografia che si riflettono inevitabilmente nelle sue opere più geniali.
Il tema del viaggio è perfetto per un personaggio che per fu sempre alla ricerca di una vita semplice, primitiva, libera da condizionamenti e lontana dalla cultura soffocante. A Thaiti l'artista si dedicò con un approccio etnologico allo studio, quasi ossessivo, della cultura dei maori. Ciò che più lo affascinò fu la semplicità esistenziale di queste popolazioni, tanto che dopo la crisi economica del 1883 e la scelta di accogliere l'arte nella sua vita, la crescente inquietudine che la società moderna provocava in lui lo portò a compiere due viaggi verso la Polinesia.
La speranza era ovviamente quella di potere respirare con maggior leggerezza, un'aria incontaminata e densa di vita autentica.
Il quadro rappresenta una visione, di cui Gauguin fece sempre largo uso, che proviene dall'interiorità psichica delle contadine bretoni, eccitata dall'ascolto di un sermone. Il soggetto di questa è un'allegoria dell'eterna lotta tra il bene e il male, presente in ogni religione. Ma la grande intuizione simbolica dell'opera carica l'episodio di un significato più generale: anche delle semplici contadine bretoni sono in grado di percepire il mistero insondabile della lotta tra il bene e il male che governa la dinamica della vita.
La scelta innovativa di rappresentare nel medesimo dipinto sia la visione sia i soggetti che la stanno avendo crea un effetto di straniamento che sarà tipico di molte opere espressioniste.
Sullo sfondo del dipinto domina il colore giallo acceso/oro, che sembra rimandare al colore aureo dei dipinti medievali e crea un paesaggio trascendente e paradisiaco. Inoltre lo sfondo monocromatico fa emergere il piano bidimensionale delle figure, che diventano icone di un mondo incontaminato, e rende il dipinto estremamente decorativo.
In generale il quadro si può interpretare come la condizione umana, posta a metà tra l'agire rettamente, che porta a raggiungere una condizione paradisiaca, e il peccare, che allontana l'uomo da Dio e lo condanna a una vita puramente terrena, caratterizzata dall'angosciosa successione di vita (i cuccioli) e morte (il cavalliere ingobbito).


Che amara conoscenza si ricava dai viaggi!
Oggi e ieri e domani e sempre il mondo
monotono e meschino ci mostra quel che siamo:
un’isola d’orrore in un mare di noia.

È il caso di partire? di restare? Rimani
se puoi, parti se devi. Chi corre, chi s’appiatta
per ingannare il Tempo, belva attenta e funesta…
C’è qualcuno che, ahimé, non ha riposo,

apostolo o Ebreo errante, e per sfuggire
all’infame reziario non gli basta
né treno né veliero, e chi lo ammazza
senza nemmeno uscire dal suo buco.

Quando infine col piede ci calcherà la schiena
noi spereremo ancora, e grideremo «Avanti!»;
e così come un tempo partimmo per la Cina,
lo sguardo fi sso al largo, il vento nei capelli,

sul mare delle Tenebre ci sapremo imbarcare
col cuore di chi è giovane e lieto di viaggiare.
Sentite queste voci funebri e affascinanti
cantare: «Svelti, entrate da questa parte, voi





che il Loto profumato volete assaporare!
Qui i frutti si vendemmiano che brama il vostro cuore
e sanno di miracolo; qui si coglie l’ebbrezza
di questo strano, dolce pomeriggio infi nito!»

Ravvisiamo lo spettro al tono familiare;
là ciascuno ha il suo Pilade che gli tende le braccia.
«Nuota fin qui da Elettra per rinfrescarti il cuore!»
dice quella cui un tempo baciammo le ginocchia.


Su, andiamo, Morte, vecchio capitano!
Salpiamo, è tempo, via da questa noia!
Son neri come inchiostro terra e mare,
ma i nostri cuori, vedi, sono colmi di luce.

Versaci per conforto il tuo veleno!
Quel fuoco arde il cervello: giù nel gorgo profondo,
giù nell’Ignoto, sia l’Inferno o il Cielo,
scendiamo alla ricerca di qualcosa di nuovo!
Baudelaire è "l'ultimo dei romantici e il primo dei decadenti". Uno dei primi che incarna in maniera efficace la sfiducia nella ragione e il radicale cambiamento ideologico che ha segnato buona parte dei pensatori moderni e contemporanei. È colui che rappresenta l'inizio di un periodo storico che per i marxisti perdura ancora oggi, nel ventunesimo secolo.
Il poeta sembra disposto a tutto, persino alla morte, per sfuggire al tedio e alla noia che lo assale. La condizione umana, sempre monotona e infelice, viene paragonata a
"un’isola d’orrore in un mare di noia".
L'uomo viaggia per fuggire il tempo che lo incalza, per sete di conoscenza e per superare la banalità quotidiana eppure nessun viaggio è in grado di alleviare l'inappagamento dell'uomo.
Son neri come l'inchiostro terra e mare: solo un ultimo, inevitabile viaggio potrà sottrarci alle sofferenze di questo mondo, ossia la morte.
« Dobbiamo andare e non fermarci mai finché
non arriviamo.
Per andare dove, amico?
Non lo so, ma dobbiamo andare ».
Hesse non si identificò mai con il
decadentismo
, ma partì dallo stesso substrato psicologico: la crisi del positivismo e della cieca fede nel progresso e nella scienza. Quello dell'autore tedesco fu un decadentismo ideologico e "esistenziale". Tracce evidenti dell'influenza decadente si trovano nei personaggi dei suoi romanzi. Emblematico è Siddharta, che dopo un viaggio durato tutta la vita alla ricerca dell'assoluto e dell'Atman, taglia ogni ponte che lo collegava alla società civile. Vasudeva, il saggio barcaiolo, mostra una sensibilità decadente per quanto riguarda il rapporto con la natura e la cultura: alla ragione e alla cultura cristallizzata oppone una pura conoscenza sensibile, acquisita grazie a un rapporto libero e primordiale con la natura.
A mio parere Hesse riprende da
Nietzsche
e
Schopenhauer
proprio il loro lascito più interessante. Il vero motore del viaggio continuo di Siddharta si può identificare nella ricerca disillusa dell'Assoluto e nell'oggettivarsi della volontà del personaggio. l'impietosa volontà che caratterizza l'uomo in genere secondo Schopenhauer, spinge sì Siddharta a muoversi e a cambiare direzione alla ricerca di una pacificazione duratura della propria anima, ma questa non viene risolta nel completo annulamento di se stessi (nichilismo passivo). Siddharta non si tiene cautamente ai margini della vita, ma ci si immerge panicamente, insoddisfatto di ogni dottrina, d'ogni religione e consapevole del fatto che la verità non è affatto consolatoria e che solo un uomo molto forte, forse solo un "Übermensch" può reggerne il peso entusiasticamente.
I due illuminati, Siddharta e Vasudeva, sono più saggi dello stesso Buddha perchè sono riusciti a raggiungere l'Assoluto con tutto il proprio essere. Si potrebbe quasi dire che l'esperienza di Siddharta completa quella del Buddha secondo un modo di vedere tipicamente occidentale, in quanto elimina la rinuncia alla vita che appare tanto disumana ai nostri occhi.
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